- L'infanzia
- Vita nel Carmelo
- Offerta all'Amore misericordioso
- Lettera alla sorella
- Epilogo
-
Riflessione di Giovanni Paolo II
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di Gabriella Cadei
In una lettera del 17 luglio 1933, poco prima di entrare nel
Carmelo, Edith Stein scriveva ad un’amica: -Leggendo “Storia di
un’anima” la sola impressione che ho avuto è che mi trovavo davanti
una vita umana unicamente e totalmente attraversata fino in fondo
dall’amor di Dio. Io non conosco nulla di più grande e, in quanto
possibile, vorrei trasferire un poco di questo nella mia vita e
nella vita di coloro che mi circondano-.
Sono molti coloro che di fronte alla dottrina-esperienza di Teresa
di Lisieux potrebbero esprimere gli stessi sentimenti.
La Santa del silenzio di Dio, di un Dio che è Amore Misericordioso,
attraverso i suoi scritti, ci prende per mano e ci accompagna nella
scoperta dell’amore che è totale dedizione e offerta di sé.
"Amare
è dare tutto, è dare anche se stessi".
Qui sta il
segreto di questa giovane ardente e sapiente ragazza di 24 anni...
Son bastati 24 anni alla giovane Teresa Martin per diventare "la più
grande santa dei tempi moderni" (Pio X), "Patrona universale delle
Missioni" (Pio XI), "Dottore della Chiesa" (Giovanni Paolo II).
A dire il vero, non ebbe gran fortuna nella vita: malgrado una
felice infanzia ad Alençon, dove nacque il 2 gennaio
1873
(ultima di nove bimbi dei quali quattro morti alla nascita),
perde ben presto la madre (tumore al seno) e rimane profondamente
ferita. Si impone un trasloco del papà con le cinque ragazze a
Lisieux, nella bella villa dei Buissonnets. Le entrate successive
delle sue due sorelle maggiori al Carmelo esasperano la sua
angoscia. Infelice a scuola, nonostante la pronta e non comune
intelligenza, cade gravemente malata. Un’insistente preghiera a
Maria la salva il 13 maggio 1883: ha 10 anni. La "Vergine del
sorriso" diventa sua Madre. Ecco cosa annota nel suo diario:
"D’altro canto la povera piccola Teresa, non trovando nessun
soccorso sulla terra, si era girata verso la sua Madre del cielo e
la pregava con tutto il cuore di avere finalmente pietà di lei…
D’un tratto la Madonna mi sembrò bella, così bella che io non avevo
mai veduto nulla di così bello, il suo volto comunicava una bontà ed
una tenerezza indicibili, ma quel che mi penetrò fino in fondo
all'anima, fu "il sorriso incantevole della Madonna ". Allora tutte
le mie pene svanirono, due grosse lacrime sgorgarono dalle mie
palpebre e scorsero in silenzio sulle mie guance, ma erano lacrime
di una gioia pura... "Ah, pensai, come sono felice, la Madonna mi ha
sorriso...
Senza alcuno sforzo abbassai gli occhi, e vidi Maria che mi guardava
amorosamente: era commossa e sembrava intuire il favore che la
Vergine santa mi aveva concesso... Era proprio ad essa, alle sue
irresistibili preghiere che io dovevo la grazia del sorriso della
Regina del Cielo; scorgendo il mio sguardo fisso sulla Madonna, essa
si era detta: Teresa è guarita! Sì, il piccolo fiore stava
rinascendo alla vita ed il Raggio luminoso che lo aveva riscaldato
non avrebbe più arrestato i suoi benefici: non agì in un tratto
solo, ma dolcemente, soavemente, raddrizzò il fiore e lo fortificò
in modo tale che dopo cinque anni esso sarebbe fiorito sulla fertile
montagna del Carmelo.”
Ma dovrà ancora
aspettare... Intanto fa la sua prima Comunione che è per lei una
"fusione d’amore".

“Ah! Quanto fu dolce il primo bacio di Gesù all’anima mia! Fu un
bacio d’amore, io mi sentivo amata e dicevo a mia volta: “Ti amo, mi
dono a Te per sempre”. Non ci furono domande, né lotte, né
sacrifici; da tempo Gesù e la povera piccola Teresa si erano
guardati e si erano capiti… Quel giorno non era più uno sguardo, ma
una fusione, non erano più due, Teresa era sparita, come la goccia
d’acqua che si perde dentro l’oceano. Gesù restava solo, Lui era il
padrone, il Re: Teresa non gli aveva forse chiesto di prendere Lui
la sua libertà, perché la sua libertà le faceva paura, lei si
sentiva così debole, così fragile che voleva unirsi per sempre alla
Forza Divina! La sua gioia era troppo grande, troppo profonda perché
lei potesse contenerla, lacrime deliziose la inondarono ben presto
con grande meraviglia delle sue compagne, che più tardi dicevano tra
loro: “Perché ha pianto? Non c’era qualcosa che l’ha rattristata?… -
No piuttosto il fatto di non vedere la Mamma con lei, o sua sorella
tanto amata che è carmelitana”. Loro non capivano che quando tutta
la gioia del Cielo viene dentro un cuore, questo cuore esiliato non
la può sopportare senza spargere lacrime… Oh no, l’assenza di mamma
non mi addolorava nel giorno della mia prima comunione: il cielo non
era forse dentro l’anima mia, e mamma non vi aveva preso posto già
da tanto tempo? Così ricevendo la visita di Gesù ricevevo anche
quella della mia cara mamma che mi benediceva rallegrandosi della
mia felicità…”
La notte di
Natale 1886 otterrà la grazia della sua trasformazione, della sua
completa conversione. Riceve la forza di Cristo e la guarigione di
una specie di nevrosi (timidezza eccessiva, ipersensibilità,
fragilità emotiva, scrupoli, paure...) che la paralizza:
“Non so come io mi cullassi nel pensiero caro di entrare nel
Carmelo, trovandomi ancora nelle fasce dell'infanzia! Bisognò che il
buon Dio facesse un piccolo miracolo per farmi crescere in un
momento, e questo miracolo lo compì nel giorno indimenticabile di
Natale. In quella notte luminosa, il Bambino piccolo e dolce di
un’ora, trasformò la notte dell’anima mia in torrenti di luce... In
quella notte nella quale egli si fece debole e sofferente per amor
mio, mi rese forte e coraggiosa, mi rivestì delle sue armi, e da
quella notte benedetta in poi, non fui vinta in alcuna battaglia,
anzi, camminai di vittoria in vittoria, e cominciai, per così dire,
una "corsa da gigante". La sorgente delle mie lacrime fu asciugata e
non si aprì se non raramente e difficilmente… Tornavamo dalla Messa
di mezzanotte durante la quale avevo avuto la felicità di ricevere
il Dio forte e potente. Arrivando ai Buissonnets mi rallegravo di
andare a prendere le mie scarpette nel camino, quest’antica usanza
ci aveva dato tante gioie nella nostra infanzia, che Celina voleva
continuare a trattarmi come una piccolina, essendo io la più piccola
della famiglia. A Papà piaceva vedere la mia felicità, udire i miei
gridi di gioia mentre tiravo fuori sorpresa su sorpresa dalle
"scarpe incantate" e la gaiezza del mio Re caro (con l’espressione
"il mio Re" Teresa designava il suo papà) aumentava molto la mia
contentezza, ma Gesù, volendomi mostrare che dovevo liberarmi dai
difetti della infanzia, mi tolse anche le gioie innocenti di essa;
permise che Papà, stanco dalla Messa di mezzanotte, provasse un
senso di noia vedendo le mie scarpe nel camino, e dicesse delle
parole che mi ferirono il cuore: "Bene, per fortuna che è l’ultimo
anno!... ". lo salivo in quel momento la scala per togliermi il
cappello, Celina, conoscendo la mia sensibilità, e vedendo le
lacrime nei miei occhi, capiva il mio dispiacere. "Oh Teresa! -
disse - non discendere, ti farebbe troppa pena guardare subito nelle
tue scarpe". Ma Teresa non era più la stessa, Gesù le aveva cambiato
il cuore! Reprimendo le lacrime, discesi rapidamente la scala, e
comprimendo i battiti del cuore, presi le scarpe, le posai dinanzi a
Papà, e tirai fuori gioiosamente tutti gli oggetti, con l’aria beata
di una regina. Papà rideva, era ridiventato gaio anche lui, e Celina
credeva di sognare! Fortunatamente era una dolce realtà, la piccola
Teresa aveva ritrovato la forza d’animo che aveva perduta a quattro
anni e mezzo (al momento della morte della madre), e da ora in poi
l’avrebbe conservata per sempre! In quella notte di luce cominciò
il terzo periodo della mia vita, più bello degli altri, più colmo di
grazie del Cielo. In un solo istante l’impresa che non avevo potuto
realizzare in 10 anni, Gesù la realizzò accontentandosi della mia
buona volontà. Io sentii in una parola la carità entrare nel mio
cuore, il bisogno di dimenticarmi per far piacere e da quel momento
in poi io fui felice!”
