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Ho baciato il pane
Il problema
economico è un probema religioso.
L’ho scoperto
oggi, aprendo la Bibbia.
“Dio disse:
Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la
terra, e ogni albero in cui è il frutto che produce seme:
saranno il vostro cibo” (Gn 1,29).
Devo prendere
le cose
e trasformarle
in mia carne e sangue.
Sei stato tu,
o Signore,
a volere che
il mondo fosse una grande tavola,
imbandita da
te per ogni uomo,
come annunzio
profetico del tuo regno.
Per il peccato
si sfasciò la tavola del mondo,
e l’uomo non
trovò più nel pane che mangiava
e nel vino che
beveva,
le orme del
passo di te, Padre e Creatore.
Questo
pane che con tanta fatica ho guadagnato,
questo pane
che ho portato in casa,
io l’ho
baciato.
Questo pane
che è segno di un’unica tavola,
e troppe volte
è diventato una frontiera di guerra.
Questo pane, o
Signore,
scotta e
brucia le mie mani,
spacca e
condanna il mio egoismo,
scopre e
manifesta la mia falsità,
inquieta e
tormenta la mia coscienza,
mette allo
scoperto la tua presenza.
Stassera
ho capito
che non posso
mangiarlo
se prima non
l’ho spezzato,
se prima non
l’ho donato,
se prima non
ho stretto la mano
a chi mi è
amico e a chi mi è nemico.
E
il pane stassera è cambiato,
come in una
briciola di Eucaristia,
e la tavola in
altare. Amen.
Averardo Dini
Mondo d’amore
Gesù è venuto fra noi
per costruire un mondo
d’amore.
È compito di tutti quelli
che si considerano suoi amici
accompagnarlo nella
realizzazione della sua opera.
Il mondo d’amore diventa
una realtà
quando le persone non sono
più giudicate
secondo le apparenze,
quando la gente non è più
divisa
in categorie da evitare
e categorie da
frequentare,
quando regna la
comprensione
malgrado le idee opposte,
quando si stabilisce un
reciproco rispetto
nonostante le diverse
nazionalità,
quando il prossimo non è
più considerato
come un antagonista,
ma come un fratello o una
sorella
con la quale si condivide,
quando il potere è messo
al servizio dei più
deboli,
quando la ricchezza
arreca un beneficio ai
poveri,
quando gli uni offrono
il loro sapere e la loro
conoscenza
ad altri che sono
confinati nell’ignoranza.
Uno stuolo di operai è
atteso nel cantiere
dove questo mondo d’amore
si deve realizzare.
Charles Singer
Da: Il progetto di Gesù =
Bibbia
Junior,Elledici, Leumann 1999, p. 31
Scegli il tuo SMS
Il motivo
per cui il cane ha molti amici
è perché
muove la coda, invece che la lingua.
Pregare è
caricare l’orologio al mattino,
per non trovarlo fermo al pomeriggio.
Chi non
prega è come chi va sulla sedia
a
dondolo: si muove, ma non va da nessuna parte.
Le parole
che scottano raffreddano le amicizie.
Pregare è
mettere i problemi
sotto le
ginocchia per risolverli.
Ricordo
la legge delle dieci “p”:
prima
penso poi parlo
perché
parola poco pensata porta pena.
Se non
prego,
il mio
destino può essere quello del Titanic.
La lingua
può impiccare un uomo
più
velocemente di una corda.
Signore,
portami in braccio
anche se
mi ostino a graffiarti.
Signore,
fa’ che le mie parole
siano
tenere e dolci,
perché
può darsi che domani debba rimangiarmele.
Pregare è
bussare al cuore di Dio.
Pregare è
calmarsi.
Pino Pellegrino
da: Quando si dice Gesù, Elledici, Leumann
2003, pp. 46-47
Un Cristo senza croce, una croce
senza Cristo
Amico, io vado in cerca di una croce.
Vedi, ho un Cristo senza croce,
l'ho acquistato presso un antiquario.
Mutilato e bellissimo. Ma non ha croce.
Per questo mi si è affacciata un'idea.
Forse tu hai una croce senza Cristo.
Quella che tu solo conosci.
Tutti e due siete incompleti.
Il mio Cristo non riposa perché gli manca una croce.
Tu non sopporti la croce, perché le manca Cristo.
Un Cristo senza croce, una croce senza Cristo.
Ecco la soluzione: perché non li uniamo e li
completiamo?
Perché non dai la tua croce vuota a Cristo?
Ci guadagneremo tutt'e due. Vedrai.
Tu hai una croce solitaria, vuota,
gelata, paurosa, senza senso:
una croce senza Cristo.
Ti capisco: soffrire è illogico.
Non comprendo come hai potuto sopportare così a
lungo.
Una croce priva di Cristo è una tortura,
il principio logico della disperazione.
Hai il rimedio tra le mani. Non soffrire più solo.
