Oggi troviamo spesso un buon
numero di anziani che hanno proseguito fino a tarda età attività in campo
scientifico, artistico e politico, offrendo spesso fondamentali contributi
all’umanità proprio nell'ultima fase della loro esistenza.
Michelangelo
a settantun anni diresse i lavori della basilica di San Pietro,
Mahatma
Gandhi aveva superato i settanta quando portò il suo paese
all'indipendenza dando origine al movimento di liberazione dell'India,
Giuseppe Verdi smise di comporre a ottantaquattro anni, Sandro Pertini
fu eletto Presidente della Repubblica ottantaduenne e cosa dire di Rita Levi
Montalcini che, dopo avere ricevuto il premio Nobel a settantasette anni,
continua instancabilmente la sua attività scientifica.
Un esempio di questo genere di persone, con il dovuto rapporto ovviamente, lo
troviamo anche a Sarnico dove all’interno dell’efficientissimo gruppo Anziani
e Pensionati ci sono collaboratori che con serietà e intelligenza propongono
agli associati iniziative intese a prevenire la propensione al disimpegno e
quindi all'isolamento dando vita ad occasioni che offrono l’opportunità
all'anziano di impegnare capacità, esperienza e interessi in un’ottica di
solidarietà e di servizio verso sé e verso gli altri.
Fra di essi voglio annoverare in particolare il Cav. Gianfranco Gaspari
che risponde pienamente al requisito del “rimanere sempre attivi”.
Con passione indicibile, spinto dalla curiosità e dal desiderio di conoscere e
trascorre gli ultimi anni in una produttiva attività intellettuale, si è voluto
ancora rimettere in gioco
impegnandosi in
prima persona; fu nominato infatti della locale “Associazione Anziani e
Pensionati”, della quale da venticinque anni è socio e “Presidente
dell’assemblea”, responsabile dell’Università della terza età.
“Porto avanti questo incarico da ormai nove anni”
mi spiega con orgoglio il Cav.
Gaspari “Cominciammo l’esperimento di decentramento in sedi di provincia, su
incarico dell’Università per anziani di Bergamo nel 1997 e, vista la
validità e l’esito ampiamente positivo dell’esperimento, si aprì e si concluse
in modo egregio il primo quadriennio al quale, immediatamente, fece seguito con
esito altrettanto positivo il primo triennio. Nell’anno in corso si è concluso
anche il secondo corso del nuovo triennio che avrà termine nel 2007, proprio in
coincidenza con il decennale della nostra Università che è la più numerosa
fra le quindici esistenti in provincia e visto l’entusiasmo e la partecipazione
che non finiscono mai di commuovermi, devo dire anche una delle più efficienti.
E’ un impegno questo che
contribuisce a far approdare noi non più giovani ad una <<formazione
permanente>> che permette di rinnovarci, di
rispondere al bisogno di coltivare interessi culturali, di confrontarci
con gli altri e fuggire così dalla solitudine con una partecipazione attiva alla
vita sociale”.
Ol sciùr
segrètàre,
come ancor oggi è chiamato da molti per la sua trentennale attività di
segretario comunale (20 anni a Sarnico) è un’icona di saggezza ed un punto di
riferimento coerente ed autentico in tensione costante verso valori positivi.
I ricordi di un passato, ripensandoci, non troppo lontano gli si ripresentano
con prepotenza e nostalgia: mi racconta la sua esperienza di lavoro presso il
Comune l’aggregazione semplice in una comunità operosa e rispettosa.
“Fui insediato Segretario Comunale di Sarnico nel febbraio del 1960
dall’allora Vice Prefetto Marini in composizione di una disputa sorta fra il
Comune e la Prefettura. L’anno successivo, purtroppo, fui partecipe ai luttuosi
avvenimenti di maggio relativi alla vertenza della “Manifattura Sebina”;
la tragicità di quei momenti viene da lui ricordata con estrema lucidità ed
emozione. “Furono veramente giorni drammatici; la mia
presenza in Municipio fu doverosa: vi rimasi ininterrottamente dal mercoledì
sera fino alla conclusione dei funerali del povero Mario Savoldi nel tardo
pomeriggio di sabato.
In questi
20 anni ho avuto modo di conoscere tante persone straordinarie: cittadini,
amministratori comunali, dipendenti e di tutti, credetemi, porto un benevolo e
vivo ricordo. Le mie dimissioni sono datate 1980; ricordo con trasporto il 15
maggio di quell’anno quando, con commozione ed emozione nel corso di un
Consiglio Comunale straordinario alla presenza ancora del Prefetto Marini mi
congedai con un saluto.”