La
chiusura su se stessa fa posto al dono, all’apertura verso gli altri
e comincia ad avvertire l’attrazione per la conversione dei
peccatori. Avendo sentito parlare di un grande criminale, appena
condannato a morte, vuole ad ogni costo impedirgli di ricevere il
castigo eterno e pone questa intenzione in tutte le sue preghiere.
La sua fiducia nella misericordia divina è appagata e il criminale
sale al patibolo baciando il crocifisso.
Teresa ha 14 anni. Matura a tutti i livelli. Pur così giovane, si
apre alla coscienza di una maternità spirituale.

“È
il mio primo figlio...”
dirà del condannato.
Intanto il desiderio di amare Gesù e di dedicargli tutta la sua vita
si fa sempre più forte. A 14 anni Teresa sa, e per sempre, che Dio
l’ha salvata e la vuole per sé interamente.
“Io
volevo amare, amare Gesù con passione. Dargli mille segni d’amore…
La via su cui camminavo era così dritta, così luminosa che non avevo
bisogno di altra guida che Gesù. Come dice San Giovanni della Croce
nel suo cantico: “Io non avevo né guida, né luce, salvo quella che
brillava nel mio cuore, questa luce mi guidava più sicuramente di
quella di mezzogiorno al luogo dove mi attendeva Colui che mi
conosce perfettamente.” Questo luogo era il Carmelo.”
Teresa non ha
dubbi circa la sua vocazione carmelitana. Ne parla con una certezza
e serenità che sorprendono in una ragazza di quindici anni. Da parte
sua fa tutto il possibile per realizzarla al più presto. A nove anni
d’età aveva avuto un incontro privato con la priora, Madre Maria di
Gonzaga, per chiederle di entrare con la sorella Paolina. Ne aveva
ricevuto un rifiuto con una rassegnazione impotente. Ma ora vi vuole
entrare e conquista i permessi come tante fortezze, nonostante
l’iniziale rifiuto dei superiori e del Vescovo. Il 9 aprile 1888,
dopo aver faticato a convincere il padre, il superiore del convento,
il vescovo e perfino il Papa (incontrato durante un pellegrinaggio
in Italia) che la sua scelta è autentica, Teresa varca la soglia
della clausura in preda ad un emozione così profonda che a causa dei
battiti del proprio cuore teme di morire.
Vita nel Carmelo
“Finalmente i miei desideri erano compiuti,
l'anima mia provava una pace così dolce e profonda che mi sarebbe
impossibile esprimerla, e da sette anni e mezzo questa pace mi è
rimasta, non mi ha abbandonata in mezzo alle più grandi prove”.
Al Carmelo, dopo i primi giorni felici , le piccole sofferenze
cominciano subito.
“Ho
trovato la vita religiosa tale quale me l’ero immaginata, nessun
sacrificio mi sorprese, tuttavia i miei primi passi hanno incontrato
più spine che rose! Sì la sofferenza mi ha teso le braccia e io mi
ci sono gettata con amore”.
Teresa tutto
offre, compresa la terribile malattia mentale del papà tanto amato,
per la salvezza delle anime e per i sacerdoti in particolare. Porta
avanti una oscura vita quotidiana fatta di preghiera e lavoro. Legge
San Giovanni della Croce, il Dottore dell’Amore, si appassiona del
Cantico dei Cantici e lo vuole commentare, compone testi teatrali
che mette in scena lei stessa, scrive poesie. Mentre vive la sua
vita quotidiana di monaca, dura ed esigente, Teresa, alla ricerca
della santità, si sente un po’ sola perché il suo padre spirituale è
andato missionario in Canada.
“Ridotta a ricevere da lui una lettera all’anno, il mio cuore si
volse ben presto verso il Direttore dei direttori e fu Lui che mi
istruì in questa scienza nascosta ai sapienti che Egli si degna di
rivelare ai più piccoli…Senza mostrarsi, senza udir la sua voce,
Gesù m'istruisce nell'intimo: non è per mezzo dei libri, perché non
capisco quello che leggo, ma talvolta una parola come questa che ho
trovato alla fine dell'orazione (dopo essere rimasta nel silenzio e
nell'aridità) viene a consolarmi: «Ecco il maestro che ti do, ti
insegnerà tutto quello che devi fare. Voglio farti leggere nel libro
di vita, ov'è contenuta la scienza di Amore». La scienza d'Amore,
oh, sì! la parola risuona dolce all'anima mia, desidero soltanto
questa scienza. Per essa, avendo dato tutte le mie ricchezze, penso,
come la sposa dei cantici, di non aver dato nulla”.
Soffre perché la
sua professione viene ritardata, ma Teresa utilizza questo tempo per
camminare sulla strada della perfezione, fatta di umiltà, povertà,
rinuncia, mortificazione. Finalmente l’8 settembre 1890 fa la sua
professione.
“Il mattino dell’8 settembre io mi sentii inondata da un fiume di
pace e fu in questa pace che oltrepassa ogni sentimento che io
pronunciai i miei santi voti. Io mi sono offerta a Gesù perché Egli
compia perfettamente in me la sua volontà senza che mai le creature
le facciano ostacolo”.
BIGLIETTO
DI PROFESSIONE
O Gesù, mio sposo divino! Che io non perda mai la mia seconda veste
battesimale, prendimi prima che io commetta la più lieve colpa
volontaria. Che io non cerchi e non trovi mai altri che te solo, che
le creature siano nulla per me e che io sia nulla per loro ma tu
Gesù sia tutto!
Che le cose della terra non possano mai turbare la mia anima, che
nulla turbi la mia pace, Gesù io non ti domando che la pace, e pure
l'amore, l'amore infinito senza altro limite oltre che te, l'amore
in cui non sia più io ma tu mio Gesù.
Gesù che io per te muoia martire, il martirio del cuore o del corpo,
o piuttosto entrambi ... Concedimi di adempiere ai miei voti in
tutta la loro perfezione e fammi comprendere ciò che deve essere una
sposa per te.
Fai che io non sia mai a carico della comunità e che nessuno si
occupi di me, che io sia considerata calpestata dimenticata come un
piccolo granello di sabbia per te, Gesù.
Che la tua volontà sia fatta in me perfettamente, che io arrivi al
posto che tu hai preparato davanti a me...
Gli anni
successivi sono un tempo di silenziosa maturazione. Teresa non ha
più illuminazioni e grazie sensibili. Il suo stato abituale ormai è
il buio. Solo l’aridità le è compagna.
“L’aridità divenne il mio pane quotidiano”.
Impara
pazientemente a trovare l’amore non nella soddisfazione, ma nel
dono, perfino nella stessa sofferenza.
“Gesù mi fece comprendere che mi avrebbe dato anime per mezzo della
croce e la mia attrattiva per la sofferenza crebbe man mano che il
patimento aumentava”.
