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SACRAMENTUM
CARITATIS
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ESORTAZIONE APOSTOLICA
POSTSINODALE
SACRAMENTUM CARITATIS
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
ALL'EPISCOPATO, AL CLERO
ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI
SULL'EUCARISTIA
FONTE E CULMINE DELLA VITA
E DELLA MISSIONE DELLA CHIESA
INTRODUZIONE
1. Sacramento della carità (1), la Santissima
Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci
l'amore infinito di Dio per ogni uomo. In questo mirabile Sacramento
si manifesta l'amore « più grande », quello che spinge a « dare la
vita per i propri amici » (Gv 15,13). Gesù, infatti, « li amò
fino alla fine » (Gv 13,1). Con questa espressione,
l'Evangelista introduce il gesto di infinita umiltà da Lui compiuto:
prima di morire sulla croce per noi, messosi un asciugatoio attorno
ai fianchi, Egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso modo,
Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad amarci « fino alla fine
», fino al dono del suo corpo e del suo sangue. Quale stupore deve
aver preso il cuore degli Apostoli di fronte ai gesti e alle parole
del Signore durante quella Cena! Quale meraviglia deve suscitare
anche nel nostro cuore il Mistero eucaristico!
Il cibo della verità
2. Nel Sacramento dell'altare, il Signore viene
incontro all'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr
Gn 1,27), facendosi suo compagno di viaggio. In questo
Sacramento, infatti, il Signore si fa cibo per l'uomo affamato di
verità e di libertà. Poiché solo la verità può renderci liberi
davvero (cfr Gv 8,36), Cristo si fa per noi cibo di Verità.
Con acuta conoscenza della realtà umana, sant'Agostino ha messo in
evidenza come l'uomo si muova spontaneamente, e non per costrizione,
quando si trova in relazione con ciò che lo attrae e suscita in lui
desiderio. Domandandosi, allora, che cosa possa ultimamente muovere
l'uomo nell'intimo, il santo Vescovo esclama: « Che cosa desidera
l'anima più ardentemente della verità? » (2). Ogni uomo, infatti,
porta in sé l'insopprimibile desiderio della verità, ultima e
definitiva. Per questo, il Signore Gesù, « via, verità e vita » (Gv
14,6), si rivolge al cuore anelante dell'uomo, che si sente
pellegrino e assetato, al cuore che sospira verso la fonte della
vita, al cuore mendicante della Verità. Gesù Cristo, infatti, è la
Verità fatta Persona, che attira a sé il mondo. « Gesù è la stella
polare della libertà umana: senza di Lui essa perde il suo
orientamento, poiché senza la conoscenza della verità la libertà si
snatura, si isola e si riduce a sterile arbitrio. Con Lui, la
libertà si ritrova ».(3) Nel sacramento dell'Eucaristia Gesù ci
mostra in particolare la verità dell'amore, che è la stessa
essenza di Dio. È questa verità evangelica che interessa ogni uomo e
tutto l'uomo. Per questo la Chiesa, che trova nell'Eucaristia il suo
centro vitale, si impegna costantemente ad annunciare a tutti,
opportune importune (cfr 2 Tm 4,2), che Dio è amore.(4)
Proprio perché Cristo si è fatto per noi cibo di Verità, la Chiesa
si rivolge all'uomo, invitandolo ad accogliere liberamente il dono
di Dio.
Lo sviluppo del rito eucaristico
3. Guardando alla storia bimillenaria della Chiesa
di Dio, guidata dalla sapiente azione dello Spirito Santo,
ammiriamo, pieni di gratitudine, lo sviluppo, ordinato nel tempo,
delle forme rituali in cui facciamo memoria dell'evento della nostra
salvezza. Dalle molteplici forme dei primi secoli, che ancora
splendono nei riti delle antiche Chiese di Oriente, fino alla
diffusione del rito romano; dalle chiare indicazioni del Concilio di
Trento e del Messale di san Pio V fino al rinnovamento liturgico
voluto dal Concilio Vaticano II: in ogni tappa della storia della
Chiesa la Celebrazione eucaristica, quale fonte e culmine della sua
vita e missione, risplende nel rito liturgico in tutta la sua
multiforme ricchezza. La
XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, svoltasi
dal 2 al 23 ottobre 2005 in Vaticano, ha espresso nei confronti di
questa storia un profondo ringraziamento a Dio, riconoscendo
operante in essa la guida dello Spirito Santo. In particolare, i
Padri sinodali hanno constatato e ribadito il benefico influsso che
la riforma liturgica attuata a partire dal Concilio ecumenico
Vaticano II ha avuto per la vita della Chiesa.(5) Il Sinodo dei
Vescovi ha avuto la possibilità di valutare la sua ricezione dopo
l'Assise conciliare. Moltissimi sono stati gli apprezzamenti. Le
difficoltà ed anche taluni abusi rilevati, è stato affermato, non
possono oscurare la bontà e la validità del rinnovamento liturgico,
che contiene ancora ricchezze non pienamente esplorate. Si tratta in
concreto di leggere i cambiamenti voluti dal Concilio all'interno
dell'unità che caratterizza lo sviluppo storico del rito stesso,
senza introdurre artificiose rotture.(6)
Il Sinodo dei Vescovi e l'Anno dell'Eucaristia
4. È necessario inoltre sottolineare il rapporto del
recente Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia con quanto è accaduto
negli ultimi anni nella vita della Chiesa. Innanzitutto, dobbiamo
ricollegarci idealmente al Grande Giubileo del 2000, con il quale il
mio amato Predecessore, il servo di Dio Giovanni Paolo II, ha
introdotto la Chiesa nel terzo millennio cristiano. L'Anno Giubilare
è stato indubbiamente caratterizzato in senso fortemente
eucaristico. Non si può poi dimenticare che il Sinodo dei Vescovi è
stato preceduto, ed in un certo senso anche preparato, dall'Anno
dell'Eucaristia, voluto con grande lungimiranza da Giovanni
Paolo II per tutta la Chiesa. Tale periodo, iniziato con il
Congresso Eucaristico Internazionale a Guadalajara nell'ottobre
2004, si è concluso il
23 Ottobre 2005, al termine della XI Assemblea Sinodale, con la
canonizzazione di cinque Beati, che si sono particolarmente distinti
per la pietà eucaristica: il Vescovo Józef Bilczewski, i presbiteri
Gaetano Catanoso, Zygmunt Gorazdowski e Alberto Hurtado Cruchaga, e
il religioso cappuccino Felice da Nicosia. Grazie agli insegnamenti
proposti da Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica
Mane nobiscum Domine (7) e ai preziosi suggerimenti della
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti,(8)
sono state numerose le iniziative che le diocesi e le diverse realtà
ecclesiali hanno intrapreso per risvegliare ed accrescere nei
credenti la fede eucaristica, per migliorare la cura delle
celebrazioni e promuovere l'adorazione eucaristica, per incoraggiare
una fattiva solidarietà che partendo dall'Eucaristia raggiungesse i
bisognosi. Infine, è necessario menzionare l'importanza dell'ultima
Enciclica del mio venerato Predecessore,
Ecclesia de
Eucharistia (9), con la quale egli ci ha lasciato un sicuro
riferimento magisteriale sulla dottrina eucaristica e un'ultima
testimonianza circa il posto centrale che questo divino Sacramento
occupava nella sua esistenza.
Scopo della presente Esortazione
5. Questa Esortazione apostolica postsinodale ha lo
scopo di riprendere la multiforme ricchezza di riflessioni e
proposte emerse nella recente
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, – a partire
dai
Lineamenta fino alle Propositiones, passando
attraverso l'Instrumentum
laboris, le Relationes ante et post disceptationem,
gli interventi dei Padri sinodali, degli auditores e dei
delegati fraterni –, nell'intento di esplicitare alcune fondamentali
linee di impegno, volte a destare nella Chiesa nuovo impulso e
fervore eucaristico. Consapevoli del vasto patrimonio dottrinale e
disciplinare accumulato nel corso dei secoli intorno a questo
Sacramento,(10) nel presente documento desidero soprattutto
raccomandare, accogliendo il voto dei Padri sinodali,(11) che il
popolo cristiano approfondisca la relazione tra il Mistero
eucaristico, l'azione liturgica e il nuovo culto
spirituale derivante dall'Eucaristia, quale sacramento della
carità. In questa prospettiva intendo porre la presente
Esortazione in relazione con la mia prima Lettera enciclica
Deus caritas est, nella quale ho parlato più volte del
sacramento dell'Eucaristia per sottolineare il suo rapporto con
l'amore cristiano, sia in riferimento a Dio che al prossimo: « Il
Dio incarnato ci attrae tutti a sé. Da ciò si comprende come
agape sia ora diventata anche un nome dell'Eucaristia: in essa
l'agape di Dio viene a noi corporalmente per continuare il
suo operare in noi e attraverso di noi » (12).
PRIMA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA CREDERE
« Questa è l'opera di Dio: credere in colui
che egli ha mandato » (Gv 6,29)
La fede eucaristica della Chiesa
6. « Mistero della fede! ». Con questa
espressione pronunciata immediatamente dopo le parole della
consacrazione, il sacerdote proclama il mistero celebrato e
manifesta il suo stupore di fronte alla conversione sostanziale del
pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore Gesù, una realtà
che supera ogni comprensione umana. In effetti, l'Eucaristia è per
eccellenza « mistero della fede »: « è il compendio e la somma della
nostra fede ».(13) La fede della Chiesa è essenzialmente fede
eucaristica e si alimenta in modo particolare alla mensa
dell'Eucaristia. La fede e i Sacramenti sono due aspetti
complementari della vita ecclesiale. Suscitata dall'annuncio della
Parola di Dio, la fede è nutrita e cresce nell'incontro di grazia
col Signore risorto che si realizza nei Sacramenti: « La fede si
esprime nel rito e il rito rafforza e fortifica la fede ».(14) Per
questo, il Sacramento dell'altare sta sempre al centro della vita
ecclesiale; « grazie all'Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di
nuovo! ».(15) Quanto più viva è la fede eucaristica nel Popolo di
Dio, tanto più profonda è la sua partecipazione alla vita ecclesiale
mediante la convinta adesione alla missione che Cristo ha affidato
ai suoi discepoli. Di ciò è testimone la stessa storia della Chiesa.
Ogni grande riforma è legata, in qualche modo, alla riscoperta della
fede nella presenza eucaristica del Signore in mezzo al suo popolo.
Santissima Trinità ed Eucaristia
Il pane disceso dal cielo
7. La prima realtà della fede eucaristica è il
mistero stesso di Dio, amore trinitario. Nel dialogo di Gesù con
Nicodemo, troviamo un'espressione illuminante a questo proposito: «
Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché
chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha
mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il
mondo si salvi per mezzo di lui » (Gv 3,16-17). Queste parole
mostrano la radice ultima del dono di Dio. Gesù nell'Eucaristia dà
non « qualche cosa » ma se stesso; egli offre il suo corpo e versa
il suo sangue. In tal modo dona la totalità della propria esistenza,
rivelando la fonte originaria di questo amore. Egli è l'eterno
Figlio dato per noi dal Padre. Nel Vangelo ascoltiamo ancora Gesù
che, dopo aver sfamato la moltitudine con la moltiplicazione dei
pani e dei pesci, ai suoi interlocutori che lo avevano seguito fino
alla sinagoga di Cafarnao, dice: « Il Padre mio vi dà il pane dal
cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e
dà la vita al mondo » (Gv 6,32-33), ed arriva ad identificare
se stesso, la propria carne e il proprio sangue, con quel pane: « Io
sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane
vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del
mondo » (Gv 6,51). Gesù si manifesta così come il pane della
vita, che l'eterno Padre dona agli uomini.
Dono gratuito della Santissima Trinità
8. Nell'Eucaristia si rivela il disegno di amore che
guida tutta la storia della salvezza (cfr Ef 1,10; 3,8-11).
In essa il Deus Trinitas, che in se stesso è amore (cfr 1
Gv 4,7-8), si coinvolge pienamente con la nostra condizione
umana. Nel pane e nel vino, sotto le cui apparenze Cristo si dona a
noi nella cena pasquale (cfr Lc 22,14-20; 1 Cor 11,23-
26), è l'intera vita divina che ci raggiunge e si partecipa a noi
nella forma del Sacramento. Dio è comunione perfetta di amore tra il
Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Già nella creazione l'uomo è
chiamato a condividere in qualche misura il soffio vitale di Dio (cfr
Gn 2,7). Ma è in Cristo morto e risorto e nell'effusione dello
Spirito Santo, dato senza misura (cfr Gv 3,34), che siamo
resi partecipi dell'intimità divina.(16) Gesù Cristo, dunque, che «
con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio » (Eb
9,14), nel dono eucaristico ci comunica la stessa vita divina. Si
tratta di un dono assolutamente gratuito, che risponde soltanto alle
promesse di Dio, compiute oltre ogni misura. La Chiesa accoglie,
celebra, adora questo dono in fedele obbedienza. Il « mistero della
fede » è mistero di amore trinitario, al quale siamo per grazia
chiamati a partecipare. Anche noi dobbiamo pertanto esclamare con
sant'Agostino « Se vedi la carità, vedi la Trinità ».(17)
Eucaristia: Gesù
vero Agnello immolato
La nuova ed eterna alleanza nel sangue
dell'Agnello
9. La missione per la quale Gesù è venuto fra noi
giunge a compimento nel Mistero pasquale. Dall'alto della croce,
dalla quale attira tutti a sé (cfr Gv 12,32), prima di «
consegnare lo Spirito », Egli dice: « Tutto è compiuto » (Gv
19,30). Nel mistero della sua obbedienza fino alla morte, e alla
morte di croce (cfr Fil 2,8), si è compiuta la nuova ed
eterna alleanza. La libertà di Dio e la libertà dell'uomo si sono
definitivamente incontrate nella sua carne crocifissa in un patto
indissolubile, valido per sempre. Anche il peccato dell'uomo è stato
espiato una volta per tutte dal Figlio di Dio (cfr Eb 7,27;
1 Gv 2,2; 4,10). Come ho già avuto modo di affermare, « nella
sua morte in croce si compie quel volgersi di Dio contro se stesso
nel quale Egli si dona per rialzare l'uomo e salvarlo – amore,
questo, nella sua forma più radicale ».(18) Nel Mistero pasquale si
è realizzata davvero la nostra liberazione dal male e dalla morte.
Nell'istituzione dell'Eucaristia Gesù stesso aveva parlato della «
nuova ed eterna alleanza », stipulata nel suo sangue versato (cfr
Mt 26,28; Mc 14,24; Lc 22,20). Questo scopo ultimo
della sua missione era già ben evidente all'inizio della sua vita
pubblica. Infatti, quando sulle rive del Giordano, Giovanni il
Battista vede Gesù venire verso di lui, esclama: « Ecco l'agnello
di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo » (Gv
1,29). È significativo che la stessa espressione ricorra, ogni volta
che celebriamo la santa Messa, nell'invito del sacerdote ad
accostarsi all'altare: « Beati gli invitati alla cena del Signore,
ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo ». Gesù
è il vero agnello pasquale che ha offerto spontaneamente se
stesso in sacrificio per noi, realizzando così la nuova ed eterna
alleanza. L'Eucaristia contiene in sé questa radicale novità, che si
ripropone a noi in ogni celebrazione.(19)
L'istituzione dell'Eucaristia
10. In tal modo siamo portati a riflettere
sull'istituzione dell'Eucaristia nell'Ultima Cena. Ciò accadde nel
contesto di una cena rituale che costituiva il memoriale
dell'avvenimento fondante del popolo di Israele: la liberazione
dalla schiavitù dell'Egitto. Questa cena rituale, legata
all'immolazione degli agnelli (cfr Es 12,1-28.43-51), era
memoria del passato ma, nello stesso tempo, anche memoria profetica,
ossia annuncio di una liberazione futura. Infatti, il popolo aveva
sperimentato che quella liberazione non era stata definitiva, poiché
la sua storia era ancora troppo segnata dalla schiavitù e dal
peccato. Il memoriale dell'antica liberazione si apriva così alla
domanda e all'attesa di una salvezza più profonda, radicale,
universale e definitiva. È in questo contesto che Gesù introduce la
novità del suo dono. Nella preghiera di lode, la Berakah,
Egli ringrazia il Padre non solo per i grandi eventi della storia
passata, ma anche per la propria « esaltazione ». Istituendo il
sacramento dell'Eucaristia, Gesù anticipa ed implica il Sacrificio
della croce e la vittoria della risurrezione. Al tempo stesso, Egli
si rivela come il vero agnello immolato, previsto nel disegno
del Padre fin dalla fondazione del mondo, come si legge nella Prima
Lettera di Pietro (cfr 1,18-20). Collocando in questo contesto il
suo dono, Gesù manifesta il senso salvifico della sua morte e
risurrezione, mistero che diviene realtà rinnovatrice della storia e
del cosmo intero. L'istituzione dell'Eucaristia mostra, infatti,
come quella morte, di per sé violenta ed assurda, sia diventata in
Gesù supremo atto di amore e definitiva liberazione dell'umanità dal
male.
Figura transit in veritatem
11. In questo modo Gesù inserisce il suo novum
radicale all'interno dell'antica cena sacrificale ebraica. Quella
cena per noi cristiani non è più necessario ripeterla. Come
giustamente dicono i Padri, figura transit in veritatem: ciò
che annunciava le realtà future ha ora lasciato il posto alla verità
stessa. L'antico rito si è compiuto ed è stato superato
definitivamente attraverso il dono d'amore del Figlio di Dio
incarnato. Il cibo della verità, Cristo immolato per noi, dat ...
figuris terminum.(20) Con il comando « Fate questo in memoria
di me » (Lc 22,19; 1 Cor 11,25), Egli ci chiede di
corrispondere al suo dono e di rappresentarlo sacramentalmente. Con
queste parole, pertanto, il Signore esprime, per così dire, l'attesa
che la sua Chiesa, nata dal suo sacrificio, accolga questo dono,
sviluppando sotto la guida dello Spirito Santo la forma liturgica
del Sacramento. Il memoriale del suo dono perfetto, infatti, non
consiste nella semplice ripetizione dell'Ultima Cena, ma
propriamente nell'Eucaristia, ossia nella novità radicale del culto
cristiano. Gesù ci ha così lasciato il compito di entrare nella sua
« ora »: « L'Eucaristia ci attira nell'atto oblativo di Gesù. Noi
non riceviamo soltanto in modo statico il Logos incarnato, ma
veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione ».(21) Egli «
ci attira dentro di sé ».(22) La conversione sostanziale del pane e
del vino nel suo corpo e nel suo sangue pone dentro la creazione il
principio di un cambiamento radicale, come una sorta di « fissione
nucleare », per usare un'immagine a noi oggi ben nota, portata nel
più intimo dell'essere, un cambiamento destinato a suscitare un
processo di trasformazione della realtà, il cui termine ultimo sarà
la trasfigurazione del mondo intero, fino a quella condizione in cui
Dio sarà tutto in tutti (cfr 1 Cor 15,28).
Lo
Spirito Santo e l' Eucaristia
Gesù e lo Spirito Santo
12. Con la sua parola e con il pane ed il vino il
Signore stesso ci ha offerto gli elementi essenziali del culto
nuovo. La Chiesa, sua Sposa, è chiamata a celebrare il convito
eucaristico giorno dopo giorno in memoria di Lui. Essa inscrive così
il sacrificio redentore del suo Sposo nella storia degli uomini e lo
rende presente sacramentalmente in tutte le culture. Questo grande
mistero viene celebrato nelle forme liturgiche che la Chiesa,
guidata dallo Spirito Santo, sviluppa nel tempo e nello spazio.(23)
A tale proposito è necessario risvegliare in noi la consapevolezza
del ruolo decisivo esercitato dallo Spirito Santo nello sviluppo
della forma liturgica e nell'approfondimento dei divini misteri. Il
Paraclito, primo dono ai credenti,(24) operante già nella creazione
(cfr Gn 1,2), è pienamente presente in tutta l'esistenza del
Verbo incarnato: Gesù Cristo, infatti, è concepito dalla Vergine
Maria per opera dello Spirito Santo (cfr Mt 1,18; Lc
1,35); all'inizio della sua missione pubblica, sulle rive del
Giordano, lo vede scendere su di sé in forma di colomba (cfr Mt
3,16 e par); in questo stesso Spirito agisce, parla ed esulta
(cfr Lc 10,21); ed è in Lui che egli può offrire se stesso (cfr
Eb 9,14). Nei cosiddetti « discorsi di addio », riportati da
Giovanni, Gesù mette in chiara relazione il dono della sua vita nel
mistero pasquale con il dono dello Spirito ai suoi (cfr Gv
16,7). Una volta risorto, portando nella sua carne i segni della
passione, Egli può effondere lo Spirito (cfr Gv 20,22),
rendendo i suoi partecipi della sua stessa missione (cfr Gv
20,21). Sarà poi lo Spirito ad insegnare ai discepoli ogni cosa e a
ricordare loro tutto ciò che Cristo ha detto (cfr Gv 14,26),
perché spetta a Lui, in quanto Spirito di verità (cfr Gv
15,26), introdurre i discepoli alla verità tutta intera (cfr Gv
16,13). Nel racconto degli Atti lo Spirito discende sugli
Apostoli radunati in preghiera con Maria nel giorno di Pentecoste (cfr
2,1-4), e li anima alla missione di annunciare a tutti i popoli la
buona novella. Pertanto, è in forza dell'azione dello Spirito che
Cristo stesso rimane presente ed operante nella sua Chiesa, a
partire dal suo centro vitale che è l'Eucaristia.
