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DI CRISTO

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La Quaresima

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SS Corpo e sangue di Cristo

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La Bibbia

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Il catechismo degli adulti (zip)

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I tempi liturgici

Il perdono d'Assisi

nota del CEI:"Famiglia patrimonio dell'umanità"

Il Crocifisso

 

 Benedetto XVI

 Giovanni Paolo II

 Giovanni XXIII

 

 Il banchetto è un fatto umano profondo che in tutti i popoli e in tutte le religioni ha significato familiare e sociale, significato di solidarietà umana e di culto, e ha persino la capacità di simboleggiare la comunione con i defunti e con Dio. Tale significato e capacità, già accentuati nell’antica alleanza, acquistano un valore immenso nella nuova, nella «Cena del Signore».

L'offerta del pane e del vino, atto spontaneo di culto al Creatore
Una delle figure più tipiche della Bibbia è il re-sacerdote non ebreo Melchisedek che offre a Dio pane e vino, e benedice Abramo capostipite del popolo eletto, e da Abramo riceve la decima di tutto ciò che aveva con sé (prima lettura). Il brano deve essere completato con la rilettura che ne fa il salmo responsoriale (109) e la Lettera agli Ebrei (cc. 5—7).
Questa figura di Melchisedek, che compare inattesa e in maniera misteriosamente velata nella Genesi, è simbolo di un sacerdozio umano originario, vero e sacro, tanto da poter benedire lo stesso Abramo. Infatti, è al tipo del suo sacerdozio che viene collegato il sacerdozio regale dei Messia. Vi è perciò qui una prospettiva molto più vasta e lungimirante che non quella del sacerdozio di Aronne nel popolo ebraico.
Anche il Cristo è in questa linea, sebbene il suo sacerdozio e il suo sacrificio siano in una sfera più alta e abbiano un’efficacia che sorpassa infinitamente ogni altra efficacia e a questa conferiscano significato e valore. Così è considerato il Messia nel salmo responsoriale che prelude già al rapporto più intimo e unico fra Cristo e Dio. D’altra parte, nella figura e nel gesto di Melchisedek, assunti e avvalorati da Gesù, ci viene mostrato che i valori creaturali e umani sono accetti a Dio e hanno un positivo significato di relazione tra gli uomini e Dio.

Il  sacrificio di Cristo ci orienta al suo ritorno
L’apostolo Paolo ricalca il realismo usato da Gesù nella promessa
dell’Eucaristia (Gv 6,32-69) — «mangiare di questo pane e bere di questo calice» — perché l’Eucaristia è veramente cibo e bevanda, è veramente la Cena del Signore. Paolo, però, si trovava di fronte a un costume della Chiesa di Corinto che, mentre faceva davvero della Cena un convito di festa, tuttavia tendeva a renderla soltanto un festino, un semplice banchetto umano.
Per questo, Paolo richiama ciò che ha appreso dal Signore quando ha istituito il «suo banchetto», nella notte in cui veniva tradito; e l’apostolo aveva loro trasmesso fedelmente questo fatto; quindi la festività cristiana della Cena del Signore non deve dimenticare questa dolorosa realtà.
Ora la Cena viene celebrata nella luce della risurrezione e nella prospettiva del ritorno del Signore. Perciò è insieme «memoriale» della morte del Signore e «promessa» di partecipazione alla gloriosa risurrezione nel suo ritorno glorioso (cf Gv 6,39.40.44.51.54.58).
È l’«annuncio» più concreto del Cristo, «evangelizzazione» in atto: «Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga» (seconda lettura). Sono un richiamo a questa realtà le «acclamazioni» di fede dopo la consacrazione del pane e del vino nella Messa.
San Tommaso d’Aquino ha espresso bene il molteplice significato dell’Eucaristia: «Mistero della Cena! Cristo diventa il nutrimento, si fa memoria della sua passione, l’anima è riempita di grazia, ci è donato il pegno della gloria» (antifona al Magnificat, II vespri). Questa «evangelizzazione» che è l’Eucaristia impegna tutta la comunità ecclesiale: mangiate, bevete, annunziate.
È una responsabilità che coinvolge tutta la vita di coloro che partecipano di quel pane e di quel vino.

Un «pane» che non si esaurisce mai

Luca ci dice che Gesù, dopo aver parlato del regno di Dio alle folle e guarito i sofferenti, per non rimandare digiuna tanta gente, moltiplicò cinque pani e due pesci (vangelo). Questo miracolo, la prima moltiplicazione dei pani, viene indicato dallo stesso Giovanni come «segno» dell’Eucaristia (Gv 6).
Visto in questa prospettiva eucaristica, lo sfamare una folla affamata può richiamare ai cristiani anche il comando di Gesù: «Fate questo in memoria di me
». La preoccupazione per la fame che tormenta tanta parte degli uomini e l’interessamento per alleviarla divengono elementi della celebrazione eucaristica.
Già le prime comunità cristiane — sollecitate dagli apostoli (cf 1 Cor 16,1-4; 2 Cor 8—9; Rm 15,25-28) — usavano fare le «raccolte» di beni e di denaro per i poveri, durante la celebrazione dell’Eucaristia. Ma non va mai dimenticato che «la fame degli uomini» non è fame di solo pane, dal momento che il pane è appunto il simbolo che essa è soprattutto «fame di Dio».

 

O prezioso e meraviglioso convito!

Dalle «Opere» di san Tommaso d'Aquino, dottore della Chiesa
(Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4)

L'Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi, da uomini, déi. Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull'altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati. Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino.
O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento? Nessun sacramento in realtà é più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l'Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti.
Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione. Egli istituì l'Eucaristia nell'ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre. L'Eucaristia é il memoriale della passione, il compimento delle figure dell'Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini.

 

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