“Non posso dire che ho ricevuto spesso consolazioni durante i miei
ringraziamenti, forse è il momento in cui ne ho meno… Trovo la cosa
del tutto naturale poiché io mi sono offerta a Gesù non come persona
che desidera la sua visita per la sua propria consolazione, ma al
contrario per il piacere di Colui che si dona a me. – Io mi
rappresento l’anima mia come un terreno libero e prego la S. Vergine
di portar via gli ostacoli che potrebbero impedirgli di essere
libero, poi la supplico di piantare lei stessa una grande tenda
degna del Cielo, di arredarla coi suoi gioielli e poi invito tutti i
Santi e gli Angeli a venire a fare un magnifico concerto. Quando
Gesù scende nell’anima mia, mi sembra che Egli sia contento di
trovarsi così ben accolto e io, anche io sono contenta… Tutto questo
non impedisce alle distrazioni ed al sonno di venire a trovarmi, ma
quando esco dal ringraziamento vedendo che l’ho fatto così male,
faccio il proposito di restare in ringraziamento per tutto il resto
della giornata”.
Amore e
abbandono la guidano:
“Io non desidero più nemmeno la sofferenza, e neppure la morte, e
tuttavia le amo tutte e due, ma è soltanto l’amore che mi attira…
ora è solo l’abbandono che mi guida, io non ho assolutamente altra
bussola!… Io posso dire queste parole del cantico spirituale del
nostro Padre S. Giovanni della Croce: “Ho bevuto nella cella
interiore del mio Amato e quando sono uscita, in tutta la pianura
non conoscevo più niente ed ho perso il gregge che prima seguivo… La
mia anima si è impegnata con tutte le sue forze al suo servizio, io
non custodisco più greggi, non ho più altro incarico, perché adesso
tutto il mio lavoro è AMARE!”… oppure anche: “Dopo che ne ho fatto
esperienza, l’AMORE è così potente in opere che sa approfittare di
tutto, del bene e del male che trova in me, e trasformare la mia
anima in Se”. Quanto è dolce la via dell’amore. Senza dubbio si può
cadere, si possono commettere delle infedeltà, ma poiché l’amore sa
trarre vantaggio da tutto, ha consumato prestissimo tutto quello che
può dispiacere a Gesù, non lasciando che un’umile e profonda pace
nel fondo del cuore…”
Dice di non
provare piacere nel leggere libri spirituali. Solo San Giovanni
della Croce e il Vangelo le sono da ispirazione.
“Ah! Quante illuminazioni ho tratto dalle opere del nostro Padre S.
Giovanni della Croce! Ma è soprattutto il Vangelo che mi intrattiene
durante le mie orazioni, in esso io trovo tutto quello che è
necessario alla mia povera piccola anima. Ci scopro sempre nuove
luci, sensi nascosti e misteriosi… Io capisco e so per esperienza
“che il Regno di Dio è dentro di noi”. Gesù non ha bisogno di libri
né di dottori per istruire le anime;Lui. Il Dottore dei dottori,
insegna senza rumore di parole… Mai l’ho sentito parlare, ma io
sento che Egli è in me, ad ogni istante, Egli mi guida e mi ispira
ciò che debbo dire o fare. Io scopro proprio al momento in cui ne ho
bisogno lumi che non avevo mai visti prima…”
Il 9 giugno
1895, durante la Messa, Teresa riceve l’ispirazione di offrirsi
all’Amore misericordioso. Ottiene dalla sua priora il permesso di
compiere questa offerta . L’11 giugno stende e pronuncia, con sua
sorella Celina, questo atto d’offerta.
top
Atto d'offerta all'Amore misericordioso di Dio.

Mio
Dio! Trinità beata, desidero amarti e farti amare, lavorare per la
glorificazione della santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla
terra e liberando quelle che sono nel purgatorio. Desidero compiere
perfettamente la tua volontà e arrivare al grado di gloria che Tu mi
hai preparato nel tuo regno. In una parola, desidero essere santa,
ma sento la mia impotenza e ti domando, o mio Dio, di essere Tu
stesso la mia santità. Poiché Tu mi hai amata fino a darmi il tuo
unico Figlio perché fosse il mio salvatore e il mio sposo, i tesori
dei suoi meriti appartengono a me ed io te li offro con gioia,
supplicandoti di non guardare a me se non attraverso il volto di
Gesù e nel suo cuore bruciante d'amore. Ti offro inoltre tutti i
meriti dei Santi (che sono in cielo e sulla terra), i loro atti
d'amore e quelli dei santi Angeli; ti offro infine, o beata Trinità,
l'amore e i meriti della santa Vergine, mia madre diletta. A lei
abbandono la mia offerta e la prego di presentartela. Il suo Figlio
divino, mio sposo diletto, nei giorni della sua vita mortale, ci ha
detto: "Tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo
darà!". Sono dunque certa che esaudirai i miei desideri; lo so,o mio
Dio! Più Tu vuoi donare, più fai desiderare. Sento nel mio cuore
desideri immensi e ti chiedo con tanta fiducia di venire a prendere
possesso della mia anima. Ah! non posso ricevere la santa comunione
così spesso come vorrei, ma, Signore, non sei Tu onnipotente?...
Resta in me come nel tabernacolo, non allontanarti mai dalla tua
piccola ostia... Vorrei consolarti dell'ingratitudine dei cattivi e
ti supplico di togliermi la libertà di dispiacerti. Se per debolezza
io cado talora, che subito il tuo sguardo divino purifichi la mia
anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che
trasforma ogni cosa in se stesso... Ti ringrazio, o mio Dio, di
tutte le grazie che mi hai accordato, in particolare di avermi
fatta passare attraverso il crogiolo della sofferenza. E’ con gioia
che ti contemplerò nell’ultimo giorno mentre porti lo scettro della
croce. Poiché ti sei degnato di darmi come eredità questa croce
tanto preziosa, io spero in Cielo di rassomigliarti e di veder
brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della tua
passione. Dopo l'esilio della terra, spero di venire a goderti nella
patria, ma non voglio ammassare dei meriti per il cielo, voglio
lavorare solo per tuo amore, con l'unico scopo di farti piacere, di
consolare il tuo Sacro Cuore e di salvare anime che ti ameranno
eternamente. Al crepuscolo di questa vita, comparirò davanti a te a
mani vuote, perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere.
Tutte le nostre giustizie hanno macchie ai tuoi occhi (Is 64,6).
Voglio quindi vestirmi della tua Giustizia e ricevere dal Tuo Amore
il possesso eterno di Te stesso. Non voglio nessun altro Trono e
nessun’altra Corona che te, mio Amato… Ai tuoi occhi il tempo non è
nulla; un giorno solo è come mille anni (Sal 89,4), tu poi quindi in
un istante prepararmi a comparire davanti a te...Affinché io possa
vivere in un atto di perfetto amore, MI OFFRO COME VITTIMA
D'OLOCAUSTO AL TUO AMORE MISERICORDIOSO, supplicandoti di consumarmi
senza posa, lasciando traboccare nella mia anima i flutti d'infinita
tenerezza che sono racchiusi in te, e così possa diventare martire
del tuo amore, o mio Dio!...Che questo martirio, dopo avermi
preparata a comparire davanti a Te, mi faccia infine morire e la mia
anima si slanci senza ritardo verso l'eterno abbraccio del tuo amore
misericordioso... Voglio, o mio Amato, ad ogni battito del cuore
rinnovarti questa offerta un numero infinito di volte, fino a che,
svanite le ombre, possa ridirti il mio amore in un faccia a faccia
eterno!
Con il suo desiderio di immolarsi per la salvezza degli uomini, si
lascia prendere completamente da Dio, senza porre alcun ostacolo
all’effusione del suo amore infinito. Lo esprime nella poesia “Vivere
d’amore”
http://www.steresa.org/Santa/homet.htm
quando afferma:
Vivere d’amore quaggiù è un darsi senza misura… è un navigare
incessante, seminando nei cuori la gioia e la pace… E’ un
supplicarti, o Divino Maestro, di spandere i tuoi raggi nell’anima
eletta e santa del sacerdote… E’ un rasciugarti il Volto ed ottenere
perdono ai peccatori: che rientrino nella tua grazia, o Dio di
amore, e sempre benedicano il tuo nome…
E
qualche giorno più tardi, mentre sta facendo la Via Crucis, è
confermata in questa sua determinazione da un’esperienza che
racconta in questi termini:
“All’improvviso fui presa da un così violento amore per il buon Dio
da non poterlo esprimere se non dicendo che era come mi avessero
immersa completamente nel fuoco. Ah! Quale fuoco e, nello stesso
tempo, quale dolcezza! Bruciavo d’amore e sentivo che un minuto, un
secondo di più, non avrei potuto sopportare questo ardore senza
morire. Compresi allora ciò che dicono i santi, di questi stati che
essi hanno così spesso sperimentato. Io uno stato simile l’ho
sperimentato solo una volta e per un solo istante, poi sono ricaduta
subito nella mia abituale aridità”.