Spirito Santo e Celebrazione eucaristica
13. In questo orizzonte si comprende il ruolo
decisivo dello Spirito Santo nella Celebrazione eucaristica ed in
particolare in riferimento alla transustanziazione. La
consapevolezza di ciò è ben documentabile nei Padri della Chiesa.
San Cirillo di Gerusalemme, nelle sue Catechesi, ricorda che
noi « invochiamo Dio misericordioso di inviare il suo Santo Spirito
sulle oblate che ci stanno dinanzi, affinché Egli trasformi il pane
in corpo di Cristo e il vino in sangue di Cristo. Ciò che lo Spirito
Santo tocca è santificato e trasformato totalmente ».(25) Anche san
Giovanni Crisostomo rileva che il sacerdote invoca lo Spirito Santo
quando celebra il Sacrificio: (26) come Elia, il ministro – egli
dice – attira lo Spirito Santo affinché « discendendo la grazia
sulla vittima si accendano per mezzo di essa le anime di tutti
».(27) È quanto mai necessaria per la vita spirituale dei fedeli una
coscienza più chiara della ricchezza dell'anafora: insieme alle
parole pronunciate da Cristo nell'Ultima Cena, essa contiene l'epiclesi,
quale invocazione al Padre perché faccia discendere il dono dello
Spirito affinché il pane e il vino diventino il corpo ed il sangue
di Gesù Cristo e perché « la comunità tutta intera diventi sempre
più corpo di Cristo ».(28) Lo Spirito, invocato dal celebrante sui
doni del pane e del vino posti sull'altare, è il medesimo che
riunisce i fedeli « in un solo corpo », rendendoli un'offerta
spirituale gradita al Padre.(29)
Eucaristia e
Chiesa
Eucaristia principio causale della Chiesa
14. Attraverso il Sacramento eucaristico Gesù
coinvolge i fedeli nella sua stessa « ora »; in tal modo Egli ci
mostra il legame che ha voluto tra sé e noi, tra la sua persona e la
Chiesa. Infatti, Cristo stesso nel sacrificio della croce ha
generato la Chiesa come sua sposa e suo corpo. I Padri della Chiesa
hanno lungamente meditato sulla relazione tra l'origine di Eva dal
fianco di Adamo dormiente (cfr Gn 2,21-23) e della nuova Eva,
la Chiesa, dal fianco aperto di Cristo, immerso nel sonno della
morte: dal costato trafitto, racconta Giovanni, uscì sangue ed acqua
(cfr Gv 19,34), simbolo dei sacramenti.(30) Uno sguardo
contemplativo « a colui che hanno trafitto » (Gv 19,37) ci
porta a considerare il legame causale tra il sacrificio di Cristo,
l'Eucaristia e la Chiesa. La Chiesa, in effetti, « vive
dell'Eucaristia ».(31) Poiché in essa si rende presente il
sacrificio redentore di Cristo, si deve innanzitutto riconoscere che
« c'è un influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse della
Chiesa ».(32) L'Eucaristia è Cristo che si dona a noi, edificandoci
continuamente come suo corpo. Pertanto, nella suggestiva circolarità
tra Eucaristia che edifica la Chiesa e Chiesa stessa che fa
l'Eucaristia,(33) la causalità primaria è quella espressa nella
prima formula: la Chiesa può celebrare e adorare il mistero di
Cristo presente nell'Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è
donato per primo ad essa nel sacrificio della Croce. La possibilità
per la Chiesa di « fare » l'Eucaristia è tutta radicata nella
donazione che Cristo le ha fatto di se stesso. Anche qui scopriamo
un aspetto convincente della formula di san Giovanni: « Egli ci ha
amati per primo » (1 Gv 4,19). Così anche noi in ogni
celebrazione confessiamo il primato del dono di Cristo. L'influsso
causale dell'Eucaristia all'origine della Chiesa rivela in
definitiva la precedenza non solo cronologica ma anche ontologica
del suo averci amati « per primo ». Egli è per l'eternità colui che
ci ama per primo.
Eucaristia e comunione ecclesiale
15. L'Eucaristia, dunque, è costitutiva dell'essere
e dell'agire della Chiesa. Per questo l'antichità cristiana
designava con le stesse parole Corpus Christi il Corpo nato
dalla Vergine Maria, il Corpo eucaristico e il Corpo ecclesiale di
Cristo.(34) Questo dato ben presente nella tradizione ci aiuta ad
accrescere in noi la consapevolezza dell'inseparabilità tra Cristo e
la Chiesa. Il Signore Gesù, offrendo se stesso in sacrificio per
noi, ha efficacemente preannunciato nel suo dono il mistero della
Chiesa. È significativo che la seconda preghiera eucaristica,
invocando il Paraclito, formuli in questo modo la preghiera per
l'unità della Chiesa: « per la comunione al corpo e al sangue di
Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo ». Questo
passaggio fa ben comprendere come la res del Sacramento
eucaristico sia l'unità dei fedeli nella comunione ecclesiale.
L'Eucaristia si mostra così alla radice della Chiesa come mistero di
comunione.(35)
Sulla relazione tra Eucaristia e communio
aveva già attirato l'attenzione il servo di Dio Giovanni Paolo II
nella sua Enciclica
Ecclesia de
Eucharistia. Egli ha parlato del memoriale di Cristo come
della « suprema manifestazione sacramentale della comunione nella
Chiesa ».(36) L'unità della comunione ecclesiale si rivela
concretamente nelle comunità cristiane e si rinnova nell'atto
eucaristico che le unisce e le differenzia in Chiese particolari, «
in quibus et ex quibus una et unica Ecclesia catholica exsistit
».(37) Proprio la realtà dell'unica Eucaristia che viene celebrata
in ogni Diocesi intorno al proprio Vescovo ci fa comprendere come le
stesse Chiese particolari sussistano in e ex Ecclesia.
Infatti, « l'unicità e indivisibilità del Corpo eucaristico del
Signore implica l'unicità del suo Corpo mistico, che è la Chiesa una
ed indivisibile. Dal centro eucaristico sorge la necessaria apertura
di ogni comunità celebrante, di ogni Chiesa particolare: attratta
tra le braccia aperte del Signore, essa viene inserita nel suo
Corpo, unico ed indiviso ».(38) Per questo motivo nella celebrazione
dell'Eucaristia, ogni fedele si trova nella sua Chiesa, cioè
nella Chiesa di Cristo. In questa prospettiva eucaristica,
adeguatamente compresa, la comunione ecclesiale si rivela realtà per
natura sua cattolica.(39) Sottolineare questa radice eucaristica
della comunione ecclesiale può contribuire efficacemente anche al
dialogo ecumenico con le Chiese e con le Comunità ecclesiali non in
piena comunione con la Sede di Pietro. Infatti, l'Eucaristia
stabilisce obiettivamente un forte legame di unità tra la Chiesa
cattolica e le Chiese ortodosse, che hanno conservato la genuina e
integra natura del mistero dell'Eucaristia. Al tempo stesso, il
rilievo dato al carattere ecclesiale dell'Eucaristia può diventare
elemento privilegiato nel dialogo anche con le Comunità nate dalla
Riforma.(40)
Eucaristia e
Sacramenti
Sacramentalità della Chiesa
16. Il
Concilio Vaticano II ha ricordato che « tutti i Sacramenti, come
pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere d'apostolato, sono
strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati.
Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene
spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane
vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e
vivificante, dà vita agli uomini, i quali sono in tal modo invitati
e indotti a offrire assieme a Lui se stessi, il proprio lavoro e
tutte le cose create ».(41) Questa relazione intima dell'Eucaristia
con tutti gli altri Sacramenti e con l'esistenza cristiana è
compresa nella sua radice quando si contempla il mistero della
Chiesa stessa come sacramento.(42) A questo proposito il
Concilio Vaticano II ha affermato che « la Chiesa è, in Cristo,
in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento
dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano
».(43) Essa, in quanto « popolo – come dice san Cipriano – adunato
dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo »,(44) è
sacramento della comunione trinitaria.
Il fatto che la Chiesa sia « sacramento universale
di salvezza »(45) mostra come l'« economia » sacramentale determini
ultimamente il modo in cui Cristo, unico Salvatore, mediante lo
Spirito raggiunge la nostra esistenza nella specificità delle sue
circostanze. La Chiesa si riceve e insieme si esprime
nei sette Sacramenti, attraverso i quali la grazia di Dio influenza
concretamente l'esistenza dei fedeli affinché tutta la vita, redenta
da Cristo, diventi culto gradito a Dio. In questa prospettiva
desidero qui sottolineare alcuni elementi, messi in evidenza dai
Padri sinodali, che possono aiutare a cogliere la relazione di tutti
i Sacramenti con il Mistero eucaristico.
I. Eucaristia e iniziazione cristiana
Eucaristia, pienezza dell'iniziazione
cristiana
17. Se davvero l'Eucaristia è fonte e culmine della
vita e della missione della Chiesa, ne consegue innanzitutto che il
cammino di iniziazione cristiana ha come suo punto di riferimento la
possibilità di accedere a tale sacramento. A questo proposito, come
hanno detto i Padri sinodali, dobbiamo chiederci se nelle nostre
comunità cristiane sia sufficientemente percepito lo stretto legame
tra Battesimo, Confermazione ed Eucaristia.(46) Non bisogna mai
dimenticare, infatti, che veniamo battezzati e cresimati in ordine
all'Eucaristia. Tale dato implica l'impegno di favorire nella prassi
pastorale una comprensione più unitaria del percorso di iniziazione
cristiana. Il sacramento del Battesimo, con il quale siamo resi
conformi a Cristo,(47) incorporati nella Chiesa e resi figli di Dio,
costituisce la porta di accesso a tutti i Sacramenti. Con esso
veniamo inseriti nell'unico Corpo di Cristo (cfr 1 Cor
12,13), popolo sacerdotale. Tuttavia è la partecipazione al
Sacrificio eucaristico a perfezionare in noi quanto ci è donato nel
Battesimo. Anche i doni dello Spirito sono dati per l'edificazione
del Corpo di Cristo (1 Cor 12) e per la maggiore
testimonianza evangelica nel mondo.(48) Pertanto la santissima
Eucaristia porta a pienezza l'iniziazione cristiana e si pone come
centro e fine di tutta la vita sacramentale.(49)
L'ordine dei Sacramenti dell'iniziazione
18. A questo riguardo è necessario porre attenzione
al tema dell'ordine dei Sacramenti dell'iniziazione. Nella Chiesa vi
sono tradizioni differenti. Tale diversità si manifesta con evidenza
nelle consuetudini ecclesiali dell'Oriente,(50) e nella stessa
prassi occidentale per quanto concerne l'iniziazione degli
adulti,(51) rispetto a quella dei bambini.(52) Tuttavia tali
differenziazioni non sono propriamente di ordine dogmatico, ma di
carattere pastorale. Concretamente, è necessario verificare quale
prassi possa in effetti aiutare meglio i fedeli a mettere al centro
il sacramento dell'Eucaristia, come realtà cui tutta l'iniziazione
tende. In stretta collaborazione con i competenti Dicasteri della
Curia Romana le Conferenze Episcopali verifichino l'efficacia degli
attuali percorsi di iniziazione, affinché il cristiano dall'azione
educativa delle nostre comunità sia aiutato a maturare sempre di
più, giungendo ad assumere nella sua vita un'impostazione
autenticamente eucaristica, così da essere in grado di dare ragione
della propria speranza in modo adeguato per il nostro tempo (cfr
1Pt 3,15).
Iniziazione, comunità ecclesiale e famiglia
19. Occorre tenere sempre presente che l'intera
iniziazione cristiana è cammino di conversione da compiere con
l'aiuto di Dio ed in costante riferimento alla comunità ecclesiale,
sia quando è l'adulto a chiedere di entrare nella Chiesa, come
avviene nei luoghi di prima evangelizzazione e in tante zone
secolarizzate, oppure quando i genitori chiedono i Sacramenti per i
loro figli. A questo proposito, desidero portare l'attenzione
soprattutto sul rapporto tra iniziazione cristiana e famiglia.
Nell'opera pastorale si deve associare sempre la famiglia cristiana
all'itinerario di iniziazione. Ricevere il Battesimo, la Cresima ed
accostarsi per la prima volta all'Eucaristia sono momenti decisivi
non solo per la persona che li riceve ma anche per l'intera
famiglia, la quale deve essere sostenuta nel suo compito educativo
dalla comunità ecclesiale, nelle sue varie componenti.(53) Qui
vorrei sottolineare la rilevanza della prima Comunione. In
tantissimi fedeli questo giorno rimane giustamente impresso nella
memoria come il primo momento in cui, seppur ancora in modo
iniziale, si è percepita l'importanza dell'incontro personale con
Gesù. La pastorale parrocchiale deve valorizzare adeguatamente
questa occasione così significativa.
II. Eucaristia e sacramento della Riconciliazione
Loro nesso intrinseco
20. Giustamente, i Padri sinodali hanno affermato
che l'amore all'Eucaristia porta ad apprezzare sempre più anche il
sacramento della Riconciliazione (54). A causa del legame tra questi
sacramenti, un'autentica catechesi riguardo al senso dell'Eucaristia
non può essere disgiunta dalla proposta di un cammino penitenziale (cfr
1 Cor 11,27-29). Certo, constatiamo come nel nostro tempo i
fedeli si trovino immersi in una cultura che tende a cancellare il
senso del peccato (55), favorendo un atteggiamento superficiale, che
porta a dimenticare la necessità di essere in grazia di Dio per
accostarsi degnamente alla comunione sacramentale (56). In realtà,
perdere la coscienza del peccato comporta sempre anche una certa
superficialità nell'intendere l'amore stesso di Dio. Giova molto ai
fedeli richiamare quegli elementi che, all'interno del rito della
santa Messa, esplicitano la coscienza del proprio peccato e,
contemporaneamente, della misericordia di Dio (57). Inoltre, la
relazione tra Eucaristia e Riconciliazione ci ricorda che il peccato
non è mai una realtà esclusivamente individuale; esso comporta
sempre anche una ferita all'interno della comunione ecclesiale,
nella quale siamo inseriti grazie al Battesimo. Per questo la
Riconciliazione, come dicevano i Padri della Chiesa, è laboriosus
quidam baptismus,(58) sottolineando in tal modo che l'esito del
cammino di conversione è anche il ristabilimento della piena
comunione ecclesiale, che si esprime nel riaccostarsi
all'Eucaristia.(59)
Alcune attenzioni pastorali
21. Il Sinodo ha ricordato che è compito pastorale
del Vescovo promuovere nella propria Diocesi un deciso recupero
della pedagogia della conversione che nasce dalla Eucaristia e
favorire tra i fedeli la confessione frequente. Tutti i sacerdoti si
dedichino con generosità, impegno e competenza all'amministrazione
del sacramento della Riconciliazione.(60) A questo proposito si deve
fare attenzione a che i confessionali nelle nostre chiese siano ben
visibili ed espressivi del significato di questo Sacramento. Chiedo
ai Pastori di vigilare attentamente sulla celebrazione del
sacramento della Riconciliazione, limitando la prassi
dell'assoluzione generale esclusivamente ai casi previsti,(61)
essendo solo quella personale la forma ordinaria.(62) Di fronte alla
necessità di riscoprire il perdono sacramentale, in tutte le Diocesi
vi sia sempre il Penitenziere.(63) Infine, alla nuova presa
di coscienza della relazione tra Eucaristia e Riconciliazione può
essere di valido aiuto una equilibrata ed approfondita prassi dell'indulgenza,
lucrata per sé o per i defunti. Con essa si ottiene « la remissione
davanti a Dio della pena temporale
per i peccati, già rimessi quanto alla colpa ».(64)
L'uso delle indulgenze ci aiuta a comprendere che con le nostre sole
forze non saremmo capaci di riparare al male compiuto e che i
peccati di ciascuno recano danno a tutta la comunità; inoltre, la
pratica dell'indulgenza, implicando oltre alla dottrina degli
infiniti meriti di Cristo anche quella della comunione dei santi, ci
dice « quanto intimamente siamo uniti in Cristo gli uni con gli
altri e quanto la vita soprannaturale di ciascuno possa giovare agli
altri ».(65) Poiché la sua stessa forma prevede, tra le condizioni,
l'accostarsi alla confessione e alla comunione sacramentale, la sua
pratica può sostenere efficacemente i fedeli nel cammino di
conversione e nella scoperta della centralità dell'Eucaristia nella
vita cristiana.
III. Eucaristia e Unzione degli infermi
22. Gesù non ha soltanto inviato i suoi discepoli a
curare gli infermi (cfr Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha
anche istituito per loro uno specifico sacramento: l'Unzione degli
infermi.(66) La Lettera di Giacomo ci attesta la presenza di
questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr
5,14-16). Se l'Eucaristia mostra come le sofferenze e la morte di
Cristo siano state trasformate in amore, l'Unzione degli infermi, da
parte sua, associa il sofferente all'offerta che Cristo ha fatto di
sé per la salvezza di tutti, così che anch'egli possa, nel mistero
della comunione dei santi, partecipare alla redenzione del mondo. La
relazione tra questi Sacramenti si manifesta, inoltre, di fronte
all'aggravarsi della malattia: « A coloro che stanno per lasciare
questa vita, la Chiesa offre, oltre all'Unzione degli infermi,
l'Eucaristia come viatico ».(67) Nel passaggio al Padre, la
comunione al Corpo e al Sangue di Cristo si manifesta come seme di
vita eterna e potenza di risurrezione: « Chi mangia la mia carne e
beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo
giorno » (Gv 6,54). Poiché il Santo Viatico schiude
all'infermo la pienezza del mistero pasquale, è necessario
assicurarne la pratica.(68) L'attenzione e la cura pastorale verso
coloro che si trovano nella malattia ridonda sicuramente a vantaggio
spirituale di tutta la comunità, sapendo che quanto avremo fatto al
più piccolo lo avremo fatto a Gesù stesso (cfr Mt 25,40).
IV. Eucaristia e sacramento dell'Ordine
In persona Christi capitis
23. Il nesso intrinseco fra Eucaristia e sacramento
dell'Ordine risulta dalle parole stesse di Gesù nel Cenacolo: « Fate
questo in memoria di me » (Lc 22,19). Gesù, infatti, alla
vigilia della sua morte, ha istituito l'Eucaristia e fondato allo
stesso tempo il sacerdozio della Nuova Alleanza. Egli è
sacerdote, vittima ed altare: mediatore tra Dio Padre ed il popolo (cfr
Eb 5,5-10), vittima di espiazione (cfr 1 Gv 2,2; 4,10)
che offre se stessa sull'altare della croce. Nessuno può dire «
questo è il mio corpo » e « questo è il calice del mio sangue » se
non nel nome e nella persona di Cristo, unico sommo sacerdote della
nuova ed eterna Alleanza (cfr Eb 8-9). Il Sinodo dei Vescovi
già in altre assemblee aveva messo a tema il Sacerdozio ordinato,
sia per quanto riguarda l'identità del ministero(69) sia per la
formazione dei candidati.(70) In questa circostanza, alla luce del
dialogo avvenuto all'interno dell'ultima Assemblea sinodale, mi
preme richiamare alcuni valori relativi al rapporto tra Sacramento
eucaristico e Ordine. Innanzitutto è necessario ribadire che il
legame tra l'Ordine sacro e l'Eucaristia è visibile proprio
nella Messa presieduta dal Vescovo o dal presbitero in persona di
Cristo capo.
La dottrina della Chiesa fa dell'ordinazione
sacerdotale la condizione imprescindibile per la celebrazione valida
dell'Eucaristia.(71) Infatti, « nel servizio ecclesiale del ministro
ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa, in quanto
Capo del suo corpo, Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del
sacrificio redentore ».(72) Certamente il ministro ordinato « agisce
anche a nome di tutta la Chiesa allorché presenta a Dio la preghiera
della Chiesa e soprattutto quando offre il sacrificio eucaristico
».(73) È necessario, pertanto, che i sacerdoti abbiano coscienza che
tutto il loro ministero non deve mai mettere in primo piano loro
stessi o le loro opinioni, ma Gesù Cristo. Contraddice l'identità
sacerdotale ogni tentativo di porre se stessi come protagonisti
dell'azione liturgica. Il sacerdote è più che mai servo e deve
impegnarsi continuamente ad essere segno che, come strumento docile
nelle mani di Cristo, rimanda a Lui. Ciò si esprime particolarmente
nell'umiltà con la quale il sacerdote guida l'azione liturgica, in
obbedienza al rito, corrispondendovi con il cuore e la mente,
evitando tutto ciò che possa dare la sensazione di un proprio
inopportuno protagonismo. Raccomando, pertanto, al clero di
approfondire sempre la coscienza del proprio ministero eucaristico
come umile servizio a Cristo e alla sua Chiesa. Il sacerdozio, come
diceva sant'Agostino, è amoris officium,(74) è l'ufficio del
buon pastore, che offre la vita per le pecore (cfr Gv
10,14-15).
