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- Ho baciato il pane
- Mondo d'amore
- Scegli il tuo SMS
- Un Cristo senza croce
- Signore Insegnami...
- Risposta alla chiamata di Dio
- Dedicato alla coppia
- La chiamata
- Preghiera Missionaria
- Tutti i Santi
- Che cos'è il morire
- Ingresso libero
- Dio ti sto cercando
- Se Cristo domani
- Vieni e rinasci con noi
- Nella Tua bontà accoglimi Signore
- La Notte di Natale
- Ti adoro mio Dio
- Torni al tuo viaggio Gesù
- Imparare a digiunare
- I deserti della vita
- Quel giorno sul Golgota
- Vivere l'Eucarestia
- I Discepoli
- Assunta
- Io sono povero Signore
- La strada che porta alla salvezza
- Sei tu, Signore, il Padre degli
  umili!

- Maria madre dei deboli
- Sono prodighi di consigli
- Paura di chiedere
- Preghiera per le vocazioni
- Cercare Cristo Natale 2007

 

 

Ho baciato il pane

 

Il problema economico è un probema religioso.

L’ho scoperto oggi, aprendo la Bibbia.

“Dio disse: Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero in cui è il frutto che produce seme: saranno il vostro cibo” (Gn 1,29).

Devo prendere le cose

e trasformarle in mia carne e sangue.

Sei stato tu, o Signore,

a volere che il mondo fosse una grande tavola,

imbandita da te per ogni uomo,

come annunzio profetico del tuo regno.

Per il peccato si sfasciò la tavola del mondo,

e l’uomo non trovò più nel pane che mangiava

e nel vino che beveva,

le orme del passo di te, Padre e Creatore.

Questo pane che con tanta fatica ho guadagnato,

questo pane che ho portato in casa,

io l’ho baciato.

Questo pane che è segno di un’unica tavola,

e troppe volte è diventato una frontiera di guerra.

Questo pane, o Signore,

scotta e brucia le mie mani,

spacca e condanna il mio egoismo,

scopre e manifesta la mia falsità,

inquieta e tormenta la mia coscienza,

mette allo scoperto la tua presenza.

Stassera ho capito

che non posso mangiarlo

se prima non l’ho spezzato,

se prima non l’ho donato,

se prima non ho stretto la mano

a chi mi è amico e a chi mi è nemico.

E il pane stassera è cambiato,

come in una briciola di Eucaristia,

e la tavola in altare. Amen.

 

Averardo Dini


Mondo d’amore 


Gesù è venuto fra noi

per costruire un mondo d’amore.

È compito di tutti quelli che si considerano suoi amici

accompagnarlo nella realizzazione della sua opera.


Il mondo d’amore diventa una realtà  

quando le persone non sono più giudicate

secondo le apparenze,

quando la gente non è più divisa

in categorie da evitare

e categorie da frequentare,

quando regna la comprensione

malgrado le idee opposte,

quando si stabilisce un reciproco rispetto

nonostante le diverse nazionalità,

quando il prossimo non è più considerato

come un antagonista,

ma come un fratello o una sorella

con la quale si condivide,

quando il potere è messo

al servizio dei più deboli,

quando la ricchezza

arreca un beneficio ai poveri,

quando gli uni offrono

il loro sapere e la loro conoscenza

ad altri che sono confinati nell’ignoranza.

Uno stuolo di operai è atteso nel cantiere

dove questo mondo d’amore

si deve realizzare.

 

Charles Singer
Da: Il progetto di Gesù =

                 Bibbia Junior,Elledici, Leumann 1999, p. 31


 

Scegli il tuo SMS

 

 

Il motivo per cui il cane ha molti amici

è perché muove la coda, invece che la lingua.

 Pregare è caricare l’orologio al mattino,
per non trovarlo fermo al pomeriggio.

Chi non prega è come chi va sulla sedia

a dondolo: si muove, ma non va da nessuna parte.

 Le parole che scottano raffreddano le amicizie.

 Pregare è mettere i problemi

sotto le ginocchia per risolverli.

 Ricordo la legge delle dieci “p”:

prima penso poi parlo

perché parola poco pensata porta pena.

 Se non prego,

il mio destino può essere quello del Titanic.

 La lingua può impiccare un uomo

più velocemente di una corda.

 Signore, portami in braccio

anche se mi ostino a graffiarti.

 Signore, fa’ che le mie parole

siano tenere e dolci,

perché può darsi che domani debba rimangiarmele.

 Pregare è bussare al cuore di Dio.

 Pregare è calmarsi.

                                                    
Pino Pellegrino

da: Quando si dice Gesù, Elledici, Leumann 2003, pp. 46-47


 

Un Cristo senza croce, una croce senza Cristo

 

Amico, io vado in cerca di una croce.

Vedi, ho un Cristo senza croce,

l'ho acquistato presso un antiquario.

