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di Gabriella Cadei
In occasione della giornata per il dialogo
cristiano-islamico, desiderio proporre alcune preghiere e poesie
della corrente mistica araba ed una breve riflessione
sull’islamismo.
Io credo che sempre più oggi sia necessario andare
alla ricerca di ciò che unisce e non di ciò che divide ed è con
questa attenzione che ho selezionato i seguenti testi.

Questa preghiera è stata preparata dall’Imam Nasr e
condivisa dal gruppo ’Camminare Insieme’ ed è stata letta a
conclusione dell’incontro del 28 ottobre 2005, 4a
giornata del dialogo cristiano-islamico
O Dio a te tutta la
lode, a te tutta la gratitudine e a te tornino tutte le decisioni;
sei quello che va
ringraziato e sei colui che va adorato, sei l’Onnipotente su ogni
cosa.
O Dio a te la gratitudine per le immense grazie che ci doni ogni
giorno.
O Dio a te la gratitudine degna della tua maestà e della tua
imponente sovranità.
O Dio ci siamo uniti per adorarti e per ringraziarti per i tuoi
benefici,
donaci il tuo amore e la
tua verità.
O Dio guidaci verso la strada della verità e unisci i nostri cuori
attorno ad essa.
O Dio donaci la fede, l’amore e la pace;
purifica i nostri cuori
dall’odio e dal rancore,
proteggici dalle guerre,
dai terremoti e dalle disgrazie.
O Dio ti chiediamo i mezzi per godere della tua misericordia,
per meritarci il tuo
perdono, la salvezza da ogni male;
donaci il Paradiso e la
salvezza dall’inferno.
O Dio benedici i seguaci di Gesu’ e coloro che servono il Profeta
Muhammad,
benedici tutti gli
uomini di buona volontà.
O Dio di tutto l’universo portaci in Paradiso
Una preghiera islamica
per mettersi in ascolto
Aiutami a dire sempre la
verità
anche in presenza dei forti,
e a non dire giammai bugie
per guadagnare gli applausi dei deboli.
Mio Dio, se tu decidessi di darmi la fortuna,
non togliermi mai la pace e la felicità;
se tu decidessi di darmi la forza,
non togliermi mai il discernimento;
se mi sarà dato di prosperare,
non permettere mai che io perda la modestia.
Che il mio orgoglio sia solo la dignità di essere tuo figlio.
Aiutami ad apprezzare il lato buono di ogni cosa,
per non vedere il tradimento dei miei avversari,
e per non giudicarli con severità e senza amore.
Fa’ che io non resti colpito dall’illusione della gloria
quando vivrò nel successo,
nè che io mi disprezzi quando proverò l’insuccesso.
Ricordami che l’esperienza di una sconfitta
nelle tue mani può trasformarsi in un successo maggiore.
O Dio ! Fammi sentire che il perdono è il maggior indice di forza,
e che la vendetta è soltanto una prova di debolezza.
Se mi toglierai la fortuna, lasciami la speranza.
Se mi mancherà la salute,confortami con la grazia della fede.
E quando l’ingratitudine dovesse ferirmi,
fa’ che l’incomprensione dei miei fratelli
crei nella mia anima la forza della scusa e del perdono.
E finalmente, Signore,
se io dovessi dimenticarTi,
ti prego lo stesso, Signore,
non dimenticarti mai di me!
(Sufi, anonimo del XIX secolo)
PERDONAMI O SIGNORE:
per ogni disattenzione
per il sorriso e l'ascolto negato
PERDONAMI O SIGNORE
"per non aver spiccato il volo dell'angelo
tirato verso la stalla dall'asino
PERDONAMI O SIGNORE
per ogni pensiero e parola nobile non espressa
per ogni silenzio infranto
per ogni cosa di piu' e per ogni cosa di meno.
PERDONAMI O SIGNORE
per ogni goccia di nettare non goduta
per ogni amarezza non accettata
per ogni illusione di passi fatti senza TE
per aver chiuso gli occhi quando la Luce avanzava
per ogni dimenticanza della Tua presenza
PERDONAMI O SIGNORE
ogni volta che il battito del cuore
non proclama la Tua Unita' nel Me
stringendosi per Te
espandendosi per Te.
