Home   Calendario liturgico  |  Contatti   il Porto |  L'Oratorio  | Il Vicariato |  Le Chiese di Sarnico | Dove siamo |

I PRETI


Don Giovanni
Ferraroli

INDICE

Home

Orari S.Messe

Catechesi

Consiglio Parrocchiale

Cons. affari economici

Cons. Oratorio

S.Martino (Patrono)

S.Mauro (Compatrono)

I Preti e le suore

I Preti del Vicariato

I Missionari

Le suore di M. Bambina

Spiritualità

S.Francesco D'Assisi

I Gruppi

I Personaggi

Ufficio Parrocchiale

Cinema teatro Junior

 

Web Master (Credits)

 

I PAPI

 Benedetto XVI

 Giovanni Paolo II

 Giovanni XXIII

   

IL PORTO -
periodico della parrocchia

Il Porto on line - scarica in pdf -

I Porto on line - ricerca articoli -

La Redazione

Distribuzione

Comunica con la redazione

 


IL SUO TESTAMENTO SPIRITUALE

 



CONOSCERLO E' STATO UN PRIVILEGIO
dal Porto Gennaio 2000 a firma Luca Cuni

Era fascinoso, colto, generoso e un poco misterioso. Un tipo che pensava e poi, a volte, parlava. Gli ero affezionato per quello. Era un viandante, uno di passaggio, un sacerdote, un amico. Era il nostro parroco. Non tornerà, perché nessuno ritorna.
Ho aspettato che apparisse in fondo alla strada che conduce alla collina, in quell’affannoso e lento incamminarsi piano piano, verso il camposanto, nell’avanzare in processione avverso al lago, in direzione degli elencati cipressi che parevano attenderlo in quell’ultimo cammino.
E percorreva il viale con gli occhi chiusi, silenzioso, senza respiro, non retto ed elegante come un tempo, bensì adagiato in quelle poche assi di chiaro legno marrone, mano nella mano con la sua gente, desiderosa di accarezzarlo.
Faceva freddo. E dominava, quasi a soffocarlo, il respiro dell’andare di un severo corteo senza speranza verso la terra santa, muto e dagli occhi arrossati dalle lacrime, e del quale non si riusciva a cogliere, tutt’uno, il silenzioso inizio e la triste fine.
Si, faceva freddo. E il solo rumore percepito, oltre all’affannoso liberarsi nel vuoto dei requiem e delle campane, m’è parso quello dell’alzar dei tacchi e del batter le suole lungo la strada, gli uni dopo l’altre, ininterrottamente, privi d’anima e senza pace. Pareva che la vita, quel mercoledì, si fosse fermata.
Lo abbiamo accompagnato in un impotente pomeriggio di dicembre, tinto di viola e attraversato dall’odore dell’incenso, quando l’avaro inverno pare amare solamente grigie melodie, quali il batter dei denti e il brillar di una gelata, cosicché l’anemico sole non ne vuol saper di consolarti con i suoi pallidi e flebili raggi stanchi.


E vorresti chiedere al vento di salir in carrozza nell’aiutarti a soffiar su quella coltre di nubi tristi, le quali viaggiando liberano quella palla rotonda, affinché possa menar un tenue sollievo.
E’ difficile dimenticarlo. Più volte era caduto, ma più volte si era risollevato, come d’incanto. Ma quest’ultima volta, quando ha bussato l’ora, quando nel giorno di Santo Stefano dell’Anno Santo ha varcato l’arco del Paradiso, null’altro s’è potuto fare se non riporre con tenerezza le sue deboli mani al petto e salutarlo rispettosi, smarriti d’averlo perso per sempre.
Sapeva benissimo che, oltre tanta fatica e sofferenza, lo attendeva inesorabile il giorno della dipartita. I bravi uomini dal camice bianco, con grande professionalità, ci hanno provato e riprovato, anche vincendo, ma alla fine, l’amico dalla lunga tunica nera a 24 bottoni, dopo una coraggiosa lotta in nome della vita, si è addormentato, chinando il capo con grande dignità alla volontà del Padreterno che amava.
Il sangue che navigava nelle arterie e nelle vene non era più il suo, ma il cuore, l’anima, l’intelligenza e la fede, quelle non l’avevano mai abbandonato.
Un giorno mi confidò d’aver collezionato anch’egli errori dei quali dover render conto il giorno del giudizio. Gli risposi: “Don, non ho il potere della confessione e sulla sua infallibilità non avrei scommesso alcunché, mi creda. Ma se non ci entra lei lassù, siamo rovinati. Io dal Padreterno non ci sono mai stato, ma immagino che non funzioni come nei tribunali. Metteranno sulla bilancia un’intera vita e chi comanda, dall’alto della sua misericordia, decreterà la sentenza definitiva. Naturalmente senza appelli”. Ricordo, fece una risata divertita.
Ripenso a quel giorno d’Ascensione del 1968, quando arrivò nella Piazza XX Settembre per la prima volta; in quel tardo ma assolato pomeriggio, i miei anni si potevano contare sulle dita di una mano e correvo per la vecchia Contrada con la bocca spalancata e gli occhi sgranati.
Allora portavo i calzini bianchi e corti, e i pantaloni con la riga non raggiungevano le ginocchia. Faceva caldo quel giorno, e la strada della processione era diversa.
Quando il viandante è stato tumulato, ero già di ritorno toccato dalla malinconia.
Ho lascito il cimitero allorquando, nel suo lento procedere, egli ha varcato quei tre cupi cancelli in ferro verso la dimora terrena, ed i brividi del dispiacere hanno preso il sopravvento come sensibili dolci note di pianoforte, le quali scivolano via da capo a piedi, per poi perdersi con l’andar del tempo, proprio come il vento.
Avrei desiderato implorare e pestar a pugni pieni sopra quel catafalco prima d’abbandonarlo, ma a nulla sarebbe servito. Così, quando la rassegnazione m’ha abbracciato come una dolce sposa, un pensiero mi ha carezzato: forse un giorno lo rincontremo insieme alle altre persone care che ci hanno lasciato.
Sopra, in alto, in quello strano cielo, già si intravedeva il giorno diventar scuro, così d’alzar delicato la valigia. Poi sono tornato verso casa, e nel silenzio ho aspettato il giungere della sera, preannunciata da quel tenue sole sopraggiunto che, velocemente, ci lasciava insieme alle nuvole incamminate.
E quand’essa, incalzante nel suo discendere, ha esaltato la notte, sono scivolato in questi pensieri e la luce della mia casa è scomparsa solamente all’alba.
Avrei dovuto preferire il velo di un perfetto silenzio a queste parole, le quali aiutano solamente a portar lacrime alle mie stanche palpebre, ma non ho resistito.
La verità è che se ne è andato un signor parroco, un uomo sostituibile ma irripetibile.
E visto che riaverlo è impensabile, voglio dirvi che averlo conosciuto è stato un privilegio. Vorrei che sapesse che non lo dimenticherò.
Permettetemi di chiudere pensando a tutte le persone straordinarie che l’hanno amabilmente assistito durante una lunga malattia. Vi abbraccio.
 

“Addio signor parroco, quello che una volta era dolore, ora è pace. Ci mancherai. Addio”.


Parrocchia di Sarnico - Piazza Santissimo Redentore 17 - 24067 - Sarnico (BG) tel 035-910056
www.parrocchiasarnico.it 
e-mail: sitoweb@parrocchiasarnico.it