Mutilato e bellissimo. Ma non ha croce.

Per questo mi si è affacciata un'idea.

Forse tu hai una croce senza Cristo.

Quella che tu solo conosci.

Tutti e due siete incompleti.

Il mio Cristo non riposa perché gli manca una croce.

Tu non sopporti la croce, perché le manca Cristo.

Un Cristo senza croce, una croce senza Cristo.

Ecco la soluzione: perché non li uniamo e li completiamo?

Perché non dai la tua croce vuota a Cristo?

Ci guadagneremo tutt'e due. Vedrai.

 Tu hai una croce solitaria, vuota,

gelata, paurosa, senza senso:

una croce senza Cristo.

Ti capisco: soffrire è illogico.

Non comprendo come hai potuto sopportare così a lungo.

Una croce priva di Cristo è una tortura,

il principio logico della disperazione.

Hai il rimedio tra le mani. Non soffrire più solo.

Su, dammi questa croce vuota e solitaria. Dammela.

Ti darò in cambio questo Cristo mutilato,

senza riposo, né croce.

La tua croce non è più solamente tua;

è anche e nello stesso tempo la croce di Cristo.

Su, prendi la tua croce, amico;

la tua croce con Cristo.

Non sarai più solo a soffrire.

La porterete in due,

il che vuol dire dividerne il peso.

E finirai per abbracciare e amare la tua croce,

una volta che Cristo sarà in essa.

 

Centro Missionario Diocesano, Verona


 

Signore, insegnami il servizio della carità

 

Signore Gesù,

tu sei presente in mezzo a noi

come “colui che serve”.

Tu, ricco di misericordia e di bontà,

diventi il pane per il nostro cammino,

la luce per i nostri passi,

il perdono per i nostri peccati.

 

Suscita nella tua Chiesa

nuove vocazioni al diaconato:

chiama i giovani e adulti

pronti ad amare i poveri

a sostenere chi è in difficoltà

ad incoraggiare i delusi

ad aprire i cuori alla speranza.

E rendi anche noi, o Signore,

testimoni del tuo amore.

Il tuo Spirito ci unisca tutti

in comunione di fede e di carità.

Con te, o Signore,

saremo presenti nel mondo

come segno della tua bontà.

Amen.

da: Al catechismo con “Sarete miei testimoni”.

2 anno, Elledici 2002, p. 78


 

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Risposta alla chiamata di Dio

 

La nostra vita non è

sottomessa alle sorti della

fatalità o del destino. Tutt’altro!

La nostra vita prende senso

quando è innanzitutto risposta

viva alla chiamata di Dio.

Ma come riconoscere una tale chiamata

e scoprire ciò che si aspetta da noi?

Dio si aspetta

che siamo un riflesso della sua presenza,

portatori di una speranza del Vangelo.

Chi risponde a questa chiamata

non ignora le proprie fragilità,

così custodisce nel suo cuore

queste parole di Cristo:

“Non temere, credi solamente!”.

In lui, ad ogni età,

si può ritrovare uno slancio e dirsi:

“Abbi un cuore deciso,

e prosegui il cammino!”.

 

Frère Roger di Taizé

“Lettera 2001”

 



Dedicato alla coppia

 

Vedo le coppie come equipaggi

iscritti ad una gara di canottaggio.

La competizione è “due con”,

 

qualcuno crede che sia “due senza”.

Lungo il percorso sciamano

una gran varietà di concorrenti.

Ci sono i più affiatati che filano via,

sembra senza fatica.

C’è chi si stanca facilmente

e smette di remare.

C’è chi rema dritto

e chi rema contro.

C’è chi non può remare,

perché deve sistemare la barca che fa acqua.

C’è chi maledice la propria barca,

perché gli sembra più pesante delle altre.

C’è chi rema con orgoglio,

perché crede di essere l’unico a remare su quella barca.

C’è chi non ha più voglia di remare.

C’è chi crede di essere l’unica barca del percorso

E non si accorge delle altre barche.

C’è chi, dopo una partenza burrascosa,

trova l’accordo con il compagno.

Ma, la maggior parte, rema con fatica,

ma rema sempre, colpo su colpo,

nella giusta direzione lasciandosi guidare dal timoniere.

Tutte queste barche sono silenziose

e vanno avanti nonostante le difficoltà del percorso

e, nonostante tutto, dietro di loro lasciano una scia

fresca e luminosa che invita a seguirle.



La chiamata

 

 

Ascolta! Il Signore ti chiama!

Il tuo cuore sussulta.

Il Signore ti chiama.


Ascolti la Sua voce ma non capisci il senso.

 

Puoi tu così fragile e debole

fare quello che Lui ti dice?

Lui ti chiama.

Vuole usare te per portare la salvezza all'umanità.

Vuole la tua fragilità per manifestare la Sua potenza.

Vuole il tuo cuore per manifestare il Suo amore.

Vuole il tuo “sì” per manifestare la Sua presenza.