Eucaristia e celibato sacerdotale
24. I Padri sinodali hanno voluto sottolineare che
il sacerdozio ministeriale richiede, attraverso l'Ordinazione, la
piena configurazione a Cristo. Pur nel rispetto della differente
prassi e tradizione orientale, è necessario ribadire il senso
profondo del celibato sacerdotale, ritenuto giustamente una
ricchezza inestimabile, e confermato anche dalla prassi orientale di
scegliere i Vescovi solo tra coloro che vivono nel celibato e che
tiene in grande onore la scelta del celibato operata da numerosi
presbiteri. In tale scelta del sacerdote, infatti, trovano peculiare
espressione la dedizione che lo conforma a Cristo e l'offerta
esclusiva di se stesso per il Regno di Dio.(75) Il fatto che Cristo
stesso, sacerdote in eterno, abbia vissuto la sua missione fino al
sacrificio della croce nello stato di verginità costituisce il punto
di riferimento sicuro per cogliere il senso della tradizione della
Chiesa latina a questo proposito. Pertanto, non è sufficiente
comprendere il celibato sacerdotale in termini meramente funzionali.
In realtà, esso rappresenta una speciale conformazione allo stile di
vita di Cristo stesso. Tale scelta è innanzitutto sponsale; è
immedesimazione con il cuore di Cristo Sposo che dà la vita per la
sua Sposa. In unità con la grande tradizione ecclesiale, con il
Concilio Vaticano II (76) e con i
Sommi
Pontefici miei predecessori (77), ribadisco la bellezza e
l'importanza di una vita sacerdotale vissuta nel celibato come segno
espressivo della dedizione totale ed esclusiva a Cristo, alla Chiesa
e al Regno di Dio, e ne confermo quindi l'obbligatorietà per la
tradizione latina. Il celibato sacerdotale vissuto con maturità,
letizia e dedizione è una grandissima benedizione per la Chiesa e
per la stessa società.
Scarsità di clero e pastorale vocazionale
25. A proposito del legame tra sacramento
dell'Ordine ed Eucaristia, il Sinodo si è soffermato sulla
situazione di disagio che si viene a creare in diverse Diocesi
quando ci si trova a dover fare i conti con la scarsità di
sacerdoti. Ciò accade non solo in alcune zone di prima
evangelizzazione, ma anche in molti Paesi di lunga tradizione
cristiana. Certamente giova alla soluzione del problema una più equa
distribuzione del clero. Occorre dunque un lavoro di
sensibilizzazione capillare. I Vescovi coinvolgano nelle necessità
pastorali gli Istituti di Vita Consacrata e le nuove realtà
ecclesiali, nel rispetto del carisma loro proprio, e sollecitino
tutti i membri del clero a una più grande disponibilità per servire
la Chiesa là dove ve ne sia bisogno, anche a costo di
sacrificio.(78) Inoltre, all'interno del Sinodo si è anche discusso
sulle attenzioni pastorali da mettere in atto per favorire,
soprattutto nei giovani, l'apertura interiore alla vocazione
sacerdotale. Tale situazione non può trovare soluzione in semplici
accorgimenti pragmatici. Si deve evitare che i Vescovi, spinti da
pur comprensibili preoccupazioni funzionali per la mancanza di
clero, non svolgano un adeguato discernimento vocazionale e
ammettano alla formazione specifica e all'ordinazione candidati che
non possiedono le caratteristiche necessarie per il servizio
sacerdotale.(79) Un clero non sufficientemente formato, ammesso
all'ordinazione senza il doveroso discernimento, difficilmente potrà
offrire una testimonianza atta a suscitare in altri il desiderio di
corrispondere con generosità alla chiamata di Cristo. La pastorale
vocazionale, in realtà, deve coinvolgere tutta la comunità cristiana
in ogni suo ambito.(80) Ovviamente, in questo capillare lavoro
pastorale è inclusa anche l'opera di sensibilizzazione delle
famiglie, spesso indifferenti se non addirittura contrarie
all'ipotesi della vocazione sacerdotale. Si aprano con generosità al
dono della vita ed educhino i figli ad essere disponibili alla
volontà di Dio. In sintesi, occorre soprattutto avere il coraggio di
proporre ai giovani la radicalità della sequela di Cristo
mostrandone il fascino.
Gratitudine e speranza
26. Infine, è necessario avere maggiore fede e
speranza nella iniziativa divina. Anche se in alcune regioni si
registra scarsità di clero, non deve mai venire meno la fiducia che
Cristo continui a suscitare uomini, i quali, abbandonata ogni altra
occupazione, si dedichino totalmente alla celebrazione dei sacri
misteri, alla predicazione del Vangelo e al ministero pastorale. In
questa circostanza desidero dare voce alla gratitudine della Chiesa
intera per tutti i Vescovi e i presbiteri, che svolgono con fedele
dedizione ed impegno la propria missione. Naturalmente il
ringraziamento della Chiesa va anche ai diaconi, cui sono imposte le
mani « non per il sacerdozio ma per il servizio ».(81) Come ha
raccomandato l'Assemblea del Sinodo, uno speciale grazie rivolgo ai
presbiteri fidei donum, che con competenza e generosa
dedizione edificano la comunità annunciandole la Parola di Dio e
spezzando il Pane della vita, senza risparmiare energie nel servizio
alla missione della Chiesa.(82) Occorre ringraziare Dio per i tanti
sacerdoti che hanno sofferto fino al sacrificio della vita per
servire Cristo. In essi si rivela con l'eloquenza dei fatti che cosa
significhi essere sacerdote sino in fondo. Si tratta di
testimonianze commoventi che possono ispirare tanti giovani a
seguire a loro volta Cristo ed a spendere la loro vita per gli
altri, trovando proprio così la vita vera.
V. Eucaristia e Matrimonio
Eucaristia, sacramento sponsale
27. L'Eucaristia, sacramento della carità, mostra un
particolare rapporto con l'amore tra l'uomo e la donna, uniti in
matrimonio. Approfondire questo legame è una necessità propria del
nostro tempo.(83) Il Papa Giovanni Paolo II ha avuto più volte
l'occasione di affermare il carattere sponsale dell'Eucaristia ed il
suo rapporto peculiare con il sacramento del Matrimonio: «
L'Eucaristia è il sacramento della nostra redenzione. È il
sacramento dello Sposo, della Sposa ».(84) Del resto, « tutta la
vita cristiana porta il segno dell'amore sponsale di Cristo e della
Chiesa. Già il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un
mistero nuziale: è per così dire il lavacro delle nozze che precede
il banchetto delle nozze, l'Eucaristia ».(85) L'Eucaristia corrobora
in modo inesauribile l'unità e l'amore indissolubili di ogni
Matrimonio cristiano. In esso, in forza del sacramento, il vincolo
coniugale è intrinsecamente connesso all'unità eucaristica tra
Cristo sposo e la Chiesa sposa (cfr Ef 5,31-32). Il reciproco
consenso che marito e moglie si scambiano in Cristo, e che li
costituisce in comunità di vita e di amore, ha anch'esso una
dimensione eucaristica. Infatti, nella teologia paolina, l'amore
sponsale è segno sacramentale dell'amore di Cristo per la sua
Chiesa, un amore che ha il suo punto culminante nella Croce,
espressione delle sue « nozze » con l'umanità e, al contempo,
origine e centro dell'Eucaristia. Per questo la Chiesa manifesta una
particolare vicinanza spirituale a tutti coloro che hanno fondato la
loro famiglia sul sacramento del Matrimonio.(86) La famiglia –
chiesa domestica(87) – è un ambito primario della vita della Chiesa,
specialmente per il ruolo decisivo nei confronti dell'educazione
cristiana dei figli.(88) In questo contesto il Sinodo ha
raccomandato anche di riconoscere la singolare missione della donna
nella famiglia e nella società, una missione che va difesa,
salvaguardata e promossa.(89) Il suo essere sposa e madre
costituisce una realtà imprescindibile che non deve mai essere
svilita.
Eucaristia e unicità del matrimonio
28. È propriamente alla luce di questa relazione
intrinseca tra matrimonio, famiglia ed Eucaristia che è possibile
considerare alcuni problemi pastorali. Il legame fedele,
indissolubile ed esclusivo che unisce Cristo e la Chiesa, e che
trova espressione sacramentale nell'Eucaristia, si incontra con il
dato antropologico originario per cui l'uomo deve essere unito in
modo definitivo ad una sola donna e viceversa (cfr Gn 2,24;
Mt 19,5). In questo orizzonte di pensieri, il Sinodo dei Vescovi
ha affrontato il tema della prassi pastorale nei confronti di chi
incontra l'annuncio del Vangelo provenendo da culture in cui è
praticata la poligamia. Coloro che si trovano in una tale situazione
e che si aprono alla fede cristiana devono essere aiutati ad
integrare il loro progetto umano nella novità radicale di Cristo.
Nel percorso di catecumenato, Cristo li raggiunge nella loro
condizione specifica e li chiama alla piena verità dell'amore
passando attraverso le rinunce necessarie, in vista della comunione
ecclesiale perfetta. La Chiesa li accompagna con una pastorale piena
di dolcezza e insieme di fermezza,(90) soprattutto mostrando loro la
luce che dai misteri cristiani si riverbera sulla natura e sugli
affetti umani.
Eucaristia e indissolubilità del matrimonio
29. Se l'Eucaristia esprime l'irreversibilità
dell'amore di Dio in Cristo per la sua Chiesa, si comprende perché
essa implichi, in relazione al sacramento del Matrimonio, quella
indissolubilità alla quale ogni vero amore non può che anelare.(91)
Più che giustificata quindi l'attenzione pastorale che il Sinodo ha
riservato alle situazioni dolorose in cui si trovano non pochi
fedeli che, dopo aver celebrato il sacramento del Matrimonio, hanno
divorziato e contratto nuove nozze. Si tratta di un problema
pastorale spinoso e complesso, una vera piaga dell'odierno contesto
sociale che intacca in misura crescente gli stessi ambienti
cattolici. I Pastori, per amore della verità, sono obbligati a
discernere bene le diverse situazioni, per aiutare spiritualmente
nei modi adeguati i fedeli coinvolti.(92) Il Sinodo dei Vescovi ha
confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr
Mc 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati
risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita
oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la
Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia. I divorziati
risposati, tuttavia, nonostante la loro situazione, continuano ad
appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel
desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano
di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza
ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione
eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria,
il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita
spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza,
l'impegno educativo verso i figli.
Là dove sorgono legittimamente dei dubbi sulla
validità del Matrimonio sacramentale contratto, si deve
intraprendere quanto è necessario per verificarne la fondatezza.
Bisogna poi assicurare, nel pieno rispetto del diritto canonico,(93)
la presenza sul territorio dei tribunali ecclesiastici, il loro
carattere pastorale, la loro corretta e pronta attività.(94) Occorre
che in ogni Diocesi ci sia un numero sufficiente di persone
preparate per il sollecito funzionamento dei tribunali
ecclesiastici. Ricordo che « è un obbligo grave quello di rendere
l'operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino
ai fedeli ».(95) È necessario, tuttavia, evitare di intendere la
preoccupazione pastorale come se fosse in contrapposizione col
diritto. Si deve piuttosto partire dal presupposto che fondamentale
punto d'incontro tra diritto e pastorale è l'amore per la verità:
questa infatti non è mai astratta, ma « si integra nell'itinerario
umano e cristiano di ogni fedele ».(96) Infine, là dove non viene
riconosciuta la nullità del vincolo matrimoniale e si danno
condizioni oggettive che di fatto rendono la convivenza
irreversibile, la Chiesa incoraggia questi fedeli a impegnarsi a
vivere la loro relazione secondo le esigenze della legge di Dio,
come amici, come fratello e sorella; così potranno riaccostarsi alla
mensa eucaristica, con le attenzioni previste dalla provata prassi
ecclesiale. Tale cammino, perché sia possibile e porti frutti, deve
essere sostenuto dall'aiuto dei pastori e da adeguate iniziative
ecclesiali, evitando, in ogni caso, di benedire queste relazioni,
perché tra i fedeli non sorgano confusioni circa il valore del
Matrimonio.(97)
Data la complessità del contesto culturale in cui
vive la Chiesa in molti Paesi, il Sinodo ha, poi, raccomandato di
avere la massima cura pastorale nella formazione dei nubendi e nella
previa verifica delle loro convinzioni circa gli impegni
irrinunciabili per la validità del sacramento del Matrimonio. Un
serio discernimento a questo riguardo potrà evitare che impulsi
emotivi o ragioni superficiali inducano i due giovani ad assumere
responsabilità che non sapranno poi onorare.(98) Troppo grande è il
bene che la Chiesa e l'intera società s'attendono dal matrimonio e
dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in
questo specifico ambito pastorale. Matrimonio e famiglia sono
istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile
equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di
fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale.
Eucaristia
ed Escatologia
Eucaristia: dono all'uomo in cammino
30. Se è vero che i Sacramenti sono una realtà che
appartiene alla Chiesa pellegrinante nel tempo(99) verso la piena
manifestazione della vittoria di Cristo risorto, è tuttavia
altrettanto vero che, specialmente nella liturgia eucaristica, ci è
dato di pregustare il compimento escatologico verso cui ogni uomo e
tutta la creazione sono in cammino (cfr Rm 8,19 ss.). L'uomo
è creato per la felicità vera ed eterna, che solo l'amore di Dio può
dare. Ma la nostra libertà ferita si smarrirebbe, se non fosse
possibile già fin d'ora sperimentare qualcosa del compimento futuro.
Del resto, ogni uomo per poter camminare nella direzione giusta ha
bisogno di essere orientato verso il traguardo finale. Questa meta
ultima, in realtà, è lo stesso Cristo Signore vincitore del peccato
e della morte, che si rende presente a noi in modo speciale nella
Celebrazione eucaristica. Così, pur essendo noi ancora « stranieri e
pellegrini » (1 Pt 2,11) in questo mondo, nella fede già
partecipiamo alla pienezza della vita risorta. Il banchetto
eucaristico, rivelando la sua dimensione fortemente escatologica,
viene in aiuto alla nostra libertà in cammino.
Il banchetto escatologico
31. Riflettendo su questo mistero, possiamo dire che
con la sua venuta Gesù si è posto in rapporto con l'attesa presente
nel popolo di Israele, nell'intera umanità ed in fondo nella stessa
creazione. Con il dono di se stesso, Egli ha obiettivamente
inaugurato il tempo escatologico. Cristo è venuto per chiamare a
raccolta il Popolo di Dio disperso (cfr Gv 11,52),
manifestando chiaramente l'intenzione di radunare la comunità
dell'alleanza, per portare a compimento le promesse di Dio fatte
agli antichi padri (cfr Ger 23,3; 31,10; Lc 1,55.70).
Nella chiamata dei Dodici, da porre in relazione con le dodici tribù
di Israele, e nel mandato loro affidato nell'Ultima Cena, prima
della sua Passione redentrice, di celebrare il suo memoriale, Gesù
ha mostrato di voler trasferire all'intera comunità da Lui fondata
il compito di essere, nella storia, segno e strumento del raduno
escatologico, in Lui iniziato. Pertanto, in ogni Celebrazione
eucaristica si realizza sacramentalmente il radunarsi escatologico
del Popolo di Dio. Il banchetto eucaristico è per noi reale
anticipazione del banchetto finale, preannunziato dai Profeti (cfr
Is 25,6-9) e descritto nel Nuovo Testamento come « le nozze
dell'Agnello » (Ap 19,7.9), da celebrarsi nella gioia della
comunione dei santi.(100)
Preghiera per i defunti
32. La Celebrazione eucaristica, nella quale
annunciamo la morte del Signore, proclamiamo la sua risurrezione,
nell'attesa della sua venuta, è pegno della gloria futura in cui
anche i nostri corpi saranno glorificati. Celebrando il Memoriale
della nostra salvezza si rafforza in noi la speranza della
risurrezione della carne e della possibilità di incontrare di nuovo,
faccia a faccia, coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede.
In questo orizzonte, insieme ai Padri sinodali, vorrei ricordare a
tutti i fedeli l'importanza della preghiera di suffragio per i
defunti, in particolare della celebrazione di sante Messe per
loro,(101) affinché, purificati, possano giungere alla visione
beatifica di Dio. Riscoprendo la dimensione escatologica insita
nell'Eucaristia, celebrata ed adorata, siamo così sostenuti nel
nostro cammino e confortati nella speranza della gloria (cfr Rm
5,2; Tt 2,13).
L'Eucaristia e la Vergine Maria
33. Dalla relazione tra l'Eucaristia e i singoli
Sacramenti, e dal significato escatologico dei santi Misteri emerge
nel suo insieme il profilo dell'esistenza cristiana, chiamata ad
essere in ogni istante culto spirituale, offerta di se stessa
gradita a Dio. E se è vero che noi tutti siamo ancora in cammino
verso il pieno compimento della nostra speranza, questo non toglie
che si possa già ora con gratitudine riconoscere che quanto Dio ci
ha donato trova perfetta realizzazione nella Vergine Maria, Madre di
Dio e Madre nostra: la sua Assunzione al cielo in corpo ed anima è
per noi segno di sicura speranza, in quanto indica a noi, pellegrini
nel tempo, quella meta escatologica che il sacramento
dell'Eucaristia ci fa fin d'ora pregustare.
In Maria Santissima vediamo perfettamente attuata
anche la modalità sacramentale con cui Dio raggiunge e coinvolge
nella sua iniziativa salvifica la creatura umana. Dall'Annunciazione
alla Pentecoste, Maria di Nazareth appare come la persona la cui
libertà è totalmente disponibile alla volontà di Dio. La sua
Immacolata Concezione si rivela propriamente nella docilità
incondizionata alla Parola divina. La fede obbediente è la forma che
la sua vita assume in ogni istante di fronte all'azione di Dio.
Vergine in ascolto, ella vive in piena sintonia con la volontà
divina; serba nel suo cuore le parole che le vengono da Dio e,
componendole come in un mosaico, impara a comprenderle più a fondo (cfr
Lc 2,19.51); Maria è la grande Credente che, piena di fiducia,
si mette nelle mani di Dio, abbandonandosi alla sua volontà.(102)
Tale mistero si intensifica fino ad arrivare al pieno coinvolgimento
nella missione redentrice di Gesù. Come ha affermato il Concilio
Vaticano II, « la beata Vergine avanzò nella pellegrinazione della
fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce,
dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr Gv
19,25) soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con
animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente
all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo
stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con
queste parole: Donna, ecco tuo figlio ».(103) Dall'Annunciazione
fino alla Croce, Maria è colei che accoglie la Parola fattasi carne
in lei e giunta fino ad ammutolire nel silenzio della morte. È lei,
infine, che riceve nelle sue braccia il corpo donato, ormai esanime,
di Colui che davvero ha amato i suoi « sino alla fine » (Gv
13,1).
Per questo, ogni volta che nella Liturgia
eucaristica ci accostiamo al Corpo e al Sangue di Cristo, ci
rivolgiamo anche a Lei che, aderendovi pienamente, ha accolto per
tutta la Chiesa il sacrificio di Cristo. Giustamente i Padri
sinodali hanno affermato che « Maria inaugura la partecipazione
della Chiesa al sacrificio del Redentore ».(104) Ella è l'Immacolata
che accoglie incondizionatamente il dono di Dio e, in tal modo,
viene associata all'opera della salvezza. Maria di Nazareth, icona
della Chiesa nascente, è il modello di come ciascuno di noi è
chiamato ad accogliere il dono che Gesù fa di se stesso
nell'Eucaristia.
SECONDA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA CELEBRARE
« In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha
dato il pane dal cielo,
ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero » (Gv
6,32)
Lex orandi e lex credendi
34. Il Sinodo dei Vescovi ha riflettuto molto sulla
relazione intrinseca tra fede eucaristica e celebrazione, mettendo
in evidenza il nesso tra lex orandi e lex credendi e
sottolineando il primato dell'azione liturgica. È necessario
vivere l'Eucaristia come mistero della fede autenticamente
celebrato, nella chiara consapevolezza che « l'intellectus fidei
è sempre originariamente in rapporto con l'azione liturgica della
Chiesa ».(105) In questo ambito, la riflessione teologica non può
mai prescindere dall'ordine sacramentale istituito da Cristo stesso.
Dall'altra parte, l'azione liturgica non può mai essere considerata
genericamente, a prescindere dal mistero della fede. La sorgente
della nostra fede e della liturgia eucaristica, infatti, è il
medesimo evento: il dono che Cristo ha fatto di se stesso nel
Mistero pasquale.