Nel 1895 non
patisce nessuna prova e se ne meraviglia. Dopo l’atto di offerta
scrive:
“Fiumi, o piuttosto, oceani di grazie vennero a inondare l’anima
mia… Da quel giorno felice, mi sembra che l’amore mi penetri e mi
circondi… che questo Amore Misericordioso mi rinnovi, purifichi la
mia anima e non vi lasci alcuna traccia di peccato. Perciò non
posso temere il Purgatorio… Il Fuoco dell’Amore è più santificante
di quello del Purgatorio… Gesù non può desiderare per noi sofferenze
inutili e non m’ispirerebbe i desideri che sento se non volesse
soddisfarli… Oh, come è soave la via dell’Amore!”
È proprio in
quell’anno che la Priora le domanda di scrivere i suoi appunti,
quasi un diario. Su di un piccolo quaderno di scuola, comincia a
"Cantare le Misericordie del Signore" nella sua vita. I
testi che formano la “STORIA DI UN’ANIMA” sono tre. Il primo
ripercorre la vita fino al gennaio 1896. Il secondo manoscritto
descrive la definizione della sua “via”. Nell’ultimo racconta la
scoperta della carità verso il prossimo come unica bussola della sua
vita e la sua lotta per amare Dio nella “notte“ della sua fede,
accanto ai lontani, agli atei, ai disperati.
Durante la
Quaresima del 1896 Teresa compie tutti i digiuni, vigilie e
penitenze. Fa suoi con gioia i lavori, le austerità, le tensioni
acute della vita comunitaria. Sembrerebbe che l’Amore Misericordioso
la conduca alla morte di amore, di cui parla San Giovanni della
Croce, attraverso una dolce trasfigurazione. Nella sua generosità,
infatti, Teresa brucia la sua vita al di là delle sue forze. In
questo modo entra in una nuova tappa . Durante la notte dal giovedì
al venerdì santo (2-3 aprile 1896) ha la sua prima emottisi
“Dopo essere stata presso il Sepolcro fino
a mezzanotte, rientrai nella cella, ma avevo appena avuto il tempo
di posare la testa sul cuscino, che sentii come un fiotto che saliva
gorgogliando fino alle mie labbra. Non sapevo cosa fosse, ma pensai
che forse ero prossima a morire e l’anima mia era inondata dalla
gioia… La mattina dopo avvicinandomi alla finestra potei constatare
che non mi ero ingannata. Ah! L’anima mia si sentì colma di una
grande consolazione”.
Ottiene il
permesso dalla Priora di continuare il digiuno nel suo rigore: un
po’ di pane secco e acqua a mezzogiorno e a sera. Secondo la sua
abitudine, s’impegna nei lavori più duri. Ma la notte seguente ha
una nuova emottisi. Teresa l’accoglie con la stessa gioia. Inizia
qui una lunga notte che durerà 18 mesi. Teresa racconta:
“Allora
godevo d’una fede così viva, così trasparente, che il pensiero del
Paradiso formava tutta la mia felicità… Gesù permise che l’anima mia
venisse invasa dalle tenebre più fitte e che il pensiero del Cielo
non fosse più che una ragione di lotta e tormento. Questa prova non
doveva durare qualche giorno o qualche settimana, doveva prolungarsi
fino al momento segnato da Dio…
Teresa accoglie
questa nuova esperienza, la più sconvolgente fra quelle fatte
finora, come un gesto di solidarietà cogli increduli:
“Gesù mi fece sentire come vi siano
veramente anime che non possiedono la fede…”
Il 10 maggio
1896 vede in sogno Anna di Gesù, fondatrice del Carmelo in Francia,
che le promette di venire presto a prenderla. Ecco cosa scrive nella
lettera indirizzata alla sorella Suor Maria del Sacro Cuore l’8
settembre 1896 (forse la sorella che l’ha capita di più e cui più si
è davvero rivelata):
top
Lettera alla sorella
“Sorella mia cara, tu mi hai chiesto di scriverti il mio sogno e la
mia “piccola dottrina”, come tu la chiami… Io l’ho fatto nelle
pagine seguenti ma così male che mi pare impossibile che tu capisca.
Scrivendo, io parlo a Gesù, la cosa mi è più facile per esprimere i
miei pensieri.
O Gesù, mio Amato! Chi potrà dire con quale tenerezza, quale
dolcezza, Tu conduci la mia piccola anima! Come ti piace di fare
splendere il raggio della tua grazia persino in mezzo alla più cupa
tempesta! Gesù, la bufera tuonava forte nell'anima mia fin dalla
festa radiosa di Pasqua, quando un sabato di maggio, pensando ai
sogni misteriosi che talvolta vengono concessi a certe anime, mi
dicevo che dovevano essere una consolazione molto dolce, tuttavia
non la chiedevo. La sera, la mia piccola anima, considerando le nubi
che coprivano il suo cielo, si diceva ancora che i sogni non erano
per lei, e sotto la tempesta si addormentò... Alle prime luci
dell'aurora, mi trovai (in sogno) in una specie di galleria, c'erano
varie altre persone, ma lontane. Nostra Madre sola era accanto a me.
A un tratto, senza aver visto com'erano entrate, vidi tre
carmelitane vestite dei loro mantelli e grandi veli,… capii
chiaramente che venivano dal Cielo. Nel profondo del cuore dissi:
come sarei felice di vedere il volto di una di quelle carmelitane!
Allora, come se la mia preghiera fosse stata sentita da lei, la più
alta delle sante si mosse verso me; subito caddi in ginocchio. Oh,
felicità! la carmelitana alzò il suo velo o piuttosto lo sollevò e
mi coprì con esso... senz'alcuna esitazione riconobbi la venerabile
Madre Anna di Gesù, la fondatrice del Carmelo in Francia. Il suo
viso era bello d'immateriale bellezza… e io vedevo quel volto
celeste rischiarato da una luce ineffabilmente dolce, che proveniva
da esso stesso. Non saprei dire la gioia dell'anima mia, queste cose
si sentono e non si possono esprimere... Parecchi mesi sono
trascorsi da quel sogno dolce, tuttavia il ricordo che esso lascia
nell'anima mia non ha perduto niente della sua freschezza, del suo
fascino celeste. Vedo ancora lo sguardo e il sorriso pieni d'amore
della venerabile Madre. Credo di sentire ancora le carezze che mi
prodigò. Vedendomi così teneramente amata osai pronunciare queste
parole: «O Madre mia, vi supplico, ditemi se il Signore mi lascerà a
lungo sulla terra. Verrà presto a prendermi?». Sorridendo con
tenerezza la santa mormorò: «Sì, presto presto, te lo prometto». -
«Madre - aggiunsi - ditemi ancora se il buon Dio non chiede qualche
cosa di più che le mie povere piccole azioni e i miei desideri. E’
contento di me?». Il volto della santa prese una espressione
incomparabilmente più tenera della prima volta che mi aveva parlato,
il suo sguardo e le sue carezze erano la risposta più dolce.
Tuttavia mi disse: «Il buon Dio non chiede altro da te. E’ contento,
molto contento!». Dopo avermi ancora accarezzata, la vidi
allontanarsi. Il mio cuore era nella gioia, ma mi ricordai delle mie
sorelle, volli domandare qualche grazia per esse, ahimè! mi
svegliai. Gesù! La tempesta allora non ruggiva, il cielo era calmo e
limpido... Credevo, sentivo che esiste un Cielo e che questo Cielo è
popolato di anime che mi amano, che mi guardano come loro figlia.
