MISSIONARIO PER VENT'ANNI IN
AMAZZONIA
Padre Sebastiano Tiraboschi, missionario
Saveriano, nasce a Sarnico il 30 agosto del 1935.
Entrata tra i missionari Saveriani, in
età adulta (aveva 21 anni) dopo aver fatto l'operaio presso
la Manifattura Sebina .
Recuperati gli studi a Nizza Monferrato, Ravenna, Corno e Parma, fu
consacrato sacerdote per le mani di mons. Gianni Gazza nella casa. madre dei
Missionari Saveriani, a Parma, il 15 ottobre del 1967 all'età di 32 anni.
DICE DI LUI NEL SUO
NECROLOGIO PADRE GIUSEPPE RINALDI
P. Sebastiano Tiraboschi, dopo vent'anni
di attività missionaria in Amazzonia, prima tra gli lndios della foresta
poi tra i Cabocli delle piantagioni, è spirato mercoledì mattina alle
prime luci dell'alba, a Parma, presso la Casa Madre dei Saveriani. di cui
era membro effettivo.

P. Sebastiano con una piccola Indios
Dopo pochi mesi partiva per le missioni all'estero: destinazione Amazzonia.
Fu la sua missione, il suo paradiso; la sua passione. Avrebbe desiderato
morire laggiù ma i suoi superiori lo vollero in Italia, due anni fa, per
un estremo tentativo di salvargli la vita da un male che non perdona.
La sua missione, come ne parlava! Con calore e passione fino a commuoversi.
Tra fiumi e liane, indios e garrimperos, jeep e canoe. Si spinse dove
nessuno era ancora arrivato e vi piantò il segno della redenzione.
Richiamato in Italia nell'83 per un periodo di avvicendamento, diresse per
tre anni la Casa dei Saveriani a Genova-Pegli. Ma il richiamo della foresta,
quello della sua Amazzonia, ebbe il sopravvento e nell'87 ottenne di
ritornare sul campo di lavoro.
Fino a due anni fa lavorò come si usa da quelle parti, tra quella gente
immersa in un mare di problemi: quelli della salute (altissima è la
mortalità infantile, la gente invecchia precocemente), della miseria, del
lavoro; quelli di una superstizione strisciante e del forte richiamo delle
sette di ogni colore. P. Sebastiano, dalla corpo. corporatura solida come un
alpino, fu un forte lavoratore della missione, fondatore di nuove comunità
cristiane.

P. Sebastiano nella sua Amazzonia
Ma anche per i più forti arriva il giorno
fatale. Mentre era in visita ad uno dei villaggi più lontani della
missione, un blocco intestinale lo costrinse a sospendere improvvisamente
ogni programma.
Occorsero 48 ore di interminabili peripezie su canoe, barche a motore e
jeep, per arrivare al primo vicino dottore che apprestò sui due piedi un
intervento di gravissima urgenza. Fu l'annuncio di un male che si annidava
dentro da tempo.
P. Sebastiano fu rimpatriato appena possibile; comprese di che si
trattava. si curò quel poco che era possibile e volle tornare in
Amazzonia.
"Forse il clima di là, forse l'entusiasmo della gente, forse quelle
arie e quelle terre..."
Dovette ripiegare una seconda volta e fu la definitiva.
Si è spento mercoledì mattina, alle prime luci del giorno, col nome della
mamma sulle labbra e i riflessi dell' Amazzonia negli occhi. Nel cuore un
grande sentimento di abbandono in Dio.
Aveva 58 anni. Alle esequie, che si celebreranno nella chiesa parrocchiale
di Sarnico, come ha informato il parroco don Giovanni Ferraroli, sarà
presente anche la mamma del missionario, signora Teresa di 94 anni, che gode
di una invidiabile lucidità mentale.
Coloro che lo hanno conosciuto più
da vicino ricordano in P. Sebastiano l'uomo deciso, il missionario
convinto, la persona di particolare sensibilità. E si domandano se di
querce simili ne sorgeranno altre, e quando, sulle rive dello splendido
lago di Sarnico.
da Profili biografici
Saveriani a firma di P. Pelizzo
Nasce a Sarnico il 30 agosto 1935,
aveva espresso fin da ragazzo il desiderio di entrare in Seminario o in
qualche istituto religioso. Non fu esaudito e non si sa per quale
ragione. Lo seguì negli anni, maturò lentamente sotto la guida dei
sacerdoti e dell'oratorio parrocchiale, tra le file dell'Azione
Cattolica, dentro la fabbrica Tessile "Manifattura Sebina" in cui lui
lavorò come operaio. La sua vocazione esplose in modo prepotente quando
il nostro P. Romano Rolli, celebrò la prima Messa nel febbraio del 1956.