Bellezza e liturgia
35. Il rapporto tra mistero creduto e celebrato si
manifesta in modo peculiare nel valore teologico e liturgico della
bellezza. La liturgia, infatti, come del resto la Rivelazione
cristiana, ha un intrinseco legame con la bellezza: è veritatis
splendor. Nella liturgia rifulge il Mistero pasquale mediante il
quale Cristo stesso ci attrae a sé e ci chiama alla comunione. In
Gesù, come soleva dire san Bonaventura, contempliamo la bellezza e
il fulgore delle origini.(106) Tale attributo cui facciamo
riferimento non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità
dell'amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce,
facendoci uscire da noi stessi e attraendoci così verso la nostra
vera vocazione: l'amore.(107) Già nella creazione Dio si lascia
intravedere nella bellezza e nell'armonia del cosmo (cfr Sap
13,5; Rm 1,19-20). Nell'Antico Testamento poi troviamo ampi
segni del fulgore della potenza di Dio, che si manifesta con la sua
gloria attraverso i prodigi operati in mezzo al popolo eletto (cfr
Es 14; 16,10; 24,12-18; Nm 14,20-23). Nel Nuovo
Testamento si compie definitivamente questa epifania di bellezza
nella rivelazione di Dio in Gesù Cristo: (108) Egli è la piena
manifestazione della gloria divina. Nella glorificazione del Figlio
risplende e si comunica la gloria del Padre (cfr Gv 1,14;
8,54; 12,28; 17,1). Tuttavia, questa bellezza non è una semplice
armonia di forme; « il più bello tra i figli dell'uomo » (Sal
45 [44],3) è anche misteriosamente colui che « non ha apparenza né
bellezza per attirare i nostri sguardi » (Is 53,2). Gesù
Cristo ci mostra come la verità dell'amore sa trasfigurare anche
l'oscuro mistero della morte nella luce irradiante della
risurrezione. Qui il fulgore della gloria di Dio supera ogni
bellezza intramondana. La vera bellezza è l'amore di Dio che si è
definitivamente a noi rivelato nel Mistero pasquale.
La bellezza della liturgia è parte di questo
mistero; essa è espressione altissima della gloria di Dio e
costituisce, in un certo senso, un affacciarsi del Cielo sulla
terra. Il memoriale del sacrificio redentore porta in se stesso i
tratti di quella bellezza di Gesù di cui Pietro, Giacomo e Giovanni
ci hanno dato testimonianza, quando il Maestro, in cammino verso
Gerusalemme, volle trasfigurarsi davanti a loro (cfr Mc 9,2).
La bellezza, pertanto, non è un fattore decorativo dell'azione
liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo, in quanto è
attributo di Dio stesso e della sua rivelazione. Tutto ciò deve
renderci consapevoli di quale attenzione si debba avere perché
l'azione liturgica risplenda secondo la sua natura propria.
La Celebrazione eucaristica opera del « Christus totus »
Christus totus in capite et in corpore
36. La bellezza intrinseca della liturgia ha come
soggetto proprio il Cristo risorto e glorificato nello Spirito
Santo, che include la Chiesa nel suo agire.(109) In questa
prospettiva è assai suggestivo richiamare alla mente le parole di
sant'Agostino che in modo efficace descrivono questa dinamica di
fede propria dell'Eucaristia. Il grande Santo di Ippona, proprio in
riferimento al Mistero eucaristico, mette in rilievo come Cristo
stesso ci assimili a sé: « Quel pane che voi vedete sull'altare,
santificato con la parola di Dio, è il corpo di Cristo. Il calice, o
meglio quel che il calice contiene, santificato con le parole di
Dio, è sangue di Cristo. Con questi [segni] Cristo Signore ha voluto
affidarci il suo corpo e il suo sangue, che ha sparso per noi per la
remissione dei peccati. Se voi li avete ricevuti bene, voi stessi
siete quel che avete ricevuto ».(110) Pertanto « non soltanto siamo
diventati cristiani, ma siamo diventati Cristo stesso ».(111) Da qui
possiamo contemplare la misteriosa azione di Dio che comporta
l'unità profonda tra noi e il Signore Gesù: « Non bisogna credere
infatti che il Cristo sia nel capo senza essere anche nel corpo, ma
egli è tutto intero nel capo e nel corpo ».(112)
Eucaristia e Cristo risorto
37. Poiché la liturgia eucaristica è essenzialmente
actio Dei che ci coinvolge in Gesù per mezzo dello Spirito, il
suo fondamento non è a disposizione del nostro arbitrio e non può
subire il ricatto delle mode del momento. Anche qui vale l'irrefragabile
affermazione di san Paolo: « Nessuno può porre un fondamento diverso
da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo » (1 Cor
3,11). È ancora l'Apostolo delle genti ad assicurarci che, in
riferimento all'Eucaristia, egli non ci comunica una sua personale
dottrina, ma quello che a sua volta ha ricevuto (cfr 1 Cor
11,23). La celebrazione dell'Eucaristia implica, infatti, la
Tradizione viva. La Chiesa celebra il Sacrificio eucaristico in
obbedienza al comando di Cristo, a partire dall'esperienza del
Risorto e dall'effusione dello Spirito Santo. Per questo motivo, la
comunità cristiana, fin dagli inizi, si riunisce per la fractio
panis nel Giorno del Signore. Il giorno in cui Cristo è risorto
dai morti, la Domenica, è anche il primo giorno della settimana,
quello in cui la tradizione veterotestamentaria vedeva l'inizio
della creazione. Il giorno della creazione è ora diventato il giorno
della « creazione nuova », il giorno della nostra liberazione nel
quale facciamo memoria di Cristo morto e risorto.(113)
Ars celebrandi
38. Nei lavori sinodali è stata più volte
raccomandata la necessità di superare ogni possibile separazione tra
l'ars celebrandi, cioè l'arte di celebrare rettamente, e la
partecipazione piena, attiva e fruttuosa di tutti i fedeli. In
effetti, il primo modo con cui si favorisce la partecipazione del
Popolo di Dio al Rito sacro è la celebrazione adeguata del Rito
stesso. L'ars celebrandi è la migliore condizione per l'actuosa
participatio.(114) L'ars celebrandi scaturisce
dall'obbedienza fedele alle norme liturgiche nella loro completezza,
poiché è proprio questo modo di celebrare ad assicurare da duemila
anni la vita di fede di tutti i credenti, i quali sono chiamati a
vivere la celebrazione in quanto Popolo di Dio, sacerdozio regale,
nazione santa (cfr 1 Pt 2,4-5.9).(115)
Il Vescovo, liturgo per eccellenza
39. Se è vero che tutto il Popolo di Dio partecipa
alla Liturgia eucaristica, tuttavia in relazione alla corretta
ars celebrandi un compito imprescindibile spetta a coloro che
hanno ricevuto il sacramento dell'Ordine. Vescovi, sacerdoti e
diaconi, ciascuno secondo il proprio grado, devono considerare la
celebrazione come loro principale dovere.(116) Innanzitutto il
Vescovo diocesano: egli infatti, quale « primo dispensatore dei
misteri di Dio nella Chiesa particolare a lui affidata, è la guida,
il promotore e il custode di tutta la vita liturgica ».(117) Tutto
ciò è decisivo per la vita della Chiesa particolare non solo in
quanto la comunione con il Vescovo è la condizione perché ogni
celebrazione sul territorio sia legittima, ma anche perché egli
stesso è il liturgo per eccellenza della propria Chiesa.(118) A lui
spetta salvaguardare la concorde unità delle celebrazioni nella sua
Diocesi. Pertanto deve essere « impegno del Vescovo fare in modo che
i presbiteri, i diaconi e i fedeli comprendano sempre più il senso
autentico dei riti e dei testi liturgici e così siano condotti ad
un'attiva e fruttuosa celebrazione dell'Eucaristia ».(119) In
particolare, esorto a fare quanto è necessario perché le
celebrazioni liturgiche svolte dal Vescovo nella Chiesa cattedrale
avvengano nel pieno rispetto dell'ars celebrandi, in modo che
possano essere considerate come modello da tutte le chiese sparse
sul territorio.(120)
Il rispetto dei libri liturgici e della
ricchezza dei segni
40. Sottolineando l'importanza dell'ars
celebrandi, si pone in luce di conseguenza il valore delle norme
liturgiche.(121) L'ars celebrandi deve favorire il senso del
sacro e l'utilizzo di quelle forme esteriori che educano a tale
senso, come, ad esempio, l'armonia del rito, delle vesti liturgiche,
dell'arredo e del luogo sacro. La celebrazione eucaristica trova
giovamento là dove i sacerdoti e i responsabili della pastorale
liturgica si impegnano a fare conoscere i vigenti libri liturgici e
le relative norme, mettendo in evidenza le grandi ricchezze dell'Ordinamento
Generale del Messale Romano e dell'Ordinamento delle Letture
della Messa. Nelle comunità ecclesiali si dà forse per scontata
la loro conoscenza ed il loro giusto apprezzamento, ma spesso così
non è. In realtà, sono testi in cui sono contenute ricchezze che
custodiscono ed esprimono la fede e il cammino del Popolo di Dio
lungo i due millenni della sua storia. Altrettanto importante per
una giusta ars celebrandi è l'attenzione verso tutte le forme
di linguaggio previste dalla liturgia: parola e canto, gesti e
silenzi, movimento del corpo, colori liturgici dei paramenti. La
liturgia, in effetti, possiede per sua natura una varietà di
registri di comunicazione che le consentono di mirare al
coinvolgimento di tutto l'essere umano. La semplicità dei gesti e la
sobrietà dei segni posti nell'ordine e nei tempi previsti comunicano
e coinvolgono di più che l'artificiosità di aggiunte inopportune.
L'attenzione e l'obbedienza alla struttura propria del rito, mentre
esprimono il riconoscimento del carattere di dono dell'Eucaristia,
manifestano la volontà del ministro di accogliere con docile
gratitudine tale ineffabile dono.
Arte al servizio della celebrazione
41. Il legame profondo tra la bellezza e la liturgia
deve farci considerare con attenzione tutte le espressioni
artistiche poste al servizio della celebrazione.(122) Una componente
importante dell'arte sacra è certamente l'architettura delle
chiese,(123) nelle quali deve risaltare l'unità tra gli elementi
propri del presbiterio: altare, crocifisso, tabernacolo, ambone,
sede. A tale proposito si deve tenere presente che lo scopo
dell'architettura sacra è di offrire alla Chiesa che celebra i
misteri della fede, in particolare l'Eucaristia, lo spazio più
adatto all'adeguato svolgimento della sua azione liturgica.(124)
Infatti, la natura del tempio cristiano è definita dall'azione
liturgica stessa, che implica il radunarsi dei fedeli (ecclesia),
i quali sono le pietre vive del tempio (cfr 1 Pt 2,5).
Lo stesso principio vale per tutta l'arte sacra in
genere, specialmente la pittura e la scultura, nelle quali
l'iconografia religiosa deve essere orientata alla mistagogia
sacramentale. Un'approfondita conoscenza delle forme che l'arte
sacra ha saputo produrre lungo i secoli può essere di grande aiuto
per coloro che, di fronte a architetti e artisti, hanno la
responsabilità della committenza di opere artistiche legate
all'azione liturgica. Perciò è indispensabile che nella formazione
dei seminaristi e dei sacerdoti sia inclusa, come disciplina
importante, la storia dell'arte con speciale riferimento agli
edifici di culto alla luce delle norme liturgiche. In definitiva, è
necessario che in tutto quello che riguarda l'Eucaristia vi sia
gusto per la bellezza. Rispetto e cura dovranno aversi anche per i
paramenti, gli arredi, i vasi sacri, affinché, collegati in modo
organico e ordinato tra loro, alimentino lo stupore per il mistero
di Dio, manifestino l'unità della fede e rafforzino la
devozione.(125)
Il canto liturgico
42. Nell'ars celebrandi un posto di rilievo
viene occupato dal canto liturgico.(126) A ragione sant'Agostino in
un suo famoso sermone afferma: « L'uomo nuovo sa qual è il cantico
nuovo. Il cantare è espressione di gioia e, se pensiamo a ciò con un
po' più di attenzione, è espressione di amore ».(127) Il Popolo di
Dio radunato per la celebrazione canta le lodi di Dio. La Chiesa,
nella sua bimillenaria storia, ha creato, e continua a creare,
musica e canti che costituiscono un patrimonio di fede e di amore
che non deve andare perduto. Davvero, in liturgia non possiamo dire
che un canto vale l'altro. A tale proposito, occorre evitare la
generica improvvisazione o l'introduzione di generi musicali non
rispettosi del senso della liturgia. In quanto elemento liturgico,
il canto deve integrarsi nella forma propria della
celebrazione.(128) Di conseguenza tutto – nel testo, nella melodia,
nell'esecuzione – deve corrispondere al senso del mistero celebrato,
alle parti del rito e ai tempi liturgici.(129) Infine, pur tenendo
conto dei diversi orientamenti e delle differenti tradizioni assai
lodevoli, desidero, come è stato chiesto dai Padri sinodali, che
venga adeguatamente valorizzato il canto gregoriano,(130) in quanto
canto proprio della liturgia romana.(131)
La struttura
della celebrazione eucaristica
43. Dopo aver ricordato gli elementi portanti dell'ars
celebrandi emersi nei lavori sinodali, vorrei richiamare
l'attenzione più specificamente su alcune parti della struttura
della Celebrazione eucaristica, che nel nostro tempo necessitano di
una particolare cura, al fine di restare fedeli all'intenzione
profonda del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II,
in continuità con tutta la grande tradizione ecclesiale.
Unità intrinseca dell'azione liturgica
44. Prima di tutto è necessario riflettere
sull'unità intrinseca del rito della santa Messa. Bisogna evitare
che, sia nelle catechesi che nella modalità di celebrazione, si dia
adito ad una visione giustapposta delle due parti del rito. Liturgia
della Parola e liturgia eucaristica - oltre ai riti di introduzione
e di conclusione - « sono così strettamente congiunte tra loro da
formare un unico atto di culto ».(132) Infatti, esiste un legame
intrinseco tra la Parola di Dio e l'Eucaristia. Ascoltando la Parola
di Dio nasce o si rafforza la fede (cfr Rm 10,17);
nell'Eucaristia il Verbo fatto carne si dà a noi come cibo
spirituale.(133) Così « dalle due mense della Parola di Dio e del
Corpo di Cristo la Chiesa riceve ed offre ai fedeli il Pane di vita
».(134) Pertanto, si deve costantemente tener presente che la Parola
di Dio, dalla Chiesa letta e annunziata nella liturgia, conduce
all'Eucaristia come al suo fine connaturale.
La liturgia della Parola
45. Insieme al Sinodo, chiedo che la liturgia della
Parola sia sempre debitamente preparata e vissuta. Pertanto,
raccomando vivamente che nelle liturgie si ponga grande attenzione
alla proclamazione della Parola di Dio da parte di lettori ben
preparati. Non dimentichiamo mai che « quando nella Chiesa si legge
la Sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo,
presente nella sua Parola, annunzia il Vangelo ».(135) Se le
circostanze lo rendono opportuno, si può pensare a poche parole di
introduzione che aiutino i fedeli a prenderne rinnovata coscienza.
La Parola di Dio per essere ben compresa deve essere ascoltata ed
accolta con spirito ecclesiale e nella consapevolezza della sua
unità con il Sacramento eucaristico. Infatti, la Parola che
annunciamo ed ascoltiamo è il Verbo fatto carne (cfr Gv 1,14)
ed ha un intrinseco riferimento alla persona di Cristo e alla
modalità sacramentale della sua permanenza. Cristo non parla nel
passato ma nel nostro presente, come Egli è presente nell'azione
liturgica. In questo orizzonte sacramentale della rivelazione
cristiana,(136) la conoscenza e lo studio della Parola di Dio ci
permettono di apprezzare, celebrare e vivere meglio l'Eucaristia.
Anche qui si rivela in tutta la sua verità l'affermazione secondo
cui « l'ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo ».(137)
A questo scopo è necessario che i fedeli siano
aiutati ad apprezzare i tesori della Sacra Scrittura presenti nel
lezionario attraverso iniziative pastorali, celebrazioni della
Parola e la lettura orante (lectio divina). Inoltre, non si
dimentichi di promuovere le forme di preghiera confermate dalla
tradizione: la Liturgia delle Ore, soprattutto le Lodi, i Vespri, la
Compieta e anche le celebrazioni vigiliari. La preghiera dei Salmi,
le letture bibliche e quelle della grande tradizione presentate
nell'Ufficio divino possono condurre ad un'approfondita esperienza
dell'avvenimento di Cristo e dell'economia della salvezza, che a sua
volta può arricchire la comprensione e la partecipazione alla
Celebrazione eucaristica.(138)
L'omelia
46. In relazione all'importanza della Parola di Dio
si pone la necessità di migliorare la qualità dell'omelia. Essa
infatti « è parte dell'azione liturgica »; (139) ha il compito di
favorire una più piena comprensione ed efficacia della Parola di Dio
nella vita dei fedeli. Per questo i ministri ordinati devono «
preparare accuratamente l'omelia, basandosi su una conoscenza
adeguata della Sacra Scrittura ».(140) Si evitino omelie generiche o
astratte. In particolare, chiedo ai ministri di fare in modo che
l'omelia ponga la Parola di Dio proclamata in stretta relazione con
la celebrazione sacramentale(141) e con la vita della comunità, in
modo tale che la Parola di Dio sia realmente sostegno e vita della
Chiesa.(142) Si tenga presente, pertanto, lo scopo catechetico ed
esortativo dell'omelia. Si ritiene opportuno che, partendo dal
lezionario triennale, siano sapientemente proposte ai fedeli omelie
tematiche che, lungo l'anno liturgico, trattino i grandi temi della
fede cristiana, attingendo a quanto proposto autorevolmente dal
Magistero nei quattro ‘pilastri' del Catechismo della Chiesa
Cattolica e nel recente Compendio: la professione della
fede, la celebrazione del mistero cristiano, la vita in Cristo, la
preghiera cristiana.(143)
Presentazione dei doni
47. I Padri sinodali hanno richiamato l'attenzione
anche sulla presentazione dei doni. Non si tratta semplicemente di
un sorta di « intervallo » tra la liturgia della Parola e quella
eucaristica. Ciò farebbe venir meno, tra l'altro, il senso
dell'unico rito composto di due parti connesse. In questo gesto
umile e semplice si manifesta, in realtà, un significato molto
grande: nel pane e nel vino che portiamo all'altare tutta la
creazione è assunta da Cristo Redentore per essere trasformata e
presentata al Padre.(144) In questa prospettiva portiamo all'altare
anche tutta la sofferenza e il dolore del mondo, nella certezza che
tutto è prezioso agli occhi di Dio. Questo gesto, per essere vissuto
nel suo autentico significato, non ha bisogno di essere enfatizzato
con complicazioni inopportune. Esso permette di valorizzare
l'originaria partecipazione che Dio chiede all'uomo per portare a
compimento l'opera divina in lui e dare in tal modo senso pieno al
lavoro umano, che attraverso la Celebrazione eucaristica viene unito
al sacrificio redentore di Cristo.
La preghiera eucaristica
48. La preghiera eucaristica è « momento centrale e
culminante dell'intera celebrazione ».(145) La sua importanza merita
di essere adeguatamente sottolineata. Le differenti preghiere
eucaristiche contenute nel Messale ci sono tramandate dalla
Tradizione viva della Chiesa e si distinguono per una ricchezza
teologica e spirituale inesauribile. I fedeli devono essere messi in
grado di apprezzarla. L'Ordinamento Generale del Messale Romano
ci aiuta in questo ricordandoci gli elementi fondamentali di ogni
preghiera eucaristica: azione di grazie, acclamazione, epiclesi,
racconto dell'istituzione, consacrazione, anamnesi, offerta,
intercessione e dossologia conclusiva.(146) In particolare, la
spiritualità eucaristica e la riflessione teologica vengono
illuminate se si contempla la profonda unità nell'anafora tra
l'invocazione dello Spirito Santo e il racconto
dell'istituzione,(147) in cui « si compie il sacrificio che Cristo
stesso istituì nell'Ultima Cena ».(148) Infatti, « la Chiesa implora
con speciali invocazioni la potenza dello Spirito Santo, perché i
doni offerti dagli uomini siano consacrati, cioè diventino il Corpo
e il Sangue di Cristo, e perché la vittima immacolata, che si riceve
nella Comunione, giovi per la salvezza di coloro che vi
parteciperanno ».(149)
Scambio della pace
49. L'Eucaristia è per sua natura Sacramento della
pace. Questa dimensione del Mistero eucaristico trova nella
Celebrazione liturgica specifica espressione nel rito dello scambio
della pace. Si tratta indubbiamente di un segno di grande valore (cfr
Gv 14,27). Nel nostro tempo, così spaventosamente carico di
conflitti, questo gesto acquista, anche dal punto di vista della
sensibilità comune, un particolare rilievo in quanto la Chiesa
avverte sempre più come compito proprio quello di implorare dal
Signore il dono della pace e dell'unità per se stessa e per l'intera
famiglia umana. La pace è certamente un anelito insopprimibile,
presente nel cuore di ciascuno. La Chiesa si fa voce della domanda
di pace e di riconciliazione che sale dall'animo di ogni persona di
buona volontà, rivolgendola a Colui che « è la nostra pace » (Ef
2,14) e che può rappacificare popoli e persone, anche dove
falliscono i tentativi umani. Da tutto ciò si comprende l'intensità
con cui spesso il rito della pace è sentito nella Celebrazione
liturgica. A questo proposito, tuttavia, durante il Sinodo dei
Vescovi è stata rilevata l'opportunità di moderare questo gesto, che
può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione
nell'assemblea proprio prima della Comunione. È bene ricordare come
non tolga nulla all'alto valore del gesto la sobrietà necessaria a
mantenere un clima adatto alla celebrazione, per esempio facendo in
modo di limitare lo scambio della pace a chi sta più vicino.(150)
Distribuzione e ricezione dell'Eucaristia
50. Un altro momento della celebrazione a cui è
necessario accennare è la distribuzione e la ricezione della santa
Comunione. Chiedo a tutti, in particolare ai ministri ordinati e a
coloro che, adeguatamente preparati, in caso di reale necessità,
vengono autorizzati al ministero della distribuzione
dell'Eucaristia, di fare il possibile perché il gesto nella sua
semplicità corrisponda al suo valore di incontro personale con il
Signore Gesù nel Sacramento. Per quanto riguarda le prescrizioni per
la corretta prassi rimando ai documenti recentemente emanati.(151)
Tutte le comunità cristiane si attengano fedelmente alle norme
vigenti, vedendo in esse l'espressione della fede e dell'amore che
tutti dobbiamo avere nei confronti di questo sublime Sacramento.