(N.NURUDDIN 1420)
L’islamismo è la religione
più diffusa e più odiata nel mondo occidentale, ma è una religione
che andrebbe capita meglio, perché troppo spesso la nostra
conoscenza si è basata su pregiudizi e preconcetti, sottovalutando
il suo valore e la sua ricchezza spirituale.
Si è abituati a sentir
parlare di fondamentalismo, di integralismo, parole che hanno una
connotazione negativa e ci richiamano il concetto di fanatismo.
Eppure nel Corano ci sono
tanti versetti che richiamano alla tolleranza:
“Nessuna costrizione in
campo religioso! La verità da sola si separa dall’errore”.
E un maestro sufi diceva
ai suoi discepoli:
“L’arcobaleno deve la sua
bellezza alle diverse tonalità di colore.
Analogamente noi
consideriamo le voci dei vari credenti, che si levano da tutti i
punti della terra, come una sinfonia di lodi rivolte a Dio, il quale
non può che essere unico.
Meditate su questo versetto
del Corano: “La creazione dei cieli e della terra, la diversità
delle vostre lingue e dei vostri colori sono altrettante meraviglie
per coloro che riflettono”.

Questa grande religione è
nata dalla mente e dal cuore di un
piccolo e povero uomo che ha trovato gli elementi giusti al momento
giusto: Maometto, questo personaggio stranissimo che dopo anni di
vita dedita al commercio scopre la sua vocazione ascetica, si ritira
sempre più volentieri in solitudine e silenzio in alcune grotte
vicino alla Mecca a pregare. La rivelazione lo coglie durante un
ritiro spirituale: “Dormivo” scrive il Profeta, “quando Gabriele mi
portò un panno di seta coperto di lettere e mi disse: “Leggi”. Così
io lessi e Gabriele mi lasciò. Mi svegliai e fu come se quelle
parole mi si fossero impresse nel cuore”. Da quel giorno il Profeta
riceve costantemente la rivelazione divina fino alla sua morte. E’
da queste rivelazioni che inizia la sua predicazione che è stata
raccolta e riportata nel Corano.
Quando Maometto, poco prima di morire, si reca in
pellegrinaggio alla Mecca, 80.000 pellegrini lo seguono e con loro
fissa le regole del pellegrinaggio che è uno dei 5 pilastri
fondamentali dell’Islamismo, insieme alla professione di fede in un
Dio unico e assoluto, alla preghiera obbligatoria 5 volte al giorno,
all’aiuto ai fratelli o elemosina e al digiuno, il ramadan, durante
il quale per un mese intero, dall’alba al tramonto, non si mangia e
soprattutto non si beve.
Il rispetto di queste 5 regole ha rinforzato il
carattere e ha dato l’orientamento alla vita di questo popolo di
pastori trasformandolo in una forza colossale che ha conquistato e
convertito tutti i paesi intorno, dalla Spagna fino ad arrivare in
Piemonte, dalla Penisola Balcanica fino alle porte di Vienna, buona
parte dei paesi dell’Africa e dall’Afganistan fino all’India e parte
dell’Indonesia.
Il Sufismo è nato in
questo clima di forte religiosità. Dal Corano è nato questo fiore
meraviglioso che si è vestito di poesia, ma è nato anche dal
desiderio di contrapporsi all’eccessivo formalismo e rigidità
dell’Islam, per indicare che la via del cuore è quella che porta in
maniera più veloce a Dio.
Il Sufismo non è diverso
dal misticismo di tutte le religioni. Ha assunto forme e aspetti
diversi nel corso di molti secoli, ma il misticismo è come un fiume
che scorre attraverso molti paesi e ognuno lo reclama come proprio,
ma esiste soltanto un fiume.
Cerchiamo di lasciarci
infervorare e scaldare il cuore da questi fratelli che sono stati
non solo poeti e maestri di saggezza, ma soprattutto dei grandi
innamorati di Dio.
Sentiamoci accompagnati da
loro e che possano trasmetterci un po’ del loro fuoco d’amore, della
loro ebbrezza d’amore.
“Questa notte l'Amore
mi ha sussurrato: "Amica mia,
hai messo il vestito più bello e sciolto i tuoi lunghi capelli,
cosparso il tuo letto di rose,
ma Lui, Lui dov'è?"
"Ascolta!