Ascolta! Lui ti conosce, sa i tuoi limiti,

li conosce più di te e sa che sono più di quanto tu sai.

Ma Lui è Dio e fa cose grandi con mezzi piccoli, insignificanti.

Lui manifesta la Sua onnipotenza nella debolezza.

Se tu sai di essere debole, Lui ti può usare.

Con Dio noi faremo cose grandi.

Ascolta, non dire di no!

Lui aspetta il tuo sì!

Non aspettare di essere perfetto,

non attendere mille certezze,

non ragionare a lungo.

Fidati di Lui.

Dai la tua vita, la tua debolezza, il tuo cuore,

la tua mente, la tua libertà

e tutto nella tua vita sarà benedizione.

Ciò che Dio assume,

perché tu gliene dai il permesso,

diventa strumento di salvezza.

Di’ sì! Molti fratelli disperati aspettano te,

perché aspettano Lui.

E Lui si vuole servire di te per salvare loro.

Di’ sì! Il mondo è troppo buio, senza Dio.

Lui è la luce del mondo e vuole attraverso te

illuminare ogni uomo.

 

Don Salvatore Tumino


Preghiera missionaria:

“Alla Madonna della strada”

 

Maria, Madonna della strada,

hai camminato sui monti della Giudea,

 


portando, sollecita, Gesù e la sua gioia.

 

Hai camminato da Nazaret a Betlemme

dove è nato il tuo bambino, il Signore nostro.

Hai camminato sulle strade dell'esilio

per salvare il Figlio dell'Altissimo.

Hai camminato sulla via del Calvario

per diventare nostra Madre.

Continua a camminare

accanto ai missionari del tuo Figlio

che sulle strade del mondo vogliono,

come te, Arca di Alleanza,

portare a tutte le genti Gesù,

il suo Vangelo, la sua salvezza…


Tutti i Santi

 

Oggi,

i cristiani fanno memoria

degli uomini e delle donne

che li hanno preceduti

nel cammino della vita

 e che, nella loro esistenza,

senza calcolo

e malgrado le difficoltà,

e offrendo tutto

ciò che possedevano,

la loro vita

e i loro beni,

hanno tentato di amare Dio

con tutto il cuore

e con tutte le loro forze

e il loro prossimo

come se stessi.

Questi uomini

e queste donne

sono i santi.

Sono come luci

che rischiarano il cammino

da prendere… 

Beati

coloro che diffondono

la gioia

come una musica,

seminano il sorriso

nei solchi

delle tristezze.

 

Charles Singer


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Che cos’è il morire?

È stato scritto: “Me ne sto sulla riva del mare, una nave apre le vele alla brezza del mattino e parte per l'oceano. È uno spettacolo di rara bellezza e io rimango ad osservarla fino a che svanisce all'orizzonte e qualcuno accanto a me dice: “È andata!”. Andata! Dove? È sparita dalla mia vista: questo è tutto. Nei suoi alberi, nella carena e nei pennoni essa è ancora grande come quando la vedevo, e come allora è in grado di portare a destinazione il suo carico di esseri viventi. Che le sue misure si riducano fino a sparire del tutto è qualcosa che riguarda me, non lei, e proprio nel momento in cui qualcuno accanto a me dice, “È andata!”, ci sono altri che stanno scrutando il suo arrivo, e altri voci levano un grido di gioia: “Eccola che arriva!”. E questo è il morire”.

Abbiamo celebrato in questi giorni il ricordo di quanti ci hanno preceduti. È guardare in avanti con fiducia. È certezza che a quel porto un giorno giungeremo anche noi. È sapere che qualcuno ci ha preceduto, ha aperto porte e finestre e ci attende a braccia aperte per accompagnarci all’incontro con il Signore Gesù. Egli ci attende e ci ama su questa terra in attesa di amarci per sempre nel suo Regno.

È la Pasqua degli uomini. Sono i giorni della speranza, della gioia. I cimiteri non sono forse tutto un fiore, tutto un colore? Pasqua. Gioia. Festa. Richiamo e certezza di risurrezione. Giorno di preghiera per loro, per noi. Perché il giorno della nostra morte non sia una tristezza ma una sfolgorante Pasqua. Per loro perché tutte le loro colpe possano essere perdonate e possano finalmente partecipare, grazie al nostro aiuto, alla gloria dei cieli. Entriamo in cimitero con rispetto, con amore. Preghiamo e soprattutto ringraziamo per i doni ricevuti… Ricordiamo, cioè manifestiamo il nostro amore-riconoscenza a Dio e ai fratelli.



Ingresso libero

 

 

Sei un padrone di casa perfetto, Signore;

ci hai invitati in molti, come tutte le domeniche;

a tutti quelli che l’hanno chiesto,

hai dato da mangiare e da bere,

e hai dato del tuo;

hai scambiato parole con tutti,

per tutti hai avuto un consiglio,

un insegnamento, una luce.

