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MONS. PIETRO
BONASSI

Due uomini
di pace


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Il famoso abbraccio tra il Beato Giovanni XXIII
e Monsignor Pietro Bonassi

Il Papa che indisse il Concilio che avrebbe rivoluzionato la Chiesa, che tese le mani ai cristiani separati e intervenne per evitare la guerra tra Usa e Urss per i missili a Cuba, tende le medesime mani ad un umile Parroco di paese (essere umili per don Bonassi non era un certo un limite, ma una ricchezza, una benedizione) che si stava prostrando ai suoi piedi; quella immagine del fraterno abbraccio fra due uomini di pace entrati nel nostro cuore per la loro bontà, per il modo semplice e diretto nel  comunicare e per il loro atteggiamento schietto e aperto nei confronti dei fedeli, che li identificheranno, sia pure in modi diversi, come i loro veri pastori, suscita ancora incredibili emozioni.

“…Cosa si siano detti in quei momenti non si sa” diceva Domenico Savoldi in una sua cronaca pubblicata sul Porto annifa. Credo che questa domanda se la siano poste molte persone a Sarnico; attorno alla vicenda sono state ricamate tante storie, che cosa si siano veramente detti veramente però, solo pochissime persone ne sono al corrente, questo per la grande riservatezza di Mons. Bonassi. Su quel colloquio ha sempre aleggiato un velo di rispettoso mistero.
L’ing. Iginio Ferrini in un articolo del nostro mensile a firma Civis a(anno 2004) racconta con dovizia di particolari quello straordinario incontro.  