Tutta la vita è celebrazione e canto
e Lui è colui che canta ed il cantato.
Tutta la Vita è Uno,
onda e oceano,
dentro e fuori,
Amante e Amato;
tutta la vita è Lui,
tutti gli universi sono Lui,
perciò non chiedermi dove Egli sia,
accendi la tua lampada e saprai.”
“Ripetere il Tuo Nome in
un sussurro,
quasi un palpito d'ali.
Scivola il tashbi fra le
dita.
grano dopo grano,
e nel silenzio, il Tuo
ricordo,
all'improvviso,illumina
la notte.”
“Dietro ogni tuo “oh Dio”
si trovano mille eccomi.” (Rumi)
“La conoscenza ha tre
origini:
una lingua che ripete il
nome di Dio,
un cuore che manifesta la
propria riconoscenza,
un corpo paziente.” (Aflaki)
Io muoio, senza che però
muoia in me l’ardore del mio amore per Te,
è il Tuo amore il mio unico
scopo e mai acquieterà la febbre dell’anima.
Il mio spirito lancia il
suo grido verso di Te e solo in Te poggia tutta la mia ambizione,
eppure la Tua ricchezza è
al di sopra della povertà del mio umile amore.
Rivolgo a Te la mia
preghiera e cerco in Te il mio ultimo riposo,
verso Te sale il lamento
sordo, Tu assilli i miei pensieri segreti.
Oh! Dammi dunque il Tuo
favore affinché io possa vivere, così guidato,
e per Tua intercessione
superi senza fatica il rigore della mia povertà. (Dhu’l Nun)
I Sufi sono stati e sono i più grandi poeti della
terra.
Suf vuol dire lana. I Sufi dei primi secoli erano
asceti che vivevano nei deserti vestiti di una lunga tunica di lana,
loro unica proprietà insieme al secchiello per l’acqua.
Ma “safa” vuol dire anche purezza. I Sufi sono quindi
i Puri. Per questo se chiedete a uno se è un Sufi non sentirete mai
dire di sì, perché chi lo è, per modestia, non lo dice.
L’Islamismo non predica la castità, ma i Sufi sono
celibi. I rappresentanti dell’Islamismo sono anche capi politici, i
Sufi non si interessano affatto di politica.
Per i Sufi il Divino è il
centro dell‘esistenza, e il cuore è il centro attraverso cui
possiamo contattarLo. La preghiera, la meditazione, il respiro, la
danza roteante e in particolar modo la pratica dello dhikr (ricordo
di Dio), una sincera preghiera del cuore‚ basata sulla ripetizione
dei Nomi Divini, sono gli strumenti principali attraverso cui i Sufi
ricercano una connessione diretta con Dio.
Dhikr letteralmente significa “ricordo di Dio”, e consiste nella
ripetizione di alcuni dei Nomi più Belli di Dio, i Suoi 99
Attributi, con un cuore innamorato e appassionato. Si dice che lo ‚dhikr‘
sia una porta sul Divino.
Più ricordiamo Dio, più ci dimentichiamo di noi stessi, del nostro
ego che è la causa dei nostri problemi. Se abbandoniamo l‘ego anche
solo per un momento, allora per quel singolo momento, diveniamo un
atto divino. Perché solo Dio esiste!
Un Sufi cerca di avere costantemente, qualunque cosa stia facendo,
lavorando, riposando, camminando, i Nomi di Dio sulle labbra.
La ripetizione costante porta ad una trasformazione chimica nel
nostro sistema che ci avvicina così all‘Origine.
Il cammino Sufi è la
ricerca di perfezione attraverso un cammino di amore e di
fusione/unione con Dio.
Le mie palpebre mai si
chiudono
senza che Tu sia tra loro ed i miei occhi.
Il Tuo amore è parte di me
come lo è il discorso interiore dell'anima.
Non posso respirare senza che Tu sia nel mio respiro
e Ti trovo scorrendo lungo ciascuno dei miei sensi.
(Abul-Hassân
Sumnûn)
Il fine è agire come
un‘estensione di Dio. L‘essenza di Dio è amore e il cammino Sufi è
una via d‘amore.
Dentro e fuori il mio cuore
non c’è che Lui.
Nel mio corpo, vita, vene,
sangue non sono altro che Lui.