 

Ma tra gli ospiti ci sono i soliti cafoni,

che non si preoccupano se entrano con le scarpe sporche;

quelli che chiacchierano quando tu parli,

quelli che rifiutano la mensa con l’Ostia senza dirti grazie,

quelli che escono senza salutarti.

 

Non lasciarti ingannare dalle apparenze.

Anch’io, Signore, sono tra quelli,

anche se scrivo preghiere,

anche se vorrei tanto pregare per i miei amici,

per il morale a corrente alternata di Patrizio,

per l’avvenire di Piero e di Roberto;

anche se vorrei chiederti per me soltanto la vita eterna,

mentre finisco sempre per chiederti la mia salute,

la mia felicità…

 

Eppure continuo a venire,

anche se tante volte non sono invitato,

e non vorrei, Signore,

che la prossima domenica tu scrivessi sulla porta:

“Si riceve solo su appuntamento!”;

perché sono sicuro che presto o tardi,

se ho un po’ di buona volontà, ti starò a sentire

quando tu parlerai del tuo regno,

della tua casa in cielo,

che è mille volte più deliziosa

della casa che hai su questa terra.

Giorgio



Dio, ti sto cercando

 

Io ti sto ancora cercando, Signore.

Non so se questo sia motivio di vanto

o situazione di crisi, ma lo ritengo avvincente.

Stamane ho incontrato un uomo che non ti crede,

ha fallito il suo matrimonio:

 

“Se Dio è Dio non poteva volere il mio male,

che mia moglie se ne andasse con un altro…

E allora lui non c’è, oppure non è così come se ne parla.

Volevo dirle che io ho chiuso, da un po’.

Ma mia madre sta male e cerca un prete.

Le sono molto grato se passa da lei…”.

Signore, non è vero che ti cerchiamo

ancora sempre, tutti?

Che siamo tutti sulla strada

e che per tutti c’è la Verità, a un certo punto?

Credo che nessuno ti rifiuti a ragion veduta,

anche quelli che dicono: non credo più…

Lo dicono con malinconia,

e nella negazione c’è tutta la tua presenza possibile.

Ti cerchiamo sempre, magari passando per strani cammini

o addirittura attraverso negazioni contorte.

Ho incontrato sua madre,

un rimpicciolimento di donna nei suoi novant’anni.

Sta pregando per il figlio che ha strane idee di morte.

“Quando io me ne andrò, lui vuole venire con me.

“Se c’è un Dio, lui mi capirà…”, l’ha detto ancora ieri sera.

Sono molti anni che è solo, e io non so, ho paura.

Ci benedica, Padre”.

Signore, io ti sto ancora sempre cercando

e ogni giorno scopro qualche pezzo di te,

sempre nuovo. Stassera ti ringrazio

io, avvolto da domande che mi superano,

io, in uno stupore impiegabile

per questa fede che non è mia

e che a tratti mi scivola di dosso,

ma che è il tuo marchio di fabbrica,

stampato e tutt’uno in me…

Signore, ti ringrazio…

anche per quell’uomo che macina segni di morte…

Piero Borelli


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Se Cristo domani

 

 

Se Cristo, domani, busserà alla vostra porta,

lo riconoscerete?

Sarà, come una volta, un uomo povero,

certamente un uomo solo.

Sarà senza dubbio un operaio,

forse un disoccupato,

e anche, se lo sciopero è giusto, uno scioperante.

Salirà scale su scale, senza mai finire.

Ma la vostra porta è così difficile da aprire.

“Non mi interessa” comincerete

prima d'ascoltarlo.

E sbatterete la porta

in faccia al povero che è il Signore.

Sarà forse un profugo,

uno dei quindici milioni di profughi

con un passaporto dell'ONU,

uno di coloro che nessuno vuole,

e che vagano un questo deserto

che è diventato il Mondo;

uno di coloro che devono morire

“perché dopo tutto non si sa da dove arrivino

persone di quella risma...”.

O meglio ancora, in America, un uomo nero,

un negro come dicono loro,

stanco di mendicare un buco negli alloggi di New York,

come una volta a Betlemme

la Vergine Nostra Signora...

Se Cristo, domani, busserà alla vostra porta,

Lo riconoscerete?

 

       Raoul Follereau


Vieni e rinasci in noi

Vieni e rinasci in noi,
sorgente della vita;
vieni e rendici liberi,
principe di pace.

Vieni e saremo giusti,

seme della giustizia;
vieni a risollevarci,
figlio dell’Altissimo.

Vieni ad illuminarci,

luce di questo mondo:
vieni a rifare il mondo,
Gesù, figlio di Dio!
D. Rimaud, Gli alberi nel mare, Elledici 1977, 



Nella tua bontà accoglimi, Signore!

 

 

Signore, voglio ritornare da te:

tu mi ridari la vita e la forza:

vivrò per sempre davanti a te!