 “Nel 1959” ero poco più che trentenne e da 3 anni ero Sindaco di Sarnico; con orgoglio devo dire che nel corso della mia Amministrazione si erano completati importanti opere quali  la scuola Elementare, le Medie e grazie al contributo del Signor Rinaldo Colombo avevamo realizzato i capannoni della Scuola Arti e Mestieri; a completamento di quest’ultima mancava la realizzazione della palazzina con le aule davanti ai capannoni. Dico questo perché è una premessa agli avvenimenti successivi.
Il Sig. Colombo era devotissimo a Papa Giovanni e nutriva una stima smisurata in Don Bonassi il quale, e lo posso affermare con certezza, non ha mai chiesto una lire all’imprenditore.
Sapevo del pellegrinaggio organizzato dal signor Savoldi a Roma ed ero altresì al corrente che la delegazione sarnicese avrebbe avuto un’udienza privata con Sua Santità che aveva espresso il desiderio di incontrare il suo vecchio compagno di seminario; forse pochi sanno che, quando l’allora Patriarca di Venezia si recava a Sotto il Monte, passava sempre da Sarnico per incontrare don Bonassi.
Era mia intenzione essere presente all’udienza privata del 4 maggio infatti, oltre all’onore di poter vedere il Papa, avevo maturato l’idea di fare un regalo al Commendator Colombo: donargli una fotografia autografa di  Giovanni XXIII. 
Partii così per Roma, in treno, col Gian Camillo Buelli; al nostro arrivo ci fu comunicato che l’udienza privata era stata annullata in quanto Sua Santità doveva ricevere il Presidente della Repubblica Gronchi. Potete immaginare la delusione nostra e soprattutto di Don Bonassi. Amareggiati, partecipammo all’Udienza Generale in S. Pietro programmata per il giorno dopo. Presi comunque con me ugualmente la fotografia.
Eravamo piuttosto lontani dal trono Papale, ma in prima fila sul tragitto che Sua Santità avrebbe percorso sulla sedia gestatoria.  Ad un tratto sentimmo la voce di un cerimoniere (forse  poteva essere anche
Mons. Loris Capovilla
) che con un biglietto in mano e con chiarezza diceva -…Il Parroco di Sarnico, chi è il Parroco di Sarnico- Con ampi gesti ci facemmo riconoscere e questa persona ci disse che Il Papa voleva incontrare il Parroco di Sarnico. Potete immaginare la felicità di tutti. Mi fu acconsentito accompagnarlo e fummo fatti sedere nella prima  fila di sedie poste a non più di sei metri dal trono pontificio. Ricordo che per far posto a noi furono fatti spostare due vescovi.
Quando il Papa con la sedia gestatoria ci passò vicino eravamo emozionantissimi e la mia emozione accrebbe nel vederlo fare un gesto di saluto a Mons. Bonassi. L’aveva riconosciuto, ne ero certo e il mio pensiero lo condivisi immediatamente con lui che mi ripose: “A te bambo cosa dighèt!”. Meccanicamente estrassi dalla tasca la fotografia da regalare al  sig. Colombo e la infilai in mano al Parroco pregandolo di farsela autografare
.
Ad un certo punto Giovanni XXXIII fece sospende la sequela di persone che lo stavano omaggiando ed invitò Don Bonassi a salire da lui. L’emozione fu incredibile: il mio Parroco con ai piedi un paio di ciabatte con la tonaca nera intrisa con un po’ di …tabacco da naso si avviava con passo incerto ad incontrare Papa Giovanni XXIII, il Papa che cambiò la Chiesa. Arrivato ai gradini del trono papale don Bonassi dall’emozione non riusciva a muovere un passo; il Maestro delle cerimonie lo prese sotto braccio e lo aiutò a salire, in cima cadde in ginocchio e  fu aiutato a sollevarsi dal Papa, alzatosi per abbracciarlo fraternamente; a stento trattenni le lacrime, il mio Parroco, veniva abbracciato affettuosamente dal Vicario di Cristo, dal successore di Pietro. Fu veramente un momento unico e indescrivibile!
Le migliaia di pellegrini presenti applaudirono calorosamente per diversi minuti e la Basilica più bella del mondo si illuminò ancora di più per gli innumerevoli flash delle fotografie.
Al termine del colloquio
il Papa con cenni decisi rivolti ai suoi collaboratori dichiarò chiusa la cerimonia. Alcuni pellegrini presenti (io stesso per primo) corremmo verso il Papa per poterlo toccare e ci riuscii. Sua Santità venne quindi fatto salire rapidamente sulla sedia gestatoria e condotto nei suoi appartamenti. La gente allora attorniò Don Bonassi: volevano vedere quell’umile sacerdote che tanto onore aveva avuto dal Pontefice. Questo tumulto di gente  costrinse il maestro delle cerimonie a farci uscire da una porta secondaria. Fu chiamata un’auto di servizio del Vaticano  sulla quale io e il Parroco prendemmo posto allontanandoci per raggiungere il convento che ci ospitava.
Fu proprio in questo tragitto che don Pietro Bonassi, ancora scosso dalla commozione mi raccontò che cosa il Papa gli aveva detto.
- Cosa fét ché Pieroto -  furono le prime parole che il Papa Buono disse a don Bonassi (rigorosamente in dialetto bergamasco) che a sua volta rispose –So che in pellegrinaggio insèma al me Sindècc- mentre diceva queste parole mostrò la fotografia che gli avevo dato –L’è la tò fotografia- continuò don Bonassi –Pödèresèt mia firmemèla, l’è per ö nòst benefatùr- Giovanni XXIII rispose: - Certo la firme, anze, te la faro spèdì-.
Si, il rapporto di affetto fra questi due grandi uomini era veramente smisurato; nel periodo passato insieme nel Seminario di Bergamo erano compagni di stanza e fra loro vi era un’amicizia, una stima reciproca ed una complicità veramente uniche. Non dimentichiamo che Papa Giovanni nominò Don Bonassi Monsignore col titolo di: Cameriere segreto di Sua Santità e Protonotario Apostolico.
La notte non riuscii a dormire tanta era l’emozione; il mattino di buon’ora mi recai presso un’edicola per acquistare il giornale e con mia grande sorpresa ascoltai il colloquio fra l’edicolante ed un’altra persona che forse era stata presente all’udienza nel Basilica di S.Pietro diceva: -Questo Papa è proprio un Santo, pensa che si è alzato dal trono pontificio ed è andato ad abbracciare un povero prete di montagna-.
In mattinata poi con don Bonassi ci recammo ancora in Vaticano e mentre percorrevamo Via della Conciliazione incrociammo un Cardinale americano che riconoscendo don Bonassi si avvicinò a lui e inchinandosi  gli baciò la mano”.
Dopo alcuni giorni dal suo ritorno a Sarnico il Parroco mi convocò mostrandomi orgogliosamente non una ma due fotografie autografate da Papa Givanni XXIII; Mi precipitai dal Signor Colombo e mostrandogli l’immagine firmata gli dissi: -E’ un omaggio che io e il Parroco le facciamo- l’uomo guardo la fotografia e con la voce rotta dall’emozione mi disse:- e io cosa posso fare per voi?-
Ora ognuno è libero di giudicarmi come vuole ma dal colloquio tornai in Municipio con un assegno di 20 milioni che vennero utilizzati per la costruzione della palazzina aule della scuola arti e mestieri del mio paese.


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