Com’è possibili credere o
non credere?
Dentro di me non c’è spazio
per il dubbio: c’è Lui ovunque.
Amore è vedere il bene e
il bello in tutte le cose.
Lascia che la
bellezza che amiamo sia ciò che facciamo.
Esistono
centinaia di modi
per
inginocchiarsi e baciare la terra. (Rumi)
E‘ imparare da tutto, è
vedere i doni di Dio e la Sua generosità in tutte le cose. E‘ essere
grati per tutta la Sua munificenza. Questo è il primo passo sulla
via che conduce all‘amore di Dio.
Non hai idea di
quanto sia stato difficile trovare
un dono da
portarTi.
Nulla sembrava
la cosa giusta.
Che senso ha
portare oro ad una miniera d'oro,
oppure acqua
all'Oceano.
Ogni cosa che
trovavo, era come portare spezie in Oriente.
Non Ti posso
donare il mio cuore e la mia anima, perché sono già Tue.
Così, Ti ho
portato uno specchio. GuardaTi e ricordami. (Rumi)

La devozione ha tre motivi: conoscenza, amore e
timore e ha due aspetti ben definiti da questo versetto del Corano:
“Te adoriamo e in Te cerchiamo rifugio”. Te adoriamo vuol dire: mi
inchino, sono polvere di fronte all’Infinito, polvere dentro la tua
immensità, sono polvere staccata da Te. Ma ricorro all’aiuto di Dio
e mi butto tra le sue braccia con fiducia.
“Il sufismo è l’opera che Dio compie per farti morire
a te stesso, onde tu risorga in Lui” ha detto un maestro.
Per fare questo è necessario qualcuno che faccia da
guida. Ecco allora emergere le grandi personalità di questi maestri
sufi di cui ammiriamo sia la sapienza che la poesia.
Nell’800 troviamo una
donna, Rabia, orfana di padre, venduta come schiava e costretta a
prostituirsi. A quarant’anni si ritira in una grotta dove vi rimane
per altri 40 anni e diventa meta di pellegrinaggi: la gente
accorreva per sentire con quanta semplicità e amore parlava di Dio.
"Voglio incendiare il
Paradiso e spegnere l'Inferno, perché questi due veli spariscano e i
suoi servi Lo adorino senza sperare ricompense o temere castighi".
“O anima, quanto dormi e
quanto poco vegli”.
“Ti amo con due amori,
l'uno interessato, l'altro degno di te.
Il primo sta nel dedicare i miei pensieri a Te solo, ogni altro
escluso.
L'altro amore, che vuol darti quello di cui sei degno, sta nel
desiderio
che i tuoi veli cadano e che io Ti veda.
Nessuna lode a me per l’uno
o per l’altro, a Te la lode per ambedue.”
Se ti adoro per timore
dell’inferno, bruciami nell’inferno;
se ti adoro nella speranza
del paradiso, escludimi dal paradiso;
ma se ti adoro per Te
stesso, non privarmi della bellezza eterna.
Non voglio vedere la Kaaba,
io voglio vedere il tuo volto, o Signore!”
I primi sufi furono
perseguitati perché la gente seguiva più loro che i capi religiosi e
politici.
E’ grazie al grande
Al-Gazali che il sufismo venne un po’ più accettato perché riuscì a
far capire come questo movimento fosse necessario perché l’Islamismo
non perdesse la purezza della preghiera.
La conoscenza suprema di
Dio è il mio tesoro,
l’amore è il mio perno,
il desiderio il mio
naviglio,
la menzione del Suo nome
fedele compagna di ogni momento,
la fiducia mio gioiello,
il dolore mio compagno,
la sapienza la mia arma,
la pazienza il mio
mantello,
la soddisfazione divina la
mia caccia,
l’impotenza il mio
orgoglio,
la via della rinuncia la
mia guida,
la certezza mio viatico,
la sincerità mia difesa,
così il mio sguardo si
ristora
nella tua preghiera.
Questa è la preghiera che
scrisse per un suo discepolo che gli chiedeva consigli di vita
spirituale:
Quanto alla preghiera che
mi hai chiesto, al termine delle preghiere rituali recita la
seguente:
O Dio, ti chiedo una grazia
totale, una protezione costante, una misericordia completa,
una salute efficiente, una
vita prospera, una esistenza felice.
