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1927-1994
Rocco Mazza,
bergamasco di Sarnico, figlio di Giovanni e di Maria Selogni, nacque
il 1 marzo 1927. Rimase ben presto orfano di padre; la mamma seppe
educare lui e i fratelli cristianamente, all’onestà e al lavoro.
Rocco,dopo le
scuole elementari e quelle professionali, fu assunto come operaio
nei grandi stabilimenti metallurgici della Dalmine (Bg).
Fu militante nella Gioventù Maschile di
Azione Cattolica Italiana. La vocazione a un altro stato di vita
non tardò a manifestarsi in lui. Aveva conosciuto il Carmelo al
Santuario della Madonna della Neve, ad Adro (Bs), dove si recava in
pellegrinaggio con la famiglia; optò quindi per l’Ordine
Carmelitano, e a 17 anni domandò di essere accolto nel Collegio
degli aspiranti alla vita religiosa per lo studio delle discipline
umanistiche. Nel 1944, già ospite del Collegio,rischiò di essere
“rastrellato” dai Nazifascisti, scambiato per un giovane disertore
dalla leva militare. Riuscì a farsi capire dai tedeschi, che era
solo diciassettenne e con vocazione religiosa. Rocco attribuì al
salvataggio all’aiuto della Madonna.
Dopo due anni di
studio passò al Noviziato di S. Teresa in Mantova,dove indossò il
saio del Carmelo e cambiò nome in Fra Primo di Gesù e Maria. Emise
la Professione dei voti triennali il 27 agosto 1948, assieme a Fra
Armando Tosello e Fra Pio Miglioranza.
Frequentò il primo
anno di liceo nel Convento di Treviso e gli altri due a Brescia, in
S. Pietro in Oliveto.
P. Anastasio
Ballestrero, Preposito Generale dell’Ordine, volle costituire una
Comunità di giovani studenti teologi di varie nazioni sul Monte
Carmelo, per salvaguardare le proprietà e i locali del Monastero
dalle pretese israeliane, che avevano occupato anche parte del sacro
Cenobio. Fra Primo fu scelto e inviato (settembre 1952) sulla Santa
Montagna per compiervi i quattro corsi di studi teologici. Per Fra
Primo quella destinazione fu, dopo la vocazione cristiana e quella
religiosa, “la grazia più grande della sua vita”.
Fra Primo era di statura leggermente
superiore alla media, robusto, dal volto maturo e facile al sorriso;
aveva la dizione un po’ inceppata, pur facendosi intendere bene.
Fu ordinato
Sacerdote il 16 ottobre 1955 dal Patriarca latino di Gerusalemme,
assieme ad altri due confratelli, P. Gaetano Izarte, e P. Arcangelo
Malk Rodriguez.
Al termine del
corso teologico si rimise, a malincuore, alla volontà del Superiore
di Roma, che lo invitò a rimanere in Israele. Allora “s’impegnò
anch’egli nella cultura della lingua del Medio Oriente, con tutta la
sua buona volontà, ch’era moltissima nelle questioni che lo
interessavano, ad apprendere la lingua del Corano. Non ci riuscì
perfettamente, perché non era predisposto ad essere poliglotta; ma
andò abbastanza avanti da potersi difendere onorevolmente”.
Nel 1961 fu
richiamato in Italia e nominato Maestro di formazione di un folto
gruppo di Religiosi studenti di liceo, con voti temporanei, che
stavano riempiendo il capace Convento della Madonna delle Laste a
Trento. Anni “di vita serena” come volle definirli lui
stesso, nonostante qualcuno accennasse a dissenso circa lo stile
liberante ch’egli seguiva in quell’ultimo scorcio di severa
disciplina preconciliare.
Dopo
quell’esperienza di due anni,andò in Sicilia, a Ragusa
(1963-1966),poi al Santuario della Madonna dei Rimedi in Palermo.