Su, dammi questa croce vuota e solitaria. Dammela.
Ti darò in cambio questo Cristo mutilato,
senza riposo, né croce.
La tua croce non è più solamente tua;
è anche e nello stesso tempo la croce di Cristo.
Su, prendi la tua croce, amico;
la tua croce con Cristo.
Non sarai più solo a soffrire.
La porterete in due,
il che vuol dire dividerne il peso.
E finirai per abbracciare e amare la tua croce,
una volta che Cristo sarà in essa.
Centro Missionario Diocesano, Verona
Signore, insegnami il servizio della
carità
Signore Gesù,
tu sei presente in
mezzo a noi
come “colui che
serve”.
Tu, ricco di
misericordia e di bontà,
diventi il pane
per il nostro cammino,
la luce per i
nostri passi,
il perdono per i
nostri peccati.
Suscita nella tua
Chiesa
nuove vocazioni al
diaconato:
chiama i giovani e
adulti
pronti ad amare i
poveri
a sostenere chi è
in difficoltà
ad incoraggiare i
delusi
ad aprire i cuori
alla speranza.
E rendi anche noi,
o Signore,
testimoni del tuo
amore.
Il tuo Spirito ci
unisca tutti
in comunione di
fede e di carità.
Con te, o Signore,
saremo presenti
nel mondo
come segno della
tua bontà.
Amen.
da: Al catechismo con “Sarete
miei testimoni”.
2 anno, Elledici 2002, p. 78
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Risposta alla chiamata di Dio
La nostra vita
non è
sottomessa alle
sorti della
fatalità o del
destino. Tutt’altro!
La nostra vita
prende senso
quando è
innanzitutto risposta
viva alla
chiamata di Dio.
Ma come
riconoscere una tale chiamata
e scoprire ciò
che si aspetta da noi?
Dio si aspetta
che siamo un
riflesso della sua presenza,
portatori di una
speranza del Vangelo.
Chi risponde a
questa chiamata
non ignora le
proprie fragilità,
così custodisce
nel suo cuore
queste parole di
Cristo:
“Non temere,
credi solamente!”.
In lui, ad ogni
età,
si può ritrovare
uno slancio e dirsi:
“Abbi un cuore
deciso,
e prosegui il
cammino!”.
Frère Roger
di Taizé
“Lettera 2001”
Dedicato alla
coppia
Vedo le coppie
come equipaggi
iscritti ad una
gara di canottaggio.
La competizione è
“due con”,
qualcuno crede che
sia “due senza”.
Lungo il percorso
sciamano
una gran varietà
di concorrenti.
Ci sono i più
affiatati che filano via,
sembra senza
fatica.
C’è chi si stanca
facilmente
e smette di
remare.
C’è chi rema
dritto
e chi rema contro.
C’è chi non può
remare,
perché deve
sistemare la barca che fa acqua.
C’è chi maledice
la propria barca,
perché gli sembra
più pesante delle altre.
C’è chi rema con
orgoglio,
perché crede di
essere l’unico a remare su quella barca.
C’è chi non ha più
voglia di remare.
C’è chi crede di
essere l’unica barca del percorso
E non si accorge
delle altre barche.
C’è chi, dopo una
partenza burrascosa,
trova l’accordo
con il compagno.
Ma, la maggior
parte, rema con fatica,
ma rema sempre,
colpo su colpo,
nella giusta
direzione lasciandosi guidare dal timoniere.
Tutte queste
barche sono silenziose
e vanno avanti
nonostante le difficoltà del percorso
e, nonostante
tutto, dietro di loro lasciano una scia
fresca e luminosa
che invita a seguirle.
La chiamata
Ascolta! Il
Signore ti chiama!
Il tuo cuore
sussulta.
Il Signore ti
chiama.
Ascolti la
Sua voce ma non capisci il senso.
Puoi tu così
fragile e debole
fare quello che
Lui ti dice?
Lui ti chiama.
Vuole usare te per
portare la salvezza all'umanità.
Vuole la tua
fragilità per manifestare la Sua potenza.
Vuole il tuo cuore
per manifestare il Suo amore.
Vuole il tuo “sì”
per manifestare la Sua presenza.
Ascolta! Lui ti
conosce, sa i tuoi limiti,
li conosce più di
te e sa che sono più di quanto tu sai.
Ma Lui è Dio e fa
cose grandi con mezzi piccoli, insignificanti.
Lui manifesta la
Sua onnipotenza nella debolezza.
Se tu sai di
essere debole, Lui ti può usare.
Con Dio noi faremo
cose grandi.
Ascolta, non dire
di no!
Lui aspetta il tuo
sì!
Non aspettare di
essere perfetto,
non attendere
mille certezze,
non ragionare a
lungo.
Fidati di Lui.
Dai la tua vita,
la tua debolezza, il tuo cuore,
la tua mente, la
tua libertà
e tutto nella tua
vita sarà benedizione.
