|

|
|
Nella Chiesa Cristo si rivela a i popoli |
|
Uno degli elementi più
significativi che ha caratterizzato gli interventi del
Concilio Vaticano II è indubbiamente il richiamo alla
fondamentale unità della famiglia umana (cf ad es.
GS, cap.
II).
Verso quale universalismo?
«La presente generazione... ha visto crollare o restringersi
gli ostacoli e le distanze che separano uomini e nazioni,
grazie ad un accresciuto senso universalistico, ad una più
chiara coscienza dell’unità del genere umano e
all’accettazione della reciproca dipendenza in un’autentica
solidarietà e grazie, infine, al desiderio — e alla
possibilità — di venire a contatto con i propri fratelli e
sorelle al di là delle divisioni artificialmente create
dalla geografia o dalle frontiere nazionali o razziali» (Dives
in misericordia, n. 10).
Alle soglie del terzo millennio, l’umanità si adopera per un
universalismo culturale, ideologico, tecnologico... mai
raggiunto finora. Ma quali mezzi ha a sua disposizione per
raggiungere questo sogno? Si sperimentano molti metodi che
hanno una parte più o meno grande di verità e di efficacia,
ma che sollevano non pochi problemi. Si deve ricorrere alla
forza? Ma l’esperienza di grandi imperi basati sulla
violenza ci mette in guardia contro di essa. Occorre
affidarsi alla coscienza universale del lavoro e della
tecnica? Ma i principi di diritto, di cultura, ecc. su cui
ci si fonda per realizzare l’unificazione del mondo, sono
veramente i più profondi? Non trascurano deliberatamente un
elemento irriducibile, cioè la persona? E il cristiano? Non
ha la sua parola da dire? Il primo uomo che ha creduto
nell’universalismo è secondo la Scrittura, Abramo, il padre
delle nazioni. Dio gli promise che queste un giorno
sarebbero state riunite nella sua discendenza, e il
patriarca gli credette; fu il primo atto di fede fatto da un
uomo.
Cammineranno i popoli alla tua luce
Ad Israele fu affidata la missione di riunire tutti i popoli
nella discendenza di Abramo per realizzare così la promessa
dell’universalismo. Israele credette di formare questa unità
con l’attuazione di un certo numero di pratiche particolari:
la legge, il sabato, la circoncisione... Al contrario, solo
la fede di Abramo sarebbe stata capace di dare unità a tutti
i popoli.
L’annuncio di un nuovo popolo di Dio, a dimensioni
universali, prefigurato e preparato nel popolo eletto, si
realizza in Gesù Cristo nel quale converge e si ricapitola
tutto il piano di Dio (Ef 1,9-10). In lui tutto ciò
che era diviso ritrova l’unità (seconda lettura).
La venuta dei Magi dall’Oriente segna l’inizio dell’unità
della grande famiglia umana, che sarà realizzata
perfettamente quando la fede in Gesù Cristo farà cadere le
barriere esistenti fra gli uomini, e nell’unità della fede
tutti si sentiranno figli di Dio, ugualmente redenti e
fratelli tra loro (vangelo).
Questo nuovo popolo è la Chiesa, comunità dei credenti;
attraverso i secoli essa realizza e testimonia la chiamata
universale di tutti gli uomini alla salvezza per l’opera
unificatrice di Cristo. E’ significativa la visione finale
del Nuovo Testamento (Ap 7,4-12; 15, 3-4; 21,24-26):
una moltitudine di razze, di popoli e di lingue, che
salutano in Dio il re delle nazioni, e che abiteranno nella
nuova Gerusalemme, dove l’umanità ritroverà la propria e
definitiva unità.
C’è sempre una stella in
cielo
Facilmente ogni discorso sull’
«unità»,
in qualsiasi campo, rischia di essere frainteso. Spesso si
pretende per unità una piatta uniformità: l’annullamento di
ogni differenza individuale, un totale livellamento. Si
inaugura così un sistema di facili etichette e di facili
ostracismi. Chi non si adegua alla media viene bollato come
estremista o come reazionario o come eretico. Eppure la
diversità e la varietà dei caratteri delle nazioni sono la
ricchezza dell’umanità. Anche il fatto che la Chiesa sia una
ed universale non esclude che nel suo ambito possano
coesistere «diversi modi» di vivere l’unica fede. Per troppo
tempo la Chiesa è stata legata al mondo culturale
occidentale e all’uomo bianco per calare il cristianesimo in
stampi e categorie mentali tipicamente europei, ma la Chiesa
di Cristo non può essere bianca o nera o gialla come non può
essere proletaria o borghese o capitalista: le sue porte
sono aperte a tutti. Il cristiano non può rifiutare
aprioristicamente la novità o l’originalità per se stesse;
deve prima verificare se esse non siano magari una nuova
dimensione della fede nell’Unico Cristo. Molte esperienze
attuali, che qualche volta scandalizzano i tutori
dell’uniformità (non dell’unità), sono il segno del rigoglio
della vita della Chiesa. Cristo ci dà la misura di ogni
cosa: Ama Dio con tutto il tuo cuore, amatevi come io vi ho
amato (cf Mc 12,30; Gv 13,34). Questa è la
stella da seguire, per giungere al nostro autentico e unico
centro di unità: «il mistero di cui (il Padre) ci ha fatti
partecipi» (orazione dopo la comunione).
