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- Come si recita il Rosario
- Storia
del rosario

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OMNIUM
SANCTORUM
La festa di tutti i Santi il 1
novembre si diffuse nell'Europa la tina nei secoli VIII-IX. Si iniziò
a celebrare la festa di tutti i santi, anche a Roma, fin dal sec. IX.
Un'unica festa per tutti i
Santi, ossia per la Chiesa gloriosa, intimamente unita alla Chiesa
ancora pellegrinante e sofferente. Oggi è una festa di speranza:
"l'assemblea festosa dei nostri fratelli" rappresenta la parte
eletta e sicuramente riuscita del popolo di Dio; ci richiama al
nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti
siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il
compimento fedele della grazia del battesimo.
I Santi – spiega il Papa – sono
coloro che hanno il coraggio di lasciare tutto per diventare
“amici di Gesù”. Sono loro che ci fanno vedere che la fede
“non è un cumulo di proibizioni”, una serie di “no” o di
tristi rinunce moralistiche. E’ invece, in positivo, una scelta
piena di gioia: si lascia qualcosa perché si è trovato di meglio.
Si vende tutto quello che si ha per comprare un tesoro
d’incomparabile valore: è “l’incontro con la Persona di Gesù”,
con il “suo sguardo pieno d’amore”, che “dà alla vita un
nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”:
“Il santo è colui che è talmente affascinato dalla bellezza di
Dio e dalla sua perfetta verità da esserne progressivamente
trasformato. Per questa bellezza e verità è pronto a rinunciare a
tutto, anche a se stesso. Gli basta l’amore di Dio, che sperimenta
nel servizio umile e disinteressato del prossimo, specialmente di
quanti non sono in grado di ricambiare” (Omelia della Messa del 23
ottobre 2005 per la canonizzazione di cinque beati).
“Diventare santi – in realtà, sottolinea Benedetto XVI –
significa realizzare pienamente quello che già siamo”, cioè
“figli di Dio”: grazie alla sua morte e risurrezione infatti Gesù
ha compiuto “la più grande mutazione mai accaduta”
permettendoci, per grazia, di condividere la vita stessa di Dio.
“Non sono più io che vivo – dice San Paolo – ma Cristo vive
in me”:
“È stata cambiata così la mia identità essenziale, tramite il
Battesimo, e io continuo ad esistere soltanto in questo cambiamento.
Il mio proprio io mi viene tolto e viene inserito in un nuovo
soggetto più grande, nel quale il mio io c'è di nuovo, ma
trasformato, purificato, ‘aperto’ mediante l'inserimento
nell'altro, nel quale acquista il suo nuovo spazio di esistenza.
Diventiamo così ‘uno in Cristo’, un unico soggetto nuovo, e il
nostro io viene liberato dal suo isolamento. ‘Io, ma non più
io’: è questa la formula dell'esistenza cristiana fondata
nel Battesimo, la formula della risurrezione dentro al tempo, la
formula della ‘novità’ cristiana chiamata a trasformare il
mondo” (Discorso al Convegno di Verona il 19 ottobre 2006).
I santi – afferma il Papa - non possono tenere per sé la grande
gioia di aver incontrato Dio ma si mettono in movimento per
trasmettere agli altri la bellezza della fede: e lo fanno con umiltà
e pace, nella misericordia e nella verità, con “quella forza mite
che viene dall’unione con Cristo”, testimoniando che “chi
crede non è mai solo”.
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