IL PORTALE

della Parrocchia di Sarnico (Bergamo)

LE SUORE DI MARIA BAMBINA

 

Bartolomea Capitanio
(Benedetta Dometti)
dal Musical
"Meulì una meta che diventa persona"
della Crazy Company

 

Discorso di Giovanni PaoloII alle suore di Maria Bambina.

 

 

SUOR GIULIANA DOSSI

 

 

DA IL PORTO (Civis)

 

Cara suor Giuliana, anche a nome di tante persone della tua Sarnico, voglio inviarti un piccolo messaggio che spero gradirai. Preghiera e lavoro sono due componenti che in te si sono armonizzate molto bene facendoti crescere spiritualmente. Sei per tutti una suora credibile perché hai saputo stare sulla breccia di un’esistenza di vita religiosa, esteriormente monotona, ma carica di profonda fede e di umile servizio agli altri, con gratuità, carità e gioia. Noi ti consideriamo nel cuore una “vera regina”, perché hai servito e stai servendo con grande generosità Dio, e la regalità di una religiosa sta proprio nel servizio di Dio e del prossimo con gesti apparentemente semplici come l’affettuoso l’abbraccio che con commozione ho ricevuto da te il Sabato Santo. Grazie, lo aspettavo da tempo. Suor Giuliana, ogni giorno ci dai la prova della tua fedeltà agli impegni spirituali, comunitari e di carità e tutto questo con una nota di semplicità e con la serenità di chi è convinto che ogni cosa ha risonanza nel Cielo, nel quale, speriamo il più tardi possibile, ci sarà la dovuta ricompensa.

Ti vogliamo bene.

MEULI'


L'istituzione della Congregazione, che alla morte di B. sembrò dover naufragare, si andò sviluppando lentamente, ma senza scosse e interruzioni: il 21 novembre 1835 ebbe luogo la vestizione solenne delle prime suore e l2elezione a superiora di Vincenza Gerosa; il 21 magg. 1837 fu fondato l'orfanotrofio di S. Chiara a Bergamo; il 29 giugno 1840 I'Istituto ricevette l'approvazione della Santa Sede (breve: Multa inter pia) e nel febb. 1841 quella definitiva della Corte di Vienna; il 12 marzo 1842 fu creata la prima fondazione in Milano (ospedale Ciceri); il 7 febbraio 1860 partirono le prime quattro suore missionarie in India (Bengala), chiamate da mons. Marinoni. Le suore di Maria Bambina assommano oggi a circa diecimila con oltre settecento case.

Santa Bartolomea Capitanio Vergine


Lovere, Bergamo, 13 gennaio 1807 - 26 luglio 1833

Santa Vincenza Gerosa Vergine


Lovere, Bergamo, 29 ottobre 1784 - 20 giugno 1847

 

18 maggio

Ecco due sante nate sulle sponde bergamasche del lago d’Iseo, a Lovere: Bartolomea Capitanio (1807-1833) e Vincenza Gerosa (1784-1847). Animate dalla missione dell’assistenza religiosa e materiale al prossimo, fondarono la Congregazione delle suore di Maria Bambina. La Capitanio morì giovanissima. Toccò alla Gerosa proseguire e rafforzare l’opera. Furono canonizzate da Pio XII nell’Anno Santo del 1950. (Avvenire)