Inoltre, non venga trascurato il tempo prezioso del ringraziamento
dopo la Comunione: oltre all'esecuzione di un canto opportuno, assai
utile può essere anche il rimanere raccolti in silenzio.(152)
A questo proposito, vorrei richiamare l'attenzione
ad un problema pastorale in cui frequentemente accade di imbattersi
nel nostro tempo. Mi riferisco al fatto che in alcune circostanze,
come ad esempio nelle sante Messe celebrate in occasione di
matrimoni, funerali o eventi analoghi, sono presenti alla
celebrazione, oltre ai fedeli praticanti, anche altri che magari da
anni non si accostano all'altare, o forse si trovano in una
situazione di vita che non permette l'accesso ai Sacramenti. Altre
volte capita che siano presenti persone di altre confessioni
cristiane o addirittura di altre religioni. Circostanze simili si
verificano anche in chiese che sono meta di visitatori, soprattutto
nelle grandi città d'arte. Si comprende la necessità che si trovino
allora modi brevi ed incisivi per richiamare tutti al senso della
comunione sacramentale e alle condizioni per la sua ricezione.
Laddove vi siano situazioni in cui non sia possibile garantire la
doverosa chiarezza sul significato dell'Eucaristia, si deve valutare
l'opportunità di sostituire la Celebrazione eucaristica con una
celebrazione della Parola di Dio.(153)
Il congedo: « Ite, missa est »
51. Infine, vorrei soffermarmi su quanto i Padri
sinodali hanno detto circa il saluto di congedo al termine della
Celebrazione eucaristica. Dopo la benedizione, il diacono o il
sacerdote congeda il popolo con le parole: Ite, missa est. In
questo saluto ci è dato di cogliere il rapporto tra la Messa
celebrata e la missione cristiana nel mondo. Nell'antichità «
missa » significava semplicemente « dimissione ». Tuttavia essa
ha trovato nell'uso cristiano un significato sempre più profondo.
L'espressione « dimissione », in realtà, si trasforma in « missione
». Questo saluto esprime sinteticamente la natura missionaria della
Chiesa. Pertanto, è bene aiutare il Popolo di Dio ad approfondire
questa dimensione costitutiva della vita ecclesiale, traendone
spunto dalla liturgia. In questa prospettiva può essere utile
disporre di testi, opportunamente approvati, per l'orazione sul
popolo e la benedizione finale che esplicitino tale legame.(154)
Actuosa
participatio
Autentica partecipazione
52. Il Concilio Vaticano II aveva posto giustamente
una particolare enfasi sulla partecipazione attiva, piena e
fruttuosa dell'intero Popolo di Dio alla Celebrazione
eucaristica.(155) Certamente, il rinnovamento attuato in questi anni
ha favorito notevoli progressi nella direzione auspicata dai Padri
conciliari. Tuttavia, non dobbiamo nasconderci il fatto che a volte
si è manifestata qualche incomprensione precisamente circa il senso
di questa partecipazione. Conviene pertanto mettere in chiaro che
con tale parola non si intende fare riferimento ad una semplice
attività esterna durante la celebrazione. In realtà, l'attiva
partecipazione auspicata dal Concilio deve essere compresa in
termini più sostanziali, a partire da una più grande consapevolezza
del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l'esistenza
quotidiana. Ancora pienamente valida è la raccomandazione della
Costituzione conciliare
Sacrosanctum Concilium, che esortava i fedeli a non
assistere alla liturgia eucaristica « come estranei o muti
spettatori », ma a partecipare « all'azione sacra consapevolmente,
piamente e attivamente ».(156) Il Concilio proseguiva sviluppando la
riflessione: i fedeli « formati dalla Parola di Dio, si nutrano alla
mensa del Corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la
vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma
insieme con lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in
giorno, per mezzo di Cristo Mediatore siano perfezionati nell'unità
con Dio e tra di loro ».(157)
Partecipazione e ministero sacerdotale
53. La bellezza e l'armonia dell'azione liturgica
trovano una significativa espressione nell'ordine con cui ciascuno è
chiamato a partecipare attivamente. Ciò comporta il riconoscimento
dei diversi ruoli gerarchici implicati nella celebrazione stessa. È
utile ricordare che la partecipazione attiva ad essa non coincide di
per sé con lo svolgimento di un ministero particolare. Soprattutto
non giova alla causa della partecipazione attiva dei fedeli una
confusione che venisse ingenerata dalla incapacità di distinguere,
nella comunione ecclesiale, i diversi compiti spettanti a
ciascuno.(158) In particolare, è necessario che vi sia chiarezza
riguardo ai compiti specifici del sacerdote. Egli è in modo
insostituibile, come attesta la tradizione della Chiesa, colui che
presiede l'intera Celebrazione eucaristica, dal saluto iniziale alla
benedizione finale. In forza dell'Ordine sacro ricevuto, egli
rappresenta Gesù Cristo, capo della Chiesa e, nel modo suo proprio,
anche la Chiesa stessa.(159) Ogni celebrazione dell'Eucaristia,
infatti, è guidata dal Vescovo, « o personalmente, o per mezzo dei
presbiteri suoi collaboratori ».(160) Egli è coadiuvato dal diacono,
il quale ha nella celebrazione alcuni compiti specifici: preparare
l'altare e prestare servizio al sacerdote, annunciare il Vangelo,
eventualmente tenere l'omelia, proporre ai fedeli le intenzioni
della preghiera universale, distribuire ai fedeli l'Eucaristia.(161)
In relazione a questi ministeri, legati al sacramento dell'Ordine,
si pongono anche altri ministeri per il servizio liturgico,
lodevolmente svolti da religiosi e laici preparati.(162)
Celebrazione eucaristica e inculturazione
54. A partire dalle affermazioni fondamentali del
Concilio Vaticano II, è stata sottolineata più volte l'importanza
della partecipazione attiva dei fedeli al Sacrificio eucaristico.
Per favorire questo coinvolgimento si può fare spazio ad alcuni
adattamenti appropriati ai diversi contesti e alle differenti
culture.(163) Il fatto che vi siano stati alcuni abusi non oscura la
chiarezza di questo principio, che deve essere mantenuto secondo le
reali necessità della Chiesa, la quale vive e celebra il medesimo
mistero di Cristo in situazioni culturali differenti. Il Signore
Gesù, infatti, proprio nel mistero dell'Incarnazione, nascendo da
donna come perfetto uomo (cfr Gal 4,4), si è posto in diretto
rapporto non soltanto con le attese presenti all'interno dell'Antico
Testamento, ma anche con quelle coltivate da tutti i popoli. Con ciò
Egli ha mostrato che Dio intende raggiungerci nel nostro contesto
vitale. Pertanto, per una più efficace partecipazione dei fedeli ai
santi Misteri è utile la prosecuzione del processo di inculturazione
nell'ambito della Celebrazione eucaristica, tenendo conto delle
possibilità di adattamento offerte dall'Ordinamento Generale del
Messale Romano,(164) interpretate alla luce dei criteri fissati
dalla IV Istruzione della Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti Varietates legitimae del 25 gennaio
1994 (165), e dalle direttive espresse dal Papa Giovanni Paolo II
nelle Esortazioni postsinodali
Ecclesia in Africa,
Ecclesia in America,
Ecclesia in Asia,
Ecclesia in Oceania,
Ecclesia in Europa.(166) A questo scopo raccomando alle
Conferenze episcopali di agire favorendo il giusto equilibrio tra
criteri e direttive già emanate e nuovi adattamenti,(167) sempre in
accordo con la Sede Apostolica.
Condizioni personali per una « actuosa
participatio »
55. Considerando il tema dell'actuosa
participatio dei fedeli al sacro rito, i Padri sinodali hanno
dato rilievo anche alle condizioni personali in cui ciascuno deve
trovarsi per una fruttuosa partecipazione.(168) Una di queste è
certamente lo spirito di costante conversione che deve
caratterizzare la vita di tutti i fedeli. Non ci si può aspettare
una partecipazione attiva alla liturgia eucaristica, se ci si
accosta ad essa superficialmente, senza prima interrogarsi sulla
propria vita. Favoriscono tale disposizione interiore, ad esempio,
il raccoglimento ed il silenzio, almeno qualche istante prima
dell'inizio della liturgia, il digiuno e, quando necessario, la
Confessione sacramentale. Un cuore riconciliato con Dio abilita alla
vera partecipazione. In particolare, occorre richiamare i fedeli al
fatto che un'actuosa participatio ai santi Misteri non può
aversi se non si cerca al tempo stesso di prendere parte attivamente
alla vita ecclesiale nella sua integralità, che comprende pure
l'impegno missionario di portare l'amore di Cristo dentro la
società.
Senza dubbio, la piena partecipazione all'Eucaristia
si ha quando ci si accosta anche personalmente all'altare per
ricevere la Comunione.(169) Tuttavia, si deve fare attenzione a che
questa giusta affermazione non introduca un certo automatismo tra i
fedeli, quasi che per il solo fatto di trovarsi in chiesa durante la
liturgia si abbia il diritto o forse anche il dovere di accostarsi
alla Mensa eucaristica. Anche quando non è possibile accostarsi alla
comunione sacramentale, la partecipazione alla santa Messa rimane
necessaria, valida, significativa e fruttuosa. È bene in queste
circostanze coltivare il desiderio della piena unione con Cristo con
la pratica, ad esempio, della comunione spirituale, ricordata da
Giovanni Paolo II (170) e raccomandata da Santi maestri di vita
spirituale.(171)
Partecipazione dei cristiani non cattolici
56. Con il tema della partecipazione ci troviamo
inevitabilmente a trattare dei cristiani appartenenti a Chiese o a
Comunità ecclesiali che non sono in piena comunione con la Chiesa
Cattolica. A questo proposito, si deve dire che l'intrinseco legame
esistente tra Eucaristia e unità della Chiesa, da una parte, ci fa
desiderare ardentemente il giorno in cui potremo celebrare insieme
con tutti i credenti in Cristo la divina Eucaristia ed esprimere
così visibilmente la pienezza dell'unità che Cristo ha voluto per i
suoi discepoli (cfr Gv 17,21). Dall'altra parte, il rispetto
che dobbiamo al sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo ci
impedisce di farne un semplice « mezzo » da usarsi
indiscriminatamente per raggiungere questa stessa unità.(172)
L'Eucaristia, infatti, non manifesta solo la nostra personale
comunione con Gesù Cristo, ma implica anche la piena communio
con la Chiesa. Questo è, pertanto, il motivo per cui con dolore, ma
non senza speranza, chiediamo ai cristiani non cattolici di
comprendere e rispettare la nostra convinzione che si rifà alla
Bibbia e alla Tradizione. Noi riteniamo che la Comunione eucaristica
e la comunione ecclesiale si appartengano così intimamente da
rendere generalmente impossibile accedere all'una senza godere
dell'altra, da parte di cristiani non cattolici. Ancora più priva di
senso sarebbe una vera e propria concelebrazione con ministri di
Chiese o Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa
Cattolica. Resta tuttavia vero che, in vista dell'eterna salvezza,
vi è la possibilità dell'ammissione di singoli cristiani non
cattolici all'Eucaristia, al sacramento della Penitenza e
all'Unzione degli infermi. Ciò suppone però il verificarsi di
determinate ed eccezionali situazioni connotate da precise
condizioni.(173) Esse sono indicate con chiarezza nel
Catechismo della Chiesa Cattolica (174) e nel suo
Compendio.(175) È dovere di ciascuno attenervisi fedelmente.
Partecipazione attraverso i mezzi di
comunicazione
57. A causa dello sviluppo formidabile dei mezzi di
comunicazione, negli ultimi decenni la parola « partecipazione » ha
acquistato un significato più ampio che in passato. Tutti
riconosciamo con soddisfazione che questi strumenti offrono nuove
possibilità anche in riferimento alla Celebrazione eucaristica.(176)
Ciò richiede dagli operatori pastorali del settore una specifica
preparazione ed un vivo senso di responsabilità. Infatti, la santa
Messa trasmessa alla televisione inevitabilmente acquista un certo
carattere di esemplarità. Si deve fare perciò particolare attenzione
perché la celebrazione, oltre a svolgersi in luoghi degni e ben
preparati, rispetti le norme liturgiche.
Infine, quanto al valore della partecipazione alla
santa Messa resa possibile dai mezzi di comunicazione, chi assiste a
tali trasmissioni deve sapere che, in condizioni normali, non
adempie al precetto festivo. Infatti, il linguaggio dell'immagine
rappresenta la realtà, ma non la riproduce in se stessa.(177) Se è
assai lodevole che anziani e malati partecipino alla santa Messa
festiva attraverso le trasmissioni radiotelevisive, non altrettanto
potrebbe dirsi di chi, mediante tali trasmissioni, volesse
dispensarsi dall'andare in chiesa per partecipare alla Celebrazione
eucaristica nell'assemblea della Chiesa viva.
« Actuosa participatio » degli infermi
58. Considerando la condizione di coloro che per
motivi di salute o di età non possono recarsi nei luoghi di culto,
vorrei richiamare l'attenzione di tutta la comunità ecclesiale sulla
necessità pastorale di assicurare l'assistenza spirituale ai malati,
a quelli che restano nelle proprie case o che si trovano in
ospedale. Più volte nel Sinodo dei Vescovi si è fatto cenno alla
loro condizione. Occorre fare in modo che questi nostri fratelli
possano accostarsi con frequenza alla Comunione sacramentale.
Rinforzando in tal modo il rapporto con Cristo crocifisso e risorto,
potranno sentire la propria esistenza pienamente inserita nella vita
e nella missione della Chiesa mediante l'offerta della propria
sofferenza in unione col sacrificio di nostro Signore. Un'attenzione
particolare deve essere riservata ai disabili; là dove la loro
condizione lo permette, la comunità cristiana deve favorire la loro
partecipazione alla celebrazione nel luogo di culto. In proposito,
si faccia in modo che siano rimossi negli edifici sacri eventuali
ostacoli architettonici che impediscono ai disabili l'accesso.
Infine, venga assicurata anche la comunione eucaristica, per quanto
possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati: essi
ricevono l'Eucaristia nella fede anche della famiglia o della
comunità che li accompagna.(178)
L'attenzione per i carcerati
59. La tradizione spirituale della Chiesa, sulla
scorta di una precisa parola di Cristo (cfr Mt 25,36), ha
individuato nella visita ai carcerati una delle opere di
misericordia corporale. Coloro che si trovano in questa situazione
hanno particolarmente bisogno di essere visitati dal Signore stesso
nel sacramento dell'Eucaristia. Sperimentare la vicinanza della
comunità ecclesiale, partecipare all'Eucaristia e ricevere la santa
Comunione in un periodo della vita così particolare e doloroso può
sicuramente contribuire alla qualità del proprio cammino di fede e
favorire il pieno ricupero sociale della persona. Interpretando i
desideri espressi nell'Assemblea sinodale chiedo alle Diocesi di
fare in modo che, nei limiti del possibile, vi sia un adeguato
investimento di forze nell'attività pastorale rivolta alla cura
spirituale dei detenuti.(179)
I migranti e la partecipazione all'Eucaristia
60. Toccando il problema di coloro che per diversi
motivi sono costretti a lasciare la propria terra, il Sinodo ha
espresso particolare gratitudine verso quanti sono impegnati nella
cura pastorale dei migranti. In questo contesto, un'attenzione
specifica deve essere data a quei migranti che appartengono alle
Chiese cattoliche orientali e per i quali, al distacco dalla propria
casa, si aggiunge la difficoltà di non poter partecipare alla
liturgia eucaristica secondo il proprio rito di appartenenza. Per
questo, dove è possibile, venga loro concesso di essere assistiti
dai sacerdoti del loro rito. In ogni caso, chiedo ai Vescovi di
accogliere nella carità di Cristo questi fratelli. L'incontro di
fedeli di riti diversi può diventare anche occasione di vicendevole
arricchimento. In particolare, penso al giovamento che può derivare,
soprattutto per il clero, dalla conoscenza delle diverse
tradizioni.(180)
Le grandi concelebrazioni
61. L'Assemblea sinodale si è soffermata a
considerare la qualità della partecipazione nelle grandi
celebrazioni che avvengono in circostanze particolari, in cui vi
sono, oltre ad un grande numero di fedeli, anche molti sacerdoti
concelebranti.(181) Da una parte, è facile riconoscere il valore di
questi momenti, specialmente quando presiede il Vescovo attorniato
dal suo presbiterio e dai diaconi. Dall'altra, in tali circostanze
possono verificarsi problemi quanto all'espressione sensibile
dell'unità del presbiterio, specialmente nella preghiera
eucaristica, e quanto alla distribuzione della santa Comunione. Si
deve evitare che tali grandi concelebrazioni creino dispersione. A
ciò si provveda con strumenti adeguati di coordinamento e sistemando
il luogo di culto in modo da consentire ai presbiteri e ai fedeli la
piena e reale partecipazione. Comunque, occorre tener presente che
si tratta di concelebrazioni d'indole eccezionale e limitate a
situazioni straordinarie.
La lingua latina
62. Quanto affermato non deve, tuttavia, mettere in
ombra il valore di queste grandi liturgie. Penso in questo momento,
in particolare, alle celebrazioni che avvengono durante incontri
internazionali, oggi sempre più frequenti. Esse devono essere
giustamente valorizzate. Per meglio esprimere l'unità e
l'universalità della Chiesa, vorrei raccomandare quanto suggerito
dal Sinodo dei Vescovi, in sintonia con le direttive del
Concilio Vaticano II: (182) eccettuate le letture, l'omelia e la
preghiera dei fedeli, è bene che tali celebrazioni siano in lingua
latina; così pure siano recitate in latino le preghiere più
note(183) della tradizione della Chiesa ed eventualmente eseguiti
brani in canto gregoriano. Più in generale, chiedo che i futuri
sacerdoti, fin dal tempo del seminario, siano preparati a
comprendere e a celebrare la santa Messa in latino, nonché a
utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano; non si
trascuri la possibilità che gli stessi fedeli siano educati a
conoscere le più comuni preghiere in latino, come anche a cantare in
gregoriano certe parti della liturgia.(184)
Celebrazioni eucaristiche in piccoli gruppi
63. Una situazione assai diversa è quella che si
viene a creare in alcune circostanze pastorali in cui, proprio per
una partecipazione più consapevole, attiva e fruttuosa, si
favoriscono le celebrazioni in piccoli gruppi. Pur riconoscendo la
valenza formativa sottesa a queste scelte, è necessario precisare
che esse devono essere armonizzate con l'insieme della proposta
pastorale della Diocesi. Infatti, tali esperienze perderebbero il
loro carattere pedagogico, se fossero sentite in antagonismo o in
parallelo rispetto alla vita della Chiesa particolare. A tale
proposito, il Sinodo ha evidenziato alcuni criteri ai quali
attenersi: i piccoli gruppi devono servire a unificare la comunità,
non a frammentarla; ciò deve trovare convalida nella prassi
concreta; questi gruppi devono favorire la partecipazione fruttuosa
dell'intera assemblea e preservare, per quanto possibile, l'unità
della vita liturgica delle singole famiglie.(185)
La celebrazione
interiormente partecipata
Catechesi mistagogica
64. La grande tradizione liturgica della Chiesa ci
insegna che, per una fruttuosa partecipazione, è necessario
impegnarsi a corrispondere personalmente al mistero che viene
celebrato, mediante l'offerta a Dio della propria vita, in unità con
il sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo intero. Per questo
motivo, il Sinodo dei Vescovi ha raccomandato di curare nei fedeli
l'intima concordanza delle disposizioni interiori con i gesti e le
parole. Se questa mancasse, le nostre celebrazioni, per quanto
animate, rischierebbero la deriva del ritualismo. Pertanto occorre
promuovere un'educazione alla fede eucaristica che disponga i fedeli
a vivere personalmente quanto viene celebrato. Di fronte
all'importanza essenziale di questa participatio personale e
consapevole, quali possono essere gli strumenti formativi adeguati?
