“Scior, picaprede e pescadur”, ovvero mille anni di storia
attraverso lo sguardo benevolo di San Mauro, patrono di Sarnico
è il tema della straordinaria e grandiosa rappresentazione
teatrale che si è tenuta domenica 14 gennaio a partire dalle 17,
nella storica Piazza XX Settembre di Sarnico.
Il progetto, nato dalla volontà dell’Aministrazione Comunale
e dalla Parrocchia di rinnovare la Sagra di San Mauro con un
evento di teatro popolare e storico, è patrocinato e sostenuto
dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Bergamo e dalla
Fondazione della Comunità Bergamasca.
Ideato, scritto e diretto da Silvia Barbieri, regista,
drammaturga del Teatro Prova di Bergamo, lo spettacolo si
articolerà nelle vie e nella piazza XX Settembre, rendendo la
città lacustre un grande palcoscenico a scena aperta grazie
anche alla suggestive architetture di luci create appositamente
dal regista Oreste Castagna, supportato da Clay Paky, esperta
nell’allestimento di eventi e spettacoli a livello
internazionale. I costumi sono stati ideati dallo scenografo
Alfonso Andreoli.
La tradizionale ricorrenza di San Mauro, la cui statua lignea è
conservata nella settecentesca parrocchiale, diventa il contesto
per un allestimento che coinvolge circa quattrocento cittadini,
come attori, danzatori, cantanti, musicisti, costumisti, sarti,
attrezzisti e macchinisti. Un’intera città al lavoro per
raccontare leggende, credenze, fatti veri di cronaca che hanno
interessato nei secoli Sarnico e il Sebino, terra di pescatori,
di scalpellini, di signori.
Attraverso il teatro s’intende creare un evento che dia risalto
alla figura del Santo Patrono, soprattutto valorizzando il
bisogno di perpetuare un momento comunitario, attingendo da una
parte alle poche e confutabili fonti storiche, e dall’altra alla
cultura e all’immaginario popolare che ogni anno unisce l’intera
comunità in una grande festa religiosa.
Le rappresentazioni legate alle vite dei Santi, in auge nei
secoli scorsi rappresentavano un rito profondamente sentito da
laici e religiosi per condividere insieme il senso
dell’eccezionalità dell’uomo, del suo misterioso apparire sulla
scena del mondo, dell’amore verso l’altro, della sua
responsabilità nei confronti della natura e dei propri simili.
La festa rappresenta un momento di incontro con un desiderio di
gratitudine, di relazione, di scambio, di condivisione.
San Mauro, interpretato
dall’attore Max Brembilla, approda alla sponda del lago
su uno storico “naet”, per dare voce e gesto alle innumerevoli
vicende che si sono susseguite dall’anno mille fino ai nostri
giorni, nelle quale è stato protagonista soprattutto il popolo:
i mestieri della piazza medioevale, i pescatori e le restrizioni
sulla pesca, la nascita del mercato e il rapporto con Venezia,
la peste, le cave di pietra e gli scalpellini, i burattini dalla
testa di pietra , il passaggio dei Garibaldini, la bellezza
dell’architettura Liberty, l’emancipazione femminile e i lo
sciopero della Manifattura Sebina.
La scenografica piazza lambita dall’acqua del lago si anima di
cantastorie, di giullari, saltimbanchi e mangiafuoco, di reti e
barche a remi illuminate che viaggiano sull’acqua, di
scalpellini, di maschere, di carretti e bancarelle, di
danzatrici e di donne in bicicletta. Ci sono tutti: le
danzatrici della “Enjoy Dance” di Cristina Zatti, gli
attori della “Crazy Company for don John”, i bambini
della Scuola Materna “P.A. Faccanoni”, e del laboratorio
teatrale della scuola elementare, i musicanti dello
storico “Corpo Musicale Cittadino”, i coristi dei Cori “Effata
e Il Castello”, i barcaioli di Clusane, la Guardia
Civile, la Pro Loco….. e tanti appassionati
cittadini. ’
La rappresentazione si conclude con l’epilogo di San Mauro sul
tema della tolleranza e della pace: la memoria del passato
alimenta il desiderio di rinnovata ospitalità e incontro di una
città bellissima.. Sarnico gemma splendente del Sebino, canta la
vecchia canzone. E sulle note della Banda, in un coinvolgente
ballo di tutti, Sarnico dà l’appuntamento all’anno prossimo,
alla prossima edizione.