 

Signore, voglio conoscerti.

 


Voglio amarti sinceramente, con tutto il cuore.

 

Tu preferisci il mio amore a tanti sacrifici.

 

Dimentica tutti i miei peccati.

Accetta il bene che posso fare.

Ascolta la mia preghiera: Dio buono e grande!

 

Solo tu, o Signore, puoi salvarmi:

tu e non gli idoli falsi che ho costruito.

Nel tuo amore accoglimi e perdonami.

 

Accogli, o Signore, il nostro sincero pentimento.

Libera il nostro cuore dal peccato

e donaci la gioia di conoscerti e di amarti,

Padre buono, unica fonte della nostra salvezza. Amen.

 

Gaetano Brambilla

da: Pregare con la Bibbia, Elledici


 

La notte di Natale: Veglia chi rinasce come uomo

 

Era notte in Betlemme

quando Maria diede alla luce

il suo Figlio primogenito.

L’atteso dalla gente

venne nella solitudine di una campagna

e nell’intimità di una stalla.

Solo i pastori che vegliavano

seguendo l’antica Scrittura

s’accorsero della diversità di quella notte

e percepirono che veniva intonato

il canto di un mondo nuovo.

Accorsero frettolosi dall’uomo

nato per insegnarci dei canti di pace

e trasformare i nostri deserti

in una terra di immortale primavera.

Da allora chi veglia

ode i canti e le voci

che parlano di futuro;

c’è chi rinasce

per essere gioia, luce e pace

per questo mondo fin nell’eternità       

 

Gianfranco Venturi


TI ADORO MIO DIO

 

Ti adoro mio Dio, Trinità d’amore,

perché non hai voluto nasconderti

in un mistero inconoscibile.

Tu sei mistero, ma mistero d’amore

che amando si comprende

e comprendendo si intuisce

pur senza esaurirne la fonte.

Ti adoro, amandoti, perchè ti sei disgelato

nell’amore di mamma e papà,

unico per sempre, unito nel dolce connubio

che dona, nel figlio, luce al creato

e al Paradiso, canto di santi.

Ti adoro, ti amo, ti prego:

fa’ di ogni famiglia una nuova Nazareth,

perché ogni figlio, come il figlio di Nazareth,

ti incontri nel calore di una casa,

dove forza e tenerezza, accoglienza e dono,

fede e speranza siano i segni

indelebili della tua presenza tra noi.


TORNI AL TUO VIAGGIO GESU'

 

Torni al tuo villaggio, Gesù,

là dove hai passato la tua vita.

Torni tra la tua gente,

tra quelli che ti hanno visto crescere

e diventare un uomo.

Ma ora vieni

“con la potenza dello Spirito Santo”

perché è giunto il momento

di gridare a tutti la Buona Notizia.

Quel giorno, nella sinagoga,

sei tu a prendere l’iniziativa,

ad alzarti per proclamare

il messaggio antico del profeta.

Quando prendi la parola

il tuo non è un commento dotto,

una serie di sentenze fornite da maestri saggi.

Tu ti limiti ad aprire gli occhi

dei tuoi compaesani non sul testo,

ma su quanto sta accadendo davanti a loro,

nella vita di ogni giorno.

Il tempo dell’attesa è finito:

il Messia è in mezzo a loro.

La sua parola è un Vangelo,

i suoi miracoli un segno della bontà di Dio,

una speranza per tutti i poveri,

per i prigionieri e gli oppressi.

Signore Gesù, perché non siamo più capaci

di ripetere la tua “predica”?

Perché non guardiamo la nostra storia

con il tuo sguardo profondo?

Perché trasmettiamo cultura e non la speranza

che nasce da segni e parole

presenti nel tessuto della vita?

 


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Impariamo a digiunare

Fa’ digiunare il nostro cuore:
che sappia rinunciare a tutto quello che l’allontana
dal tuo amore, Signore, e che si unisca a te
più esclusivamente e più sinceramente.
Fa’ digiunare il nostro orgoglio,
tutte le nostre pretese, le nostre rivendicazioni,
rendendoci più umili e infondendo in noi
come unica ambizione, quella di servirti.
Fa’ digiunare le nostre passioni,
la nostra fame di piacere, la nostra sete di ricchezza,
il possesso avido e l’azione violenta;
che nostro solo desiderio sia di piacerti in tutto.

Fa’ digiunare il nostro io,
troppo centrato su se stesso, egoista indurito,
che vuol trarre solo il suo vantaggio:
che sappia dimenticarsi, nascondersi, donarsi.
Fa’ digiunare la nostra lingua,
spesso troppo agitata, troppo rapida nelle sue repliche,
severa nei giudizi, offensiva o sprezzante:
fa’ che esprima solo stima e bontà.
Che il digiuno dell’anima, con tutti i nostri sforzi per migliorarci,
possa salire verso di te come offerta gradita,
 meritarci una gioia più pura, più profonda.