|
|
Il Signore
ha manifestato in tutto il mondo la sua salvezza
Dai «Discorsi» di san Leone Magno,
papa
(Disc. 3 per l'Epifania, 1-3. 5; Pl 54, 240-244)
La Provvidenza misericordiosa, avendo deciso di soccorrere
negli ultimi tempi il mondo che andava in rovina, stabilì
che la salvezza di tutti i popoli si compisse nel Cristo.
Un tempo era stata promessa ad Abramo una innumerevole
discendenza che sarebbe stata generata non secondo la carne,
ma nella fecondità della fede: essa era stata paragonata
alla moltitudine delle stelle perché il padre di tutte le
genti si attendesse non una stirpe terrena, ma celeste.
Entri, entri dunque nella famiglia dei patriarchi la grande
massa delle genti, e i figli della promessa ricevano la
benedizione come stirpe di Abramo, mentre a questa
rinunziano i figli del suo sangue. Tutti i popoli,
rappresentati dai tre magi, adorino il Creatore
dell'universo, e Dio sia conosciuto non nella Giudea
soltanto, ma in tutta la terra, perché ovunque in Israele
sia grande il suo nome (cfr. Sal 75, 2).
Figli carissimi, ammaestrati da questi misteri della grazia
divina, celebriamo nella gioia dello spirito il giorno della
nostra nascita e l'inizio della chiamata alla fede di tutte
le genti. Ringraziamo Dio misericordioso che, come afferma
l'Apostolo, «ci ha messo in grado di partecipare alla sorte
dei santi nella luce. E' lui che ci ha liberati dal potere
delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio
diletto» (Col 1, 12-13). L'aveva annunziato Isaia: Il popolo
dei Gentili, che sedeva nelle tenebre, vide una grande luce
e su quanti abitavano nella terra tenebrosa una luce rifulse
(cfr. Is 9, 1). Di essi ancora Isaia dice al Signore: Popoli
che non ti conoscono ti invocheremo, e popoli che ti
ignorano accorreranno a te (cfr. Is 55, 5).
«Abramo vide questo giorno e gioì » (cfr.
Gv 8, 56). Gioì quando conobbe che i figli della sua fede
sarebbero stati benedetti nella sua discendenza, cioè nel
Cristo, e quando intravide che per la sua fede sarebbe
diventato padre di tutti i popoli. Diede gloria a Dio,
pienamente convinto che quanto il Signore aveva promesso lo
avrebbe attuato (Rm 4, 20-21). Questo giorno cantava nei
salmi David dicendo: «Tutti i popoli che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, o Signore, per dare gloria
al tuo nome» (Sal 85, 9); e ancora: «Il Signore ha
manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha
rivelato la sua giustizia» (Sal 97, 2).
Tutto questo, lo sappiamo, si è realizzato quando i tre
magi, chiamati dai loro lontani paesi, furono condotti da
una stella a conoscere e adorare il Re del cielo e della
terra. Questa stella ci esorta particolarmente a imitare il
servizio che essa prestò, nel senso che dobbiamo seguire,
con tutte le nostre forze, la grazia che invita tutti al
Cristo. In questo impegno, miei cari, dovete tutti aiutarvi
l'un l'altro. Risplendete così come figli della luce nel
regno di Dio, dove conducono la retta fede e le buone opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo che con Dio Padre e con lo
Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
|
|
|
Riconosci,
cristiano, la tua dignità
Dai «Discorsi» di san Leone Magno,
papa
(Disc. 1 per il Natale, 1-3; Pl 54, 190-193)
Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non
c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una
vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle
promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa
della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore
del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero
dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il
santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore,
perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano,
perché è chiamato alla vita.
Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che
l'impenetrabile disegno divino aveva disposto, volendo
riconciliare con il suo Creatore la natura umana, l'assunse lui
stesso in modo che il diavolo, apportatore della morte, fosse
vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava.
Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini
che egli ama» (Lc 2, 14). Essi vedono che la celeste Gerusalemme
è formata da tutti i popoli del mondo. Di questa opera
ineffabile dell'amore divino, di cui tanto gioiscono gli angeli
nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l'umanità nella
sua miseria! O carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo
del suo Figlio nello Spirito Santo, perché nella infinita
misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà di noi, e,
mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere
con Cristo (cfr. Ef 2, 5) perché fossimo in lui creatura nuova,
nuova opera delle sue mani.
Deponiamo dunque «l'uomo vecchio con la condotta di prima» (Ef
4, 22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo,
rinunziamo alle opere della carne. Riconosci, cristiano, la tua
dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare
all'abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricordati
che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito
nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei
diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un
ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non
sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio.
Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di
Cristo.
|
top |