Emblema: Giglio

Bartolomea Capitanio Nacque a Lovere, in provincia di Bergamo e diocesi di Brescia, da Modesto e da Caterina Canossi, il 13 gennaio 1807. Dopo aver frequentato la scuola elementare, venne affidata, undicenne, alle Clarisse del luogo, ritornate nel proprio convento dopo la dispersione del periodo napoleonico. Nel loro educandato, grazie anche alla guida di una superiora colta e pia, suor Francesca Parpani, Bartolomea fece grandi progressi negli studi e nella via della perfezione. Conseguito il diploma di maestra assistente nel 1822, cominciò nell'istituto stesso la sua attività di insegnante con le scolarette della prima elementare. Lasciato l'educandato il 18 luglio 1824 e ritornata in seno alla famiglia, continuò la sua carriera didattica nella piccola scuola aperta l'anno seguente nella sua stessa casa in favore delle bambine povere, sperimentando ed elaborando il suo metodo, fatto di intuizione e di penetrazione delle anime delle fanciulle.
Nel 1824 Bartolomea stese il primo schema del regolamento della sua vita, che ebbe in seguito ammirabili sviluppi, ed emise il voto di ubbidienza, con cui si obbligò soprattutto ad eseguire gli ordini del padre, che le aveva affidato il lavoro della bottega. Ricca di doni e naturalmente espansiva, Bartolomea non tardò a volgere la sua attenzione a un altro campo di apostolato, quello della gioventù femminile, tra la quale le idee della Rivoluzione avevano lasciato segni evidenti di rovine o almeno di disorientamento morale. Sorse così l'oratorio con cappella, regolamenti ed istruzioni e la Congregazione col titolo di Maria Bambina. Nel 1826, mentre il giubileo veniva esteso a tutta la Chiesa, ella si impose un programma di vita ascetica davvero degno, come ebbe ad esprimersi il suo direttore spirituale, Angelo Bosio, di un'anima dotata di eccezionale pietà e devozione.
Oltre a ciò, la giovane Bartolomea dedicò la sua opera al piccolo ospedale per i poveri, fondato in Lovere dalle sorelle Caterina (che assunse poi in religione il nome di Vincenza) e Rosa Gerosa, dove era stata chiamata in qualità di direttrice ed economa. Ma programmi ben più vasti occupavano la sua mente. Ella vedeva al di là degli angusti confini di Lovere tante persone che avevano bisogno di assistenza religiosa, morale e fisica, e concepì l'idea di andare in loro aiuto con una grande famiglia religiosa che santificasse i suoi membri attraverso le opere di misericordia. Durante gli esercizi spirituali, fatti a Sellere nel 1829, scrisse le regole della nuova istituzione, alla quale aveva guadagnato anche l'adesione di Caterina Gerosa. Preoccupazione non lieve era la ricerca, la scelta e l'acquisto di una casa: le difficoltà erano molte e provenivano dai parenti, dalle autorità e dalla insufficienza di mezzi. Tuttavia, nel novembre 1832 si stipulò il contratto di compera della Casa Gaia, un antico edificio in abbandono, e la mattina del 21 novembre dello stesso anno, alla presenza delle due fondatrici, del parroco di Lovere, di don Bosio, di parenti ed amiche, avvenne la cerimonia delI'erezione dell'Istituto.
Nella nuova casa, chiamata dal popolo "Conventino", si concentrarono le opere già iniziate da Bartolomea: la scuola gratuita per le figlie del popolo, l'orfanotrofio con dieci alunne, le riunioni festive, le pie unioni e l'assistenza a quanti cercassero aiuto morale e materiale. I1 22 giugno 1833 venne steso il Capitolo Giuridico in quattordici articoli, in cui Bartolomea e Caterina Gerosa dichiararono di unirsi in società legale, che venne riconosciuta dal governo austriaco. Solo pochi mesi, tuttavia, B. poté godere della sua fondazione: infatti, il 26 luglio 1833 la morte stroncava la sua esistenza, breve di anni, ma ricca di opere. Dichiarata venerabile da Pio IX 1'8 marzo 1866, fu beatificata da Pio XI il 30 maggio 1925 e canonizzata da Pio XII il 18 maggio 1950. La sua festa si celebra il 26 luglio.