Ciò che Dio
assume,
perché tu gliene
dai il permesso,
diventa strumento
di salvezza.
Di’ sì! Molti
fratelli disperati aspettano te,
perché aspettano
Lui.
E Lui si vuole
servire di te per salvare loro.
Di’ sì! Il mondo è
troppo buio, senza Dio.
Lui è la luce del
mondo e vuole attraverso te
illuminare ogni
uomo.
Don Salvatore Tumino
Preghiera missionaria:
“Alla Madonna della strada”
Maria, Madonna della strada,
hai camminato sui monti della
Giudea,
portando, sollecita, Gesù
e la sua gioia.
Hai camminato da Nazaret a
Betlemme
dove è nato il tuo bambino, il
Signore nostro.
Hai camminato sulle strade
dell'esilio
per salvare il Figlio
dell'Altissimo.
Hai camminato sulla via del
Calvario
per diventare nostra Madre.
Continua a camminare
accanto ai missionari del tuo
Figlio
che sulle strade del mondo
vogliono,
come te, Arca di Alleanza,
portare a tutte le genti Gesù,
il suo Vangelo, la sua salvezza…
Tutti
i Santi
Oggi,
i cristiani fanno
memoria
degli uomini e
delle donne
che li hanno
preceduti
nel cammino della
vita
e che, nella loro
esistenza,
senza calcolo
e malgrado le
difficoltà,
e offrendo tutto
ciò che
possedevano,
la loro vita
e i loro beni,
hanno tentato di
amare Dio
con tutto il cuore
e con tutte le
loro forze
e il loro prossimo
come se stessi.
Questi uomini
e queste donne
sono i santi.
Sono come luci
che rischiarano il
cammino
da prendere…
Beati
coloro che
diffondono
la gioia
come una musica,
seminano il
sorriso
nei solchi
delle tristezze.
Charles Singer
top
Che cos’è il morire?
È stato
scritto: “Me ne sto sulla riva del mare, una nave apre le vele alla
brezza del mattino e parte per l'oceano. È uno spettacolo di rara
bellezza e io rimango ad osservarla fino a che svanisce
all'orizzonte e qualcuno accanto a me dice: “È andata!”. Andata!
Dove? È sparita dalla mia vista: questo è tutto. Nei suoi alberi,
nella carena e nei pennoni essa è ancora grande come quando la
vedevo, e come allora è in grado di portare a destinazione il suo
carico di esseri viventi. Che le sue misure si riducano fino a
sparire del tutto è qualcosa che riguarda me, non lei, e proprio nel
momento in cui qualcuno accanto a me dice, “È andata!”, ci sono
altri che stanno scrutando il suo arrivo, e altri voci levano un
grido di gioia: “Eccola che arriva!”. E questo è il morire”.
Abbiamo celebrato in questi
giorni il ricordo di quanti ci hanno preceduti. È guardare in avanti
con fiducia. È certezza che a quel porto un giorno giungeremo anche
noi. È sapere che qualcuno ci ha preceduto, ha aperto porte e
finestre e ci attende a braccia aperte per accompagnarci
all’incontro con il Signore Gesù. Egli ci attende e ci ama su questa
terra in attesa di amarci per sempre nel suo Regno.
È la Pasqua degli uomini. Sono i
giorni della speranza, della gioia. I cimiteri non sono forse tutto
un fiore, tutto un colore? Pasqua. Gioia. Festa. Richiamo e certezza
di risurrezione. Giorno di preghiera per loro, per noi. Perché il
giorno della nostra morte non sia una tristezza ma una sfolgorante
Pasqua. Per loro perché tutte le loro colpe possano essere perdonate
e possano finalmente partecipare, grazie al nostro aiuto, alla
gloria dei cieli. Entriamo in cimitero con rispetto, con amore.
Preghiamo e soprattutto ringraziamo per i doni ricevuti… Ricordiamo,
cioè manifestiamo il nostro amore-riconoscenza a Dio e ai fratelli.
Ingresso libero
Sei un padrone
di casa perfetto, Signore;
ci hai
invitati in molti, come tutte le domeniche;
a tutti quelli
che l’hanno chiesto,
hai dato da
mangiare e da bere,
e hai dato del
tuo;
hai scambiato
parole con tutti,
per tutti hai
avuto un consiglio,
un
insegnamento, una luce.
Ma tra gli
ospiti ci sono i soliti cafoni,
che non si
preoccupano se entrano con le scarpe sporche;
quelli che
chiacchierano quando tu parli,
quelli che
rifiutano la mensa con l’Ostia senza dirti grazie,
quelli che
escono senza salutarti.
Non lasciarti
ingannare dalle apparenze.