Dal 1968 Gaspari fa parte
della redazione del Porto, il mensile parrocchiale che ha visto nascere ed al
quale ha dedicato e continua a dedicare tantissime ore della sua intensa
giornata. “Ricordo con tristezza” precisa il mio interlocutore, “l’uscita
del primo numero del Bollettino parrocchiale (ora Porto) che avvenne proprio il
giorno della morte del povero prevosto don Giuseppe Carminati; che, con fatica
ed entusiasmo, aveva creato una sorta di redazione giornalistica. Trovai il
giornale aperto sopra la scrivania accanto alla sua bara ed ancor oggi, dopo 37
anni l’immagine di quel giornale che forse non lesse mai, vicina a quella
dell’indimenticabile don Giovanni che continuò la sua opera, mi ritornano ancora
in mente e contribuiscono a darmi la gioia di continuare a lavorare in redazione
con immutato entusiasmo.”
Il giornalismo ha rappresentato per lui oltre che una passione,
quasi un strumento di carità, un veicolo per operare a favore della gente per
dare un aiuto a
crescere insieme, uscire dall’isolamento per diventare una comunità. Per oltre
36 anni (dal febbraio 1960 all’aprile 1996), è stato un efficientissimo
corrispondente de l’Eco di Bergamo. “Di questa esperienza” mi
dice, “ho tantissimi ricordi: senza dubbio i più
dolorosi sono legati ai servizi che, mio malgrado, fui costretto a scrivere in
merito al tragico ritrovamento di un mio coscritto (Pierino Alari) annegato
nello specchio d’acqua prospiciente il lungo lago nel corso del collaudo di un
motoscafo Riva. Fu il mio primo intervento pietoso verso la vittima. Altrettanto
tragico fu il dover dare notizia per il quotidiano bergamasco della morte per
asfissia a causa di un incendio avvenuta nella sua casa nelle <<Ere>> del
concittadino Pierino Buelli. Era una fredda e nebbiosa serata d’inverno avevo
l’influenza con febbre alta e scrissi l’articolo a mezzanotte presso la Casa
Parrocchiale”.
Per la sua specchiata dirittura morale e onestà, la
sua esperienza e soprattutto per il suo equilibrio e la sua saggezza per dieci
anni ha ricoperto, nella nostra comunità, in modo esemplare il ruolo di
Giudice conciliatore.
Ho sempre avuto per il Cav. Gaspari una particolare ammirazione (e penso non
solo io) anche per la dedizione verso chi gli chiedeva un consiglio o un aiuto;
generoso nel dare, disponibile e garbato negli incontri, autoritario nel
parlare, acuto nelle osservazioni e sempre pronto a cogliere gli aspetti pratici
della quotidianità. Proprio per queste qualità e per il suo carattere forte e
deciso nel sostenere le proprie opinioni nel 1948, per non aver aderito alla
CGIL, viene espulso dalla Camera del Lavoro di Bergamo dopo circa tre anni
permanenza; e così il 27 settembre di quell’anno fu tra i sessanta amici che il
27 settembre diedero vita al “Sindacato libero di Bergamo” divenuto due
anni dopo CISL. “La mia militanza in questo sindacato durò poco meno di un
anno” precisa il Cav. Gaspari “per non aderire alla corrente
democristiana abbandonai il sindacato fino agli anni ’70 quando aderii alla
FIDEL.CILS, che diede il via al “Sindacato Segretari Comunali” del quale assunsi
prima la “Segreteria Provinciale e successivamente quella Regionale. Il mio
impegno continuò fino alla nomina di Segretario Nazionale organizzativo del
sindacato stesso”.
Il suo talento è impegnato in molteplici attività nelle quali egli si tuffa
sempre con febbrile entusiasmo; si è fatto apprezzare per la sua capacità
artistica sia come compositore di bellissime poesie dialettali dalle quali
traspare fortemente il desiderio di esprimere la gioia della sua terra e la sua
gente, e sia come attore di teatro; lo confermano gli oltre trent’anni trascorsi
nella compagnia di Casnigo prima e successivamente nella compagnia “Maestro
Zanovello” dei Salesiani di Treviglio.
Credo sia quindi legittimo
riconoscere che il Cav. Gianfranco Gaspari …Il Signor Gaspari … o sciùr
segrètàre o comunque lo vogliate chiamare, nella sua intelligente operosità e
nel suo costante impegno di volontariato ha sempre aderito all’opinione che il
lavoro produttivo remunerato non sempre è fonte di completa gratificazione.
L’angoscia che sovente assale chi lo lascia può essere cancellata con la
coscienza di poter usufruire finalmente di tempo da dedicare a quelle attività
che sono state trascurate in precedenza per vari motivi; il suo passato vissuto
così intensamente è stato per lui una continua propulsione verso il futuro e
l'esperienza accumulata gli è servita per migliorare la qualità della sua vita
ma anche per aiutare gli altri a vivere meglio. E’ proprio per questo che oggi
Sarnico ha il dovere di restituirgli un po' di quell'amore che egli ha profuso
senza risparmiarsi per la sua famiglia, per la sua gente e per la sua terra.
Con stima ed affetto
CIVIS
(Dal Porto Febbraio 2006)