I Deserti della vita

 

Sono tanti i deserti della vita, Signore Gesù:

il deserto delta miseria e dell’ingratitudine,

il deserto delta fatica e del disorientamento,

il deserto del dolore e delta solitudine,

il deserto dell’ingiustizia e della calunnia.

Non permettere, Signore, che cediamo alla tentazione.

Metti nel nostro cuore fiducia e speranza

perché tu rimani sempre accanto a noi,

compagno discreto e fedele.


Quel giorno sul Golgota

Quel giorno, sul monte, Gesù,

tu hai preparato i tuoi apostoli

alla prova terribile della tua passione e morte.

Quel giorno hai mostrato il tuo volto trasfigurato

perché potessero scorgere

i tratti del Figlio di Dio

anche nell’uomo dei dolori, nel condannato,

inchiodato alla croce.

Quel giorno hai parlato

con Mosè, il condottiero, e con Elia, il profeta,

per fugare ogni dubbio sulla tua missione,

sul progetto che il Padre ti aveva affidato

e che passava per la collina del Golgota.

Quel giorno, avvolti dalla nube,

i tre apostoli hanno inteso

una voce che veniva dall’alto:

«Questi è il Figlio mio, l’eletto: ascoltatelo».

Quel giorno doveva restare

nella memoria dei presenti

come un’esperienza di grazia,

come un incontro che lascia il segno,

come un dono che sostiene

lungo tutto il cammino.

Sì, perché c’è per ognuno di noi

un monte della trasfigurazione,

ma è solo perché raggiungiamo

la collina del Golgota



Vivere l’Eucaristia

• Siamo «tutti» peccatori: nessuno può scagliare la pietra o condannare un altro. Tutti siamo debitori, verso Dio e verso i fratelli. Chiediamoci scusa vicendevolmente.
• Dio ha scritto i nostri peccati, Dio anche li cancella per la sua bontà: viviamo respirando a pieni polmoni quest'aria di grande bontà, viviamo facendo sempre l'Eucaristia, cioè dicendo grazie.
• Manifestiamo in famiglia, nelle piccole situazioni quotidiane il perdono e la bontà usata da Gesù. Prendiamo coscienza che non possiamo non scusare gli altri avendo noi, sempre, di che farci perdonare.
• Trascriviamoci i versetti del salmo responsoriale e prendiamone un versetto al giorno come guida, come giaculatoria per stare uniti a Gesù, per lodare con lui il Padre, per vivere nella gioia e nella riconoscenza, per fare di ogni giorno e di ogni momento una «eucaristia»…
• Proponiamoci di celebrare nei prossimi giorni il Sacramento del Perdono per sentire rivolte a noi le parole di Gesù: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Vangelo).
• Lasciamo il passato (1ª lettura), protesi verso il futuro (2ª lettura), celebriamo già ora le lodi del Signore (1ª lettura), la sua misericordia (Vangelo, 2ª lettura).
• Il cammino quaresimale dei singoli credenti e delle comunità, ormai quasi al termine, può essere utilmente misurato col criterio del «volto»: dignità che ognuno riscopre attraverso i segni della salvezza, pulizia interiore che si manifesta nella disponibilità verso gli altri, libertà dalle cose che rende disponibili al dono di sé, superamento di schematismi e pregiudizi per tessere relazioni comunitarie e impegnarsi nel sociale...
• Partendo dal perdono dei propri peccati che si ottiene nel sacramento della Riconciliazione, poniamoci davanti a situazioni socialmente segnate a dito con mentalità nuova, cercando l'attenzione alla persona prima che alla «categoria» (pensiamo al carcere, all'AIDS, allo sfruttamento della prostituzione...).


 

I Discepoli

 

Hai affidato a quei settantadue

un messaggio prezioso, un annuncio di gioia;

Dio sta operando in mezzo agli uomini,

Dio può trasformare la nostra esistenza.

Per questo hai trasmesso loro il tuo potere,

potere di guarire e di consolare,

potere di liberare e sconfiggere il male,

potere di rendere innocua ogni cattiveria,

ogni veleno e ogni pericolo.

La loro parola apparirà in tutta la sua efficacia,

in tutta la sua forza.

Ma loro stessi dovranno diventare

un “vangelo vivente”.

Se lavorano per il Padre tuo,

se operano nella sua messe,

non potranno lasciarsi accaparrare

testa e anima da incombenze

che distraggono e appesantiscono,

da zavorra che rallenta il passo.

Ecco perché sono invitati

a procedere senza bagaglio,

a non attaccare il cuore alla proprietà,

a donare con gioia

quella parola e quella pace

che hanno ricevuto gratuitamente.

Si tratta di doni preziosi, ineguagliabili,

che mettono ognuno

davanti alla sua responsabilità,

Si, perché dopo aver udito l’annuncio

nessuno potrà più rimanere neutrale,

L’alternativa, dunque, è questa;

o ti si accoglie o ti si rifiuta.