Una tale impressione mi resta nel cuore, tanto più che la venerabile
Madre Anna di Gesù mi era stata fino allora assolutamente
indifferente, non l'avevo invocata mai, e il suo ricordo mi veniva
soltanto quando udivo parlare di lei, cioè raramente. Così, quando
capii a quale punto mi amava e quanto poco le ero indifferente, il
cuore mio si sentì intenerire d'amore e di riconoscenza, non
solamente per la santa che mi aveva visitata, ma anche per tutti i
beati abitanti del Cielo.”
Man mano scrive,
ricordando i doni ricevuti, il suo cuore si infervora sempre più.
“O Amato! questa grazia era soltanto il preludio di grazie più
grandi, delle quali mi volevi colmare; lascia, mio unico Amore, che
te le ricordi oggi... oggi sesto anniversario della nostra unione.
Perdonami Gesù se sragiono volendo ridire i miei desideri, le mie
speranze che raggiungono l'infinito, perdonami e guarisci l'anima
mia dandole ciò che spera! Essere tua Sposa, Gesù, essere
carmelitana, essere, per l'unione con te, madre delle anime, tutto
questo dovrebbe bastarmi... Non è così. Senza dubbio, questi tre
privilegi sono ben la mia vocazione, carmelitana, sposa e madre,
tuttavia io sento in me altre vocazioni, sento la vocazione del
GUERRIERO, del SACERDOTE, dell'APOSTOLO, del DOTTORE, del MARTIRE;
finalmente sento il bisogno, il desiderio di compiere per te, Gesù,
tutte le opere più eroiche. Sento nell'anima mia il coraggio di un
crociato, di uno zuavo pontificio, vorrei morire sopra un campo di
battaglia per la difesa della Chiesa...”
Teresa era
sempre stata affascinata da S. Giovanna d’Arco, per la quale scrisse
e interpretò una “pia recitazione” sulla sua vocazione.
“Sento la vocazione del sacerdote. Con quale amore, Gesù, ti
porterei nelle mie mani,…con quale amore ti darei alle anime! Ma,
pur desiderando di essere sacerdote, ammiro e invidio l'umiltà di
san Francesco d'Assisi, e sento la vocazione d'imitarlo, rifiutando
la dignità sublime del sacerdozio. Gesù! Amore mio, vita mia, come
conciliare questi contrasti? Come attuare i desideri della mia
povera piccola anima? Nonostante la mia piccolezza, vorrei
illuminare le anime come i profeti, i dottori, ho la vocazione di
essere apostolo. Vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome,
e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa, ma, o Amato,
una sola missione non mi basterebbe, vorrei al tempo stesso
annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo, e fino nelle
isole più remote. Vorrei essere missionaria non soltanto per qualche
anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo, ed
esserlo fino alla consumazione dei secoli. Ma vorrei soprattutto,
amato mio Salvatore, vorrei versare il mio sangue per te, fino
all'ultima goccia…
Il martirio, questo è il sogno della mia giovinezza, questo sogno è
cresciuto con me nel chiostro del Carmelo. Ma anche qui, sento che
il mio sogno è una follia, perché non saprei limitarmi a desiderare
un solo martirio. Per soddisfarmi li vorrei tutti... Come te, Sposo
mio adorato, vorrei essere flagellata e crocifissa, … vorrei subire
tutti i supplizi inflitti ai martiri. …Come Giovanna d'Arco, la mia
cara sorella, vorrei mormorare sul rogo il tuo nome, Gesù… Gesù, se
volessi scrivere tutti i miei desideri, dovrei prendere il tuo libro
di vita, lì sono narrate le azioni di tutti i Santi, e quelle azioni
vorrei averle compiute per te. Gesù mio, che cosa risponderai a
tutte le mie follie? Esiste un'anima più piccola, più incapace della
mia? Eppure, proprio per la mia debolezza, ti sei compiaciuto,
Signore, di colmare i miei piccoli desideri infantili, e vuoi oggi
colmare altri desideri più grandi...
Durante l'orazione,poiché i miei desideri mi facevano soffrire un
vero martirio: aprii le epistole di san Paolo per cercare una
risposta. I capitoli XII e XIII della prima epistola ai Corinzi mi
caddero sotto gli occhi. Lessi, nel primo, che tutti non possono
essere apostoli, profeti, dottori, ecc.; che la Chiesa è composta di
diverse membra, e che l'occhio non potrebbe essere al tempo stesso
anche la mano. La risposta era chiara, ma non colmava il mio
desiderio, non mi dava la pace. Senza scoraggiarmi, continuai la
lettura, e trovai sollievo in questa frase: "Cercate con ardore i
doni più perfetti, ma vi mostrerò una via ancor più perfetta". E
l'Apostolo spiega come i doni più perfetti sono nulla senza l'Amore.
La Carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio.
Finalmente avevo trovato il riposo”.
Con questa
scoperta passa al cap. 13 che le apre una via più sublime:

“Considerando
il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in alcuno dei
membri descritti da san Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in
tutti. La Carità mi dette la chiave della mia vocazione. Capii che,
se la Chiesa ha un corpo composto da diverse membra, l'organo più
necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha
un cuore, e che questo cuore arde d'amore. Capii che l'amore solo fa
agire le membra della Chiesa, che, se l'amore si spegnesse, gli
apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i martiri rifiuterebbero
di versare il loro sangue... Capii che l'amore racchiude tutte le
vocazioni, che l'amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti
i luoghi, in una parola che è eterno. Allora, nell'eccesso della mia
gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l'ho
trovata finalmente, la mia vocazione è l'amore! Sì, ho trovato il
mio posto nella Chiesa, e questo posto, Dio mio, me l'avete dato
voi! Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l'amore. Così, sarò
tutto... e il mio sogno sarà attuato!”
Con questa
illuminazione interiore, frutto non di una sua riflessione, ma da
attribuire a un dono venuto dall’alto, con questa affermazione di
essere nella chiesa il cuore che si consuma nell’amore, Teresa
assume le funzioni più intime del corpo mistico e diventa una unica
realtà con l’Amore Misericordioso. Essendo l’Amore tutto nella
esistenza della Chiesa e del cristiano, Teresa ha un solo desiderio:
che per mezzo di lei l’Amore si comunichi luminosamente e si espanda
in tutto il mondo. E’ dunque una missionarietà universale, non
legata a luoghi o tempi, che la rende veramente la Patrona delle
Missioni, come viene dichiarata da Papa Pio XI nel 1927.
E continua il
suo scritto e incomincia a tracciare la sua “piccola via”. Quando si
parla di essa, facilmente si pone l’accento sulle piccole cose che
tutti possono compiere, in contrapposizione alla opere grandi che
sono riservate a pochi. Basta pensare ai doveri quotidiani che
richiedono fedeltà e costanza. Teresa afferma infatti che si
raggiunge la santità “per mezzo della fedeltà alle cose minime” e
soprattutto quando si fa ogni cosa per amore, quando ogni situazione
serve per mostrare a Gesù che lo si ama. Camminare sulla piccola via
significa avanzare nella pace interiore e nel totale abbandono al
Signore.
“… O Faro luminoso dell’amore, io so come arrivare fino a Te, ho
trovato il segreto di appropriarmi della tua fiamma. Io non sono che
una bambina, impotente e debole, tuttavia è la mia debolezza stessa
che mi dà l’audacia di offrirmi come Vittima del tuo Amore, o Gesù!…
Sì mio Amato, ecco come si consumerà la mia vita… Io non ho altri
mezzi di provarti il mio amore, che gettare fiori, cioè non
lasciarmi sfuggire alcun piccolo sacrificio, alcuno sguardo, alcuna
parola, approfittare di tutte le più piccole cose e farle per amore…
Io voglio soffrire per amore e persino gioire per amore… poi
gettando i miei fiori, io canterò. Io canterò persino quando mi
toccherà cogliere i miei fiori in mezzo alle spine e il mio canto
sarà tanto più melodioso quanto le spine saranno lunghe e pungenti…
Questi fiori, avendo assunto un valore infinito grazie al tuo tocco
divino, la Chiesa del Cielo li getterà sulla Chiesa sofferente per
spegnere le fiamme, lei li getterà sulla Chiesa combattente per
farle riportare la vittoria!”