Ti chiedo beneficio
perfetto, generosità dolcissima, bontà affabile.
O Dio, fa che alla tua
misericordia noi ci dirigiamo e perveniamo,
versa in gran copia sulle
nostre colpe il tuo perdono,
accordaci il favore di
correggere i nostri difetti,
fa che sia il timore di Te
il nostro viatico e nella tua religione il nostro sforzo,
metti in Te la nostra
fiducia e il nostro appoggio.
O Dio, rendici saldi nella
via della rettitudine
e tienici lontano in questo
mondo da cose
che ci obbligherebbero a
pentirci nel giorno della Resurrezione.
Alleggerisci il peso dei
peccati e allontana da noi il male,
o Misericordioso, o
Potente, o Perdonatore, o Generoso,
o Indulgente, o Sapiente,
o Onnipotente, Dio! Dio! Dio!
O più Pietoso dei pietosi,
o Possessore della forza più salda,
o più Misericordioso dei
misericordiosi,
a Te la lode. Lode a Dio,
Signore dei mondi”.

C’è poi il grande Rumi, di
cui sono già stati proposte alcune poesie.
E’ difficile trovare un
poeta mistico che sappia comunicare al lettore una simile ricchezza
di pensieri, una tale molteplicità e allo stesso tempo un modo così
personale di esprimere la sua sublime esperienza di amore mistico”.
Così si esprime su Rumi Schimmel.
Rumi è senz’altro uno dei
mistici che meglio ha saputo interpretare e partecipare agli altri
questo suo abbandono all’amore e a Dio.
Dio, nei versi di Rumi ,è
l’Assoluto al di là di ogni spazio e comprensione. Eppure nulla è
tanto vicino all’uomo quanto Dio.
Dentro e fuori il mio cuore
non c’è che Lui.
Nel mio corpo, vita, vene,
sangue non sono altro che Lui.
Com’è possibili credere o
non credere?
Dentro di me non c’è spazio
per il dubbio: c’è Lui ovunque.
Dio e l’uomo si avvicinano
e si allontanano continuamente, la vita terrena è il tempo della
separazione da Dio, ma Dio comunque è dentro ognuno “più vicino a
noi della nostra stessa vena giugulare” come dice un versetto del
Corano.
EGLI E' CON NOI!!!
Totalmente inatteso il
mio ospite giunse.
"Chi é", chiese il mio cuore.
"La faccia della luna", disse la mia anima.
Quando entrò in casa
Tutti corremmo in strada, folli in cerca della luna.
"Sono qui",lui ci chiamò dall'interno,
ma noi cercavamo fuori, ignari del suo richiamo.
Il nostro usignolo canta ebbro in giardino,
noi tubiamo come colombe:"Dove, dove, dove?".
Si radunò una folla:"Dov'e' il ladro?".
E il ladro in mezzo a noi dice:
"Si', dov'e' il ladro?".
Tutte le nostre voci si mescolarono
E nessuna si distingueva dalle altre.
Egli e' con voi significa che cerca assieme a voi,
che vi e' più vicino di voi stessi, perché cercate fuori?
Diventate come neve che si scioglie, ripulite voi stessi da
voi stessi.
Con l'amore la vostra voce interiore troverà una lingua
Che crescerà come un muto candido giglio nel cuore.
L’amore è l’inizio e il
termine della ricerca, una ricerca che si compie con il cuore poiché
per l’uomo concepire Dio con la ragione non è possibile.
Nell’unione mistica Dio
entra in noi, ci riempie in ogni parte del nostro corpo:
E’ tempo d’amore: l’Amato,
come il sangue nelle vene e nella pelle, scorre in me.
Di me non resta più che un
nome, tutto il resto è Lui.
Solo in questa comunione
intima ci è dato di conoscere Dio. D’altronde l’uomo non fa che
danzare intorno a Dio, Dio è il fuoco e l’uomo è il fumo, Dio
stringe fra le sue braccia ognuno di noi e noi possiamo sentire
dentro pulsare Dio. E’ il cuore che può parlare a Lui:
Non posso toglierti dal mio
cuore,
perciò scioglierò i lacci
e lui, libero, ti amerà.
Se non offro il cuore alle
pene del tuo amore, a che mi serve?