Anch’io,
Signore, sono tra quelli,
anche se
scrivo preghiere,
anche se
vorrei tanto pregare per i miei amici,
per il morale
a corrente alternata di Patrizio,
per l’avvenire
di Piero e di Roberto;
anche se
vorrei chiederti per me soltanto la vita eterna,
mentre finisco
sempre per chiederti la mia salute,
la mia
felicità…
Eppure
continuo a venire,
anche se tante
volte non sono invitato,
e non vorrei,
Signore,
che la
prossima domenica tu scrivessi sulla porta:
“Si riceve
solo su appuntamento!”;
perché sono
sicuro che presto o tardi,
se ho un po’
di buona volontà, ti starò a sentire
quando tu
parlerai del tuo regno,
della tua casa
in cielo,
che è mille
volte più deliziosa
della casa che
hai su questa terra.
Giorgio
Dio,
ti sto cercando
Io ti sto ancora cercando, Signore.
Non so se questo sia motivio di vanto
o situazione di crisi, ma lo ritengo avvincente.
Stamane ho incontrato un uomo che non ti crede,
ha fallito il suo matrimonio:
“Se Dio è Dio non poteva volere il mio male,
che mia moglie se ne andasse con un altro…
E allora lui non c’è, oppure non è così come se ne
parla.
Volevo dirle che io ho chiuso, da un po’.
Ma mia madre sta male e cerca un prete.
Le sono molto grato se passa da lei…”.
Signore, non è vero che ti cerchiamo
ancora sempre, tutti?
Che siamo tutti sulla strada
e che per tutti c’è la Verità, a un certo punto?
Credo che nessuno ti rifiuti a ragion veduta,
anche quelli che dicono: non credo più…
Lo dicono con malinconia,
e nella negazione c’è tutta la tua presenza
possibile.
Ti cerchiamo sempre, magari passando per strani
cammini
o addirittura attraverso negazioni contorte.
Ho incontrato sua madre,
un rimpicciolimento di donna nei suoi novant’anni.
Sta pregando per il figlio che ha strane idee di
morte.
“Quando io me ne andrò, lui vuole venire con me.
“Se c’è un Dio, lui mi capirà…”, l’ha detto ancora
ieri sera.
Sono molti anni che è solo, e io non so, ho paura.
Ci benedica, Padre”.
Signore, io ti sto ancora sempre cercando
e ogni giorno scopro qualche pezzo di te,
sempre nuovo. Stassera ti ringrazio
io, avvolto da domande che mi superano,
io, in uno stupore impiegabile
per questa fede che non è mia
e che a tratti mi scivola di dosso,
ma che è il tuo marchio di fabbrica,
stampato e tutt’uno in me…
Signore, ti ringrazio…
anche per quell’uomo che macina segni di morte…
Piero Borelli
top
Se Cristo
domani
Se Cristo, domani, busserà alla vostra porta,
lo riconoscerete?
Sarà, come una volta, un uomo povero,
certamente un uomo solo.
Sarà senza dubbio un operaio,
forse un disoccupato,
e anche, se lo sciopero è giusto, uno scioperante.
Salirà scale su scale, senza mai finire.
Ma la vostra porta è così difficile da aprire.
“Non mi interessa” comincerete
prima d'ascoltarlo.
E sbatterete la porta
in faccia al povero che è il Signore.
Sarà forse un profugo,
uno dei quindici milioni di profughi
con un passaporto dell'ONU,
uno di coloro che nessuno vuole,
e che vagano un questo deserto
che è diventato il Mondo;
uno di coloro che devono morire
“perché dopo tutto non si sa da dove arrivino
persone di quella risma...”.
O meglio ancora, in America, un uomo nero,
un negro come dicono loro,
stanco di mendicare un buco negli alloggi di New
York,
come una volta a Betlemme
la Vergine Nostra Signora...
Se Cristo, domani, busserà alla vostra porta,
Lo riconoscerete?
Raoul
Follereau
Vieni
e rinasci in noi
Vieni e rinasci in noi,
sorgente della vita;
vieni e rendici liberi,
principe di pace.
Vieni e saremo giusti,
seme della giustizia;
vieni a risollevarci,
figlio dell’Altissimo.
Vieni ad illuminarci,
luce di questo mondo:
vieni a rifare il mondo,
Gesù, figlio di Dio!
D. Rimaud, Gli alberi nel mare, Elledici
1977,
Nella tua
bontà accoglimi, Signore!
Signore, voglio
ritornare da te:
tu mi ridari la
vita e la forza:
vivrò per sempre
davanti a te!
Signore, voglio
conoscerti.
Voglio
amarti sinceramente, con tutto il cuore.
Tu preferisci il
mio amore a tanti sacrifici.
Dimentica tutti i
miei peccati.
Accetta il bene
che posso fare.
Ascolta la mia
preghiera: Dio buono e grande!
Solo tu, o
Signore, puoi salvarmi:
tu e non gli idoli
falsi che ho costruito.
Nel tuo amore
accoglimi e perdonami.
Accogli, o
Signore, il nostro sincero pentimento.
