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I PERSONAGGI

VITTORIO
MARCONI

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FRASI DONO PER GLI ALTRI

 

Per raggiunti limiti di età, venerdì 19 dicembre ultimo scorso, Vittorio Marconi si è sottoposto all’ultimo prelievo di sangue tagliando così il traguardo con la ragguardevole quota di 150 donazioni; un record, almeno per l’Avis di Sarnico, un traguardo che lo pone in cima alla graduatoria dei più “generosi” fra i suoi iscritti.

 

Ho volutamente usato il termine “generosità” perché questo squisito gesto di solidarietà umana e di carità cristiana del donare parte di sé a chi soffre è sicuramente un atto di altruismo e di amore, un gesto liberamente scelto che richiede responsabilità, consapevolezza e sincerità nei confronti di se stessi e degli altri.

Un gesto quello di Vittorio che rappresenta l’affermazione del suo programma di vita: un progetto all’insegna della giustizia stando vicino a chi ha la necessità dell’indispensabile per sopravvivere; una consapevolezza che quel “dare” non lo rende più povero, ma più vero, più solidale e quindi più libero.

Sono valori questi che non si apprendono dalle parole, ma dai tanti luminosi esempi di cui è ricco l’albo d’oro dell’Avis di Sarnico e che, sono convinto, Vittorio Marconi ha ben impresso nella sua memoria.

Modelli di attivismo e di onestà quali la Signora Emilia Bortolotti e il dott. Serafino Tambuscio che, con il loro equilibrio e la loro umanità hanno lasciato in eredità un non indifferente patrimonio di coraggio e di dedizione.

Sono però altresì certo che, allo stesso modo e con altrettanto affetto, ricorda anche altre persone e, fra queste l’indimenticabile Giovanni Belussi che, con genuinità, purezza ed originalità hanno dato il loro valido contributo all’Avis facendo di ogni loro azione, di ogni loro passo e di ogni loro parola una grande  incommensurabile ricchezza.

Ringraziamo allora Vittorio perché ci dimostra quotidianamente che i valori che servono a far scoprire il vero senso della vita non sono il possedere o il conservare per sé stessi, ma essere portatori di quel messaggio semplice, ma allo stesso tempo profondo rappresentato dal “farsi dono”, dal comprendere che il vero significato di donare è guardare dentro noi stessi per ricercare, a nostra volta, tutti quei doni che ci hanno fatto crescere sereni e in grado di affrontare le problematicità della vita.

Il miglior modo per festeggiarlo credo, sia proprio nel riconoscergli questo.

Applausi e discorsi non gli si addicono; l’aver donato per 150 volte parte del proprio sangue è da lui considerato un atto d'amore, un atto di vita, un dovere sociale e non un gesto eroico o un evento eccezionale meritevole di essere riconosciuto tale.

Il suo compito all’Avis però non è finito ma continua seppur con altri compiti. Il supporto al personale infermieristico è ormai indispensabile come la sua presenza accanto ai donatori è opportuna in  quanto offre loro serenità e tranquillità. 

Il suo sorriso semplice, buono ed accogliente è tipico in chi sa che la vita è una sfida difficile ma che è meravigliosa e se condivisa non muore mai.

Una serenità ed una tranquillità che infonde a piene mani anche ai genitori che gli affidano i propri ragazzi. Con attenzione ed applicazione, da tempo, espleta l’incarico di trasportare col pulmino ai campi di calcio i  giovani atleti: un compito non banale, ma delicato e di grande responsabilità. Pure a questi ragazzi sa proporsi in modo gioioso risultando così per loro non l’autista, ma anche l’amico che li conforta, li incoraggia e li diverte.

 

Credo che l’azione di volontariato che Vittorio, e chi come lui, “giornalmente” continua a manifestare, dimostri la presenza nel proprio patrimonio genetico di quei valori prima citati e, proprio per questo, vale la pena continuare a testimoniarli continuando ad essere generosi e fare del bene. Solo in questo modo la nostra vita sarà più libera e più autentica.

 

CIVIS
(Dal Porto Gennaio 2009)
 


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