Nel 1969 ritrovò la via verso il Medio Oriente, portandosi al Cairo
8Egitto) dove lavorò nel Santuario di S. Teresa di Gesù Bambino per
cinque anni. Rientrò in Provincia Veneta (1974) per lavorare ancora
nei Conventi Carmelitani della Sicilia: a Trappeto (CT), Enna,
Carlentini (SR), Ragusa, Kalsa in Palermo.
Il richiamo del
mondo arabo prevalse nuovamente nel suo animo: nel 1981 si mise a
disposizione del P. Generale, per la terra Santa. Per sei anni
svolse il ministero sacerdotale con zelo, libertà e pacatezza nella
Parrocchia di Haifa, dove c’era una grande scuola con alunni arabi
grandi e piccini; con essi P. Primo si trovava nel suo elemento,
riuscendo sovente ad avvicinare anche i genitori. Per un breve
periodo (1987-1989) soggiornò al “Sacrificio” (El Muhraqa), un
Conventino all’estremità più alta del Monte Carmelo, verso la
pianura di Esdrelon, con P. Felice Quaggiotto, ch’egli stimava
assai.
P,Primo, obbedendo
ai Superiori, consumò gli ultimi cinque anni di vita con grande
slancio e serenità, ancora nel quartiere “Shoubra” del Cairo, presso
il Santuario di S. Teresina, cui “accorrono – pare inverosimile ma
vero – non solo i cattolici di rito latino, ma anche moltissimi
musulmani”. Egli badava ai giovani e agli ammalati; stava in
confessionale o si portava all’ospedaletto dei poveri, sorto accanto
al Santuario: in esso la gente arrivava in file interminabili,
esaltando la carità cristiasna.
La sua salute,
pareva tenere abbastanza bene, nonostante non sembrasse molto
resistente ai malanni fisici; egli per aveva coraggio da vendere.
Alla fine del 1993, prima di partire per Roma alfine di sottoporsi a
visite specialistiche e a cure, disse a P.Ermanno Mizzi, suo
Superiore, che lo doveva accompagnare: “Allora per me facciamo
solo il biglietto d’andata; non potrò più tornare ad essere sepolto
in Egitto, come desideravo”.
Quanto valesse come uomo e come cristiano, lo
mostrò chiaramente nel sopportare il dolore e nell’accogliere
sorella morte con autentica gioia.
Un Confratello (p.
Andrea Panont) lo volle fraternamente avvisare, in un discorso di
fede, che la malattia era una di quelle che non perdonano e che
quindi Dio lo chiamava. P. Primo gli rispose con fede travolgente:
“E’ la più bella notizia che mi potevi dare. Gaudium Magnum! Gaudiam
Magnum! Una notizia così me la meritavo: poter conoscere che stò per
morire. Dio faccia presto! Però non vorrei peccare di egoismo. Tu
che mi hai detto questa verità, tu sei davvero un amico. Dilla anche
agli altri e facciano festa! Come aspettate a darmi l’Olio degli
Infermi? Ma venite in molti per far festa insieme”.
P.Primo ebbe una caratteristica mentalità che
“fu la molla della sua intera vita. Era una mentalità
infantile, cioè di uno che nutre affetti semplici, attitudine
alla meraviglia, attaccamento a quel che di solito viene trascurato
perché ci si è fatto il callo. Possedeva uno spirito di fanciullo,
come chiede il Vangelo. La sua fede era esattamente un aderire con
stupore e tenerezza alle verità della Rivelazione; - Le verità che
mi insegnava mia mamma – amava sottolineare, mostrando senza inutili
pudori un attaccamento devoto a sua madre, un’autentica santa”.
P. Primo lasciò la terra il 18 febbraio 1994
Fonti:
-
Il Carmelo e le sue Missioni, n° 3 marzo 1994- p. 24s.
-
VCI, 1994, n°2 p.159s.
-
Testimonianza orale di P. Andrea Panont. 1997
-
Archivio Prov. , Scalzi Verona, due raccoglitori con
documenti vari.
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