I valori veri, quelli che generano esperienze di
cittadinanza attiva e di umana solidarietà, che creano occasioni
di crescita personale facendo maturare una propria coscienza
civica sono sempre meno frequenti in una società moderna come la
nostra, intendendo il termine “modernità” come “attuale”, perché
se fosse moderna nel vero senso della parola questi valori
dovrebbero essere al primo posto.
Se è vero che un numero crescente di persone ha
perso il senso di questi valori, è anche però corretto affermare
che emerge anche
un grande esercito di persone, buone, altruiste e senza nome che
donano il loro tempo per aiutare tutti coloro che hanno
necessità di avere vicino a sé chi porga una mano e doni un
sorriso.
Persone che hanno avuto voglia di reagire, per
cercare di cambiare almeno un po’ di quel mondo che, forse, non
è più a misura d’uomo.
E’ proprio su alcune di loro che in questo
momento vogliamo accendere un riflettore: si tratta di un
nutrito gruppo di signore (circa 20) tutte pensionate, dotate di
un grande e ammirevole spirito di servizio e che, con sobrietà e
lontano da sfarzi e manifestazioni di immagine,
in modo dignitoso ma
gioiosamente serie e, soprattutto, completamente riservate sul
loro altruismo, da anni dedicano
ore del loro tempo libero alla cura della nostra Casa di riposo.
“Le volontarie della Casa di riposo” sono dirette
da sempre dall’infaticabile signora Lidia Gervasoni, una persona
schiva e refrattaria a qualsiasi elogio personale (quindi in
perfetta sintonia con le sue volontarie) e sostenute da una
figura altrettanto ammirevole da questo punto di vista quale il
dott. Evelino Barcella.
Una casa di riposo è un mondo speciale che merita
particolari attenzioni. L'ospitalità all'anziano in quanto
servizio deve costantemente rinnovarsi ed arricchirsi e non
sempre l’intervento pubblico basta a soddisfare le tante
necessità dell’anziano. ''Il volontariato è la spina dorsale
del nostro Paese” ha dichiarato a questo proposito il
sottosegretario alla salute On. Antonio Guidi.
Le nostre signore comunque, pur nella decisione
di voler
lavorare in silenzio non esitano a “far sentire” la loro
presenza quando è necessario. Lo hanno sperimentato le persone
…invitate con determinazione all’interno della chiesa di S.Rocco
per comperare i biglietti. Fermare la gente sul sagrato e
convincerli a dedicare un po’ del loro tempo e del loro denaro
per acquistare i biglietti per la lotteria non è una cosa esente
da difficoltà ne tanto meno divertente (ne sa qualcosa il mio
amico Giuseppe che da anni ne vende blocchetti interi per la
Banda); alcune di loro mi ha confidato che preferiscono lavorare
per una settimana intera piuttosto che chiedere soldi alla
gente; “Ma sömèa
dè domandà l’elemosina”. Come dar loro
torto.
Tutto questo gioioso
fermento ha comunque fruttato la cospicua cifra di 8.400 euro
utilizzati per l’acquisto di importanti apparecchiature
destinate appunto alla Casa di riposo Faccanoni che ha
recentemente acquisito così un saturimetro, un apparecchio di
ultima generazione che permette,
soprattutto in emergenza, la rilevazione della saturazione
arteriosa di ossigeno nell’emoglobina e della frequenza cardiaca,
un apparecchio per la radioterapia da utilizzare sia per gli
ospiti che per gli esterni che ne facessero richiesta, 5
carrozzine (sedie a rotelle) e 4 apparecchi per aerosol.
“Tutto questo è
stato fatto nell’anno in corso (2004)” ci dice il dott.
Barcella “ma come dimenticare che queste straordinarie donne
hanno contribuito anche negli sorsi anni a raccogliere fondi per
donazioni annuali alla casa quali letti, armadi, attrezzature
sportive, la vasca di idromassaggio ed addirittura un pianoforte
(fortemente voluto da don John)e per finire ad una più moderna
tastiera elettronica usata da Piero Parigi anche lui sempre
pronto a dare una mano per allietare con la sua musica gli
ospiti”.
E’ doveroso aggiungere
che le nostre volontarie non operano solo una raccolta fondi
che, pur importante, finirebbe con lo sminuire gli altri aspetti
del servizio che esse esercitano.
Vorrei quindi sottolineare lo spirito collaborativo che le
anima: sono sempre presenti nei momenti che contano,
costantemente attente ai bisogni dell’anziano vivendo con loro
esperienze, dialogando, prestando
servizio ed attenzioni, cure, interessamento e coinvolgendoli
infine in
momenti di animazione e di festa.
Queste stupende persone ci insegnano che non
bisogna limitarsi alle parole: occorre adoperarsi tangibilmente
per creare una nuova cultura dell'anziano come risorsa
all'interno della società e non come soggetto ai margini della
stessa; Queste donne ci ricordano con il loro impegno incessante
e concreto che tutti i cittadini, i volontari e la Pubblica
Amministrazione devono collaborare insieme per creare un mondo
in cui la qualità della vita sia veramente alla portata di
tutti.
Per dare evidenza a questi motivi ogni mercoledì
dalle 13 alle 16 lasciano i loro impegni di mamme, di mogli, di
nonne per dedicare il loro tempo ad accudire al guardaroba,
aggiustando, cucendo, riparando biancheria, federe, lenzuola;
un'esperienza di lavoro contro lo spreco tramite l'attività di
selezione, ridando vita al materiale raccolto da donazioni. Un
lavoro indubbiamente umile che permette alla comunità di
concretizzare la solidarietà. Una testimonianza tangibile al di
là di facili parole.
E’ quindi a loro, al loro impegno alla continua
manifestazione di amore disinteressata che dedico queste due
pagine che vogliono essere un grazie ma non un grazie buttato là
un po' ipocrita e vuoto, facile da tirar fuori al momento
opportuno: quello che vorrei dirvi è invece il più sentito e il
migliore dei grazie, un grazie sincero per il lavoro che state
facendo per come lo state facendo per gli insegnamenti che tutte
ci date, e se vi dico questo è perché credo sia per tutti noi
un privilegio essere concittadini di persone come voi.
Vi ho presentato venti persone “speciali” che
lavorano con la consapevolezza dell’importanza del loro impegno,
e ne sentono tutto l’aroma, senza divise, per dimostrare agli
altri quello che si sta facendo e quello che si può ancora fare
in modo serio.
Seriamente significa che l'obiettivo non è quello
di raggiungere chissà cosa, ma lavorare verso qualcosa con
piccoli passi ma reali. Credetemi, vi vogliamo bene
Dal Porto a firma
Civis
Ottobre 2004