Libera il nostro
cuore dal peccato
e donaci la gioia
di conoscerti e di amarti,
Padre buono, unica
fonte della nostra salvezza. Amen.
Gaetano
Brambilla
da: Pregare con
la Bibbia, Elledici
La notte di Natale:
Veglia chi rinasce come uomo
Era notte in
Betlemme
quando Maria diede
alla luce
il suo Figlio
primogenito.
L’atteso dalla
gente
venne nella
solitudine di una campagna
e nell’intimità di
una stalla.
Solo i pastori che
vegliavano
seguendo l’antica
Scrittura
s’accorsero della
diversità di quella notte
e percepirono che
veniva intonato
il canto di un
mondo nuovo.
Accorsero
frettolosi dall’uomo
nato per
insegnarci dei canti di pace
e trasformare i
nostri deserti
in una terra di
immortale primavera.
Da allora chi
veglia
ode i canti e le
voci
che parlano di
futuro;
c’è chi rinasce
per essere gioia,
luce e pace
per questo mondo
fin nell’eternità
Gianfranco Venturi
TI ADORO MIO
DIO
Ti adoro mio Dio,
Trinità d’amore,
perché non hai
voluto nasconderti
in un mistero
inconoscibile.
Tu sei mistero, ma
mistero d’amore
che amando si
comprende
e comprendendo si
intuisce
pur senza
esaurirne la fonte.
Ti adoro,
amandoti, perchè ti sei disgelato
nell’amore di
mamma e papà,
unico per sempre,
unito nel dolce connubio
che dona, nel
figlio, luce al creato
e al Paradiso,
canto di santi.
Ti adoro, ti amo,
ti prego:
fa’ di ogni
famiglia una nuova Nazareth,
perché ogni
figlio, come il figlio di Nazareth,
ti incontri nel
calore di una casa,
dove forza e
tenerezza, accoglienza e dono,
fede e speranza
siano i segni
indelebili della
tua presenza tra noi.
TORNI
AL TUO VIAGGIO GESU'
Torni
al tuo villaggio, Gesù,
là
dove hai passato la tua vita.
Torni
tra la tua gente,
tra
quelli che ti hanno visto crescere
e
diventare un uomo.
Ma
ora vieni
“con
la potenza dello Spirito Santo”
perché
è giunto il momento
di
gridare a tutti la Buona Notizia.
Quel
giorno, nella sinagoga,
sei
tu a prendere l’iniziativa,
ad
alzarti per proclamare
il
messaggio antico del profeta.
Quando
prendi la parola
il
tuo non è un commento dotto,
una
serie di sentenze fornite da maestri saggi.
Tu
ti limiti ad aprire gli occhi
dei
tuoi compaesani non sul testo,
ma
su quanto sta accadendo davanti a loro,
nella
vita di ogni giorno.
Il
tempo dell’attesa è finito:
il
Messia è in mezzo a loro.
La
sua parola è un Vangelo,
i
suoi miracoli un segno della bontà di Dio,
una
speranza per tutti i poveri,
per
i prigionieri e gli oppressi.
Signore
Gesù, perché non siamo più capaci
di
ripetere la tua “predica”?
Perché
non guardiamo la nostra storia
con
il tuo sguardo profondo?
Perché
trasmettiamo cultura e non la speranza
che
nasce da segni e parole
presenti
nel tessuto della vita?
top
Impariamo
a digiunare
Fa’ digiunare il nostro cuore:
che sappia rinunciare a tutto quello che
l’allontana
dal tuo amore, Signore, e che si unisca a te
più esclusivamente e più sinceramente.
Fa’ digiunare il nostro orgoglio,
tutte le nostre pretese, le nostre rivendicazioni,
rendendoci più umili e infondendo in noi
come unica ambizione, quella di servirti.
Fa’ digiunare le nostre passioni,
la nostra fame di piacere, la nostra sete di ricchezza,
il possesso avido e l’azione violenta;
che nostro solo desiderio sia di piacerti in tutto.
Fa’
digiunare il nostro io,
troppo centrato su se stesso, egoista
indurito,
che vuol trarre solo il suo vantaggio:
che sappia dimenticarsi, nascondersi, donarsi.
Fa’ digiunare la nostra lingua,
spesso troppo agitata, troppo rapida nelle sue repliche,
severa nei giudizi, offensiva o sprezzante:
fa’ che esprima solo stima e bontà.
Che il digiuno dell’anima, con tutti i nostri sforzi per
migliorarci,
possa salire verso di te come offerta gradita,
meritarci una gioia più pura, più profonda.
I Deserti
della vita
Sono tanti i deserti della vita,
Signore Gesù:
il deserto delta miseria e
dell’ingratitudine,
il deserto delta fatica e del
disorientamento,
il deserto del dolore e delta
solitudine,
il deserto dell’ingiustizia e
della calunnia.
Non permettere, Signore, che
cediamo alla tentazione.