Perché ho un cuore?
Non parole, ma amore, non
parole ma silenzio.
Ascolta, se puoi:
per giungere fino a Lui
devi abbandonare te stesso.
Silenzio: là è il mondo
della visione.
Là ogni parola non è che
sguardo.
Anima mia, c’è uno stretto
passaggio tra il tuo e il mio cuore.
Col cuore ne ho trovato la
porta e ora so cos’è una primavera.
Il mio cuore è acqua
chiara in cui si riflette la luna.
Io costruirò per Te un nido
nella mia anima,
nei miei occhi e nel mio
cuore,
perché Tu sia con me nel
momento del mio ultimo respiro.
Al momento della morte,
quando l’anima abbandonerà il corpo,
essa lo lascerà come fosse
un abito smesso,
restituirà alla polvere ciò
che già era polvere
e si vestirà di luce, la
Tua.
In questo nostro percorso
attraverso l’esperienza mistica espressa da Rumi è necessario
abbandonare molti dei nostri abituali atteggiamenti.
Sono molte le persone che
desiderano unirsi a Te,
ma non so quante vi
riusciranno.
Certo, chi ti ha incontrato
ha raggiunto la pace dell’anima.
Ma a chi non ti ha ancora
trovato la sofferenza della ricerca, a volte, può bastare.
Questo mondo in cui stiamo
entrando è un mondo di religiosità assoluta, e per essere compreso
ha bisogno che noi ci facciamo granelli di polvere disposti a
volteggiare nel vento, fino a trovare quell’ambra che ci attirerà:
Io sono un atomo del raggio
del sole, Tu sei per me il sole.
Io sono malato di dolore,
Tu sei la mia medicina.
Io mi alzo in volo, senza
ali né piume, per seguirti.
Tu sei l’ambra che mi
attrae a sé.
Tu sei il mare e io nuoto
in Te, come un pesce.
Tu sei il deserto che io
percorro, come una gazzella.
Riempimi del tuo respiro.
Non posso farne senza,
perché io sono il tuo oboe e suono…
Se obbedisci alle tue
passioni e ai tuoi desideri,
Sappilo, morirai nella
disperazione.
Se rinunci a tutto ciò,
capirai chiaramente perché
sei venuto e verso dove stai andando.

Da Dio discende ogni azione. La creazione è un atto di amore
sussurrato:
E mentr’egli pronuncia i
suoi incantesimi misteriosi sui non –essere che non hanno né occhi
né orecchi, ecco, essi cominciano a smuoversi e a fremere;
e i figli del Nulla rapidi
corrono a frotte verso le contrade dell’Essere,
danzando a gioia.
E quando Egli di nuovo
recita incantesimi sublimi agli esseri, questi, come rapidi
destrieri, corrono ancora nel nulla.
Ha bisbigliato qualcosa
all’orecchio della rosa, ed eccola aprirsi al sorriso;
ha mormorato qualcosa al
sasso, e n’ha fatto la gemma preziosa e scintillante nella miniera!
Al corpo ha letto un
messaggio sublime e l’ha fatto spirito.
Ha parlato al sole e
splende ora di raggi.
E quando ancora dice
all’orecchio del sole qualcosa, il Tremendo,
la guancia rossa del sole
si copre di cento eclissi.
Ma che cosa avrà cantato
Dio all’orecchio della nube, che come un bianco otre,
versa lacrime di dolore
sulla terra?
Che cosa avrà mai il
Signore bisbigliato all’orecchio della Terra,
che tutto essa guarda
attenta e non dice parola?
Per Rumi, l’uomo nelle
mani di Dio diventa uno strumento e in Dio trova spiegazione tutto
ciò che accade nella vita, anche le sofferenze e le difficoltà:
E’ giunto il giorno della
festa e ognuno ha cercato i propri amici.
Per noi sei Tu la festa:
abbi cura di noi,
Tu che hai fatto delle
spine il vestito più bello dei fiori.
Nei nascosti progetti di
Dio l’amore è tagliente come la spina e la spina è il destino di chi
sceglie Dio. La libertà dell’uomo è tutta in questa scelta:
Accetti tu di portare il
Suo peso?
Egli porterà te in alto.
Accetti tu il Suo ordine?