Con questa via,
Teresa ha conquistato il mondo e i cuori di molte persone. Scriveva
la filosofa e carmelitana Edith Stein : “La piccola via è un mazzo
di fiorellini poco appariscenti deposto ai piedi del Santissimo,
forse un lungo martirio nascosto, a tutti sconosciuto, ma anche una
fonte di profonda pace, di gioia e di grazia che da essa scaturisce
e copre la terra: non sappiamo quale, e gli uomini che da questa
fonte ricevono l’acqua, non sanno da dove viene”. E diventa guida
delle “anime piccole”.
La preghiera che
Teresa ci presenta nasce proprio dalla consapevolezza di essere
limitata, di non essere una grande aquila, ma un fragile uccellino
che può solo attendere da Dio le briciole per vivere. È una
preghiera di fiducia e di abbandono, di attesa e di speranza.
“In qual modo può, un'anima imperfetta quanto la mia, aspirare a
possedere la pienezza dell'Amore? Gesù, mio primo, mio solo Amico,
tu che amo unicamente, dimmi, quale mistero è questo? Perché non
riservi queste aspirazioni immense alle anime grandi, alle aquile
che planano nelle altezze? Io mi considero come un uccellino debole,
coperto solamente di una leggera peluria; non sono un'aquila, ho
dell'aquila soltanto gli occhi e il cuore perché, nonostante la mia
piccolezza estrema, oso fissare il Sole divino, il Sole dell'Amore,
e il mio cuore prova tutte le aspirazioni dell'aquila... L’uccellino
vorrebbe volare verso quel Sole luminoso che affascina i suoi occhi,
vorrebbe imitare le aquile, sue sorelle che vede elevarsi fino alla
divina dimora della santissima Trinità... Ahimè! Tutto quello che
può fare, è sollevare le sue alucce, ma volar via, questo non è
nelle sue piccole possibilità. Che ne sarà di lui? Morirà di dolore
vedendosi così impotente? No! L’uccellino non se ne affliggerà
nemmeno. Con un ABBANDONO AUDACE vuol fissare ancora il suo Sole
divino: niente gli fa paura, né vento, né pioggia, e se nuvole
oscure vengono a nascondere l'Astro d'amore, l'uccellino non cambia
posto, sa che al di là dalle nubi il Sole splende sempre, che la sua
luce non si offuscherà nemmeno per un attimo. In certi momenti il
suo cuore si trova assalito dalla tempesta, Gli pare che non
esistano altre cose se non le nubi che lo circondano; e allora è il
momento della gioia perfetta per il povero esserino debole. Che
felicità per lui restare lì ugualmente e fissare la luce invisibile
la quale si nasconde alla sua fede! Gesù, fino da ora capisco il tuo
amore per l'uccellino, perché egli non si allontana da te... Ma io
lo so, e tu lo sai, spesso questo cosino minimo e imperfetto, pur
rimanendo al suo posto (cioè sotto i raggi del Sole), si lascia
distrarre un poco dalla sua occupazione unica, becca un granellino
di qua o di là, corre dietro a un vermiciattolo... Poi, trovando una
pozzanghera, si bagna le piume appena spuntate, vede un fiore che
gli piace, allora la sua piccola testa si occupa di quel fiore... e
poi, non potendo planare come le aquile, il povero uccellino
s'interessa ancora alle piccolezze della terra. Tuttavia, dopo tutte
le sue malefatte, invece di andare a nascondersi in un angolino per
piangere la sua miseria e morir di pentimento, l'uccellino si volge
verso il Sole amato, presenta ai raggi benefici le alucce bagnate e
con un canto dolce racconta tutti i particolari della sua infedeltà,
pensando nel suo abbandono temerario di acquistare così maggior
diritto, attirare più pienamente l'amore di Colui che non è venuto a
chiamare i giusti, bensì i peccatori.
Se l'Astro adorato rimane sordo ai cinguettii lamentosi della sua
piccola creatura, se rimane velato, ebbene, la creaturina resta
bagnata, accetta di essere intirizzita di freddo, e si rallegra
anche di questa sofferenza che tuttavia ha meritato... Gesù, com'è
felice il tuo uccellino di essere debole e piccolo. Oh, che sarebbe
di lui se fosse grande? Mai avrebbe l'audacia di comparire alla tua
presenza, di sonnecchiare dinanzi a te... Si, ecco un'altra
debolezza dell'uccellino: quando vuol fissare il Sole divino e le
nuvole gli impediscono di vedere anche un solo raggio, nonostante la
sua buona volontà gli occhi gli si chiudono, la testolina si
nasconde sotto l'ala, e il povero esserino si addormenta, credendo
di fissar sempre il suo Astro amato. Quando si desta, non si
cruccia; il suo piccolo cuore resta in pace, ricomincia il suo
ufficio d'amore, invoca gli Angeli e i Santi i quali s'innalzano
come aquile verso il fuoco divorante oggetto del suo desiderio, e le
aquile, impietosite, proteggono il fratellino, e mettono in fuga gli
avvoltoi che vorrebbero divorarlo. Gli avvoltoi, immagini dei
demoni, l'uccellino non li teme, non è destinato a diventar la loro
preda, bensì sarà preda dell'Aquila che egli contempla nel centro
del Sole d'amore. O Verbo divino, tu sei l'Aquila adorata, io ti
amo. Tu mi attiri, sei tu che, slanciandoti verso la terra
dell'esilio, hai voluto soffrire e morire per attirare le anime fino
al seno dell'intimità eterna della Santissima Trinità, sei tu che,
risalendo verso la Luce inaccessibile ove soggiornerai sempre, resti
pur sempre nella valle delle lacrime, nascosto entro l'aspetto di
un'Ostia bianca...
Gesù, sono troppo piccola per fare cose grandi, e la follia mia è
sperare che il tuo Amore mi accolga come vittima! La mia follia
consiste nel supplicare le aquile, sorelle mie, perché mi ottengano
la grazia di volare verso il Sole dell'Amore con le ali stesse
dell'Aquila divina... Così, per quanto tempo tu lo vorrai, o mio
Amato, il tuo uccellino rimarrà senza forza e senza ali; terrà
sempre fissi in te gli occhi; vuole essere affascinato dal tuo
sguardo divino, vuol diventare preda del tuo Amore... Un giorno, oso
sperarlo, Aquila adorata, verrai in cerca del tuo uccellino, e
risalendo con lui al focolare dell'Amore, lo immergerai per
l'eternità nell'abisso ardente di quell'Amore al quale egli si è
offerto come vittima…”
Teresa, che si
sente così piccola, fragile, debole e impotente, incapace di cose
grandi, sente che l’ascensore che le permetterà di salire
così in alto saranno "le
braccia di Gesù". Basta aver confidenza totale in
Lui, abbandonarsi, restare piccola, scrive a Madre Maria di Gonzaga:
“Lei
lo sa, Madre, ho sempre desiderato essere una santa, ma ahimè, ho
sempre accertato, quando mi sono paragonata ai santi, che tra essi e
me c'è la stessa differenza che tra una montagna la cui vetta si
perde nei cieli, e il granello di sabbia oscura calpestata sotto i
piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il buon
Dio non può ispirare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante
la mia piccolezza, aspirare alla santità; diventare più grande mi è
impossibile, debbo sopportarmi tale quale sono con tutte le mie
imperfezioni, nondimeno voglio cercare il mezzo di andare in Cielo
per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova.