Metti nel nostro cuore fiducia e
speranza
perché tu rimani sempre accanto a
noi,
compagno discreto e fedele.
Quel giorno sul Golgota
Quel giorno, sul
monte, Gesù,
tu hai preparato i
tuoi apostoli
alla prova
terribile della tua passione e morte.
Quel giorno hai
mostrato il tuo volto trasfigurato
perché potessero
scorgere
i tratti del
Figlio di Dio
anche nell’uomo
dei dolori, nel condannato,
inchiodato alla
croce.
Quel giorno hai
parlato
con Mosè, il
condottiero, e con Elia, il profeta,
per fugare ogni
dubbio sulla tua missione,
sul progetto che
il Padre ti aveva affidato
e che passava per
la collina del Golgota.
Quel giorno,
avvolti dalla nube,
i tre apostoli
hanno inteso
una voce che
veniva dall’alto:
«Questi è il
Figlio mio, l’eletto: ascoltatelo».
Quel giorno doveva
restare
nella memoria dei
presenti
come un’esperienza
di grazia,
come un incontro
che lascia il segno,
come un dono che
sostiene
lungo tutto il
cammino.
Sì, perché c’è per
ognuno di noi
un monte della
trasfigurazione,
ma è solo perché
raggiungiamo
la collina del
Golgota
Vivere
l’Eucaristia
• Siamo «tutti» peccatori: nessuno può scagliare la pietra o
condannare un altro. Tutti siamo debitori, verso Dio e verso i
fratelli. Chiediamoci scusa vicendevolmente.
• Dio ha scritto i nostri peccati, Dio anche li cancella per la sua
bontà: viviamo respirando a pieni polmoni quest'aria di grande
bontà, viviamo facendo sempre l'Eucaristia, cioè dicendo grazie.
• Manifestiamo in famiglia, nelle piccole situazioni quotidiane il
perdono e la bontà usata da Gesù. Prendiamo coscienza che non
possiamo non scusare gli altri avendo noi, sempre, di che farci
perdonare.
• Trascriviamoci i versetti del salmo responsoriale e prendiamone un
versetto al giorno come guida, come giaculatoria per stare uniti a
Gesù, per lodare con lui il Padre, per vivere nella gioia e nella
riconoscenza, per fare di ogni giorno e di ogni momento una
«eucaristia»…
• Proponiamoci di celebrare nei prossimi giorni il Sacramento del
Perdono per sentire rivolte a noi le parole di Gesù: «Neanch’io ti
condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Vangelo).
• Lasciamo il passato (1ª lettura), protesi verso il futuro (2ª
lettura), celebriamo già ora le lodi del Signore (1ª lettura), la
sua misericordia (Vangelo, 2ª lettura).
• Il cammino quaresimale dei singoli credenti e delle comunità,
ormai quasi al termine, può essere utilmente misurato col criterio
del «volto»: dignità che ognuno riscopre attraverso i segni della
salvezza, pulizia interiore che si manifesta nella disponibilità
verso gli altri, libertà dalle cose che rende disponibili al dono di
sé, superamento di schematismi e pregiudizi per tessere relazioni
comunitarie e impegnarsi nel sociale...
• Partendo dal perdono dei propri peccati che si ottiene nel
sacramento della Riconciliazione, poniamoci davanti a situazioni
socialmente segnate a dito con mentalità nuova, cercando
l'attenzione alla persona prima che alla «categoria» (pensiamo al
carcere, all'AIDS, allo sfruttamento della prostituzione...).
I Discepoli
Hai affidato a
quei settantadue
un messaggio
prezioso, un annuncio di gioia;
Dio sta operando
in mezzo agli uomini,
Dio può
trasformare la nostra esistenza.
Per questo hai
trasmesso loro il tuo potere,
potere di guarire
e di consolare,
potere di liberare
e sconfiggere il male,
potere di rendere
innocua ogni cattiveria,
ogni veleno e ogni
pericolo.
La loro parola
apparirà in tutta la sua efficacia,
in tutta la sua
forza.
Ma loro stessi
dovranno diventare
un “vangelo
vivente”.
Se lavorano per il
Padre tuo,
se operano nella
sua messe,
non potranno
lasciarsi accaparrare
testa e anima da
incombenze
che distraggono e
appesantiscono,
da zavorra che
rallenta il passo.
Ecco perché sono
invitati
a procedere senza
bagaglio,
a non attaccare il
cuore alla proprietà,
a donare con gioia
quella parola e
quella pace
che hanno ricevuto
gratuitamente.
Si tratta di doni
preziosi, ineguagliabili,
che mettono ognuno
davanti alla sua
responsabilità,
Si, perché dopo
aver udito l’annuncio
nessuno potrà più
rimanere neutrale,
L’alternativa,
dunque, è questa;
o ti si accoglie o
ti si rifiuta.