Ne diverrai il portavoce.
Se cerchi l’unione con Lui,
a Lui giungerai.
Libero arbitrio significa
sforzo di ringraziare Dio del Suo favore.
Se puoi, non vestire
l’abito dell’amore,
ma una volta che tu l’abbia
addosso, non alzare più la voce di fronte alle difficoltà.
Brucia in questo abito, ma
resta in silenzio,
poiché dopo la pazienza
giungerà anche il giorno della gioia.
Rumi si serve della danza
per descrivere il movimento dell’uomo che cerca Dio e non solo nella
poesia, ma anche nella pratica, la danza diventa un’attività
importante per i suoi discepoli.
Tu diventerai sole, se
danzerai intorno al sole.
Diventerai un uomo
autentico, se danzerai intorno a uomini saggi.
Diventerai un rubino, se
danzerai intorno a una miniera.
Diventerai un tesoro, se
danzerai intorno all’Amato.
Egli è infatti il
fondatore della confraternita sufi dei Dervisci danzanti che hanno
come rituale questa danza mistica chiamata Semà che consiste nel
volteggiare su se stessi con la mano destra rivolta al cielo per
ricevere, simbolicamente, i doni di Dio e la mano sinistra volta
alla terra per dispensare a tutti i doni ricevuti.
Rumi dà grande importanza
al Semâ perché questa danza trasporta l'uomo lontano dal mondo
materiale.
Egli sostiene che nella
cadenza della musica si cela un segreto che se rivelato
sconvolgerebbe il mondo.
Alzati, giorno. Gli atomi
danzano;
le anime, per la gioia,
senza piedi né testa, danzano.
Se vuoi ti confiderò dove
la danza trasporta chi,
con il firmamento intero,
danza.

Il Semà simbolizza
l’ascesa spirituale, il viaggio mistico dall’essere a Dio.
Come l’atomo anche l’uomo
danza al suono della musica. La musica risveglia in noi il mistero
del cuore. Il suono che accompagna la danza dei sufi è quello del
flauto. Un posto del tutto riservato e originale è occupato dal
flauto (canna) in questa simbologia.
In nome di Dio Clemente
Misericordioso
Amore altro non è che separazione, e noi
non siamo che flauto;
senza di noi non esiste amore un attimo solo,
e noi senza amore non siamo;
canna che di continuo si adorna di canto,
in verità se ne adorna per sospiro di
separazione.
Ascolta la canna, come
racconta e come si lagna della separazione...
Chi è dunque la canna? Colui che dice ad ogni istante:
Io non sono che un’onda nel mare della Preesistenza.
Dell’esistenza mia, come canna mi sono svuotato,
E d’altri, all’infuori di Dio non ho notizia.
Uscito fuori di me stesso e fisso in Dio,
la veste dell’esistenza mia ho lacerato d’un tratto.
Perché
questo lamento? Di quale separazione si tratta? L’uomo è come un ney,
una canna, e come la canna deve essere svuotata di ciò che la
ostruisce e impedisce che il soffio del suonatore possa passare
attraverso, così l’uomo si deve svuotare affinché il Soffio Divino
possa esprimersi tramite lui.
Ricordiamo che la canna è costituita da un fusto principale
costituito di sezioni dense, spesse, delimitate da nodi. All’altezza
di questi nodi esistono dei tramezzi interni che bisogna eliminare
usando un ferro rovente (Fuoco): se è necessario bruciare i tramezzi
interni perché il soffio del suonatore possa passare, alla stesso
modo l’uomo deve disfarsi dei veli del suo Ego, se desidera che il
Soffio Divino possa passare attraverso di lui. Questo ci riporta al
concetto di purificazione che si deve compiere non solamente
all’esterno, ma anche, sopratutto, all’interno di noi stessi. Simile
a un ney ben svuotato, in unità con il suo suonatore, l’uomo
svuotato è sottomesso a Dio (musulmano vuol dire sottomesso) e in
perfetta Unione con Lui.
La
separazione può essere compresa in due maniere: da un lato l’uomo
essendo venuto su questa terra è caduto nello stato di separazione,
dall’altro l’uomo conosce dei momenti durante i quali si trova nello
stato di ney, in perfetta unione con Dio e molti altri istanti
durante i quali è sommerso dalla dualità e prova dunque questo
sentimento di separazione.