 

 

ASSUNTA

 

Beata sei tu, Maria,

perché Dio ti ha rivolto il suo sguardo d’amore:

egli ha guardato a te, l’umile sua serva,

per chiederti di diventare la madre del suo Figlio.

Così si potevano realizzare le promesse antiche

fatte ad Abramo.

Così Dio si mostrava fedele all’alleanza,

così egli veniva incontro alle attese dei poveri,

alle invocazioni degli affamati,

alle suppliche dei miseri.

Beata sei tu, Maria, perché hai creduto.

Ti sei messa totalmente nelle mani di Dio,

gli hai affidato la tua esistenza,

il tuo corpo e la tua anima

perché egli preparasse una degna dimora

al suo Verbo.

Beata sei tu, Maria,

perché hai accompagnato il tuo Figlio

lungo tutta la sua vita,

da quel giorno in cui venne alla luce

in un alloggio di fortuna

e fu deposto in una mangiatoia,

fino ai piedi della croce, nell’ora più straziante,

l’ora della prova, del dolore.

Beata sei tu, Maria, perché sei stata trasfigurata,

corpo e anima, dalla sua risurrezione

e la morte, già vinta dal suo amore,

non ha potuto trattenerti nelle sue mani.


 

IO SONO POVERO SIGNORE

 

 

Io sono povero, Signore,

e spesso le mie povertà mi deprimono

e mi avviliscono. Ma tu, Signore,

sei la mia ricchezza,

perché infinitamente superiore alle mie forze,

sconfinatamene buono

fino a voler estirpare da me

la radice di ogni povertà: il peccato.

Io sono infelice, Signore,

e talvolta la mia infelicità

mi porta sull’orlo della disperazione.

Ma tu, Signore, sei la mia gioia,

perché con la tua Parola

illumini il mio cammino,

con la tua presenza colmi la mia solitudine,

con la tua grazia mi sostieni

lungo il cammino della mia vita.

Ho sperato in te, Signore,

proprio mentre la disperazione mi assaliva.

Ho sperato nella tua parola, Signore,

proprio mentre una tremenda sordità spirituale

cercava di chiudere il mio cuore

all’ascolto di te.

Ho sperato nel tuo aiuto, Signore,

proprio mentre le mie forze mi abbandonavano

e i miei piedi vacillavano.

Ma tu, Signore, ti sei chinato su di me,

tu hai reso sicuri i miei passi,

tu mi hai liberato dal fango della palude,

tu mi hai stabilito su una roccia sicura,

perché tu sei il mio Dio,

il Dio della mia speranza, il Dio della mia gioia,

il Dio della mia consolazione.

Tu mi hai liberato, Signore,

e hai messo sulla mia bocca un canto nuovo,

così come hai messo nel mio cuore  una speranza nuova

e hai aperto davanti a me una via nuova.

Canterò davanti a tutti

il canto nuovo dei redenti;

canterò il tuo canto, o Signore,

perché tutti vedano e odano e diano lode a te,

Dio dei viventi.


LA STRADA CHE PORTA ALLA SALVEZZA

 

Forte è il tuo amore per noi, o Signore!

Facci sentire, o Signore,

la forza di questo tuo amore,

capace non solo di spostare i monti

ma anche di intenerire i nostri cuori.

Facci comprendere, o Signore,

la grandezza di questo tuo amore,

capace di abbracciare non solo i tuoi fedeli

ma tutti gli abitanti della terra.

Facci intuire, o Signore,

la profondità di questo tuo amore,

che nasconde misteri abissali

e pur ci rivela verità consolanti.

Facci vedere, o Signore,

i segni di questo tuo amore,

con i quali tu vuoi illuminare le nostre menti,

rinvigorire la nostra volontà

e orientare i nostri passi.

Facci sperimentare, o Signore,

la dolcezza di questo tuo amore,

capace di dissipare

le troppe amarezze della nostra vita

e di farci gustare quella gioia

che non tramonterà mai.


Sei tu, Signore, il Padre degli umili!

 

Fammi comprendere, o Signore,

che la tua paternità si manifesta appieno

solo quando trova figli semplici e umili.

Fammi comprendere, o Signore,

che la mia figliolanza si manifesterà appieno

solo quando ti riconoscerà

come il Padre degli ultimi.

 

Sei tu, Signore, il Padre degli orfani

e il difensore del le vedove!

Fammi comprendere, o Signore,

che la tua paternità si rivela pienamente

solo quando si esercita verso le categorie

più esposte della nostra vita sociale.

Fammi comprendere, o Signore,

che la mia figliolanza raggiungerà il suo vertice

solo quando mi aprirò generosamente

alle necessità materiali e spirituali

dei miei fratelli e sorelle più deboli.

 

Al misero, o Signore, tu prepari una terra!