I Padri sinodali all'unanimità hanno indicato, al riguardo, la
strada di una catechesi a carattere mistagogico, che porti i fedeli
a addentrarsi sempre meglio nei misteri che vengono celebrati.(186)
In particolare, per la relazione tra ars celebrandi e
actuosa participatio si deve innanzitutto affermare che « la
migliore catechesi sull'Eucaristia è la stessa Eucaristia ben
celebrata ».(187) Per natura sua, infatti, la liturgia ha una sua
efficacia pedagogica nell'introdurre i fedeli alla conoscenza del
mistero celebrato. Proprio per questo, nella tradizione più antica
della Chiesa il cammino formativo del cristiano, pur senza
trascurare l'intelligenza sistematica dei contenuti della fede,
assumeva sempre un carattere esperienziale in cui determinante era
l'incontro vivo e persuasivo con Cristo annunciato da autentici
testimoni. In questo senso, colui che introduce ai misteri è
innanzitutto il testimone. Tale incontro certamente si approfondisce
nella catechesi e trova la sua fonte e il suo culmine nella
celebrazione dell'Eucaristia. Da questa struttura fondamentale
dell'esperienza cristiana prende le mosse l'esigenza di un
itinerario mistagogico, in cui devono sempre essere tenuti presenti
tre elementi.
a) Si tratta innanzitutto della
interpretazione dei riti alla luce degli eventi salvifici, in
conformità con la tradizione viva della Chiesa. In effetti, la
celebrazione dell'Eucaristia, nella sua infinita ricchezza, contiene
continui riferimenti alla storia della salvezza. In Cristo
crocifisso e risorto ci è dato di celebrare davvero il centro
ricapitolatore di tutta la realtà (cfr Ef 1,10). Fin
dall'inizio la comunità cristiana ha letto gli avvenimenti della
vita di Gesù, ed in particolare del mistero pasquale, in relazione a
tutto il percorso veterotestamentario.
b) La catechesi mistagogica si dovrà
preoccupare, inoltre, di introdurre al senso dei segni
contenuti nei riti. Questo compito è particolarmente urgente in
un'epoca fortemente tecnicizzata come l'attuale, in cui c'è il
rischio di perdere la capacità percettiva in relazione ai segni e ai
simboli. Più che informare, la catechesi mistagogica dovrà
risvegliare ed educare la sensibilità dei fedeli per il linguaggio
dei segni e dei gesti che, uniti alla parola, costituiscono il rito.
c) Infine, la catechesi mistagogica deve
preoccuparsi di mostrare il significato dei riti in relazione
alla vita cristiana in tutte le sue dimensioni, di lavoro e di
impegno, di pensieri e di affetti, di attività e di riposo. È parte
dell'itinerario mistagogico porre in evidenza il nesso dei misteri
celebrati nel rito con la responsabilità missionaria dei fedeli. In
tal senso, l'esito maturo della mistagogia è la consapevolezza che
la propria esistenza viene progressivamente trasformata dai santi
Misteri celebrati. Scopo di tutta l'educazione cristiana, del resto,
è di formare il fedele, come « uomo nuovo », ad una fede adulta, che
lo renda capace di testimoniare nel proprio ambiente la speranza
cristiana da cui è animato.
Per poter svolgere all'interno delle nostre comunità
ecclesiali un tale compito educativo occorre avere formatori
adeguatamente preparati. Certamente tutto il Popolo di Dio deve
sentirsi impegnato in questa formazione. Ogni comunità cristiana è
chiamata ad essere luogo di introduzione pedagogica ai misteri che
si celebrano nella fede. A questo riguardo, i Padri durante il
Sinodo hanno sottolineato l'opportunità di un maggior coinvolgimento
delle Comunità di vita consacrata, dei movimenti e delle
aggregazioni che, in forza dei loro propri carismi, possono arrecare
nuovo slancio alla formazione cristiana.(188) Anche nel nostro tempo
lo Spirito Santo non lesina certo l'effusione dei suoi doni per
sostenere la missione apostolica della Chiesa, a cui spetta di
diffondere la fede e di educarla fino alla sua maturità.(189)
La riverenza verso l'Eucaristia
65. Un segnale convincente dell'efficacia che la
catechesi eucaristica ha sui fedeli è sicuramente la crescita in
loro del senso del mistero di Dio presente tra noi. Ciò può essere
verificato attraverso specifiche manifestazioni di riverenza verso
l'Eucaristia, a cui il percorso mistagogico deve introdurre i
fedeli.(190) Penso, in senso generale, all'importanza dei gesti e
della postura, come l'inginocchiarsi durante i momenti salienti
della preghiera eucaristica. Nell'adeguarsi alla legittima diversità
di segni che si compiono nel contesto delle differenti culture,
ciascuno viva ed esprima la consapevolezza di trovarsi in ogni
celebrazione davanti alla maestà infinita di Dio, che ci raggiunge
in modo umile nei segni sacramentali.
Adorazione e pietà eucaristica
Il rapporto intrinseco tra celebrazione e
adorazione
66. Uno dei momenti più intensi del Sinodo è stato
quando ci siamo recati nella Basilica di San Pietro, insieme a tanti
fedeli per l'adorazione eucaristica. Con tale gesto di preghiera,
l'Assemblea dei Vescovi ha inteso richiamare l'attenzione, non solo
con le parole, sull'importanza della relazione intrinseca tra
Celebrazione eucaristica e adorazione. In questo significativo
aspetto della fede della Chiesa si trova uno degli elementi decisivi
del cammino ecclesiale, compiuto dopo il rinnovamento liturgico
voluto dal
Concilio Vaticano II. Mentre la riforma muoveva i primi passi, a
volte l'intrinseco rapporto tra la santa Messa e l'adorazione del Ss.mo
Sacramento non fu abbastanza chiaramente percepito. Un'obiezione
allora diffusa prendeva spunto, ad esempio, dal rilievo secondo cui
il Pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per essere
contemplato, ma per essere mangiato. In realtà, alla luce
dell'esperienza di preghiera della Chiesa, tale contrapposizione si
rivelava priva di ogni fondamento. Già Agostino aveva detto: «
nemo autem illam carnem manducat, nisi prius adoraverit; peccemus
non adorando – Nessuno mangia questa carne senza prima adorarla;
peccheremmo se non la adorassimo ».(191) Nell'Eucaristia, infatti,
il Figlio di Dio ci viene incontro e desidera unirsi a noi;
l'adorazione eucaristica non è che l'ovvio sviluppo della
Celebrazione eucaristica, la quale è in se stessa il più grande atto
d'adorazione della Chiesa.(192) Ricevere l'Eucaristia significa
porsi in atteggiamento di adorazione verso Colui che riceviamo.
Proprio così e soltanto così diventiamo una cosa sola con Lui e
pregustiamo in anticipo, in qualche modo, la bellezza della liturgia
celeste. L'atto di adorazione al di fuori della santa Messa prolunga
ed intensifica quanto s'è fatto nella Celebrazione liturgica stessa.
Infatti, « soltanto nell'adorazione può maturare un'accoglienza
profonda e vera. E proprio in questo atto personale di incontro col
Signore matura poi anche la missione sociale che nell'Eucaristia è
racchiusa e che vuole rompere le barriere non solo tra il Signore e
noi, ma anche e soprattutto le barriere che ci separano gli uni
dagli altri ».(193)
La pratica dell'adorazione eucaristica
67. Insieme all'Assemblea sinodale, pertanto,
raccomando vivamente ai Pastori della Chiesa e al Popolo di Dio la
pratica dell'adorazione eucaristica, sia personale che
comunitaria.(194) A questo proposito, di grande giovamento sarà
un'adeguata catechesi in cui si spieghi ai fedeli l'importanza di
questo atto di culto che permette di vivere più profondamente e con
maggiore frutto la stessa Celebrazione liturgica. Nel limite del
possibile, poi, soprattutto nei centri più popolosi, converrà
individuare chiese od oratori da riservare appositamente
all'adorazione perpetua. Inoltre, raccomando che nella formazione
catechistica, ed in particolare negli itinerari di preparazione alla
Prima Comunione, si introducano i fanciulli al senso e alla bellezza
di sostare in compagnia di Gesù, coltivando lo stupore per la sua
presenza nell'Eucaristia.
Vorrei qui esprimere ammirazione e sostegno a tutti
quegli Istituti di vita consacrata i cui membri dedicano una parte
significativa del loro tempo all'adorazione eucaristica. In tal modo
essi offrono a tutti l'esempio di persone che si lasciano plasmare
dalla presenza reale del Signore. Desidero ugualmente incoraggiare
quelle associazioni di fedeli, come anche le Confraternite, che
assumono questa pratica come loro speciale impegno, diventando così
fermento di contemplazione per tutta la Chiesa e richiamo alla
centralità di Cristo per la vita dei singoli e delle comunità.
Forme di devozione eucaristica
68. Il rapporto personale che il singolo fedele
instaura con Gesù, presente nell'Eucaristia, lo rimanda sempre
all'insieme della comunione ecclesiale, alimentando in lui la
consapevolezza della sua appartenenza al Corpo di Cristo. Per
questo, oltre ad invitare i singoli fedeli a trovare personalmente
del tempo da trascorrere in preghiera davanti al Sacramento
dell'altare, ritengo doveroso sollecitare le stesse parrocchie e gli
altri gruppi ecclesiali a promuovere momenti di adorazione
comunitaria. Ovviamente, conservano tutto il loro valore le già
esistenti forme di devozione eucaristica. Penso, ad esempio, alle
processioni eucaristiche, soprattutto alla tradizionale processione
nella solennità del Corpus Domini, alla pia pratica delle
Quarant'ore, ai Congressi eucaristici locali, nazionali e
internazionali, e alle altre iniziative analoghe. Opportunamente
aggiornate e adattate alle circostanze diverse, tali forme di
devozione meritano di essere anche oggi coltivate.(195)
Il luogo del tabernacolo nella chiesa
69. In relazione all'importanza della custodia
eucaristica e dell'adorazione e riverenza nei confronti del
sacramento del Sacrificio di Cristo, il Sinodo dei Vescovi si è
interrogato riguardo all'adeguata collocazione del tabernacolo
all'interno delle nostre chiese.(196) La sua corretta posizione,
infatti, aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel
Santissimo Sacramento. È necessario pertanto che il luogo in cui
vengono conservate le specie eucaristiche sia facilmente
individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri
in chiesa. A tale fine, occorre tenere conto della disposizione
architettonica dell'edificio sacro: nelle chiese in cui non esiste
la cappella del Santissimo Sacramento e permane l'altare maggiore
con il tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi di tale
struttura per la conservazione ed adorazione dell'Eucaristia,
evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante. Nelle nuove
chiese è bene predisporre la cappella del Santissimo in prossimità
del presbiterio; ove ciò non sia possibile, è preferibile situare il
tabernacolo nel presbiterio, in luogo sufficientemente elevato, al
centro della zona absidale, oppure in altro punto ove sia ugualmente
ben visibile. Tali accorgimenti concorrono a conferire dignità al
tabernacolo, che deve sempre essere curato anche sotto il profilo
artistico. Ovviamente è necessario tener conto di quanto afferma in
proposito l'Ordinamento Generale del Messale Romano.(197) Il
giudizio ultimo su questa materia spetta comunque al Vescovo
diocesano.
TERZA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA VIVERE
« Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me
e io vivo per il Padre,
così anche colui che mangia di me vivrà per me » (Gv 6,57)
Forma eucaristica
della vita cristiana
Il culto spirituale – logiké latreía (Rm
12,1)
70. Il Signore Gesù, fattosi per noi cibo di verità
e di amore, parlando del dono della sua vita ci assicura che « chi
mangia di questo pane vivrà in eterno » (Gv 6,51). Ma questa
« vita eterna » inizia in noi già in questo tempo attraverso il
cambiamento che il dono eucaristico genera in noi: « Colui che
mangia di me vivrà per me » (Gv 6,57). Queste parole di Gesù
ci fanno capire come il mistero « creduto » e « celebrato » possegga
in sé un dinamismo che ne fa principio di vita nuova in noi e forma
dell'esistenza cristiana. Comunicando al Corpo e al Sangue di Gesù
Cristo, infatti, veniamo resi partecipi della vita divina in modo
sempre più adulto e consapevole. Vale anche qui quanto sant'Agostino,
nelle sue Confessioni, dice del Logos eterno, cibo
dell'anima: mettendo in rilievo il carattere paradossale di questo
cibo, il santo Dottore immagina di sentirsi dire: « Sono il cibo dei
grandi: cresci e mi mangerai. E non io sarò assimilato a te come
cibo della tua carne, ma tu sarai assimilato a me ».(198) Infatti
non è l'alimento eucaristico che si trasforma in noi, ma siamo noi
che veniamo da esso misteriosamente cambiati. Cristo ci nutre
unendoci a sé; « ci attira dentro di sé ».(199)
La Celebrazione eucaristica appare qui in tutta la
sua forza quale fonte e culmine dell'esistenza ecclesiale, in quanto
esprime, nello stesso tempo, sia la genesi che il compimento del
nuovo e definitivo culto, la logiké latreía.(200) Le parole
di san Paolo ai Romani a questo proposito sono la formulazione più
sintetica di come l'Eucaristia trasformi tutta la nostra vita in
culto spirituale gradito a Dio: « Vi esorto dunque, fratelli, per la
misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio
vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale
» (Rm 12,1). In questa esortazione emerge l'immagine del
nuovo culto come offerta totale della propria persona in comunione
con tutta la Chiesa. L'insistenza dell'Apostolo sull'offerta dei
nostri corpi sottolinea l'umana concretezza di un culto tutt'altro
che disincarnato. Ancora il Santo di Ippona a questo proposito ci
ricorda che « questo è il sacrificio dei cristiani, l'essere cioè
molti e un solo corpo in Cristo. La Chiesa celebra questo mistero
col Sacramento dell'altare, che i fedeli ben conoscono, e nel quale
le si mostra chiaramente che nella cosa che si offre essa stessa è
offerta ».(201) La dottrina cattolica, infatti, afferma che
l'Eucaristia, in quanto sacrificio di Cristo, è anche sacrificio
della Chiesa, e quindi dei fedeli.(202) L'insistenza sul sacrificio
– « fare sacro » – dice qui tutta la densità esistenziale implicata
nella trasformazione della nostra realtà umana afferrata da Cristo (cfr
Fil 3,12).
Efficacia onnicomprensiva del culto
eucaristico
71. Il nuovo culto cristiano abbraccia ogni aspetto
dell'esistenza, trasfigurandola: « Sia dunque che mangiate sia che
beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la
gloria di Dio » (1 Cor 10,31). In ogni atto della vita il
cristiano è chiamato ad esprimere il vero culto a Dio. Da qui prende
forma la natura intrinsecamente eucaristica della vita cristiana. In
quanto coinvolge la realtà umana del credente nella sua concretezza
quotidiana, l'Eucaristia rende possibile, giorno dopo giorno, la
progressiva trasfigurazione dell'uomo chiamato per grazia ad essere
ad immagine del Figlio di Dio (cfr Rm 8,29s). Non c'è nulla
di autenticamente umano – pensieri ed affetti, parole ed opere – che
non trovi nel sacramento dell'Eucaristia la forma adeguata per
essere vissuto in pienezza. Qui emerge tutto il valore antropologico
della novità radicale portata da Cristo con l'Eucaristia: il culto a
Dio nell'esistenza umana non è relegabile ad un momento particolare
e privato, ma per natura sua tende a pervadere ogni aspetto della
realtà dell'individuo. Il culto gradito a Dio diviene così un nuovo
modo di vivere tutte le circostanze dell'esistenza in cui ogni
particolare viene esaltato, in quanto vissuto dentro il rapporto con
Cristo e come offerta a Dio. La gloria di Dio è l'uomo vivente (cfr
1 Cor 10,31). E la vita dell'uomo è la visione di Dio.(203)
« Iuxta dominicam viventes » – Vivere
secondo la domenica
72. Questa radicale novità che l'Eucaristia
introduce nella vita dell'uomo si è rivelata alla coscienza
cristiana fin dall'inizio. I fedeli hanno subito percepito il
profondo influsso che la Celebrazione eucaristica esercitava sullo
stile della loro vita. Sant'Ignazio di Antiochia esprimeva questa
verità qualificando i cristiani come « coloro che sono giunti alla
nuova speranza », e li presentava come coloro che vivono « secondo
la domenica » (iuxta dominicam viventes).(204) Questa formula
del grande martire antiocheno mette chiaramente in luce il nesso tra
la realtà eucaristica e l'esistenza cristiana nella sua
quotidianità. La consuetudine caratteristica dei cristiani di
riunirsi nel primo giorno dopo il sabato per celebrare la
risurrezione di Cristo – secondo il racconto di san Giustino
martire(205) – è anche il dato che definisce la forma dell'esistenza
rinnovata dall'incontro con Cristo. La formula di sant'Ignazio – «
Vivere secondo la domenica » – sottolinea pure il valore
paradigmatico che questo giorno santo possiede per ogni altro giorno
della settimana. Esso, infatti, non si distingue in base alla
semplice sospensione delle attività solite, come una sorta di
parentesi all'interno del ritmo usuale dei giorni. I cristiani hanno
sempre sentito questo giorno come il primo della settimana, perché
in esso si fa memoria della radicale novità portata da Cristo.
Pertanto, la domenica è il giorno in cui il cristiano ritrova quella
forma eucaristica della sua esistenza secondo la quale è chiamato a
vivere costantemente. « Vivere secondo la domenica » vuol dire
vivere nella consapevolezza della liberazione portata da Cristo e
svolgere la propria esistenza come offerta di se stessi a Dio,
perché la sua vittoria si manifesti pienamente a tutti gli uomini
attraverso una condotta intimamente rinnovata.
Vivere il precetto festivo
73. I Padri sinodali, consapevoli di questo
principio nuovo di vita che l'Eucaristia pone nel cristiano, hanno
ribadito l'importanza per tutti i fedeli del precetto domenicale
come fonte di libertà autentica, per poter vivere ogni altro giorno
secondo quanto hanno celebrato nel « giorno del Signore ». La vita
di fede, infatti, è in pericolo quando non si avverte più il
desiderio di partecipare alla Celebrazione eucaristica in cui si fa
memoria della vittoria pasquale. Partecipare all'assemblea liturgica
domenicale, insieme a tutti i fratelli e le sorelle con i quali si
forma un solo corpo in Cristo Gesù, è richiesto dalla coscienza
cristiana e al tempo stesso forma la coscienza cristiana. Smarrire
il senso della domenica come giorno del Signore da santificare è
sintomo di una perdita del senso autentico della libertà cristiana,
la libertà dei figli di Dio (206). Rimangono preziose, a questo
riguardo, le osservazioni fatte dal mio venerato predecessore,
Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica
Dies Domini (207), a proposito delle diverse dimensioni
della domenica per i cristiani: essa è Dies Domini, in
riferimento all'opera della creazione; Dies Christi in quanto
giorno della nuova creazione e del dono che il Signore Risorto fa
dello Spirito Santo; Dies Ecclesiae come giorno in cui la
comunità cristiana si ritrova per la celebrazione; Dies hominis
come giorno di gioia, riposo e carità fraterna.
Un tale giorno, pertanto, si manifesta come festa
primordiale, nella quale ogni fedele, nell'ambiente in cui vive, può
farsi annunziatore e custode del senso del tempo. Da questo giorno,
in effetti, scaturisce il senso cristiano dell'esistenza ed un nuovo
modo di vivere il tempo, le relazioni, il lavoro, la vita e la
morte. È bene, dunque, che nel giorno del Signore le realtà
ecclesiali organizzino, intorno alla Celebrazione eucaristica
domenicale, manifestazioni proprie della comunità cristiana:
incontri amichevoli, iniziative per la formazione nella fede di
bambini, giovani e adulti, pellegrinaggi, opere di carità e momenti
diversi di preghiera. A motivo di questi valori così importanti –
per quanto giustamente il sabato sera sin dai Primi Vespri
appartenga già alla Domenica e sia permesso adempiere in esso al
precetto domenicale – è necessario rammentare che è la domenica in
se stessa che merita di essere santificata, perché non finisca per
risultare un giorno « vuoto di Dio ».(208)
Il senso del riposo e del lavoro
74. Infine, è particolarmente urgente in questo
nostro tempo ricordare che il giorno del Signore è anche il giorno
del riposo dal lavoro. Ci auguriamo vivamente che esso sia
riconosciuto come tale anche dalla società civile, così che sia
possibile essere liberi dalle attività lavorative, senza venire per
questo penalizzati. I cristiani, infatti, non senza rapporto con il
significato del sabato nella tradizione ebraica, hanno visto nel
giorno del Signore anche il giorno del riposo dalla fatica
quotidiana. Ciò ha un suo preciso senso, perché costituisce una
relativizzazione del lavoro, che viene finalizzato all'uomo: il
lavoro è per l'uomo e non l'uomo per il lavoro. È facile intuire la
tutela che da ciò viene offerta all'uomo stesso, che risulta così
emancipato da una possibile forma di schiavitù. Come ho avuto modo
di affermare, « il lavoro riveste primaria importanza per la
realizzazione dell'uomo e per lo sviluppo della società, e per
questo occorre che esso sia sempre organizzato e svolto nel pieno
rispetto dell'umana dignità e al servizio del bene comune. Al tempo
stesso, è indispensabile che l'uomo non si lasci asservire dal
lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso
ultimo e definitivo della vita » (209). È nel giorno consacrato a
Dio che l'uomo comprende il senso della sua esistenza ed anche
dell'attività lavorativa.(210)
Assemblee domenicali in assenza di sacerdote
75. Riscoprendo il significato della Celebrazione
domenicale per la vita del cristiano, è spontaneo porsi il problema
di quelle comunità cristiane in cui manca il sacerdote e dove, di
conseguenza, non è possibile celebrare la santa Messa nel Giorno del
Signore. Occorre dire, a questo proposito, che ci troviamo di fronte
a situazioni assai diversificate tra loro. Il Sinodo ha raccomandato
innanzitutto ai fedeli di recarsi in una delle chiese della Diocesi
in cui è garantita la presenza del sacerdote, anche quando ciò
richiede un certo sacrificio (211). Là dove, invece, le grandi
distanze rendono praticamente impossibile la partecipazione
all'Eucaristia domenicale, è importante che le comunità cristiane si
radunino ugualmente per lodare il Signore e fare memoria del Giorno
a Lui dedicato. Ciò dovrà tuttavia avvenire nel contesto di
un'adeguata istruzione circa la differenza tra la santa Messa e le
assemblee domenicali in attesa di sacerdote. La cura pastorale della
Chiesa si deve esprimere in questo caso nel vigilare perché la
liturgia della Parola, organizzata sotto la guida di un diacono o di
una persona incaricata dall'autorità competente, si compia secondo
un rituale specifico elaborato dalle Conferenze episcopali e a tale
scopo da esse approvato (212). Ricordo che spetta agli Ordinari
concedere la facoltà di distribuire la comunione in tali liturgie,
valutando attentamente la convenienza di una certa scelta. Inoltre,
si deve fare in modo che tali assemblee non ingenerino confusione
sul ruolo centrale del sacerdote e sulla componente sacramentale
nella vita della Chiesa. L'importanza del ruolo dei laici, che vanno
giustamente ringraziati per la loro generosità al servizio delle
comunità cristiane, non deve mai occultare il ministero
insostituibile dei sacerdoti per la vita della Chiesa.(213)
Pertanto, si vigili attentamente a che le assemblee in attesa di
sacerdote non diano adito a visioni ecclesiologiche non aderenti
alla verità del Vangelo e alla tradizione della Chiesa. Piuttosto
dovrebbero essere occasioni privilegiate di preghiera a Dio perché
mandi santi sacerdoti secondo il suo cuore. Toccante, a questo
proposito, quanto scriveva il Papa Giovanni Paolo II nella
Lettera ai Sacerdoti per il Giovedì Santo 1979, ricordando
quei luoghi dove la gente, privata del sacerdote da parte del regime
dittatoriale, si riuniva in una chiesa o in un santuario, metteva
sull'altare la stola ancora conservata e recitava le preghiera della
liturgia eucaristica fermandosi in silenzio « al momento che
corrisponde alla transustanziazione », a testimonianza di quanto «
ardentemente essi desiderano di udire le parole che solo le labbra
di un sacerdote possono efficacemente pronunciare ».(214) Proprio in
questa prospettiva, considerato il bene incomparabile derivante
dalla celebrazione del Sacrificio eucaristico, chiedo a tutti i
sacerdoti una fattiva e concreta disponibilità a visitare il più
spesso possibile le comunità affidate alla loro cura pastorale,
perché non rimangano troppo tempo senza il Sacramento della carità.