Ero inquieto e la quiete mi
venne da Dio;
ora esterno soltanto ciò che Dio mi ha ispirato.
Al suono del mio strumento danzano la sfera celeste e le stelle,
agli angeli viene dalla mia voce la lode.
Ora esprimo l’afflizione
del distacco dell’Amico,
e ai disperati imprimo nell’anima il marchio;
ora porto la buona novella dell’Intimità e dell’Unione,
e son io che ben cento trasporti concedo ai beati.
Con
questa poesia Rumi suggerisce l’importanza della figura di una
maestro o guida spirituale/confessore, che può essere paragonata ad
uno specchio che ti mostra i difetti e ti incoraggia nel cammino e
nella crescita.
Uno specchio vuoto e le
tue abitudini più distruttive,
quando vengono mostrate le une alle altre,
è lì che inizia la vera opera.
Lì è l‘arte, la maestria.
I tuoi difetti sono il modo in cui la Gloria si manifesta.
Chiunque veda chiaramente
quello che c‘è di malato in se stesso,
inizia a procedere al galoppo lungo la via.
Non c‘é nulla di peggio
che pensare di stare abbastanza bene.
Più di ogni altra cosa,
l‘autocompiacimento
blocca il Lavoro, l‘opera.
Poni la tua viltà di fronte allo specchio e
fa‘ che quella tua distorta soddisfazione
scorra via da te!
L‘acqua del tuo ruscello può apparire pulita
ma qualcosa si è sedimentato sul fondo.
Il tuo Shaykh, la tua guida spirituale, può scavare un canale
laterale
che lasci scorrere via i detriti.
Affida le tue ferite all‘operazione chirurgica di un maestro.
Le mosche si raccolgono sulla ferita, la ricoprono.
Queste mosche sono i tuoi sensi di protezione,
il tuo amore per ciò che pensi sia tuo;
lascia che il maestro allontani le mosche con la mano
e ponga una benda sulla ferita.
Non voltare la testa. Continua a guardare,
dove sei stato medicato. E‘ lì che la Luce ti penetra.
E non pensare neppure per un momento
che tu ti stia curando da solo.
E sempre Rumi ci invita a
rifletter sulla morte con alcune metafore illuminanti.
La tomba è un velo
Il giorno fatale in cui
la mia bara avanzerà,
non pensate che il mio cuore sia in questo mondo.
Non gemete, non piangete in angoscia,
non cadete nella fossa che i demoni hanno scavato.
Sarebbe così triste.
Quando assisterete al mio funerale
non dite che me ne sono andato:
sarà la mia riunificazione.
Quando mi calerete nella fossa, non dite "addio".
La tomba è un velo prima dell'incontro in paradiso.
Quando vedrete calare,
pensate al sorgere.
Che male c'è se luna e sole tramontano?
Ciò che sembra tramonto è un'alba.
Pure se appare una prigione,
la cripta libera l'anima.
Se il seme non è sepolto non cresce.
Perché dubitare di questo seme umano?
Se il secchio non scende, non tornerà su pieno.
Perché il Giuseppe dello spirito deve temere la cisterna?
Chiudi la bocca qui e aprila nell'oltre,
e il tuo canto sarà nell'aria senza luogo.
E concludo con un richiamo
che Burhanuddin, una guida sufi dei nostri giorni, lancia ai suoi
discepoli:
“Tutto ciò che esiste, è
Amore. Esiste solo l‘Amore.
Luce e Amore: queste
sono le uniche cose che esistono.
L‘Esistenza è in
armonia. Siamo noi che siamo distorti.
Percepiamo la vita come
un peso, ma è soltanto l‘ego ad essere un peso.
Dio è Amore e vuole
darti amore e pace.
Non sentirti ferito o
punito da ogni cosa che ti accade, non ti focalizzare su te stesso,
sii con Dio, di’ “Sono
ciò che sono, e voglio semplicemente essere con Te.”
Lui può fare qualunque
cosa. Dio è solo Amore. Esiste solo Amore.
Qualunque cosa tu
faccia, falla con amore.
Preoccuparsi significa
insultare Dio, ignorarLo.
Avere fiducia e amare
significa riconoscerLo, essere suoi testimoni.“

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