ASSUNTA
Beata sei tu, Maria,
perché Dio ti ha rivolto il suo sguardo d’amore:
egli ha guardato a te, l’umile sua serva,
per chiederti di diventare la madre del suo Figlio.
Così si potevano realizzare le promesse antiche
fatte ad Abramo.
Così Dio si mostrava fedele all’alleanza,
così egli veniva incontro alle attese dei poveri,
alle invocazioni degli affamati,
alle suppliche dei miseri.
Beata sei tu, Maria, perché hai creduto.
Ti sei messa totalmente nelle mani di Dio,
gli hai affidato la tua esistenza,
il tuo corpo e la tua anima
perché egli preparasse una degna dimora
al suo Verbo.
Beata sei tu, Maria,
perché hai accompagnato il tuo Figlio
lungo tutta la sua vita,
da quel giorno in cui venne alla luce
in un alloggio di fortuna
e fu deposto in una mangiatoia,
fino ai piedi della croce, nell’ora più straziante,
l’ora della prova, del dolore.
Beata sei tu, Maria, perché sei stata trasfigurata,
corpo e anima, dalla sua risurrezione
e la morte, già vinta dal suo amore,
non ha potuto trattenerti nelle sue mani.
IO SONO
POVERO SIGNORE
Io sono
povero, Signore,
e spesso le mie povertà mi
deprimono
e mi avviliscono. Ma tu,
Signore,
sei la mia ricchezza,
perché infinitamente
superiore alle mie forze,
sconfinatamene buono
fino a voler estirpare da me
la radice di ogni povertà: il
peccato.
Io sono infelice, Signore,
e talvolta la mia infelicità
mi porta sull’orlo della
disperazione.
Ma tu, Signore, sei la mia
gioia,
perché con la tua Parola
illumini il mio cammino,
con la tua presenza colmi la
mia solitudine,
con la tua grazia mi sostieni
lungo il cammino della mia
vita.
Ho sperato in te, Signore,
proprio mentre la
disperazione mi assaliva.
Ho sperato nella tua parola,
Signore,
proprio mentre una tremenda
sordità spirituale
cercava di chiudere il mio
cuore
all’ascolto di te.
Ho sperato nel tuo aiuto,
Signore,
proprio mentre le mie forze
mi abbandonavano
e i miei piedi vacillavano.
Ma tu, Signore, ti sei
chinato su di me,
tu hai reso sicuri i miei
passi,
tu mi hai liberato dal fango
della palude,
tu mi hai stabilito su una
roccia sicura,
perché tu sei il mio Dio,
il Dio della mia speranza, il
Dio della mia gioia,
il Dio della mia
consolazione.
Tu mi hai liberato, Signore,
e hai messo sulla mia bocca
un canto nuovo,
così come hai messo nel mio
cuore una speranza nuova
e hai aperto davanti a me una
via nuova.
Canterò davanti a tutti
il canto nuovo dei redenti;
canterò il tuo canto, o
Signore,
perché tutti vedano e odano e
diano lode a te,
Dio dei viventi.
LA STRADA CHE
PORTA ALLA SALVEZZA
Forte è il tuo
amore per noi, o Signore!
Facci sentire, o
Signore,
la forza di questo
tuo amore,
capace non solo di
spostare i monti
ma anche di
intenerire i nostri cuori.
Facci comprendere,
o Signore,
la grandezza di
questo tuo amore,
capace di
abbracciare non solo i tuoi fedeli
ma tutti gli
abitanti della terra.
Facci intuire, o
Signore,
la profondità di
questo tuo amore,
che nasconde
misteri abissali
e pur ci rivela
verità consolanti.
Facci vedere, o
Signore,
i segni di questo
tuo amore,
con i quali tu
vuoi illuminare le nostre menti,
rinvigorire la
nostra volontà
e orientare i
nostri passi.
Facci
sperimentare, o Signore,
la dolcezza di
questo tuo amore,
capace di
dissipare
le troppe amarezze
della nostra vita
e di farci gustare
quella gioia
che non tramonterà
mai.
Sei tu, Signore, il Padre degli umili!
Fammi comprendere,
o Signore,
che la tua
paternità si manifesta appieno
solo quando trova
figli semplici e umili.
Fammi comprendere,
o Signore,
che la mia
figliolanza si manifesterà appieno
solo quando ti
riconoscerà
come il Padre
degli ultimi.
Sei tu,
Signore, il Padre degli orfani
e il difensore
del
le vedove!
Fammi comprendere,
o Signore,
che la tua
paternità si rivela pienamente
solo quando si
esercita verso le categorie
più esposte della
nostra vita sociale.
Fammi comprendere,
o Signore,
che la mia
figliolanza raggiungerà il suo vertice
solo quando mi
aprirò generosamente
alle necessità
materiali e spirituali
dei miei fratelli
e sorelle più deboli.
Al misero, o
Signore, tu prepari una terra!