Una forma eucaristica dell'esistenza
cristiana, l'appartenenza ecclesiale
76. L'importanza della domenica come Dies
Ecclesiae ci richiama alla relazione intrinseca tra la vittoria
di Gesù sul male e sulla morte e la nostra appartenenza al suo Corpo
ecclesiale. Ogni cristiano, infatti, nel Giorno del Signore ritrova
anche la dimensione comunitaria della propria esistenza redenta.
Partecipare all'azione liturgica, comunicare al Corpo e al Sangue di
Cristo vuol dire nello stesso tempo rendere sempre più intima e
profonda la propria appartenenza a Colui che è morto per noi (cfr
1 Cor 6,19s; 7,23). Veramente chi mangia di Cristo vive per Lui.
In relazione al Mistero eucaristico si comprende il senso profondo
della communio sanctorum. La comunione ha sempre ed
inseparabilmente una connotazione verticale ed una orizzontale:
comunione con Dio e comunione con i fratelli e le sorelle. Le due
dimensioni si incontrano misteriosamente nel dono eucaristico. «
Dove si distrugge la comunione con Dio, che è comunione col Padre,
col Figlio e con lo Spirito Santo, si distrugge anche la radice e la
sorgente della comunione fra di noi. E dove non viene vissuta la
comunione fra di noi, anche la comunione col Dio Trinitario non è
viva e vera ».(215) Chiamati, pertanto, ad essere membra di Cristo e
dunque membra gli uni degli altri (cfr 1 Cor 12,27), noi
costituiamo una realtà ontologicamente fondata nel Battesimo e
alimentata dall'Eucaristia, una realtà che chiede di trovare
riscontro sensibile nella vita delle nostre comunità.
La forma eucaristica dell'esistenza cristiana è
indubbiamente una forma ecclesiale e comunitaria. Attraverso la
Diocesi e le parrocchie, quali strutture portanti della Chiesa in un
particolare territorio, ogni fedele può fare esperienza concreta
della sua appartenenza al Corpo di Cristo. Associazioni, movimenti
ecclesiali e nuove comunità – con la vivacità dei loro carismi
donati dallo Spirito Santo per il nostro tempo – come pure gli
Istituti di vita consacrata, hanno il compito di offrire un loro
specifico contributo per favorire nei fedeli la percezione di questo
loro essere del Signore (cfr Rm 14,8). Il fenomeno
della secolarizzazione, che contiene non a caso caratteri fortemente
individualistici, ottiene i suoi effetti deleteri soprattutto nelle
persone che si isolano e per scarso senso di appartenenza. Il
cristianesimo, fin dal suo inizio, implica sempre una compagnia, una
trama di rapporti vivificati continuamente dall'ascolto della
Parola, dalla Celebrazione eucaristica e animati dallo Spirito
Santo.
Spiritualità e cultura eucaristica
77. I Padri sinodali hanno significativamente
affermato che « i fedeli cristiani hanno bisogno di una più profonda
comprensione delle relazioni tra l'Eucaristia e la vita quotidiana.
La spiritualità eucaristica non è soltanto partecipazione alla Messa
e devozione al Santissimo Sacramento. Essa abbraccia la vita intera
» (216). Questo rilievo riveste per tutti noi oggi particolare
significato. Occorre riconoscere che uno degli effetti più gravi
della secolarizzazione poc'anzi menzionata sta nell'aver relegato la
fede cristiana ai margini dell'esistenza, come se essa fosse inutile
per quanto riguarda lo svolgimento concreto della vita degli uomini.
Il fallimento di questo modo di vivere « come se Dio non ci fosse »
è ora davanti a tutti. Oggi c'è bisogno di riscoprire che Gesù
Cristo non è una semplice convinzione privata o una dottrina
astratta, ma una persona reale il cui inserimento nella storia è
capace di rinnovare la vita di tutti. Per questo l'Eucaristia come
fonte e culmine della vita e missione della Chiesa si deve tradurre
in spiritualità, in vita « secondo lo Spirito » (Rm 8,4s; cfr
Gal 5,16.25). È significativo che san Paolo, nel passo della
Lettera ai Romani in cui invita a vivere il nuovo culto
spirituale, richiami contemporaneamente alla necessità del
cambiamento del proprio modo di vivere e di pensare: « Non
conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi,
rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio,
ciò che è buono, a lui gradito e perfetto » (12,2). In tal modo,
l'Apostolo delle genti sottolinea il legame tra il vero culto
spirituale e la necessità di un nuovo modo di percepire l'esistenza
e di condurre la vita. È parte integrante della forma eucaristica
della vita cristiana il rinnovamento di mentalità, « affinché non
siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là
da qualsiasi vento di dottrina » (Ef 4,14).
Eucaristia ed evangelizzazione delle culture
78. Da quanto affermato consegue che il Mistero
eucaristico ci mette in dialogo con le differenti culture, ma
anche in un certo senso le sfida (217). Occorre riconoscere
il carattere interculturale di questo nuovo culto, di questa
logiké latreía. La presenza di Gesù Cristo e l'effusione dello
Spirito Santo sono eventi che possono stabilmente confrontarsi con
ogni realtà culturale, per fermentarla evangelicamente. Ciò comporta
conseguentemente l'impegno di promuovere con convinzione
l'evangelizzazione delle culture, nella consapevolezza che Cristo
stesso è la verità di ogni uomo e di tutta la storia umana.
L'Eucaristia diviene criterio di valorizzazione di tutto ciò che il
cristiano incontra nelle varie espressioni culturali. In questo
importante processo possiamo sentire quanto mai significative le
parole di san Paolo che invita nella sua Prima Lettera ai
Tessalonicesi a « esaminare ogni cosa e a tenere ciò che è buono
» (cfr 5,21).
Eucaristia e fedeli laici
79. In Cristo, Capo della Chiesa suo Corpo, tutti i
cristiani formano « la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la
nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le
opere meravigliose di Lui » (1 Pt 2,9). L'Eucaristia, come
mistero da vivere, si offre a ciascuno di noi nella condizione in
cui egli si trova, facendo diventare la sua situazione esistenziale
luogo in cui vivere quotidianamente la novità cristiana. Se il
Sacrificio eucaristico alimenta ed accresce in noi quanto ci è già
dato nel Battesimo per il quale tutti siamo chiamati alla santità
(218), allora questo deve emergere e mostrarsi proprio nelle
situazioni o stati di vita in cui ogni cristiano si trova. Si
diviene giorno per giorno culto gradito a Dio vivendo la propria
vita come vocazione. A partire dalla convocazione liturgica, è lo
stesso sacramento dell'Eucaristia ad impegnarci nella realtà
quotidiana perché tutto sia fatto a gloria di Dio.
E poiché il mondo è « il campo » (Mt 13,38)
in cui Dio pone i suoi figli come buon seme, i cristiani laici, in
forza del Battesimo e della Cresima, e corroborati dall'Eucaristia,
sono chiamati a vivere la novità radicale portata da Cristo proprio
all'interno delle comuni condizioni della vita.(219) Essi devono
coltivare il desiderio che l'Eucaristia incida sempre più
profondamente nella loro esistenza quotidiana, portandoli ad essere
testimoni riconoscibili nel proprio ambiente di lavoro e nella
società tutta.(220) Un particolare incoraggiamento rivolgo alle
famiglie, perché traggano ispirazione e forza da questo Sacramento.
L'amore tra l'uomo e la donna, l'accoglienza della vita, il compito
educativo si rivelano quali ambiti privilegiati in cui l'Eucaristia
può mostrare la sua capacità di trasformare e portare a pienezza di
significato l'esistenza.(221) I Pastori non manchino mai di
sostenere, educare ed incoraggiare i fedeli laici a vivere
pienamente la propria vocazione alla santità dentro quel mondo che
Dio ha tanto amato da dare il suo Figlio perché ne diventasse la
salvezza (cfr Gv 3,16).
Eucaristia e spiritualità sacerdotale
80. La forma eucaristica dell'esistenza cristiana si
manifesta indubbiamente in modo particolare nello stato di vita
sacerdotale. La spiritualità sacerdotale è intrinsecamente
eucaristica. Il seme di una tale spiritualità si trova già nelle
parole che il Vescovo pronuncia nella liturgia dell'Ordinazione: «
Ricevi le offerte del popolo santo per il Sacrificio eucaristico.
Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma
la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore ».(222) Per
dare alla sua esistenza una sempre più compiuta forma eucaristica,
il sacerdote, già nel periodo di formazione e poi negli anni
successivi, deve fare ampio spazio alla vita spirituale.(223) Egli è
chiamato a essere continuamente un autentico ricercatore di Dio, pur
restando al contempo vicino alle preoccupazioni degli uomini. Una
vita spirituale intensa gli permetterà di entrare più profondamente
in comunione con il Signore e l'aiuterà a lasciarsi possedere
dall'amore di Dio, divenendone testimone in ogni circostanza anche
difficile e buia. A tale scopo, insieme con i Padri del Sinodo,
raccomando ai sacerdoti « la celebrazione quotidiana della santa
Messa, anche quando non ci fosse partecipazione di fedeli ».(224)
Tale raccomandazione si accorda innanzitutto con il valore
oggettivamente infinito di ogni Celebrazione eucaristica; e trae poi
motivo dalla sua singolare efficacia spirituale, perché, se vissuta
con attenzione e fede, la santa Messa è formativa nel senso più
profondo del termine, in quanto promuove la conformazione a Cristo e
rinsalda il sacerdote nella sua vocazione.
Eucaristia e vita consacrata
81. Nel contesto della relazione tra l'Eucaristia e
le diverse vocazioni ecclesiali risplende in particolare « la
testimonianza profetica delle consacrate e dei consacrati, che
trovano nella Celebrazione eucaristica e nell'adorazione la forza
per la sequela radicale di Cristo obbediente, povero e casto ».(225)
I consacrati e le consacrate, pur svolgendo molti servizi nel campo
della formazione umana e della cura dei poveri, nell'insegnamento o
nell'assistenza dei malati, sanno che lo scopo principale della loro
vita è « la contemplazione delle verità divine e la costante unione
con Dio ».(226) Il contributo essenziale che la Chiesa si aspetta
dalla vita consacrata è molto più in ordine all'essere che al fare.
In questo contesto vorrei richiamare l'importanza della
testimonianza verginale proprio in relazione al mistero
dell'Eucaristia. Infatti, oltre al legame con il celibato
sacerdotale, il Mistero eucaristico manifesta un intrinseco rapporto
con la verginità consacrata, in quanto questa è espressione della
dedizione esclusiva della Chiesa a Cristo, che essa accoglie come
suo Sposo con fedeltà radicale e feconda.(227) Nell'Eucaristia la
verginità consacrata trova ispirazione ed alimento per la sua
dedizione totale a Cristo. Dall'Eucaristia inoltre essa trae
conforto e spinta per essere, anche nel nostro tempo, segno
dell'amore gratuito e fecondo che Dio ha verso l'umanità. Infine,
mediante la sua specifica testimonianza, la vita consacrata diviene
oggettivamente richiamo e anticipazione di quelle « nozze
dell'Agnello » (Ap 19,7.9), in cui è posta la meta di tutta
la storia della salvezza. In tal senso essa costituisce un efficace
rimando a quell'orizzonte escatologico di cui ogni uomo ha bisogno
per poter orientare le proprie scelte e decisioni di vita.
Eucaristia e trasformazione morale
82. Scoprendo la bellezza della forma eucaristica
dell'esistenza cristiana siamo portati anche a riflettere sulle
energie morali che da tale forma vengono attivate a sostegno
dell'autentica libertà propria dei figli di Dio. Intendo con ciò
riprendere una tematica emersa nel Sinodo riguardo al legame tra
forma eucaristica dell'esistenza e trasformazione morale.
Il Papa Giovanni Paolo II aveva affermato che la vita morale «
possiede il valore di un « culto spirituale » (Rm 12,1; cfr
Fil 3,3), attinto e alimentato da quella inesauribile
sorgente di santità e di glorificazione di Dio che sono i
Sacramenti, in specie l'Eucaristia: infatti, partecipando al
Sacrificio della Croce, il cristiano comunica con l'amore di
donazione di Cristo ed è abilitato e impegnato a vivere questa
stessa carità in tutti i suoi atteggiamenti e comportamenti di vita
».(228) In definitiva, « nel « culto » stesso, nella comunione
eucaristica è contenuto l'essere amati e l'amare a propria volta gli
altri. Un'Eucaristia che non si traduca in amore concretamente
praticato è in se stessa frammentata ».(229)
Questo richiamo alla valenza morale del culto
spirituale non va interpretato in chiave moralistica. È innanzitutto
la felice scoperta del dinamismo dell'amore nel cuore di chi
accoglie il dono del Signore, si abbandona a Lui e trova la vera
libertà. La trasformazione morale, implicata nel nuovo culto
istituito da Cristo, è una tensione e un desiderio cordiale di voler
corrispondere all'amore del Signore con tutto il proprio essere, pur
nella consapevolezza della propria fragilità. Ciò di cui parliamo
ben si rispecchia nel racconto evangelico relativo a Zaccheo (cfr
Lc 19,1-10). Dopo aver ospitato Gesù nella sua casa, il
pubblicano si ritrova completamente trasformato: decide di dare metà
dei suoi averi ai poveri e di restituire quattro volte tanto a
coloro ai quali ha rubato. La tensione morale che nasce
dall'ospitare Gesù nella nostra vita scaturisce dalla gratitudine
per aver sperimentato l'immeritata vicinanza del Signore.
Coerenza eucaristica
83. È importante rilevare ciò che i Padri sinodali
hanno qualificato come coerenza eucaristica, a cui la nostra
esistenza è oggettivamente chiamata. Il culto gradito a Dio,
infatti, non è mai atto meramente privato, senza conseguenze sulle
nostre relazioni sociali: esso richiede la pubblica testimonianza
della propria fede. Ciò vale ovviamente per tutti i battezzati, ma
si impone con particolare urgenza nei confronti di coloro che, per
la posizione sociale o politica che occupano, devono prendere
decisioni a proposito di valori fondamentali, come il rispetto e la
difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale,
la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di
educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue
forme.(230) Tali valori non sono negoziabili. Pertanto, i politici e
i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità
sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro
coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi
ispirate ai valori fondati nella natura umana.(231) Ciò ha peraltro
un nesso obiettivo con l'Eucaristia (cfr 1 Cor 11,27-29). I
Vescovi sono tenuti a richiamare costantemente tali valori; ciò fa
parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro
affidato.(232)
Eucaristia, mistero da annunciare
Eucaristia e missione
84. Nell'omelia durante la Celebrazione eucaristica
con cui ho dato inizio solenne al mio ministero sulla Cattedra di
Pietro ho detto: « Non vi è niente di più bello che essere
raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più
bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l'amicizia con Lui
».(233) Questa affermazione acquista una più forte intensità se
pensiamo al Mistero eucaristico. In effetti, non possiamo tenere per
noi l'amore che celebriamo nel Sacramento. Esso chiede per sua
natura di essere comunicato a tutti. Ciò di cui il mondo ha bisogno
è l'amore di Dio, è incontrare Cristo e credere in Lui. Per questo
l'Eucaristia non è solo fonte e culmine della vita della Chiesa; lo
è anche della sua missione: « Una Chiesa autenticamente eucaristica
è una Chiesa missionaria ».(234) Anche noi dobbiamo poter dire ai
nostri fratelli con convinzione: « Quello che abbiamo veduto e
udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in
comunione con noi! » (1 Gv 1,3). Veramente non c'è niente di
più bello che incontrare e comunicare Cristo a tutti. La stessa
istituzione dell'Eucaristia, del resto, anticipa ciò che costituisce
il cuore della missione di Gesù: Egli è l'inviato del Padre per la
redenzione del mondo (cfr Gv 3,16- 17; Rm 8,32).
Nell'Ultima Cena Gesù affida ai suoi discepoli il Sacramento che
attualizza il sacrificio da Lui fatto di se stesso in obbedienza al
Padre per la salvezza di tutti noi. Non possiamo accostarci alla
Mensa eucaristica senza lasciarci trascinare nel movimento della
missione che, prendendo avvio dal Cuore stesso di Dio, mira a
raggiungere tutti gli uomini. Pertanto, è parte costitutiva della
forma eucaristica dell'esistenza cristiana la tensione missionaria.
Eucaristia e testimonianza
85. La prima e fondamentale missione che ci viene
dai santi Misteri che celebriamo è di rendere testimonianza con la
nostra vita. Lo stupore per il dono che Dio ci ha fatto in Cristo
imprime alla nostra esistenza un dinamismo nuovo impegnandoci ad
essere testimoni del suo amore. Diveniamo testimoni quando,
attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un Altro
appare e si comunica. Si può dire che la testimonianza è il mezzo
con cui la verità dell'amore di Dio raggiunge l'uomo nella storia,
invitandolo ad accogliere liberamente questa novità radicale. Nella
testimonianza Dio si espone, per così dire, al rischio della libertà
dell'uomo. Gesù stesso è il testimone fedele e verace (cfr Ap
1,5; 3,14); è venuto per rendere testimonianza alla verità (cfr
Gv 18,37). In quest'ordine di riflessioni mi preme riprendere un
concetto caro ai primi cristiani, ma che colpisce anche noi,
cristiani di oggi: la testimonianza fino al dono di se stessi, fino
al martirio, è sempre stata considerata nella storia della Chiesa il
culmine del nuovo culto spirituale: « Offrite i vostri corpi » (Rm
12,1). Si pensi, ad esempio, al racconto del martirio di san
Policarpo di Smirne, discepolo di san Giovanni: tutta la drammatica
vicenda è descritta come liturgia, anzi come un divenire Eucaristia
del martire stesso.(235) Pensiamo anche alla coscienza eucaristica
che Ignazio di Antiochia esprime in vista del suo martirio: egli si
considera « frumento di Dio » e desidera di diventare nel martirio «
pane puro di Cristo ».(236) Il cristiano che offre la sua vita nel
martirio entra nella piena comunione con la Pasqua di Gesù Cristo e
così diviene egli stesso con Lui Eucaristia. Ancora oggi non mancano
alla Chiesa martiri in cui si manifesta in modo supremo l'amore di
Dio. Anche quando non ci viene chiesta la prova del martirio,
tuttavia, sappiamo che il culto gradito a Dio postula intimamente
questa disponibilità(237) e trova la sua realizzazione nella lieta e
convinta testimonianza, di fronte al mondo, di una vita cristiana
coerente negli ambiti dove il Signore ci chiama ad annunciarlo.
