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Dopo "Uno di noi", spettacolo sulla vita di
S. Arcangelo Tadini e "Ad oriente del
giardino", il gruppo si è ricostituito per
realizzazione un nuovo musical: è stata una
bella avventura che ha unito talenti e
storie di vita con l’obiettivo di essere
annunciatori del messaggio di speranza che
ci abita.
La storia è la storia dell’umanità e di ogni
uomo, illuminata o accecata dalla luce del
Vangelo. Strano come la nostra vita inizi
con la sete di spazi aperti, di ossigeno, di
libertà e trascorra nella ricerca ossessiva
di limitare lo spazio, di creare perimetri,
recinti, si chiamino essi case, palazzi,
uffici, aziende, vicoli o parchi.
Già da bambini abbiamo bisogno di costruirci
casette, rifugi, tane, fortini. Cubi,
parallelepipedi, schermi… Pare che tutto sia
fatto di linee per darci sicurezza. Qualcuno
l’ha capito. Qualcuno che sa e può
controllare la nostra vita.
E noi, uomini e donne che abbiamo fatto
della nostra testa una divinità, come
possiamo impedirle di calcolare, di
tracciare righe, di segnare confini? E va
tutto bene - molto bene! - finché accettiamo
che la nostra casa sia il cubo che ci hanno
regalato, ma quando vogliamo essere noi a
regalare qualcosa a qualcuno e ci
avventuriamo fuori, ci accorgiamo di
riposare in un Abbraccio lontano e infinito:
il sangue, le lacrime, la fame, la
nostalgia, l’amore non hanno forma, non sono
calcolabili, allineabili. Sono pensieri,
sensazioni e preghiere che ci scivolano
piacevolmente addosso, come una carezza di
Sabbia. |