Fammi comprendere, o Signore,

che la tua provvidenza nel corso della storia

si manifesta sempre

con gesti concreti e tangibili,

tesi a riabilitare e al riqualificare

tutti coloro che hanno conosciuto

l’umiliazione delle varie povertà.

Fammi comprendere, o Signore,

che la figliolanza di cui mi hai fatto dono

richiede da me

un impegno storico coraggioso e fermo

a favore di tutti quelli che troppo spesso

la società esclude

come persone improduttive e indesiderate.


MARIA MADRE DEI DEBOLI

Maria, madre dei deboli e dei piccoli,
di quelli che soffrono e che sono soli,
di coloro che sono malati e attendono di essere curati con amore e competenza.

Maria, madre di tutti gli uomini, di chi ha bisogno di aiuto nelle proprie condizioni          di fragilità  e di coloro che sono chiamati            a prendersene cura.

Grazie, per averci dato Gesù Cristo:
medico del corpo e dello spirito
nome e certezza della nostra speranza,
Buon Samaritano che si china
sulle nostre ferite per risanarle.

A te, Maria, con fiducia filiale, chiediamo di intercedere presso il tuo Figlio, perché, in qualsiasi condizione di fragilità e di sofferenza,
ogni persona si senta amata, curata e accompagnata in un cammino aperto alla speranza, che è data a tutti noi
dal Signore Gesù che è Amore..


 

Sono prodighi di consigli,

ma non mettono mai mano al portafoglio.

Ti colmano di belle parole,

ma non ti forniscono un aiuto concreto.

Ti prospettano progetti straordinari,

ma le loro mani rimangono immacolate,

non sono disposti a sporcarsele.

Ti raccontano iniziative meravigliose

di solidarietà,

ma tengono ben strette le loro ricchezze.

Il tuo Regno, Gesù,

non ha bisogno di questa gente.

Questi “ricchi” non entreranno

nel mondo nuovo che tu annunci,

destinato, invece, ai “poveri” della terra.

E il rapporto con il denaro

rivela senza equivoci chi siano questi “poveri”.

Sono quelli che non pensano

ad accumulare, ad assicurarsi

benessere e tranquillità,

ma utilizzano i beni di questo mondo

per sfamare e per dare un tetto,

per regalare scuola, per insegnare un mestiere,

per offrire un posto letto e medicine per guarire,

per soccorrere tutti quelli che portano

nel corpo e nell’anima le ferite della vita.

Sono quelli che non sono assillati

dalle fluttuazioni della Borsa,

dall’andamento dei mercati,

ma dalle sofferenze e dalle necessità

di tanti uomini e di tante donne.

E, quando ricevono del denaro,

vedono subito pane e vestiti,

banchi, tetti e dispensari.
 


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PAURA DI CHIEDRE

La paura di chiedere

è un nostro limite, Signore.

Non sappiamo più pregare,

nemmeno per importunarti,

come la vedova del Vangelo.

Siamo la generazione del “tutto e subito”;

non sappiamo aspettare:

insegnaci a pregare senza stancarci,

accettando anche i tuoi silenzi e i tuoi ritardi,

che sono per noi doni preziosi:

purificano il nostro cuore,

ci fanno maturare nella fede,

ci aiutano a vedere più chiaro nella nostra vita.


 

PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

Giovanni Paolo II

Signore Gesù,
come un giorno hai chiamato i primi discepoli
per farne pescatori di uomini,
così continua a far risuonare anche oggi
il Tuo dolce invito: "Vieni e seguimi"!
Dona ai giovani e alle giovani
la grazia di rispondere prontamente alla Tua voce!
Sostieni nelle loro fatiche apostoliche
i nostri Vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate.
Dona perseveranza ai nostri seminaristi
e a tutti coloro che stanno realizzando
un ideale di vita totalmente consacrato al Tuo servizio.
Risveglia nelle nostre comunità
L'impegno missionario.
Manda, Signore, operai nella Tua messe
e non permettere che l'umanità si perda
per mancanza di pastori, di missionari
e di persone votate alla causa del Vangelo.
Maria, Madre della Chiesa, modello di ogni vocazione,
aiutaci a rispondere di "sì" al Signore che ci chiama
per collaborare al disegno divino di salvezza.  Amen.



CERCARE CRISTO

 

 

Andiamo fino a Betlemme,

come i pastori.

L'importante è muoversi.

E se invece di un Dio glorioso,

 


ci imbattiamo nella fragilità

 

di un bambino,

non ci venga il dubbio di aver

sbagliato il percorso.

 

Il volto spaurito degli oppressi,

la solitudine degli infelici,

l'amarezza di tutti gli

uomini della Terra,

sono il luogo dove Egli continua

a vivere in clandestinità.

 

A noi il compito di cercarlo.

Mettiamoci in cammino senza paura.

 

             don Tonino Bello

 

 


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