Fammi comprendere,
o Signore,
che la tua
provvidenza nel corso della storia
si manifesta
sempre
con gesti concreti
e tangibili,
tesi a riabilitare
e al riqualificare
tutti coloro che
hanno conosciuto
l’umiliazione
delle varie povertà.
Fammi comprendere,
o Signore,
che la figliolanza
di cui mi hai fatto dono
richiede da me
un impegno storico
coraggioso e fermo
a favore di tutti
quelli che troppo spesso
la società esclude
come persone
improduttive e indesiderate.
MARIA MADRE DEI DEBOLI
Maria,
madre dei deboli e dei piccoli,
di quelli che soffrono e che sono soli,
di coloro che sono malati e attendono di essere curati con amore e
competenza.
Maria, madre di tutti gli uomini, di chi ha bisogno di aiuto nelle
proprie condizioni di fragilità e di coloro che sono
chiamati a prendersene cura.
Grazie, per averci dato Gesù Cristo:
medico del corpo e dello spirito
nome e certezza della nostra speranza,
Buon Samaritano che si china
sulle nostre ferite per risanarle.
A te, Maria, con fiducia filiale, chiediamo di intercedere presso il
tuo Figlio, perché, in qualsiasi condizione di fragilità e di
sofferenza,
ogni persona si senta amata, curata e accompagnata in un cammino
aperto alla speranza, che è data a tutti noi
dal Signore Gesù che è Amore..
Sono
prodighi di consigli,
ma non mettono mai mano al
portafoglio.
Ti colmano di belle parole,
ma non ti forniscono un aiuto
concreto.
Ti prospettano progetti
straordinari,
ma le loro mani rimangono
immacolate,
non sono disposti a sporcarsele.
Ti raccontano iniziative
meravigliose
di solidarietà,
ma tengono ben strette le loro
ricchezze.
Il tuo Regno, Gesù,
non ha bisogno di questa gente.
Questi “ricchi” non entreranno
nel mondo nuovo che tu annunci,
destinato, invece, ai “poveri”
della terra.
E il rapporto con il denaro
rivela senza equivoci chi siano
questi “poveri”.
Sono quelli che non pensano
ad accumulare, ad assicurarsi
benessere e tranquillità,
ma utilizzano i beni di questo
mondo
per sfamare e per dare un tetto,
per regalare scuola, per
insegnare un mestiere,
per offrire un posto letto e
medicine per guarire,
per soccorrere tutti quelli che
portano
nel corpo e nell’anima le ferite
della vita.
Sono quelli che non sono
assillati
dalle fluttuazioni della Borsa,
dall’andamento dei mercati,
ma dalle sofferenze e dalle
necessità
di tanti uomini e di tante donne.
E, quando ricevono del denaro,
vedono subito pane e vestiti,
banchi, tetti e dispensari.
top
PAURA DI CHIEDRE
La paura di
chiedere
è un nostro
limite, Signore.
Non sappiamo più
pregare,
nemmeno per
importunarti,
come la vedova del
Vangelo.
Siamo la
generazione del “tutto e subito”;
non sappiamo
aspettare:
insegnaci a
pregare senza stancarci,
accettando anche i
tuoi silenzi e i tuoi ritardi,
che sono per noi
doni preziosi:
purificano il
nostro cuore,
ci fanno maturare
nella fede,
ci aiutano a
vedere più chiaro nella nostra vita.
PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
Giovanni Paolo II
Signore Gesù,
come un giorno hai chiamato i primi discepoli
per farne pescatori di uomini,
così continua a far risuonare anche oggi
il Tuo dolce invito: "Vieni e seguimi"!
Dona ai giovani e alle giovani
la grazia di rispondere prontamente alla Tua voce!
Sostieni nelle loro fatiche apostoliche
i nostri Vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate.
Dona perseveranza ai nostri seminaristi
e a tutti coloro che stanno realizzando
un ideale di vita totalmente consacrato al Tuo servizio.
Risveglia nelle nostre comunità
L'impegno missionario.
Manda, Signore, operai nella Tua messe
e non permettere che l'umanità si perda
per mancanza di pastori, di missionari
e di persone votate alla causa del Vangelo.
Maria, Madre della Chiesa, modello di ogni vocazione,
aiutaci a rispondere di "sì" al Signore che ci chiama
per collaborare al disegno divino di salvezza. Amen.
CERCARE
CRISTO
Andiamo
fino a Betlemme,
come i
pastori.
L'importante è muoversi.
E se
invece di un Dio glorioso,
ci imbattiamo nella fragilità
di un
bambino,
non ci
venga il dubbio di aver
sbagliato il percorso.
Il
volto spaurito degli oppressi,
la
solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli
uomini
della Terra,
sono il
luogo dove Egli continua
a
vivere in clandestinità.
A noi
il compito di cercarlo.
Mettiamoci in cammino senza paura.
don Tonino Bello
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