Cinto Galizzi, attraverso le
sue numerose opere pittoriche, pur avendo ampiamente mostrato notevoli,
pregevoli ed innate doti capacità nell'esprimere ed illustrare il mondo che lo
circonda e soprattutto di saperlo interpretare in molto spontaneo senso e
bravura artistica, fa parte di quel numeroso gruppo di pittori e di artisti in
genere che non è stato capace con profitto di farsi conoscere, di porsi in
evidenza, di farsi dovutamente apprezzare; in ultima analisi di non essere
riuscito a proporre la sua "pregiatissima merce", attraverso pubblicazioni,
presenze, mostre personali o collettive, manifestazioni artistiche varie, tutte
condizioni necessarie per farsi valutare e considerare dai mass-media della
carta stampata e degli organi di diffusione in generale disdegnando, da persona
di dirittura morale irreprensibile, alcuni comportamenti, negli anni passati, di
qualche suo collega, molto meno capace e abile di lui, che per crearsi uno
spazio si è agganciato, in modo alquanto scandaloso, al "carro della politica.
Genio poliedrico, "Pittore dei poveri"
come ama autodefinirsi, la sua pittura
semplice, istintiva, spontanea, di una immediatezza fatta di pochi colori,
spazia con dovizia di espressione ed immutata valentia dal ritratto, al
paesaggio, alle nature morte, grazie non solo alla sua innata
creatività, ma anche ad un proficuo apprendistato
presso l' Accademia Carrara sotto la guida di eccellenti maestri come
Achille Funi e Contardo Barbieri.
"L'artista dei semplici" e "Il pittore attento alle piccole cose" un ciclo di
esposizione a lui dedicato, che ci offre l'occasione di poter rileggere,
entrando nelle sue sfuggenti e molteplici dimensioni, il valore dell'opera di
questo artista di Sarnico, una figura atipica e singolare, non facilmente
riconducibile ad appartenenze e schemi nella ricerca artistica del secondo
dopoguerra, un personaggio sicuramente innamorato della sua arte.
Un messaggio di comunicazione nella sua multiforme produzione, che pur nella sua
tarda età continua con giovanile vigore, capacità e serenità di intenti,
rivalendosi con il passare del tempo sempre in tutta l'attualità di una
operazione d'arte ricca e vitale, che va oltre le mode ed alcuni schemi, a
volte incomprensibili, dei giorni nostri.
La mostra di Bergamo sarà trasferita nella nostra pinacoteca e sarà visitabile
al più presto...
Grazie Cinto, per le emozioni che continuamente lei ci offre forse più di prima,
ora che si è mostrato a tutti con la sua capacità, sensibilità e entusiasmo, e
Sarnico, in particolare, le sarà sempre grato.
"Ad multos annos"
Giacomo Schivardi
(Dal Porto Febbraio 2006)