Siamo in un secolo d'invenzioni, non vale più la pena di salire gli
scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce
vantaggiosamente. Vorrei anch'io trovare un ascensore per innalzarmi
fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala
della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l'indicazione
dell'ascensore, oggetto del mio desiderio, e ho letto queste parole
pronunciate dalla Sapienza eterna: "Se qualcuno è piccolissimo,
venga a me". Allora sono venuta, pensando di aver trovato quello che
cercavo, e per sapere, o mio Dio, quello che voi fareste al
piccolissimo che rispondesse al vostro appello, ho continuato le mie
ricerche, ed ecco ciò che ho trovato: "Come una madre carezza il suo
bimbo, così vi consolerò, vi porterò sul mio cuore, e vi terrò sulle
mie ginocchia!". Ah, mai parole più tenere, più armoniose hanno
allietato l'anima mia, l'ascensore che deve innalzarmi fino al Cielo
sono le vostre braccia, Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere,
al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più”.
Teresa non fornisce ricette particolari per pregare, non è nemmeno
vincolata troppo alla cultura carmelitana che puntava tutto sulla
"orazione mentale", sul silenzio della concentrazione, sulla
meditazione attentissima, cose che le risultavano troppo difficili.
È lei a confessare che spesso durante la preghiera si addormentava,
che il rosario la annoiava e che la sua unica possibilità era quella
di lasciarsi portare da Dio, di vivere cioè la sua "piccola via".
"Dopo 7 anni dovrei dispiacermi di dormire durante l’orazione ed il
ringraziamento: ebbene non mi spiace. Penso che i bambini piccoli
piacciano ai loro genitori sia quando dormono, sia quando sono
svegli: penso che per eseguire le operazioni, i medici addormentano
i loro pazienti".
"Preferisco dire una sola Ave Maria con molta attenzione che un
rosario intero",
diceva, fino a condensare in queste parole il suo concetto di
preghiera:
"Per me la preghiera è uno slancio del cuore, è un semplice sguardo
verso il cielo, è un grido di gratitudine e di amore nella prova
come nella gioia".
Era consuetudine
che dei sacerdoti chiedessero preghiere alle Carmelitane. La priora
affida a Teresa 2 fratelli spirituali sacerdoti missionari. Teresa
accetta l’incarico con grande gioia e vuole che tutto quello che
possiede a livello spirituale, tutti i suoi meriti siano offerti per
i futuri apostoli e desidera accompagnarli con la preghiera quando
sarebbero partiti per la missione. Anche nelle lettere sentiamo la
grande forza spirituale che anima questa giovane che sta per morire
“…Caro fratellino, il mio cuore si rifiuta ormai di chiamarla
Reverendo e la nostra buona Madre mi ha detto che potevo servirmi,
scrivendole, del nome che uso sempre quando parlo di lei a Gesù. Mi
ha promesso di pregare per me tutta la sua vita. Sicuramente essa
sarà più lunga della mia .. Se il Signore mi prende presto con sé le
chiedo di continuare ogni giorno per me la stessa preghiera: “Padre
misericordioso, in nome del nostro dolce Gesù, della Vergine Maria e
dei Santi, vi domando d’infiammare la mia sorella del vostro spirito
d’Amore e di concederle la grazia di farvi molto amare”, perché in
cielo desidererò la stessa cosa che ho desiderato sulla terra: amare
Gesù e farlo amare… Non conosco l’avvenire, però, se Gesù realizza i
miei presentimenti le prometto di rimanere anche lassù la sua
sorellina. La nostra unione, lungi dall’essere spezzata, diventerà
più intima. Allora non vi saranno più né clausure, né grate e la mia
anima potrà volare con lei nelle lontane missioni. Il nostro ruolo
non cambierà: a lei le armi apostoliche, a me la preghiera e
l’amore.
… Noi, lo sento dobbiamo andare al cielo per la stessa strada: la
sofferenza unita all’amore. Quando sarò in porto, le insegnerò, caro
fratellino della mia anima, come dovrà navigare sul mare tempestoso
del mondo: con l’abbandono e l’amore di un bambino che sa che il
Padre lo ama e non potrebbe lasciarlo solo nell’ora del pericolo.
La prego, mio caro fratellino, cerchi di persuadersi che, invece di
perdermi, mi troverà, ed io non la lascerò più, sarò per l’eternità
la sua vera sorellina.”
top
Epilogo
Al Padre
Roulland scriveva:
“Conto molto di non stare inattiva in cielo, il mio desiderio è di
lavorare ancora per la Chiesa e per le anime. E' quello che domando
al buon Dio, e sono sicura che egli mi esaudirà. Forse che gli
Angeli non si occupano continuamente di noi senza cessare mai di
contemplare il volto di Dio, di perdersi nell'oceano senza rive
dell'Amore? Perché Gesù non mi dovrebbe permettere d'imitarli?...
Ciò che mi attira verso la patria dei cieli, è la chiamata del
Signore, è la speranza di amarlo finalmente come ho tanto desiderato
e il pensiero che potrò farlo amare da una moltitudine di anime che
lo benediranno in eterno”.
Questo scriveva
ai primi di luglio dall'infermeria dove era stata trasferita. Lì
aveva scritto a matita le ultime righe del terzo Manoscritto con
la febbre che la divorava, ma ancor più con un amore che la
consumava tutta, mormorando parole di fuoco sulla carità e
sull'abbandono fiducioso nella misericordia di Dio. Il sabato 17
luglio si era lasciata sfuggire:
“Sento che sto per entrare nel riposo... Ma sento soprattutto che
sta per cominciare la mia missione, la mia missione di fare amare il
buon Dio come l'amo io, di comunicare la mia piccola via alle anime.
Se il buon Dio esaudirà i miei desideri, il mio cielo scorrerà sulla
terra sino alla fine del mondo. Si, voglio passare il mio cielo a
fare del bene sulla terra. Ciò che non è impossibile, perché gli
Angeli, pur restando immersi nella visione beatifica, vegliano su di
noi. Non potrò godere del riposo finché ci saranno anime da salvare.
Ma quando l'Angelo avrà detto: Il tempo non è più!, allora mi
riposerò, potrò gioire, perché il numero degli eletti sarà completo,
e tutti saranno entrati nella gioia e nel riposo. Il mio cuore
trasalisce a questo pensiero...
“
Mentre queste
speranze sbocciano nel suo spirito, Teresa è immersa nella notte più
oscura. Dalla Pasqua del 1896 la sua fede è sottoposta alle
tentazioni più violente. È una specie di agonia, ben più terribile
di quella fisica, che l'accompagnerà fino alla morte. Anche se
esternamente pare nella letizia, se le sue poesie e le sue lettere
paiono riflettere la gioia di una creatura per la quale il velo
della fede già si è squarciato, essa è in un “tunnel” di tenebra,
senza un raggio di luce. Colpita della condizione dei fratelli senza
fede, perché essi potessero giungere alla luce dell'incontro con
Cristo, aveva pregato il Signore di essere ammessa «alla tavola dei
peccatori». Il Signore l'aveva presa in parola, e le sue ultime
settimane più che mai diventarono una laboriosa ricerca di Dio
nell'oscurità e nelle tenebre, un cantare ciò che voleva credere, un
abbandonarsi generoso a Colui che si nascondeva per farsi cercare di
più. Da lei e, con lei, da tante creature che essa fraternamente
portava nel suo cuore.
Il 10 agosto,
dopo aver contemplato una immagine di Giovanna d'Arco prigioniera,
esclama: “I santi
incoraggiano anche me nella mia prigione. Mi dicono: Fino a quando
sei nei ceppi, non puoi assolvere la tua missione; ma più tardi,
dopo la tua morte, verrà il tempo delle tue conquiste”.
Alla madre Maria
di Gonzaga confida:
“Non mi rimane nulla in mano. Tutto quello che
ho, tutto quello che guadagno è per la Chiesa e per le anime”
E non teme di affermare che vuole acquistare meriti. Ma
soggiunge subito: “Si.
Però non per me. Per i poveri peccatori, per le necessità di tutta
la Chiesa, infine per gettare fiori a tutto il mondo, a giusti e
peccatori”.
Intanto
la malattia progredisce. Di tanto in tanto la morte sembra
imminente. Teresa, si abbandona tranquillamente. «Il ladro è alla
porta, le si dice; ne ha timore?»
