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Il
banchetto è un fatto umano profondo che in tutti i popoli e
in tutte le religioni ha significato familiare e sociale,
significato di solidarietà umana e di culto, e ha persino
la capacità di simboleggiare la comunione con i defunti e
con Dio. Tale significato e capacità, già accentuati
nell’antica alleanza, acquistano un valore immenso nella
nuova, nella «Cena del Signore».
L'offerta
del pane e del vino, atto spontaneo di culto al Creatore
Una delle figure più tipiche della Bibbia è
il re-sacerdote non ebreo Melchisedek che offre a Dio
pane e vino, e benedice Abramo capostipite del popolo
eletto, e da Abramo riceve la decima di tutto ciò che aveva
con sé (prima lettura). Il brano deve essere completato con
la rilettura che ne fa il salmo responsoriale (109) e la
Lettera agli Ebrei (cc. 5—7).
Questa figura di Melchisedek, che compare inattesa e in
maniera misteriosamente velata nella Genesi, è simbolo di
un sacerdozio umano originario, vero e sacro, tanto da poter
benedire lo stesso Abramo. Infatti, è al tipo del suo
sacerdozio che viene collegato il sacerdozio regale dei
Messia. Vi è perciò qui una prospettiva molto più vasta e
lungimirante che non quella del sacerdozio di Aronne nel
popolo ebraico.
Anche il Cristo è in questa linea, sebbene il suo
sacerdozio e il suo sacrificio siano in una sfera più alta
e abbiano un’efficacia che sorpassa infinitamente ogni
altra efficacia e a questa conferiscano significato e
valore. Così è considerato il Messia nel salmo
responsoriale che prelude già al rapporto più intimo e
unico fra Cristo e Dio. D’altra parte, nella figura e nel
gesto di Melchisedek, assunti e avvalorati da Gesù, ci
viene mostrato che i valori creaturali e umani sono accetti
a Dio e hanno un positivo significato di relazione tra gli
uomini e Dio.
Il
sacrificio di Cristo ci orienta al suo ritorno
L’apostolo Paolo ricalca il realismo usato da Gesù nella
promessa dell’Eucaristia
(Gv
6,32-69) — «mangiare
di questo pane e bere di questo calice» — perché
l’Eucaristia è veramente cibo e bevanda, è veramente la
Cena del Signore. Paolo,
però, si trovava di fronte a un costume della Chiesa di
Corinto che, mentre faceva davvero della Cena un convito di
festa, tuttavia tendeva a renderla soltanto un festino, un
semplice banchetto umano.
Per
questo, Paolo richiama ciò che ha appreso dal Signore
quando ha istituito il «suo
banchetto», nella notte in cui veniva tradito; e
l’apostolo aveva loro trasmesso fedelmente questo fatto;
quindi la festività cristiana della Cena del Signore non
deve dimenticare questa dolorosa realtà.
Ora la Cena viene celebrata nella luce della risurrezione e
nella prospettiva del ritorno del Signore. Perciò è
insieme «memoriale» della morte del Signore e «promessa»
di partecipazione alla gloriosa risurrezione nel suo ritorno
glorioso (cf Gv 6,39.40.44.51.54.58). È
l’«annuncio»
più concreto del Cristo, «evangelizzazione» in atto: «Ogni
volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice,
voi annunziate la morte del Signore finché egli venga»
(seconda lettura). Sono un richiamo a questa realtà le «acclamazioni»
di fede dopo la consacrazione del pane e del vino nella
Messa.
San Tommaso d’Aquino ha espresso bene il molteplice
significato dell’Eucaristia: «Mistero della Cena! Cristo
diventa il nutrimento, si fa memoria della sua passione,
l’anima è riempita di grazia, ci è donato il pegno della
gloria» (antifona al Magnificat, II vespri). Questa «evangelizzazione»
che è l’Eucaristia impegna tutta la comunità ecclesiale:
mangiate, bevete, annunziate. È
una responsabilità che coinvolge tutta la vita di coloro
che partecipano di quel pane e di quel vino.
Un «pane» che non si esaurisce mai
Luca ci dice che Gesù, dopo aver parlato del regno di Dio
alle folle e guarito i sofferenti, per non rimandare digiuna
tanta gente, moltiplicò cinque pani e due pesci (vangelo).
Questo miracolo, la prima moltiplicazione dei pani, viene
indicato dallo stesso Giovanni come «segno»
dell’Eucaristia (Gv
6).
Visto in questa prospettiva eucaristica, lo sfamare una
folla affamata può richiamare ai cristiani anche il comando
di Gesù: «Fate
questo in memoria di me».
La preoccupazione per la fame che tormenta tanta parte
degli uomini e l’interessamento per alleviarla divengono
elementi della celebrazione eucaristica.
Già le prime comunità cristiane — sollecitate dagli
apostoli (cf 1 Cor 16,1-4;
2 Cor 8—9; Rm
15,25-28) — usavano fare le «raccolte» di beni e di
denaro per i poveri, durante la celebrazione
dell’Eucaristia. Ma non va mai dimenticato che «la fame
degli uomini» non è fame di solo pane, dal momento che il
pane è appunto il simbolo che essa è soprattutto «fame di
Dio».
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O
prezioso e meraviglioso convito!
Dalle
«Opere» di san Tommaso d'Aquino, dottore della
Chiesa
(Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect.
1-4)
L'Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della
sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo
per far di noi, da uomini, déi. Tutto quello che
assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì
infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima
sull'altare della croce per la nostra riconciliazione.
Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e
come lavacro, perché, redenti dalla umiliante
schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati.
Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo
di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il
suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto
le specie del pane e del vino.
O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai
commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai
vi può essere di più prezioso? Non ci vengono
imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella
legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero
Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento?
Nessun sacramento in realtà é più salutare di
questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati,
crescono le buone disposizioni, e la mente viene
arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa
l'Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti,
perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la
salvezza di tutti.
Nessuno infine può esprimere la soavità di questo
sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza
spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di
quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato
nella sua passione. Egli istituì l'Eucaristia
nell'ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i
suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre.
L'Eucaristia é il memoriale della passione, il
compimento delle figure dell'Antica Alleanza, la più
grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il
mirabile documento del suo amore immenso per gli
uomini.
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