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LE CHIESE SCOMPARSE
CHIESA DI S.MARIA AL MONASTERO
CLUNYACENSE IN LOCALITA' MADONNA
Nel X e XI secolo, si diffuse in Italia
il movimento riformatore degli abati di Cluny (Francia) .
Essi ponevano al centro della vita del
monaco la celebrazione dell'ufficio divino, concepito nelle forme
più sontuose. La loro ricchezza, derivava principalmente dalle
donazioni dei laici del tempo, secondo i quali le elemosine erano il
più efficace atto di pietà allora concepito.
Nell' anno 1081 Gisilberto IV, figlio
di Maginfredo, conte di Bergamo e feudatario di Sarnico, fece dono a
S.Ugo, abate di Cluny, della cappella di S. Maria con cimitero ed
area circostante (il tutto jugeri dieci) in contrada "Negrignano"
(ora "Madonna") nella corte di Sarnico; affinché vi si costruisse un
monastero ai monaci benedettini clunyacensi.
Lo stesso conte Gisilberto IV, aveva
donato con atto del 19 maggio 1079 \2 agli stessi abati di Cluny,
una tenuta in Cenate sul Monte Argon, perchè vi si erigesse un
monastero in onore ai Santi Pietro e Paolo. La costruzione dei due
monasteri avvenne quasi contemporaneamente; quello di Sarnico fu
però in dipendenza a quello di S.Paolo d' Argon.
Nell'elencazione ufficiale che S. Ugo
fece di tutti i possedimenti clunyacensi ne11095, sono citati il
monastero di S. Paolo con le obbedienze «de Sarnecho».
La chiesa del monastero di
Sarnico, citata anche in una «Breve» di papa Callisto II del
1120, fu costruita su quella primitiva risalente al X secolo.
«La pianta della chiesa era
semplicissima; tre absidi distinte, poste sulla stessa linea (la
centrale era di maggiori dimensioni), contenenti tre altari. I
due scomparti laterali non erano aperti che verso l'abside
centrale, mentre quest'ultima era aperta anche verso un piccolo
spazio destinato al pubblico, e dal quale era diviso da una
cancellata».
Nel XIV e nel XV secolo
quest'ordine subì una profonda decadenza a causa delle guerre e
delle pestilenze. Queste cause agivano contemporaneamente sulle
entrate materiali e sulle vocazioni; anzi, la diminuzione delle
nuove ammissioni all'ordine, era relativa alla diminuzione delle
entrate finanziarie ed allo stato precario dei beni temporali.
Ne11482, essendo venuta a Bergamo
la congregazione dei monaci di S. Giustino di Padova, il
commendatario Colleoni, offrì loro il convento di S. Paolo,
proponendo l 'unione con i clunyacensi, avvenuta poi, non senza
difficoltà, nel 1487.
Con bolla Pontificia del 1496
veniva soppresso l'ordine clunyacense, che confluiva così in
quello nascente di S. Giustino (cassinesi) .
La chiesa fu restaurata nel 1713 .
Questo nostro convento continuò le sue funzioni fino al 1797 ,
quando Napoleone I ne ordinò la soppressione. Vincenzo Busti nel
1858(4) così lo descriveva: «Amenissima è la positura di questo
convento, proprio alla riva dellago, e quello che è rimasto sì
della chiesa che della casa, porta ancora l'impronta della
ricchezza e del buon gusto che erano propri di quell'ordine
religioso, così benemerito della civiltà. Bello ed elegante è il
disegno della chiesa e dell'altare (abbattuto solo nel
1954) tutt'ora esistente, e la preziosità dei marmi va di pari
passo con la finezza del lavoro... La forma però attuale
della chiesa non è molto antica, come si può vedere dalla
seguente iscrizione che si legge sulla porta principale:
SACELL-HOC-DEO-ET - V -M-DICAT
MONAST.-S.-PAUL-ARGON
REP ARA VIT IN MELIUS
ANN.-MDCC XIII (1713»>
Nel 1912 questo monastero,
abbandonato e ormai ridotto a casa colonica e a magazzino,
fu acquistato da privati e adibito a piccola filanda per la
filatura della seta e a cappellificio. Nel1921, acquistato
dal Sig. Umberto Ravasio fu incorporato interamente in un
moderno complesso industriale per la lavorazione del cotone,
andando così irrimediabilmente distrutto.
Durante il lavoro di
smantellamento alcuni operai rinvennero una tomba; (forse
dell'antico Priore del convento 0 di un signore di Sarnico)
che venne immediatamente smantellata e le spoglie contenute
trasportate nel locale cimitero. Nel 1954, durante alcuni
lavori all'interno della fabbrica, vennero murate tre
nicchie con all'interno lestatue rappresentanti la Madonna,
S. Pietro e S. Paolo.
LA
CHIESA DI S.STEFANO
(EX BIBLIOTECA)
Dove oggi è ubicato il salone
della biblioteca comunale, si trovava anticamen-te la chiesa
di S. Stefano.
Di origini antichissime, (anche
se non documentate) serviva quale oratorio dei
Disciplini della Maddalena. Si ha notizia certa di questa
chiesa solo neL 1575, quando ormai in stato di semi
abbandono fu descritta negli atti della visita pastorale di
S. Carlo Borromeo(5): «Pareti molto antique, con immagini
dipinte con
tre altari dedicati a S. Michele, alla Maddalena ed il terzo
primiero al SS. Crocifisso. Lunga braccia milanesi 16 (9,50
m.) e larga 9 (5,40 m.»>.
Annesso alla chiesa, si trovava
il piccolo cimitero di S. Stefano.
Tra le feste che qui si celebravano solennemente va
ricordata quella di S. Michele.
Il Busti riferisce che «il quadro del-
l' Addolorata, non senza pregio, che si vedeva nella
sacrestia della Parrocchiale, era all'altare maggiore di
questa chiesa»
Nella chiesa di S. Stefano, su di un altare, si trovava il
SS. Crocifisso al quale, anticamente, era legata una
leggenda trovata trascritta in alcuni appunti (1954)
di Arcibano Volpi. «La leggenda ci racconta che un giorno un
pescatore vide in mezzo al lago, come fosse piantata in
terra, la croce che portava il Cristo confitto, e che
adagio, come portato dalla lenta corrente, veniva verso
Sarnico. Accorse la popolazione coi sacerdoti, il Crocifisso
venne tolto dalle acque e portato processionalmente
nella chiesa di S.Stefano».
Le cronache della
Parrocchia riportano poi di grazie ricevute da alcuni
privati e da tutta la collettività dal «miracoloso»
Crocifisso; per tale motivo, fu sempre oggetto di
devozione e grande venerazione.
Ne11796, con l'occupazione
francese, la chiesa di S. Stefano fu soppressa e adibita
a caserma. Fra il 1849 e il 1855 servì quale sede per le
scuole elementari, dopodichè, ristrutturata da alcuni
privati, divenne «Teatro della Società». Nel 1924 i
piani superiori di questo edificio divennero sede del
Partito Nazionale Fascista.
Nel 1945 fu adibita a sala cinematografica, ed i locali
superiori occupati dalle sedi di alcuni partiti
politici. Nel 1954 fu sede delle scuole " Arti e
Mestieri" e nel 1956 dell'ufficio postale.
Ristrutturato nel 1975, il locale è stato sede sede
della biblioteca comunale e sala «au-
ditorium» della stessa.
(da
il Porto 1978 a firma Arcibano Volpi) |