Vincenza Gerosa
Riservata e timida, trascorse alcuni anni della sua infanzia al banco della bottega familiare, poiché non poté studiare, per la salute cagionevole. Già in questo tempo, la sua modestia le faceva vivere una spiritualità semplice e ordinaria, fatta dell'ascolto quotidiano della Messa.
Gli anni seguenti l'invasione napoleonica d'Italia segnarono profondamente la sua vita, sia per le difficoltà economiche, sia per la morte del padre, della sorella Francesca e infine, nel 1814, della stessa madre. Malgrado ciò Vincenza, con animo coraggioso, accettò questi avvenimenti come volontà di Dio e soffrì nel silenzio del suo cuore. Con la costanza della preghiera si impegnò in parrocchia e organizzò un oratorio femminile con incontri, ritiri e scuole pratiche di lavoro domestico.
Con Bartolomea Capitanio, una compagna conosciuta nel 1824, diede vita, non senza titubanza, a una fondazione religiosa regolare per soccorrere le persone nelle condizioni più misere e soprattutto per l'educazione delle ragazze; l'istituto, con sede a Casa de Gaia, assunse la regola delle Figlie della Carità di Antida Thouret.
Morta prematuramente la Capitanio, Vincenza ebbe la tentazione di tornare alla sua vita di casa, ma spronata dal suo padre spirituale, Angelo Bosio, acconsentì a continuare l'impresa che, approvata da Gregorio XVI nel 1840, si diffuse rapidamente in tutta la Lombardia e anche nel Trentino e nel Veneto.

Non aveva davvero mai pensato di diventare una “fondatrice”. Il suo orizzonte era Lovere, terra bergamasca soggetta alla Repubblica di Venezia. Era l’impresa commerciale che faceva dei Gerosa una casata benestante. Battezzata col nome di Caterina, ha poi incominciato a studiare dalle Benedettine di Gandino, in Val Seriana. Ma la poca salute le ha impedito di continuare, e così è tornata a Lovere.
La sua vita è costellata di “ma”, di progetti che poi le circostanze continuamente stravolgono. Era contenta di starsene nel negozio di famiglia, ma l’azienda va in crisi sotto il ciclone napoleonico, mentre Lovere passa dal dominio veneziano a quello francese, nella Repubblica Cisalpina. Caduto Napoleone, e passato il Bergamasco sotto l’Impero degli Asburgo, Caterina si dedica all’insegnamento gratuito per le ragazze povere, ad attività di assistenza e di formazione religiosa, incoraggiata da due successivi parroci.
Questa dimensione locale dell’impegno le basta, l’appaga: anche perché si rivela assai ricca di stimoli e di sfide. Ed ecco un altro “ma”. Nel 1824 fa amicizia con una maestrina, anch’essa di Lovere: Bartolomea Capitanio, di 17 anni. L’incontro la spinge in un’avventura nuova: creare un ospedale. Loro due. E ci riescono, inaugurandolo un paio di anni dopo. L’ha reso possibile lei, con beni ereditari del casato dei Gerosa. Ma per un’attività stabile occorre personale votato e preparato all’assistenza.
E la maestrina Capitanio ha un suo progetto chiaro: fondare un apposito istituto religioso, con questi obiettivi: assistenza ai malati, istruzione gratuita alle ragazze, orfanotrofi, assistenza alla gioventù. E ne convince l’amica, sicché nell’autunno del 1837 l’istituto nasce, con loro due.
Ultimo e tremendo “ma”: Bartolomea Capitanio muore il 26 luglio 1833, a 26 anni. Caterina Gerosa è sola, è poco istruita, si sente quasi vecchia, vorrebbe lasciare tutto... Ma rimane, invece. Non rassegnata: decisa: accoglie le prime giovani e per sette anni la piccola comunità segue la regola delle suore di santa Maria Antida Thouret, finché nel 1840 arriva il riconoscimento pontificio, e prendono canonicamente vita le Suore di Maria Bambina, con le regole scritte da Bartolomea Capitanio e con la guida di Caterina Gerosa, che prende i voti assumendo il nome di suor Vincenza. Già nel 1842, sebbene siano ancora poche, le chiamano a Milano. Anzi, l’arcivescovo cardinale Gaysruk (alta aristocrazia austriaca) vorrebbe farne una sua istituzione diocesana. Ma suor Vincenza resiste anche a lui: a Lovere sono nate, e Lovere dev’essere la loro casa, con le loro regole. Quando muore, le suore sono 171. All’inizio del terzo millennio saranno circa cinquemiladuecento. Nell’Anno santo 1950, papa Pio XII ha canonizzato insieme Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa.
Il corpo si trova nel santuario delle Suore di Carità - dette di Maria Bambina - in Lovere.