Cristo Gesù, unico Salvatore
86. Sottolineare il rapporto intrinseco tra
Eucaristia e missione ci fa riscoprire anche il contenuto ultimo del
nostro annuncio. Quanto più nel cuore del popolo cristiano sarà vivo
l'amore per l'Eucaristia, tanto più gli sarà chiaro il compito della
missione: portare Cristo. Non solo un'idea o un'etica a Lui
ispirata, ma il dono della sua stessa Persona. Chi non comunica la
verità dell'Amore al fratello non ha ancora dato abbastanza.
L'Eucaristia come sacramento della nostra salvezza ci richiama così
inevitabilmente all'unicità di Cristo e della salvezza da Lui
compiuta a prezzo del suo sangue. Pertanto, dal Mistero eucaristico,
creduto e celebrato, sorge l'esigenza di educare costantemente tutti
al lavoro missionario il cui centro è l'annuncio di Gesù, unico
Salvatore.(238) Ciò impedirà di ridurre in chiave meramente
sociologica la decisiva opera di promozione umana sempre implicata
in ogni autentico processo di evangelizzazione.
Libertà di culto
87. In questo contesto, desidero dare voce a quanto
hanno affermato i Padri durante l'Assemblea sinodale riguardo alle
gravi difficoltà che investono la missione di quelle comunità
cristiane che vivono in condizioni di minoranza o addirittura di
privazione della libertà religiosa.(239) Dobbiamo rendere veramente
grazie al Signore per tutti i Vescovi, sacerdoti, persone consacrate
e laici, che si prodigano nell'annunciare il Vangelo e vivono la
loro fede mettendo a repentaglio la propria vita. Non sono poche le
regioni del mondo nelle quali il solo recarsi in Chiesa costituisce
un'eroica testimonianza che espone la vita del soggetto
all'emarginazione e alla violenza. Anche in questa circostanza
voglio confermare la solidarietà di tutta la Chiesa con coloro che
soffrono per la mancanza di libertà di culto. Là dove manca la
libertà religiosa, lo sappiamo, manca in definitiva la libertà più
significativa, poiché nella fede l'uomo esprime l'intima decisione
riguardo al senso ultimo della propria esistenza. Preghiamo,
pertanto, che si allarghino gli spazi della libertà religiosa in
tutti gli Stati, affinché i cristiani, come pure i membri delle
altre religioni, possano liberamente vivere le loro convinzioni,
personalmente e in comunità.
Eucaristia,
mistero da offrire al mondo
Eucaristia, pane spezzato per la vita del
mondo
88. « Il pane che io darò è la mia carne per la vita
del mondo » (Gv 6,51). Con queste parole il Signore rivela il
vero significato del dono della propria vita per tutti gli uomini.
Esse ci mostrano anche l'intima compassione che Egli ha per ogni
persona. In effetti, tante volte i Vangeli ci riportano i sentimenti
di Gesù nei confronti degli uomini, in special modo dei sofferenti e
dei peccatori (cfr Mt 20,34; Mc 6,34; Lc
19,41). Egli esprime attraverso un sentimento profondamente umano
l'intenzione salvifica di Dio per ogni uomo, affinché raggiunga la
vita vera. Ogni Celebrazione eucaristica attualizza sacramentalmente
il dono che Gesù ha fatto della propria vita sulla Croce per noi e
per il mondo intero. Al tempo stesso, nell'Eucaristia Gesù fa di noi
testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella.
Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità
nei confronti del prossimo, che « consiste appunto nel fatto che io
amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche
conosco. Questo può realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro
con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando
fino a toccare il sentimento. Allora imparo a guardare quest'altra
persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti,
ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo ».(240) In tal modo
riconosco, nelle persone che avvicino, fratelli e sorelle per i
quali il Signore ha dato la sua vita amandoli « fino alla fine » (Gv
13,1). Di conseguenza, le nostre comunità, quando celebrano
l'Eucaristia, devono prendere sempre più coscienza che il sacrificio
di Cristo è per tutti e pertanto l'Eucaristia spinge ogni credente
in Lui a farsi « pane spezzato » per gli altri, e dunque ad
impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno. Pensando alla
moltiplicazione dei pani e dei pesci, dobbiamo riconoscere che
Cristo ancora oggi continua ad esortare i suoi discepoli ad
impegnarsi in prima persona: « Date loro voi stessi da mangiare » (Mt
14,16). Davvero la vocazione di ciascuno di noi è quella di
essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo.
Le implicazioni sociali del Mistero
eucaristico
89. L'unione con Cristo che si realizza nel
Sacramento ci abilita anche ad una novità di rapporti sociali: « la
« mistica » del Sacramento ha un carattere sociale ». Infatti, «
l'unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri
ai quali Egli si dona. Io non posso avere Cristo solo per me; posso
appartenergli soltanto in unione con tutti quelli che sono diventati
o diventeranno suoi ».(241) A questo proposito è necessario
esplicitare la relazione tra Mistero eucaristico e impegno sociale.
L'Eucaristia è sacramento di comunione tra fratelli e sorelle che
accettano di riconciliarsi in Cristo, il quale ha fatto di ebrei e
pagani un popolo solo, abbattendo il muro di inimicizia che li
separava (cfr Ef 2,14). Solo questa costante tensione alla
riconciliazione consente di comunicare degnamente al Corpo e al
Sangue di Cristo (cfr Mt 5,23-24).(242) Attraverso il
memoriale del suo sacrificio, Egli rafforza la comunione tra i
fratelli e, in particolare, sollecita coloro che sono in conflitto
ad affrettare la loro riconciliazione aprendosi al dialogo e
all'impegno per la giustizia. È fuori dubbio che condizioni per
costruire una vera pace siano la restaurazione della giustizia, la
riconciliazione e il perdono.(243) Da questa consapevolezza nasce la
volontà di trasformare anche le strutture ingiuste per ristabilire
il rispetto della dignità dell'uomo, creato a immagine e somiglianza
di Dio. È attraverso lo svolgimento concreto di questa
responsabilità che l'Eucaristia diventa nella vita ciò che essa
significa nella celebrazione. Come ho avuto modo di affermare, non è
compito proprio della Chiesa quello di prendere nelle sue mani la
battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile;
tuttavia, essa non può e non deve neanche restare ai margini della
lotta per la giustizia. La Chiesa « deve inserirsi in essa per via
dell'argomentazione razionale e deve risvegliare le forze
spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche
rinunzie, non può affermarsi e prosperare ».(244)
Nella prospettiva della responsabilità sociale di
tutti i cristiani i Padri sinodali hanno ricordato che il sacrificio
di Cristo è mistero di liberazione che ci interpella e provoca
continuamente. Rivolgo pertanto un appello a tutti i fedeli ad
essere realmente operatori di pace e di giustizia: « Chi partecipa
all'Eucaristia, infatti, deve impegnarsi a costruire la pace nel
nostro mondo segnato da molte violenze e guerre, e oggi in modo
particolare, dal terrorismo, dalla corruzione economica e dallo
sfruttamento sessuale ».(245) Tutti problemi, questi, che a loro
volta generano altri fenomeni avvilenti che destano viva
preoccupazione. Noi sappiamo che queste situazioni non possono
essere affrontate in modo superficiale. Proprio in forza del Mistero
che celebriamo, occorre denunciare le circostanze che sono in
contrasto con la dignità dell'uomo, per il quale Cristo ha versato
il suo sangue, affermando così l'alto valore di ogni singola
persona.
Il cibo della verità e l'indigenza dell'uomo
90. Non possiamo rimanere inattivi di fronte a certi
processi di globalizzazione che non di rado fanno crescere a
dismisura lo scarto tra ricchi e poveri a livello mondiale. Dobbiamo
denunciare chi dilapida le ricchezze della terra, provocando
disuguaglianze che gridano verso il cielo (cfr Gc 5,4). Ad
esempio, è impossibile tacere di fronte alle « immagini sconvolgenti
dei grandi campi di profughi o di rifugiati – in diverse parti del
mondo – raccolti in condizioni di fortuna, per scampare a sorte
peggiore, ma di tutto bisognosi. Non sono, questi esseri umani,
nostri fratelli e sorelle? Non sono i loro bambini venuti al mondo
con le stesse legittime attese di felicità degli altri? ».(246) Il
Signore Gesù, Pane di vita eterna, ci sprona e ci rende attenti alle
situazioni di indigenza in cui versa ancora gran parte dell'umanità:
sono situazioni la cui causa implica spesso una chiara ed
inquietante responsabilità degli uomini. Infatti, « sulla base di
dati statistici disponibili si può affermare che meno della metà
delle immense somme globalmente destinate agli armamenti sarebbe più
che sufficiente per togliere stabilmente dall'indigenza lo
sterminato esercito dei poveri. La coscienza umana ne è
interpellata. Alle popolazioni che vivono sotto la soglia della
povertà, più a causa di situazioni dipendenti dai rapporti
internazionali politici, commerciali e culturali, che non a motivo
di circostanze incontrollabili, il nostro comune impegno nella
verità può e deve dare nuova speranza ».(247)
Il cibo della verità ci spinge a denunciare le
situazioni indegne dell'uomo, in cui si muore per mancanza di cibo a
causa dell'ingiustizia e dello sfruttamento, e ci dona nuova forza e
coraggio per lavorare senza sosta all'edificazione della civiltà
dell'amore. Dall'inizio i cristiani si sono preoccupati di
condividere i loro beni (cfr At 4,32) e di aiutare i poveri (cfr
Rm 15,26). L'elemosina che si raccoglie nelle assemblee
liturgiche ne è un vivo ricordo, ma è anche una necessità assai
attuale. Le istituzioni ecclesiali di beneficenza, in particolare la
Caritas a vari livelli, svolgono il prezioso servizio di aiutare
le persone in necessità, soprattutto i più poveri. Traendo
ispirazione dall'Eucaristia, che è il sacramento della carità, esse
ne divengono l'espressione concreta; meritano perciò ogni plauso ed
incoraggiamento per il loro impegno solidale nel mondo.
La dottrina sociale della Chiesa
91. Il mistero dell'Eucaristia ci abilita e ci
spinge ad un impegno coraggioso nelle strutture di questo mondo per
portarvi quella novità di rapporti che ha nel dono di Dio la sua
fonte inesauribile. La preghiera, che ripetiamo in ogni santa Messa:
« Dacci oggi il nostro pane quotidiano », ci obbliga a fare tutto il
possibile, in collaborazione con le istituzioni internazionali,
statali, private, perché cessi o perlomeno diminuisca nel mondo lo
scandalo della fame e della sottoalimentazione di cui soffrono tanti
milioni di persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Il
cristiano laico in particolare, formato alla scuola dell'Eucaristia,
è chiamato ad assumere direttamente la propria responsabilità
politica e sociale. Perché egli possa svolgere adeguatamente i suoi
compiti occorre prepararlo attraverso una concreta educazione alla
carità e alla giustizia. Per questo, come è stato richiesto dal
Sinodo, è necessario che nelle Diocesi e nelle comunità cristiane
venga fatta conoscere e promossa la dottrina sociale della
Chiesa.(248) In questo prezioso patrimonio, proveniente dalla più
antica tradizione ecclesiale, troviamo gli elementi che orientano
con profonda sapienza il comportamento dei cristiani di fronte alle
questioni sociali scottanti. Questa dottrina, maturata durante tutta
la storia della Chiesa, si caratterizza per realismo ed equilibrio,
aiutando così ad evitare fuorvianti compromessi o vacue utopie.
Santificazione del mondo e salvaguardia del
creato
92. Infine, per sviluppare una spiritualità
eucaristica profonda, capace di incidere significativamente anche
nel tessuto sociale, è necessario che il popolo cristiano, che rende
grazie per mezzo dell'Eucaristia, abbia coscienza di farlo in nome
dell'intera creazione, aspirando così alla santificazione del mondo
e lavorando intensamente a tal fine.(249) L'Eucaristia stessa getta
una luce potente sulla storia umana e su tutto il cosmo. In questa
prospettiva sacramentale impariamo, giorno per giorno, che ogni
evento ecclesiale possiede il carattere di segno, attraverso il
quale Dio comunica se stesso e ci interpella. In tal maniera, la
forma eucaristica dell'esistenza può davvero favorire un autentico
cambiamento di mentalità nel modo con cui leggiamo la storia ed il
mondo. La liturgia stessa ci educa a tutto questo, quando, durante
la presentazione dei doni, il sacerdote rivolge a Dio una preghiera
di benedizione e di richiesta in relazione al pane e al vino, «
frutto della terra », « della vite » e del « lavoro dell'uomo ». Con
queste parole, oltre che coinvolgere nell'offerta a Dio tutta
l'attività e la fatica umana, il rito ci spinge a considerare la
terra come creazione di Dio, che produce per noi ciò di cui abbiamo
bisogno per il nostro sostentamento. Essa non è una realtà neutrale,
mera materia da utilizzare indifferentemente secondo l'umano
istinto. Piuttosto si colloca all'interno del disegno buono di Dio,
per il quale tutti noi siamo chiamati ad essere figli e figlie
nell'unico Figlio di Dio, Gesù Cristo (cfr Ef 1,4-12). Le
giuste preoccupazioni per le condizioni ecologiche in cui versa il
creato in tante parti del mondo trovano conforto nella prospettiva
della speranza cristiana, che ci impegna ad operare responsabilmente
per la salvaguardia del creato.(250) Nel rapporto tra l'Eucaristia e
il cosmo, infatti, scopriamo l'unità del disegno di Dio e siamo
portati a cogliere la profonda relazione tra la creazione e la «
nuova creazione », inaugurata nella risurrezione di Cristo, nuovo
Adamo. Ad essa noi partecipiamo già ora in forza del Battesimo (cfr
Col 2,12s) e così alla nostra vita cristiana, nutrita
dall'Eucaristia, si apre la prospettiva del mondo nuovo, del nuovo
cielo e della nuova terra, dove la nuova Gerusalemme scende dal
cielo, da Dio, « pronta come una sposa adorna per il suo sposo » (Ap
21,2).
Utilità di un Compendio eucaristico
93. Al termine di queste riflessioni, in cui ho
voluto soffermarmi sugli orientamenti emersi nel Sinodo, desidero
accogliere anche la richiesta che i Padri hanno avanzato per aiutare
il popolo cristiano a credere, celebrare e vivere sempre meglio il
Mistero eucaristico. A cura dei competenti Dicasteri sarà pubblicato
un Compendio, che raccoglierà testi del Catechismo della
Chiesa Cattolica, orazioni, spiegazioni delle Preghiere Eucaristiche
del Messale e quant'altro possa rivelarsi utile per la corretta
comprensione, celebrazione e adorazione del Sacramento
dell'altare.(251) Mi auguro che questo strumento possa contribuire a
fare sì che il memoriale della Pasqua del Signore diventi ogni
giorno di più fonte e culmine della vita e della missione della
Chiesa. Ciò stimolerà ogni fedele a fare della propria vita un vero
culto spirituale.
CONCLUSIONE
94. Cari fratelli e sorelle, l'Eucaristia è
all'origine di ogni forma di santità ed ognuno di noi è chiamato a
pienezza di vita nello Spirito Santo. Quanti santi hanno reso
autentica la propria vita grazie alla loro pietà eucaristica! Da
sant'Ignazio d'Antiochia a sant'Agostino, da sant'Antonio Abate a
san Benedetto, da san Francesco d'Assisi a san Tommaso d'Aquino, da
santa Chiara d'Assisi a santa Caterina da Siena, da san Pasquale
Baylon a san Pier Giuliano Eymard, da sant'Alfonso M. de' Liguori al
beato Charles de Foucauld, da san Giovanni Maria Vianney a santa
Teresa di Lisieux, da san Pio da Pietrelcina alla beata Teresa di
Calcutta, dal beato Piergiorgio Frassati al beato Ivan Mertz, per
fare solo alcuni dei tantissimi nomi, la santità ha sempre trovato
il suo centro nel Sacramento dell'Eucaristia.
È perciò necessario che nella Chiesa questo
santissimo Mistero sia veramente creduto, devotamente celebrato e
intensamente vissuto. Il dono che Gesù fa di sé nel Sacramento
memoriale della sua passione ci attesta che la riuscita della nostra
vita sta nella partecipazione alla vita trinitaria, che in Lui ci è
offerta in modo definitivo ed efficace. La celebrazione e
l'adorazione dell'Eucaristia permettono di accostarci all'amore di
Dio e di aderirvi personalmente fino all'unione con l'amato Signore.
L'offerta della nostra vita, la comunione con tutta la comunità dei
credenti e la solidarietà con ogni uomo sono aspetti imprescindibili
della « logiké latreía », del culto spirituale, santo e
gradito a Dio (cfr Rm 12,1), in cui tutta la nostra concreta
realtà umana è trasformata a gloria di Dio. Invito pertanto tutti i
pastori a porre la massima attenzione nella promozione di una
spiritualità cristiana autenticamente eucaristica. I presbiteri, i
diaconi e tutti coloro che svolgono un ministero eucaristico possano
sempre trarre da questi stessi servizi, adempiuti con cura e
costante preparazione, forza e stimolo per il proprio personale e
comunitario cammino di santificazione. Esorto tutti i laici, le
famiglie in particolare, a trovare continuamente nel Sacramento
dell'amore di Cristo l'energia per trasformare la propria vita in un
segno autentico della presenza del Signore risorto. Chiedo a tutti i
consacrati e consacrate di mostrare con la propria esistenza
eucaristica lo splendore e la bellezza di appartenere totalmente al
Signore.
95. All'inizio del quarto secolo il culto cristiano
era ancora proibito dalle autorità imperiali. Alcuni cristiani del
Nord Africa, che si sentivano impegnati alla celebrazione del Giorno
del Signore, sfidarono la proibizione. Furono martirizzati mentre
dichiaravano che non era loro possibile vivere senza l'Eucaristia,
cibo del Signore: sine dominico non possumus.(252) Questi
martiri di Abitine, uniti a tanti Santi e Beati che hanno fatto
dell'Eucaristia il centro della loro vita, intercedano per noi e ci
insegnino la fedeltà all'incontro con Cristo risorto. Anche noi non
possiamo vivere senza partecipare al Sacramento della nostra
salvezza e desideriamo essere iuxta dominicam viventes,
tradurre cioè nella vita quello che celebriamo nel Giorno del
Signore. Questo giorno, in effetti, è il giorno della nostra
definitiva liberazione. C'è da meravigliarsi se desideriamo che ogni
giorno sia vissuto secondo la novità introdotta da Cristo con il
mistero dell'Eucaristia?
96. Maria Santissima, Vergine immacolata, arca della
nuova ed eterna alleanza, ci accompagni in questo cammino incontro
al Signore che viene. In Lei troviamo realizzata l'essenza della
Chiesa nel modo più perfetto. La Chiesa vede in Maria, « Donna
eucaristica » – come l'ha chiamata il Servo di Dio Giovanni Paolo II
(253) –, la propria icona meglio riuscita e la contempla come
modello insostituibile di vita eucaristica. Per questo, alla
presenza del « verum Corpus natum de Maria Virgine »
sull'altare, il sacerdote, a nome dell'assemblea liturgica, afferma
con le parole del canone: « Ricordiamo e veneriamo anzitutto la
gloriosa e sempre Vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù
Cristo » (254). Il suo santo nome è invocato e venerato anche nei
canoni delle tradizioni orientali cristiane. I fedeli, per parte
loro, « raccomandano a Maria, Madre della Chiesa, la loro esistenza
ed il loro lavoro. Sforzandosi di avere gli stessi sentimenti di
Maria, aiutano tutta la comunità a vivere in offerta viva, gradita
al Padre ».(255) Lei è la Tota pulchra, la Tutta bella,
poiché in Lei risplende il fulgore della gloria di Dio. La bellezza
della liturgia celeste, che deve riflettersi anche nelle nostre
assemblee, trova in Lei uno specchio fedele. Da Lei dobbiamo
imparare a diventare noi stessi persone eucaristiche ed ecclesiali
per poter anche noi, secondo la parola di san Paolo, presentarci
"immacolati" al cospetto del Signore, così come Egli ci ha voluto
fin dal principio (cfr Col 1,21; Ef 1,4).(256)
97. Per intercessione della Beata Vergine Maria, lo
Spirito Santo accenda in noi lo stesso ardore che sperimentarono i
discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35) e rinnovi nella nostra
vita lo stupore eucaristico per lo splendore e la bellezza che
rifulgono nel rito liturgico, segno efficace della stessa bellezza
infinita del mistero santo di Dio. Quei discepoli si alzarono e
ritornarono in fretta a Gerusalemme per condividere la gioia con i
fratelli e le sorelle nella fede. La vera gioia infatti è
riconoscere che il Signore rimane tra noi, compagno fedele del
nostro cammino. L'Eucaristia ci fa scoprire che Cristo, morto e
risorto, si mostra nostro contemporaneo nel mistero della Chiesa,
suo Corpo. Di questo mistero d'amore siamo resi testimoni.
Auguriamoci vicendevolmente di andare colmi di gioia e di meraviglia
all'incontro con la santa Eucaristia, per sperimentare e annunciare
agli altri la verità della parola con cui Gesù si è congedato dai
suoi discepoli: « Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del
mondo » (Mt 28,20).
Dato a Roma, presso San Pietro, il 22 febbraio
2007, festa della Cattedra di San Pietro Apostolo, secondo del mio
Pontificato.
BENEDICTUS PP. XVI
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