Entrava dai Missionari Saveriani a
Nizza Monferrato dove c'era il saminario saveriano per le vocazioni
adulte.
Iniziò i suoi studi con molto fatica ma
tanta volontà da Nizza Monferrato andò a Desio e Tavernerio per il Liceo
e poi a Parma per la teologia.
P. Sebastiano che aveva emesso la sua
professione il 3 ottobre 1961, fu ordinato sacerdote il 15 ottobre 1967
ed esercitò il suo primo ministero nel contesto parrocchiale dei "Marinelli
di Parma.
Il 3 agosto del 1968 partì per il
Brasile-Sud per l'apprendimento della lingua e le prime esperienze
pastorali. Il suo sogno però era l'Amazzonia che raggiunse finalmente
nel 1973.
1973-75: Abaetetuba (Aiutante in
parrocchia e responsabile delle cappelle delle isole, del movimento
giovanile)
1976-77 Altamira (Parroco della
parrocchia del Perpetuo Soccorso)
1978 in Italia per aggiornamento
1979-80 Altamira (di nuovo come
parroco)
1981/83 a Souzel-Victoria
1987-89 a Porto de Moz
1989-91 Barcarena
1991-91 in Italia per cure
1992-93 di nuovo a Barcarena
1993 Ritorno definitivo in Italia
Le sue prime notizie dall'Amazzonia
risalgono all'ottobre 1974 e si trovano in una lettera al Superiore
Generale. «Qui sto bene, dice, e sono molto contento al punto che mi
sembra di essere arrivato solo ieri; invece sono qui da più di un anno.
Il lavoro non manca e col ritmo che c'è adesso che Cristo "aponta a
Amazônia (fissa lo sguardo sull'Amazzonia) e con la scarsità del
personale bisogna correre e si va».
Un suo confratello scriveva:
«Sebastiano non era uno di quelli che dava pugni all'aria. Ogni sua
azione era preceduta, accompagnata e seguita dalla preghiera...» Scrive
il suo Vescovo Mons. Frosi: «Tre grandi amori segnarono la sua vita:
l'Eucaristia, la Madonna, e la Chiesa. Con questi amori nel cuore si
lanciò nell'apostolato con quella "compassione' che caretterizzò la
persona e la missione di Cristo»
P. Signorelli dice: «Quando passava per
la Domus era uno dei confratelli con cui facilmente e volentieri mi
trovavo a recitare il rosario, camminando avanti e indietro per la bella
chiesa della Mercês».
Incominciò poi il suo calvario: Vi
scrivo dalla clinica Pedro Roumie dove mi trovo da dieci giorni. Ho
avuto un improvviso blocco intestinale che mi ha fatto ricoverare
d'urgenza... Tutto è andato bene.
Appena in grado di sopportare il
viaggio P. Sebastiano fu inviato in Italia per le cure necessarie...
La ripresa graduale delle forze lo
indusse a ripartire per l'Amazzonia
Per qualche mese riuscì a condurre una
vita normale ma verso la metà di agosto del 1993 dovette ritornare a
Parma perché una violente tosse lo tormentava giorno e notte.
Ai medici dell'Ospedale di Parma in cui
fu ricoverato immediatamente, non fu difficile capire che la leucemia
aveva fatto passi devastanti.
Un giorno ad una Saveriana che era
andata a visitarlo, mostrò il crocifisso che teneva con sé e le disse:
Guarda il volto del Signore in Croce? - rispose: lo stò guardando,
perché, cosa vuoi dire?
«Perché bisogna guardare il crocefisso
profondamente e soprattutto bisogna lasciarsi penetrare dal suo sguardo»
Pochi giorni dopo, all'alba del 15
settembre andava a vedere di persona Cristo risorto per lasciarsi
penetrare per sempre dal suo sguardo amoroso.
La gente dell'Amazzonia lo piange
perché sa di aver perso un compagno di viaggio che sapeva stare al loro
passo ed un amico di cui si poteva fidare. E sa che il suo amore per
loro non è cessato con la sua morte.
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