Fonte "FAMIGLIA CRISTIANA"

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE SUORE DI SANTA MARIA BAMBINA

Milano - Domenica, 4 novembre 1984

Care sorelle.

1. Prima di lasciare Milano, ho desiderato fare questa breve visita alla vostra casa generalizia e a questo santuario a voi tanto caro, perché centro spirituale della vostra famiglia religiosa.

Tappa fondamentale del vostro cammino di fede resta l’ingresso della congregazione in questa città, nel 1842, per l’assistenza dei malati nell’ospedale Ciceri: ed ecco che, quasi a sostenervi nella vostra cristiana dedizione, vi fu consegnato il venerato, grandioso simulacro di Maria Bambina, attraverso il quale la Vergine santissima si è più volte compiaciuta di far sentire la potenza della sua intercessione e protezione materna. Con questi meravigliosi interventi, la Madre di Dio ha voluto in qualche modo farvi comprendere il suo desiderio che la vostra spiritualità ricevesse quella caratteristica “tonalità” mariana che vi ha portate a farvi comunemente chiamare dalla gente: le suore di Maria Bambina. Così le benedizioni divine sono scese abbondanti su di voi nella misura in cui avete generosamente corrisposto a queste delicate premure della Madre celeste, la quale si presenta così per ciascuna di voi come supremo modello di carità misericordiosa e concretamente sensibile alle più gravi miserie e sventure degli uomini del nostro tempo.

2. Le cospicue benemerenze che voi, quali strumenti della Vergine santissima, vi siete acquistate nella vasta e multiforme diocesi milanese, furono tante che lo stesso arcivescovo, il venerato e compianto cardinale Ildefonso Schuster, s’interessò alla ricostruzione del santuario distrutto dalla guerra, interpretando certamente in tal modo i voti dei milanesi, e venne personalmente a consacrarlo a lavori ultimati.

Le prove d’affetto della Madonna e i segni di gratitudine ricevuti dal popolo di Dio per la vostra opera feconda e meritoria vi siano sempre di sprone e di incoraggiamento a perseverare con tenacia e spirito di iniziativa, con fede indomita e generosa comunione ecclesiale, nella fedeltà alla chiamata divina, sull’esempio delle sante fondatrici.

In questi giorni abbiamo ricordato il grande san Carlo. Anche da lui - naturalmente secondo il vostro proprio carisma - potete e dovete prendere esempio di zelo pastorale e di dedizione ai bisogni del prossimo, come risposta all’amore col quale ci ha amati Gesù crocifisso e risorto.

3. La vostra congregazione è ormai diffusa in tutto il mondo e nei Paesi più diversi per popolazione, cultura, tradizioni. Questo è un segno dell’universalismo, veramente “cattolico”, e della fecondità dello spirito che vi anima. Facendo leva su questa robusta e genuina vitalità soprannaturale, voi potrete affrontare con speranza e garanzia di successo certe situazioni di difficoltà nelle quali - come in Italia - accanto a un gran numero di religiose anziane, si nota una forte scarsità di nuove vocazioni. Occorre domandarsi il perché di tali situazioni, sforzandosi di ovviarvi mediante l’applicazione delle soluzioni opportune. Per questo, è anche necessario che si mantenga vivo tra voi quello spirito di disponibilità e di obbedienza, che consente quella mobilità del personale, tale per cui possa essere in grado di sopperire alle situazioni di maggior bisogno. In tal modo potrete vivere sempre più a fondo, da perfette religiose, le esigenze radicali del Vangelo.

Questi sono i voti e i sentimenti che ho pensato di esprimervi nella presente felice circostanza. Il Signore vi ha dato molto, e quindi non temete di impegnarvi sempre al massimo delle forze. L’amore vince tutti gli ostacoli. La beata Vergine Maria, che voi onorate in special modo nella sua innocentissima infanzia, vi insegni sempre più le vie della piccolezza e della santità del Vangelo.

Tutte vi benedico di cuore con viva effusione di affetto.

 

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