Gli
Atti del suo martirio narrano di una giovane
appartenente ad una ricca famiglia del posto, che era
stata promessa in sposa ad un pagano. In occasione di un
viaggio a
Catania, sul sepolcro di
sant'Agata, Lucia pronunciò il voto di verginità,
chiedendo ad Agata di salvare la vita alla madre
Eutichia. Al suo ritorno la madre guarì e Lucia
distribuì i beni ai poveri e decise di rinunciare al
matrimonio. Fu denunciata dal fidanzato al console di
Siracusa
Pascasio e sottoposta a processo doveva essere
portata in un lupanare per essere oltraggiata, ma nulla
riuscì a spostarla dal luogo dove si trovava: soldati,
una coppia di buoi. Allora l'ira del console Pascasio si
accese e fu cosparsa di resina e pece, e data a fuoco.
Poiché le fiamme non la bruciavano fu condannata alla
decapitazione. Situazione questa confermata dall'attuale
stato in cui si trova il Corpo della Santa, venerato a
Venezia presso la Basilica dei Santi Lucia e Geremia (a
pochi passi dalla Stazione ferroviaria) e venuto in
visita a Siracusa nel dicembre 2004, staccato e privo di
un' anello della colonna vertebrale: segno della
decapitazione
[1]
. La leggenda di Lucia nasce dal nome connesso con la
luce, nome che avrebbe stimolato la fantasia popolare
riguardo una tortura avente per oggetto gli occhi
stessi, che le sarebbero stati strappati dai carnefici.
Lei stessa se li sarebbe rimessi tornando a vedere.
Da
tale episodio deriva l'iconografia,
che raffigura la santa con una tazza in mano su cui sono
posti gli occhi. Altri attributi possono essere una
spada oppure anche una tazza da cui esce una fiamma. A
Siracusa le stampe popolari riproducono la santa con un
mazzo di spighe e la tazza con gli occhi in mano, su un
fercolo d'argento, con un pugnale conficcato in gola.
Un'altra leggenda vuole che durante l'anno 1646 buona
parte della Sicilia governata dagli spagnoli fu colpita
da una grave carestia. Come per miracolo, proprio
domenica 13 maggio di quell'anno, delle navi cariche di
grano approdarono nel porto di Siracusa e durante la S.
Messa, ove era esposto alla devozione dei fedeli il
Simulacro argenteo della Santa, una colomba entrò in
Cattedrale e volteggiando si posò sopra l'altare. Il
popolo affamato si cibò dei chicchi messi in pentola di
fretta, senza aspettare che venissero macinati. Da quel
momento, alla devozione di Santa Lucia vi si associò
l'uso di mangiare un dolce particolare, la cuccia.