“Per nulla,
Non è alla porta, ma già dentro. Ma cos'è che
lei chiede, Madre? Se ho paura del ladro? Come vuole che abbia paura
di uno che amo tanto!”
Dove la
sorgente, la vena nascosta di tanta letizia in mezzo a tanti dolori?
E’ contenta solo della volontà di Dio, dirà alla fine d'agosto:
“Sono contenta di
soffrire perché il buon Dio lo vuole”.
Avvicinandosi
la fine, il suo cuore si dilata. La sofferenza aumenta, ma aumentano
anche il realismo e la coerenza con cui l'accetta.
“Che
cos'è scrivere belle cose sulla sofferenza? Nulla, nulla! Bisogna
esserci per sapere!... Volevo soffrire per il Signore, ed è vero che
lo desidero”. E insieme
riconosce che tutta la forza le viene da Dio.
“Cosa diverrei se d
Signore misericordioso non mi desse energia?... Oh! come deve essere
buono il Signore, perché io riesca a sopportare tutto quello che
soffro!”
Il dolore la
strazierà fino alla fine. “Non
ne posso più. Pregate per me. Se sapeste!”
Il 30 settembre
Teresa l'inaugurò con un pensiero alla Vergine. Per tutti quei mesi
di martirio, aveva intensificato la sua unione contemplativa con la
Madonna. Lo sguardo continuamente si era soffermato sulla statua del
«Sorriso», trasferita in infermeria il giorno stesso nel quale vi
era scesa Teresa. E a lei che si appoggia nell'ora grande. E da lei
invoca la grazia di prepararla all'incontro con Dio. Nelle lunghe
ore nelle quali va spegnendosi, dalle sue labbra escono espressioni
che rivelano il suo stato, che dicono tutto il suo abbandono fedele
al Signore. “Il calice, è
pieno fino all'orlo! Dio mio, sì, tutto quello che vuoi. Ma abbi
pietà di me. Dio mio, Dio mio, voi siete tanto buono!... Oh, sì, voi
siete buono, io lo so”.
Verso
le tre del pomeriggio, Teresa mise le braccia in croce. Madre Maria
di Gonzaga le posò sulle ginocchia un'immagine della Madonna del
Carmelo. Poi cominciò a farsi più viva la sofferenza. Teresa,
pur nel martirio più doloroso, sembrava illuminata da una gioia
profonda, da una forza sovrumana. Fu allora che le sfuggirono le
parole: “Tutto quello che
ho scritto sui miei desideri di soffrire corrisponde perfettamente
alla verità. Non mi pento di essermi offerta all'Amore. Oh, no, non
mi pento di essermi offerta all'Amore, anzi...Non avrei mai creduto
possibile soffrire tanto! Mai! Mai! Non posso spiegarmelo se non con
i desideri ardenti che ho avuto di salvare le anime”.
Poi,
verso le diciannove e qualche minuto, guardando il Crocifisso, le
ultime parole: “Oh...
l'amo!... Dio mio... Ti amo” Dopo qualche istante gli
occhi erano fissi verso l'alto, al di sopra della statua della
Madonna del Sorriso. Poi, serenamente diede l'ultimo respiro. Erano
le 19,20 circa del 30 settembre 1897. Io non muoio: entro nella
vita, aveva scritto il 9 giugno precedente a Maurizio Bellière.
Quel giovedì sera Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo entrava
veramente nella vita. Aveva inizio «il tempo delle sue conquiste».
Dal cielo cominciava a far scendere la «pioggia di rose» promessa.
Un
anno dopo, compare "Storia di un’Anima",
un libro composto dai suoi scritti.
Un semplice ed
umile libro che in breve conquista il mondo e divulga in tutta la
Chiesa il forte messaggio di questa monaca sconosciuta, che subito
diventa "la ragazza più amata dal mondo". Decine di edizioni,
milioni di esemplari, traduzioni in più di 60 lingue.
La piccola
Teresa agli inizi del nuovo secolo ventesimo attira folle di
pellegrini alla sua tomba e al suo monastero. Guarigioni interiori,
conversioni, vocazioni, miracoli, un benefico influsso denunciato
ovunque sul fronte missionario. Teresa fa parlare di sé ormai il
mondo intero.
In tempo record
(1923-1925) viene proclamata beata e santa. Le cronache del tempo
parlano di "un uragano di gloria".
Teologi insigni
scoprono nella sua Autobiografia consistenti verità teologiche e
correttivi per il cammino dello spirito. Giovanni Paolo II il 2
giugno 1980 a Lisieux dichiara che l’essenziale del messaggio di
Teresa è l’essenziale del messaggio evangelico: questa ragazza di 24
anni non fa che ricordare al mondo intero che davvero Dio è nostro
padre, così come Cristo ce l’ha rivelato e ce lo rivela. E
nell’agosto 1997 nel centenario della sua morte la dichiara "dottore
della Chiesa", una ragazza di 24 anni, chiusa in clausura da
nove anni.
"E morte o vita che m’importa. Gesù, mia sola gioia, è amare Te!".
top
RIFLESSIONE
DI PAPA PAOLO GIOVANNI II
“Questa giovane
carmelitana fu interamente presa dall'amore di Dio. Visse
radicalmente l'offerta di se stessa in risposta all'Amore di Dio.
Nella semplicità della vita quotidiana, seppe allo stesso tempo
praticare l'amore fraterno. Imitando Gesù, accettò di sedersi “alla
tavola dei peccatori”, suoi “fratelli”, perché essi fossero
purificati dall'amore, giacché era animata dall'ardente desiderio di
vedere tutti gli uomini “rischiarati dalla luminosa fiamma della
fede”
Teresa ha
conosciuto la sofferenza nel corpo e la prova nella fede. Ma è
rimasta fedele perché, nella sua grande intelligenza spirituale,
sapeva che Dio è giusto e misericordioso; comprendeva che l'amore è
ricevuto da Dio piuttosto che donato dall'uomo. Fino al termine
della notte, fissò la sua speranza in Gesù, il Servo sofferente che
ha offerto la sua vita per molti .
Il libro dei
Vangeli non lasciava mai Teresa. Ne penetrò il messaggio con
straordinaria sicurezza di giudizio. Comprende che nella vita di
Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, “misericordia e verità si
incontrano”. In pochi anni percorse “una corsa da gigante”. Scoprì
che la sua vocazione era quella di essere nel cuore della Chiesa
l'amore stesso. Teresa, umile e povera, traccia la “piccola via” dei
fanciulli che si abbandonano al Padre con una “audace fiducia”.
Centro del suo messaggio, il suo atteggiamento spirituale è proposto
a tutti i fedeli.
L'insegnamento
di Teresa, vera scienza dell'amore, è l'espressione luminosa della
sua conoscenza del mistero di Cristo e della sua esperienza
personale della grazia; ella aiuta gli uomini e le donne di oggi, e
aiuterà quelli di domani, a meglio percepire i doni di Dio e a
diffondere la Buona Novella del suo Amore infinito.
Carmelitana e
apostola, maestra di sapienza spirituale per numerose persone
consacrate o laiche, patrona delle missioni, santa Teresa occupa un
posto di prim'ordine nella Chiesa. La sua eminente dottrina merita
di essere riconosciuta fra le più feconde.
Il messaggio di
santa Teresa, giovane santa così presente nel nostro tempo, è
particolarmente adatto a voi giovani: alla scuola del vangelo, ella
vi apre il cammino della maturità cristiana; vi chiama ad una
infinita generosità; vi invita ad essere nel “cuore” della Chiesa i
discepoli e i testimoni ardenti della carità di Cristo.”
Vedi anche
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II di Domenica 19 ottobre 1997
PROCLAMAZIONE A
"DOTTORE DELLA CHIESA"DI SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO E DEL SANTO
VOLTO
19
Ottobre 1997 - Santa Teresa di Lisieux
e PREGHIERE E
POESIE DI SANTA TERESA
www.preghiereagesuemaria.it/preghiere/preghiere%20di%20santa%20teresa%20di%20lisieux.htm
Poesie:
http://www.steresa.org/Santa/homet.htm
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